ARROW TI CÒDDEDE: dedicato al ministro della difesa – di Gian Luigi Deiana

ARROW  TI  CÒDDEDE

dedicato al ministro della difesa

di Gian Luigi Deiana

Io di Frecce Tricolori, Tricolor Arrows, ne ho visto solo sugli schermi.

Ma se mi capitasse di vederne davvero non mi schermirei più degli schermi: sono i coriandoli della festa della Repubblica e non hanno alcun bersaglio, semplicemente inquinano e poi passano.

Mi inquieta invece il pensiero di dove partono e il perchè di tutto questo fumo.

In questo disgraziato anno questi coriandoli di cherosene vanno a zonzo dalla settimana prima del 2 giugno, anticipati come tutte le contraffazioni di carnevale.

Essi portano in cielo i disegnini arcobaleno ormai sgualciti sui balconi e sui vetri dei bambini: “andrà tutto bene”.

Succede sempre che i pedofili approfittino delle festosità infantili, e un pò questa scena assomiglia.

Ma al contrario degli scandalizzati io di scie aeree tricolori ne vorrei di più, anzi nella specifica funzione di quegli aeroplani le vorrei imposte dalle convenzioni internazionali.

Non certo per la festa della Repubblica, che non se ne fa un fico secco, ma per la festa che si fa ai bombardati tutte le volte che bombe d’areo fabbricate in Italia piovono su carovane, scuole o villaggi ovunque nel mondo: lì deve essere chiara la denominazione di origine e il marchio di garanzia, col tricolore possibilmente visibile più che si può.

Questa Repubblica è tanto brava a fare bombe e a farne qualche punto di PIL.

Il nome della regia di produzione e di marketing è nientemeno che “Leonardo” e le agenzie di killer sono innumerevoli, col polo militare-industriale di Brescia e la RWM nel Sulcis in prima fila.

Io pretendo che ci sia il marchio tricolore ogni volta che facciamo la festa a una scuola materna in Yemen o in Siria.

Per la festa della Repubblica, qui, possiamo arrangiarci con meno fracasso.

Questo è chiaro: però è talmente chiaro che non ci si chiede chi e perchè manda in giro questo turpe carnevale aereo proprio ora, sulla soglia di un coma collettivo di tre mesi e un risveglio alla vita normale forzatamente imbavagliato e incerto: chi, e perchè?

Il responsabile in capo del ministero della difesa si chiama Lorenzo Guerini, un tipo tagliato anche di abito sul cliché dell’eminenza grigia, inespressivo e celato dietro ogni quinta.

Egli è il titolare di tutti gli eventuali meriti che l’immenso macchinario delle forze armate ha messo in opera al servizio della Repubblica nei tre mesi dell’emergenza pandemica: il niente, il niente, è sotto gli occhi di tutti, salvo per il trasbordo delle salme di Bergamo, e sotto il niente la continuazione imperterrita e cinica della produzione di armi per il mercato di paesi in guerra e per i programmi di esercitazione NATO.

Guerini, sei tu il capo degli armamenti.

Da qualche parte del mondo probabilmente c’è gente che augura ai responsabili del ministero italiano della difesa di spararsi, dato che è sempre così facile sparare.

Quanto a noi, vaffanculo, o arrow ti còddede se preferisci: nonostante gente come te, andrà tutto bene.

Quasi tutto

 

 

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