Sindacale

Il modello insegnante INVALSI – Fondazione Agnelli: di nuovo. Giovanni Carosotti e Rossella Latempa

Il modello insegnante INVALSI – Fondazione Agnelli: di nuovo.

di Giovanni Carosotti e Rossella Latempa

2 Marzo 2021

da ROARS

 

E aggiungiamo… questi personaggi sono sempre all’attacco della Scuola Pubblica e, in particolare, tendono a distruggere l’immagine delle/degli insegnanti. Operazione datata, che non possiede alcuna cosiddetta oggettività, ma che viene ciclicamente ripetuta.

Nicola Giua

COBAS Scuola Sardegna

 

https://www.roars.it/online/il-modello-insegnante-invalsi-fondazione-agnelli-di-nuovo/

IPOTESI SCUOLA FINO AL 30 GIUGNO BOCCIATA DAI SINDACATI SARDI – intervento di Nicola Giua COBAS Scuola Sardegna

IPOTESI SCUOLA FINO AL 30 GIUGNO BOCCIATA DAI SINDACATI SARDI
Ministero al lavoro sul piano ma arriva la stroncatura dalla Sardegna.

Intervento di Nicola Giua COBAS Scuola Sardegna

da you tg.net

https://youtg.net/canali/in-sardegna/33823-scuola-lezioni-fino-al-30-giugno-i-sindacati-sardi-dicono-no

Una mattinata a scuola, tra carnevale e nuovi ministri. Le attività manuali e pratiche… di Andrea Scano maestro elementare

Una mattinata a scuola, tra carnevale e nuovi ministri

Le attività manuali e pratiche..

di Andrea Scano – maestro elementare

 

Una magnifica ed impegnativa mattinata a scuola trascorsa ad incollare, ritagliare, dipingere. Un tempo le chiamavano “attività manuali e pratiche”.

Una mattinata, per me, con il pensiero che vola dai bambini che ho davanti agli occhi e arriva ai nuovi ministri, al futuro della scuola, a ciò che sarà di noi…

 

… segue nel file allegato

 

 

Andrea Scano – Una mattinata a scuola, tra carnevale e nuovi ministri. Le attività manuali e pratiche…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COBAS Scuola Sardegna – documento su devastazione scuola pubblica – febbraio 2021

COBAS Scuola Sardegna – documento su devastazione scuola pubblica 13 febbraio 2021

 

L’Economia della conoscenza vuole te!

(knowledge economy wants you)


I professori che accettano – come stanno facendo in massa – di sottoporsi alla nuova dittatura telematica e di tenere i loro corsi solamente on line sono il perfetto equivalente dei docenti universitari che nel 1931 giurarono fedeltà al regime fascista. Come avvenne allora, è probabile che solo quindici su mille si rifiuteranno, ma certamente i loro nomi saranno ricordati accanto a quelli dei quindici docenti che non giurarono”.

 

Giorgio Agamben (Filosofo e accademico italiano

 

La citazione tratta dalla durissima invettiva del filosofo ed accademico italiano Giorgio Agamben rivolta più espressamente nei confronti dei suoi colleghi docenti universitari, potrebbe essere estesa anche al comportamento di moltissimi docenti della scuola secondaria di secondo grado italiana.

La precisazione circa la tipologia di docenti è doverosa. Non per dividere, ma per far chiarezza.

Gli insegnanti della Scuola dell’Infanzia, della Primaria e in maniera diversificata gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado, a parte il periodo di chiusura generalizzata della primavera 2020, non hanno, infatti, mai interrotto il loro insegnamento in presenza….

 

il nostro documento segue nel file allegato

 

COBAS Scuola Sardegna – documento su devastazione scuola pubblica – febbraio 2021

 

 

 

Marcia sarda Gramsci-Ocalan – dalla Sardegna per la Campagna Internazionale: ”Il tempo è arrivato, Libertà per Ocalan”, e per tutte le prigioniere e tutti i prigionieri politici – Gian Luigi Deiana

Ringraziamo e sosteniamo Gian Luigi per aver organizzato (e aver camminato per oltre 100 km), la “Marcia sarda Gramsci-Ocalan” per l’autodeterminazione, la libertà dei popoli e la liberazione di tutte e tutti le/i prigioniere/i politici.

Grazie da tutte/i noi.

COBAS Scuola Sardegna

 

dalla Sardegna per la Campagna Internazionale: ”Il tempo è arrivato, Libertà per Ocalan”, e per tutte le prigioniere e tutti i prigionieri politici

Marcia sarda Gramsci-Ocalan

 

Questa lettera è indirizzata non solo a compagni conosciuti ma anche ad associazioni gramsciane sarde e ad amministrazioni di buona volontà, sensibili al problema kurdo e alla drammatica condizione medio-orientale oggi.

Ricade in una data cruciale per la vicenda kurda in quanto il 15 febbraio ricorre l’anniversario della cattura di Abdullah Ocalan, nel 1999, in seguito alla sua breve permanenza in Italia e all’attivazione del mandato di estradizione tedesco contro di lui.

Da allora la data del 15 febbraio è diventata una data simbolo per il popolo kurdo e per la solidarietà internazionale, nella forma politica di una marcia internazionalista che si svolge dalla Corte europea di giustizia, in Lussemburgo, al Parlamento Europeo a Strasburgo.

In particolare, questa data ha assunto rilievo istituzionale nel 2019, allorquando per sensibilizzare le istituzioni europee sulle condizioni di detenzione dei militanti kurdi incarcerati fu avviato dai militanti quello che si può registrare come il più grande sciopero della fame della storia recente. Ad aprile di quell’anno fu concesso ad Ocalan per la prima volta dopo anni un incontro con gli avvocati, sotto la garanzia di emissari delle istituzioni europee; al duro prezzo di molti morti quello sciopero, con una accorata preghiera del presidente Ocalan agli scioperanti, ebbe temporaneamente termine.

Poi più niente: il regime turco non adempì a quelle aperture, appena compatibili con i requisiti delle corti internazionali in materia di trattamento dei prigionieri, e anzi inasprì la repressione interna contro tutte le manifestazioni di opposizione, con particolare accanimento contro intellettuali, giornalisti e artisti. Il martirio di componenti inermi della band musicale Grup Yorum ne è la testimonianza incancellabile.

Questo accanimento è direttamente legato all’evoluzione sul campo nel nord est della Siria, dove il contributo determinante delle milizie kurde nella guerra all’ISIS è stato cinicamente sacrificato dal ritiro americano, e dall’omertà dei governi europei, al costante ricatto del regime di Erdogan.

Ora, a causa delle restrizioni dettate dalla pandemia, la marcia internazionalista non può avere luogo. Si è quindi reso necessario il ricorso a modi di informazione più elementari in ambiti locali.

Per quello che se ne può trarre nel tempo, io che scrivo queste righe mi sono assunto l’impegno di una marcia per il trattamento dei prigionieri e per la campagna di liberazione di Ocalan, consistente nella vicinanza simbolica e politica della figura del nostro Antonio Gramsci alla vicenda del presidente riconosciuto del popolo kurdo.

Questa marcia, che posso con diritto indicare come marcia sarda Gramsci-Ocalan, si svolge sulle strade dei paesi Gramsci, da Ales a Sorgono e da Sorgono a Ghilarza, con il sostegno delle associazioni gramsciane dei tre paesi. Nell’itinerario di questi cento chilometri mi prendo la cura di informare le amministrazioni sensibili, nella fiducia che esse possano prospettare la concessione della cittadinanza onoraria ad Ocalan così come già è stato fatto dal comune di Riace, dal comune di Palermo e molti altri, o comunque con un atto esplicito di solidarietà civile dal basso, capace di rompere l’isolamento e di incidere sulle ritrosie tattiche del ministero degli esteri italiano nonché delle istituzioni europee.

Partita da Ales lunedì 8 febbraio 2021, la marcia arriva a Sorgono giovedi 11 febbraio e a Ghilarza sabato 13 febbraio.

Sostenuta dai COBAS Scuola Sardegna, ha incontrato l’Associazione Casa Natale ad Ales, il comune di Ales e il comune di Usellus, la Tavola sarda della pace a Laconi.

Avrò cura di aggiornare nei prossimi giorni questo passaggio, piccolo ma oggi così necessario: la vita dei prigionieri può camminare soltanto se camminano per loro i nostri corpi.

Grazie, Gian Luigi Deiana

 

 

Marcia sarda Gramsci-Ocalan 8-13 febbraio 2021 – Gian Luigi Deiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mobilitiamoci contro il Governo delle banche, dei ricchi e di quel Nord concentrato di potere economico e finanziario

Mobilitiamoci contro il Governo delle banche, dei ricchi e

di quel Nord concentrato di potere economico e finanziario

Il Presidente della Repubblica Mattarella, prendendo atto del fallimento del tentativo di ricomporre l’alleanza di governo tra Pd, M5S, Leu e IV, ha annunciato il varo di «un governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica», e ha dato l’incarico di formare il nuovo governo a Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia ed ex presidente della Banca centrale europea.

Chi è e cosa pensa Draghi lo sappiamo tutti benissimo, soprattutto lo ricordano i greci. Draghi è stato uno dei massimi teorici della linea dura nel negoziato sul debito greco del 2015. Gli effetti sociali e umani della vicenda greca sono spaventosi, paragonabili a una lunga e intensa guerra.

Del resto, che Draghi sia una nuova versione di Monti non è una cosa che avvertono solo i movimenti critici e gli antagonisti. Dagli Stati Uniti, il New York Times paragona l’attuale momento italiano al 2011 quando proprio Draghi cofirmò insieme a Trichet) la famosa lettera a Berlusconi (conosciuta anche come lettera della BCE all’Italia). In questa riservata i vertici della Banca Centrale europea imposero al Governo italiano una sanguinosa serie di “riforme”. Erano i tempi del “bunga-bunga” e degli scandali di Berlusconi, ma il Governo non cadde per questo motivo e arrivò Monti per “fare il lavoro sporco in economia per portare l’Italia fuori dai guai” (così scrive il New York Times).

Il lavoro sporco consisteva in privatizzazioni selvagge, facilità di licenziare, pareggio di bilancio in Costituzione, aumento dell’età pensionabile, blocco del turnover e taglio degli stipendi nel pubblico impiego, spending review.

Insomma, i motivi per cui Monti e la Fornero sono diventati nell’immaginario comune dei veri e propri “mostri”.

Monti, certo, nel 2011 arrivava (su commissione di Draghi) per tagliare, privatizzare e demolire il welfare. Oggi Draghi arriva per spendere i soldi del Recovery Fund e spenderli in modo che vada bene ai pesci grandi, alla Confindustria, alla Banca Centrale e alla Commissione Europea.

Se gli ultimi, i lavoratori, i territori subalterni (come la Sardegna) erano già pesantemente esclusi da questa pioggia di soldi, con Draghi le maglie si restringeranno ulteriormente.

Cosa c’entri tutto questo con la pandemia, con la crisi sanitaria e come si faccia a definire il Governo in formazione come un “esecutivo di alto profilo” è un mistero.

E la Sardegna? La nostra terra in tutto questo risulta sempre più periferia dimenticata e abbandonata. Non avremmo beneficiato prima del Recovery e non ne beneficeremo adesso. In compenso ne pagheremo il prezzo del debito e delle misure di austerità che sicuramente l’accompagneranno.

L’unica speranza è quella della ribellione popolare di un intero territorio costretto da anni a vivere nella miseria e nell’abbandono.

Per questo motivo chiamiamo tutte le forze sociali, culturali e politiche sarde ad alzare gli scudi contro questo ennesimo Governo delle banche, dei ricchi, di quel Nord accentratore di potere economico e finanziario, e a concentrarci finalmente nella difesa dei nostri diritti e a tutelare i nostri interessi.

Caminera Noa – Rifondazione Comunista Sardegna

Federazione Sociale USB Sardegna – COBAS Sardegna

 

 

 

sul Governo Draghi

 

IL GOVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO: sintomatici, asintomatici, autoimmuni e incurabili della patologia politica italiana – di Gian Luigi Deiana  

IL GOVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO
sintomatici, asintomatici, autoimmuni e incurabili della patologia politica italiana

di Gian Luigi Deiana

 

 

“L’inverno del nostro scontento” è un riferimento metaforico di Shakespeare, dedicato a quello che egli descrisse come il più vile e brutale dei Re d’Inghilterra, Riccardo terzo, un reuccio che però durò solo due anni davvero.

Qui di protagonisti vili e brutali ne abbiamo da vendere, persino in posti come l’Arabia Saudita, e tengono il prezzo anche dopo il fallimento.

In compenso gli italiani sono milioni di piccoli Shakespeare e quindi di vili e brutali ne inventano pure, così inevitabilmente non ci si capisce più niente.

Cito l’esempio di Fausto Bertinotti, che fu l’incarnazione e la disincarnazione di Rifondazione comunista, la cui vicenda vissuta anche da uomini generosi andò in fumo lasciando la sinistra italiana in cenere, e qualche mozzicone ancor oggi non spento, mentre Fausto ne usciva di suo con l’aureola di Presidente della Camera e un pò di ville lumière.

Bertinotti sposa di fatto come benefica l’attuale crisi di governo, secondo me la più vile e brutale delle sessantasei (numero mortale) della storia repubblicana: egli dice che il Governo uscente aveva sequestrato il Parlamento e che il Presidente del Consiglio, Conte, aveva sequestrato il Governo: cioè una specie di dittatura.

Uso questa citazione, il cui senso oltre a riflettere in pieno l’argomento di Renzi è evocato a sinistra da altri innumerevoli critici: per esempio Cacciari, noto estremista nume tutelare della Margherita, per esempio la trasmissione Report, ecc..

È possibile che ci sia del vero in questa diagnosi, anzi io credo che Conte si sia mosso come usa fare ogni sensato professore quando deve gestire una classe squinternata, quale che essa sia, giallorosa, gialloverde o grigioblu: si mette in cattedra, tiene per sè alcune bacchette e dispone il da farsi non potendo confidare su una comune autonomia degli scolari.

Ma la critica si getta allora sulle bacchette e sul da farsi: e ne viene che Conte si è tenuto il controllo dei Servizi e che per il resto non c’è programma di Governo.

È quello che dicono tutti i genitori degli alunni che invece di mettere il culo su una sedia a studiare e fare i compiti preferiscono andare in giro a fare i bulletti e i bellini.

Dunque invertiamo il punto di vista: che qualità politica c’è oggi nel Parlamento italiano?

Che qualità morale, intellettuale o semplicemente umana c’è nei leader dei gruppi politici?

Che genere di ministri ne possono venir fuori?

Di quale capacità progettuale e operativa sono stati capaci i singoli ministri?

Se sospendiamo per un momento il giudizio sui ministri al centro della tempesta pandemica, e cioè Speranza e Gualtieri, o anche Lamorgese e Patuanelli, che voto dare a ministri come Terranova e Azzolina, a Guerini e De Micheli, ad Amendola e Di Maio, cioè agricoltura, scuola, difesa, trasporti, affari europei e affari esteri?

Ma se torniamo al Governo ancora precedente, al di là del protagonismo vile e brutale dell’allora Ministro degli Interni Salvini e del protagonismo comico e pasticcione dell’allora Ministro dei Trasporti Toninelli, come poter tenere in piedi la baracca senza precipitare nel caos (beninteso, il caos con una sinistra territorialmente e politicamente inesistente)?

Dunque, alla resa dei conti, in carico a Conte, restano sui quaderni di storia due risultati incontestabili, uno ottimo e uno pessimo.

Risultato ottimo: Conte (e Gualtieri) hanno peefotato con la fiamma ossidrica le porte blindate del dogma economico europeo: il recovery fund non è solo una cassaforte piena di soldi, è soprattutto un precedente antidogmatico in materia macroeconomica.

Inoltre ne è derivata la marginalità pratica e persino ideologica del meccanismo debitorio noto come MES (il polpettone su cui puntava Renzi e quindi la ragione recondita del suo scatenamento isterico).

Risultato pessimo: Conte (e Di Maio) hanno continuato a coltivare rapporti di condiscendenza politica, militare e commerciale con regimi criminali: in particolare con la Turchia e col criminale che la domina, Erdogan, e con l’Egitto e il criminale che lo tiranneggia, Al Sisi.

È vero che a seguito di lotte popolari tenaci e dell’impegno di qualche deputato si è riusciti a bloccare la vendita di bombe RWM all’Arabia Saudita, ma la copertura governativa italiana a questi regimi resta gravissima poichè contraddice in pieno i pronunciamenti giudiziari cui è approdata la stessa magistratura italiana: sia a riguardo della repressione turca in Kurdistan sia a riguardo dei casi Regeni e Zaki in Egitto.

Se si insedia un Conte ter questo dovrà essere il banco di prova.

Immagino che Renzi si giocherà il tutto per tutto, in modo appunto vile e brutale, resuscitando le filosofie voraci e insaziabili dei decreti di quando era lui il Capo del Governo: il decreto sblocca italia e il decreto destinazione italia, cioè la grande abbuffata di tav, ponti sullo stretto, pale eoliche, metanodotti, alte velocità ecc..

In termini di onestà intellettuale e di coscienza pubblica, tuttavia, è necessario comprendere che non abbiamo a che fare con una normale classe politica, con normali pregi e difetti.

Siamo invece immersi in una politica patologica, con rischi di grave degenerazione.

Questa situazione malata comporta una scarsa tenuta dell’opinione pubblica e una selezione della rappresentanza piena di sintomatici, asintomatici, autoimmuni, spacciatori e gangster.

Conte, comunque lo si giudichi, è il sintomo più conclamato di questa situazione cronicamente parassitata.

È per questo che gli agenti patogeni e i vettori virali di che agiscono in essa necessitano di azzerare il sintomo e riprendere il pieno controllo dell’organismo.

E persino tutta la new entry costituita dal fenomeno Cinque Stelle, a ben vedere, resta più propriamente un sintomo, e non la malattia.

Renzi è una parte della malattia.

Salvini è una parte della malattia.

La polverizzazione della sinistra, come anche la sua sublimazione professorale o addirittura bertinottesca, sono la malattia.

La montante propensione fascista, è la malattia.

Il campo dei profughi di Bihac, la degenerazione umana e la degenerazione ambientale, sono la malattia.

RECOVERY PLANET

dichiarazione di A Foras sulla prima udienza del processo legato all’operazione Lince – 27 gennaio 2021

Di seguito una dichiarazione di A Foras – contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna in merito all’udienza preliminare del processo legato all’operazione Lince, tenutasi stamattina 27 gennaio 2021 presso il Tribunale di Cagliari.

L’udienza ha visto la presentazione delle costituzioni di parte civile e lo svolgimento della requisitoria da parte del Pubblico Ministero, ed è stata poi aggiornata al prossimo 15 aprile alle ore 11, per la replica della difesa dei 45 indagati e indagate,

“La notizia della costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero della Difesa per noi è la conferma della natura politica di questa indagine e del processo che potrebbe seguirne. Il vero obiettivo non è accertare ciò che avrebbero fatto i 45 indagati e indagate, ma criminalizzare un intero movimento politico come quello contro le basi, che gode di un largo consenso in seno al popolo sardo.

Questa sensazione è rafforzata anche dalla requisitoria condotta dall’accusa, spesso intrisa di considerazioni più politiche che giuridiche, oltre che confusa dato che dipende da un impianto accusatorio dove si mettono insieme, con il collante pretestuoso della presunta eversione, fatti di natura diversissima tra loro.

Se si tratta di un processo politico, risponderemo alla stessa maniera. Con la mobilitazione, la solidarietà e con l’obiettivo finale di liberare la Sardegna dall’occupazione militare”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

rientro a scuola superiori e nuovi parametri dimensionamento – da L’Unione Sarda 26 gennaio 2021

Scuola: da lunedì in classe

altri 70mila studenti sardi.

Approvati nuovi parametri per il dimensionamento scolastico delle Istituzioni Scolastiche.

da L’Unione Sarda

26 gennaio 2021

di Mauro Madeddu

 

 

COBAS Scuola Sardegna – richiesta ATA 35 ore settimanali, chiarimenti e CCNL

COBAS Scuola Sardegna – richiesta ATA 35 ore settimanali, chiarimenti e CCNL

Alleghiamo di seguito la richiesta per le 35 ore settimanali per le/gli ATA che ne possono usufruire.

Inoltriamo, altresì, una nostra nota con chiarimenti interpretativi della disciplina contrattuale e la parte del CCNL Scuola 2006/2009 (ancora vigente per questa parte), relativa al personale ATA.

Contattate le nostre sedi
COBAS Scuola Sardegna

Sedi COBAS Sardegna

per ogni problema e richiesta di chiarimenti sul DIRITTO alle 35 ore e per intervenire presso i vostri Istituti nei casi in cui il diritto venga negato e l’apertura degli eventuali contenziosi.

per i COBAS Scuola Sardegna
Nicola Giua

modello richiesta 35 ore – COBAS Scuola Sardegna – gennaio 2021

COBAS Scuola Sardegna – chiarimenti su diritto ATA alle 35 ore – gennaio 2021

CCNL Scuola 2006-2009 – personale ATA

 

 

 

 

DIFFIDA dei COBAS Scuola Sardegna ai Dirigenti Scolastici sulla comunicazione di Docenti e Ata di adesione agli SCIOPERI

Alleghiamo una nota e DIFFIDA inviata ai Dirigenti Scolastici della Sardegna in relazione alla disciplina di comunicazione di ADESIONE agli SCIOPERI da parte del personale Docente e Ata, come novellata dall’Accordo del 2 dicembre 2021 ed a talune illegittime interpretazioni dello stesso.

Alleghiamo anche il VERGOGNOSO ACCORDO del 2 dicembre 2020 e la delibera della Commissione di Garanzia del 17 dicembre 2020.

per i COBAS Scuola Sardegna – Nicola Giua

 

 

COBAS Scuola Sardegna – nota e diffida su comunicazione sciopero – 22 gennaio 2021

PREINTESA SERVIZI MINIMI FIRMATA 02-12-2020

COMMISSIONE DI GARANZIA_ricezione delibera n. 303 Accordo diritto sciopero

 

 

 

 

 

TG di VIDEOLINA 19 gennaio 2021 – intervento dei COBAS Scuola Sardegna contro la DAD e per l’immediata ripresa della didattica in presenza

TG di VIDEOLINA
edizione delle ore 14.00
19 gennaio 2021

Intervento dei COBAS Scuola Sardegna contro la DAD e per l’immediata ripresa della didattica in presenza.

http://www.videolina.it/articolo/tg/2021/01/19/scuola_attesa_per_la_decisione_della_regione_tortol_torna_alla_da-78-1105923.html

RADIO SUPER SOUND – Vittorio Sanna dialoga con Nicola Giua dei COBAS Scuola Sardegna

RADIO SUPER SOUND

Vittorio Sanna dialoga con Nicola Giua dei COBAS Scuola Sardegna su alcune “difficoltà” della scuola (in particolare rientri a scuola, DAD e nuova valutazione alle elementari).

https://youtu.be/74SEbKTgR10

 

 

 

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