Conflitti

Libia: Macron umilia Governo Gentiloni – di Antonello Boassa

macronL’aggressione della Libia nel 2011 aveva per lìimpero francese almeno tre obiettivi 1) abbattere, secondo la Banca Mondiale, “il più alto tenore di vita in Africa” che faceva registrare “alti indicatori di sviluppo umano”, tra cui l’accesso all’istruzione primaria e secondaria ed un iter assistito a quella universitaria, e allo stesso tempo bloccare la nascita di tre istituti finanziari in Libia, in Nigeria, in Camerun che avrebbero dato vita ad una moneta africana, fondata sull’oro, che avrebbe travolto il Franco africano, moneta circolante nei Paesi francofoni, ma controllata dalla Banca cenrale francese 2) attraverso la distruzione dello stato libico sciamare nel sud, nella regione del Fezzan, dove addestrare bande terroriste per creare caos in Mali e nella repubblic centrafricana, giustificare così l’intervento dell’esercito con conseguente colpo di stato 1* e riappropriarsi di minerali preziosi quali l’uranio 3) strappare all’Italia i privilegi di cui godeva nelle relazioni commerciali e nelle concessioni petrolifere in Libia. Giustamente osserva Alberto Negri, brillante giornalista del Sole24ore ” Forse non è un caso che nel 2011, nella guerra contro Gheddafi, fossero inseriti dai nostri alleati i terminali dell’Eni in Libia tra gli obiettivi da bombardare ( come testimoniano l’ex ministro degli esteri Frattini e il capo di stato maggiore Camporini)”2*. Due alti rappresentanti dello stato italiano complici o silenti sulla distruzione di beni economici italiani! Del resto il grande statista Giorgio Napolitano non profferì”L’Italia aderisce al piano d’intervent della coalizione sotto guida Nato”? Anche il conte Gentiloni, successivamente, a linciaggio avvenuto, sentì l dovere di dire la sua “Gheddafi. Abbatterlo era una cosa sacrosanta”.

Una tragedia immane non solo per la Libia ma per tutta l’Africa che avrebbe avuto grazie alla spinta della Libia una crescita economica e sociale rilevante, il che non sarebbe stata una cosa buona per l’Unione Europea che preferisce un’Africa povera e disperata. Non ci sarebbero ora centinaia di migliaia di disperati costretti a rischiare la vita nel Mediterraneo e a subire umilazioni nei Paesi d’approdo. Ricordo che con Gheddafi lavoravano due milioni di Africani. Spariti dopo l’assassinio del colonnello.
Osserva puntualmente Alberto Negri ” La sconfitta(di Gheddafi) è stata è la più devastante debacle italiana del dopoguerra”3*
Ed io personalmente dico ” non sarebbe giusto allora incriminare per alto tradimento molti dei Papaveri che hanno voluto la guerra a favore della Francia e contro gli interessi italiani?”

Macron, che ora si atteggia a successore di Napoleone4) e non certo di Hollande e di Sarkozy, è intervenuto a gamba tesa contro l’Italia(ma direi anche contro la germanizzata Unione Europea) invitando a Parigi il 25 luglio Al Serray leader fantoccio inventato dall’Onu e dalla UE sotto la protezione del governo italiano( in effetti non controlla pienamente neanche Tripoli, nonostante le bande qaediste armate dall’Italia) e il potente generale Khalifa Haftar che controlla i più ricchi giacimenti (petrolio e gas) e gran parte della Cirenaica (ad eccezione di Misurata e di Derna), riconosciuto da Egitto e Russia 5* e con buoni rapporti ovviamente con la Francia.

Non invitare l’Italia all’incontro con i due leader libici non è solo “uno sgarbo” all’Italia che Macron vuole emarginare dalle succulente risorse della Libia ma a tutta la “comunità internazionale” che aveva indicato l’Italia pro tempore come supervisoreper lo meno della situazione a Tripoli.
Macron vuole invitare i due ad un governo unico( anche l’Onu è interessato a tale soluzione) ponendo però il suo sigillo. Soluzione difficile e Macron lo sa ma vuole evidenziare il suo impegno perché vengano tutelati gli interessi di entrambi i contendenti. Alfano, immediatamente, annusando l’aria, è corso da entrambi. Ma. povera stella, non sarà a Parigi(se non in qualità di osservatore). L’unico che potrebbe partecipare,se lo gradisse, è Donald Trump. Imperatore sì Macron ma non invasato. Mai contro gli States.

E’ difficile pronosticare gli esiti dell’incontro a Parigi.Certo è che Al Serray non si fida di Haftar e del suo esercito. Non dimentica che è stato a suo tempo un gheddafiano e che i gheddafiani hanno risollevato la testa e che molti di loro pensano di poter avere un ruolo politico nella futura Libia con Khalifa Haftar. Il generale,dal canto suo, ha voluto dimostrare fraternità e solidarietà offrendo a Tripoli il petrolio dela Mezzaluna strappato alle tanta bande che ne impedivano estrazione e trasporto. Un gesto intelligente che vuole dimostrare come il generale non voglia che il bene del popolo. Potremmo assistere a elezioni, a un referendum. Haftar è disposto- l’ha detto pubblicamente- a lasciare la divisa militare, a patto che sia lui a diventare il Presidente della Libia. Non gli mancherà l’appoggio interessato di Macron e, forse con il solito ritardo, quando i buoi saranno usciti dalle stalle, anche del governo(!?) italiano(!?)

Unificazione della Libia? Forse con l’aiuto dei gheddafiani (i militanti sono decine di migliaia)?6* Ma la somalizzazione della Libia che era stata tenuta sotto controllo da Gheddafi, è in stato avanzato, particolarmente nel Fezzan…Non so se il futuro
presidente della Libia riuscirà nell’impresa perché i più ostinati avversari di una Libia unita e forte sono molti, avidi, agguerriti e senza scrupoli e sono al di là del mare.
NOTE
1)Tre articoli del sottoscritto ” Mali, Repubblica centrafricana,ricolonizzazzione francese teleguidata dal comando usa Africom in “una parola contro le guerre” 22/27/30 dicembre 2013
2) Alberto Negri “Diplomazia del gas contro le guerre” Il Sole24 ore, 22/7/17
3) Alberto Negri, testo cit.
4) Macron ha voluto visitare la tomba di Napoleone assieme a Donald Trump come a indicare l’antica grandeur della Francia e la volontà di restituire alla Francia i fasti di un tempo, proprio con la sua persona, ora Presidente della Francia ed un giorno Presidente d’Europa con tutti i poteri
5) Senza dimenticare i progetti miliardari d’investimento, in particolare nelle aree portuali e aeroportuali della Cirenaica da parte dell’Impero celeste
6) Vedi in proposito sui gheddafiani e sulle loro divisioni politiche “Tunisie secret” 12/11/16 in “Aurora”

Manifestazione del 30 giugno a Cagliari – del Cagliari Social Forum

csfAl Prefetto di Cagliari
  e p. c.
Al  Questore di Cagliari
Al Sindaco di Cagliari
Agli Organi d’Informazione

Oggetto :  Manifestazione del 30 Giugno a Cagliari

Premesso che :
•    È  vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; XII disposizione transitoria e finale , comma 1 della Costituzione;
•    È reato l’apologia del fascismo ; legge 20 giugno 1952 N° 645, art. 4 , detta anche legge  Scelba;
•    È  reato la discriminazione razziale,  etnica e religiosa; Legge N° 205 25 giugno 1993 art.1, detta anche legge Mancino;
Il Cagliari SocialForum  esprime indignazione per l’autorizzazione  a manifestare il 30 giugno 2017 concessa al Movimento Sociale Sardo.
Dalle frasi riportate nella locandina della manifestazione, dai commenti su Facebook, doveva apparire evidente che la manifestazione avrebbe assunto il carattere che poi ha assunto: un carattere razzista, xenofobo, di odio etnico, nonché di esaltazione del fascismo in aperto contrasto con l’art. 1 della Legge N° 205  del 25 giugno 1993 ( recante materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa) e con l’art. 4 della Legge  N° 645 del 20 giugno 1952 nonché con i Principi fondamentali della Costituzione.
Il Cagliari Socialforum fa inoltre presente che le manifestazione indette, regolarmente comunicate, contro le basi militari , la guerra, la fabbrica di bombe sono state negate e sottoposte a restrizioni intollerabili, tali da vanificare le manifestazioni stesse e mortificare e criminalizzare i partecipanti, con episodi di violenta repressione attraverso  cariche ingiustificabili e mirate.
Vogliamo ricordare la vergogna dei fogli di via e i vari provvedimenti di restrizione della libertà delle persone, allo scopo  di criminalizzare e vanificare la grande manifestazione a Teulada del 2015.
Vogliamo ricordare un sit-in in via Torino, in data 1 Aprile 2016 contro la guerra in Libia e contro le basi, regolarmente comunicata, ma non autorizzata con la ridicola motivazione  dell’intralcio al traffico e alla circolazione.   Per non essere di intralcio al traffico, sono stati transennati, con adeguata e blindata custodia, tutti gli accessi a via Torino con conseguente blocco  di tutto il traffico nelle zone adiacenti.
Questi sono solo alcuni degli innumerevoli esempi. Da sottolineare che in tutti questi casi abbiamo manifestato in “difesa” dei principi costituzionali.   
 Chiediamo sino a che punto possa arrivare la vostra “ discrezionalità” .
Vi chiediamo, infine, quali sono state  le motivazioni che hanno consentito lo svolgimento di una manifestazione che fin dalla sua “adunata” portava i germi del carattere  razzista, xenofobo e fascista in aperto ed evidente contrasto con le leggi e i principi fondamentali della costituzione.
Restiamo in attesa di una risposta.
f.to
Il Cagliarisocialforum.

HISTORIA MAGISTRA MORTIS – di Gian Luigi Deiana

(i trucchi osceni della storia d’italia)

l’unione sarda di oggi 10 giugno riporta in pagine diverse due lezioni esemplari di contraffazione storica: dalla riflessione congiunta su queste due lezioni se ne ricava una terza, fondamentale per comprendere la pillola avvelenata del rapporto tra la sardegna e l’italia dal punto di vista storico;

– prima lezione: nelle pagine della cultura è riportata un’intervista alla scrittrice ebrea elena loewenthal, ospite in un importante evento programmato a cagliari; la tesi sostenuta dall’autrice è questa: il giorno della memoria è diventato per l’italia una comoda ricorrenza di omaggio agli ebrei, che non mette in conto la complicità italiana ed europea in genere nella programmazione del transito dei treni di deportati, e che ancora oggi consente all’italia di non assumere alcun atto formale e alcun impegno etico nel ripudio delle leggi razziali; l’olocausto è la copertura di questo sonno della ragione e di questa abdicazione della consapevolezza storica;

– seconda lezione: nelle pagine di cronaca nuorese è riportata la notizia secondo cui la prefettura di nuoro ha bocciato il programma di revisione della toponomastica cittadina recentemente approvato dall’amministrazione comunale di lanusei; il programma di revisione prevedeva che decadessero le intitolazioni di vie a umberto primo, vittorio emanuele secondo e luigi cadorna e che le nuove intitolazioni fossero attribuite a personaggi illustri di lanusei; la prefettura ha motivato la bocciatura con due argomenti: il primo, che vanno rispettate le scelte toponomastiche effettuate dalle generazioni precedenti; la seconda, che la commissione ufficiale denominata “deputazione di storia patria per la sardegna” giudica intangibile la salvaguardia del patrimonio storico rappresentato dal “risorgimento”;

– terza lezione: la terza lezione non sta nelle pagine del giornale, ma sta nella riflessione sui seguenti punti: che titolo “politico” ha una prefettura nel promuovere o nel bocciare le scelte di una comunità cittadina in materia di intitolazioni delle proprie vie? che titolo “storico” ha una cosiddetta “deputazione di storia patria” nel sancire i valori etici ufficiali da salvaguardare nelle intitolazioni di vie? che razza di repubblica è una repubblica nella quale questioni di tale genere vengono decise senza appello in un ufficio provinciale del ministero dell’interno che si avvale del parere di un misterioso consiglio notturno eletto da nessuno?

— conclusione: vediamo ora i personaggi che la repubblica italiana (nata dalla resistenza ma battezzata in compromesso con la monarchia e con tutte le sue istituzioni più autoritarie, corrotte e brutali: questure, prefetture, alta burocrazia centrale) considera di irrinunciabile statura etica per la sua storia nazionale, e che invece un piccolo comune come lanusei ritiene rinunciabilissimi per il loro oggettivo spessore storico (per es. vittorio emanuele secondo) o per la loro meschina o infame statura etica (umberto primo e luigi cadorna);

– vittorio emanuele secondo fu non solo il primo re d’italia, ma anche il re dei circa ventimila morti della guerra civile meridionale, condotta con l’occupazione militare, la repressione e le rappresaglie da parte di 110.000 soldati contro centinaia di villaggi contadini del sud alla fame (1861-1865); il capitolo sardo fu meno spettacolare, ma non meno tragico;

– umberto primo non fu solo il secondo re d’italia, fu anche il re dello stato d’assedio su campagne e città, fu il re delle prime spedizioni coloniali sciagurate e assassine, e fu il re che si compiacque di decorare il generale bava beccaris per avere usato i cannoni e la cavalleria contro una manifestazione di operai, donne e bambini a milano; per la sardegna fu il re della “caccia grossa” contro pastori e contadini, protrattasi tragicamente per molti anni; cadde vittima di un attentato portato a termine da un eroe anarchico tornato dagli stati uniti per assovere a un imperativo di giustizia, gaetano bresci (1901);

– luigi cadorna fu il comandante in capo delle truppe italiane durante la prima guerra mondiale; fu un personaggio cupo, militarmente irresponsabile, paranoico, cinico e umanamente vile; fu esonerato dopo il disastro di caporetto, e continuò la carriera slinguando riconoscimenti e favori per sé e per i suoi figlioli al cospetto del duce;

– è su questa fosca sequenza che si compì anche la lunga parabola di vittorio emanuele terzo, che fu il terzo re d’italia, che spianò la strada al fascismo e che compì proprio con la promulgazione delle leggi razziali il suo capolavoro sul medagliere della nazione, confortato senza dubbio dalle autorevoli “deputazioni” di storia patria che dominavano il mondo accademico di allora e ahimè, per certi versi anche quello di oggi;

— poiché la questione non riguarda solo lanusei ma è ricorrente in molti comuni sardi, sono del parere che si renda necessaria ora una campagna di solidarietà piena a lanusei, al suo sindaco e alla sua amministrazione.

gian luigi deiana, ardauli

IL CASO DI LUCIA A. – di Gian Luigi Deiana

(terrorismo e costruzione dell’isteria)

con “il caso di anna o.” sigmund freud tracciò il primo studio psichico della patologia isterica, e fu su quella intuizione rivoluzionaria che fondò la teoria dell’inconscio e la psicoanalisi; non rivelò il cognome della paziente per la condizione esemplare del caso, che fu da lui narrato con l’intento di farne appunto il caso di scuola;

“il caso di lucia a.” è un caso di scuola per un’altra ragione ed inoltre obbliga a rivelare il cognome, trattandosi di una nota figura pubblica del mondo dell’informazione e specificamente di quella lucia che si propone di far riflettere gli italiani la domenica appena dopo pranzo sui problemi della società; questa volta, ieri 4 giugno, lucia a. ha dedicato la sua trasmissione “in mezz’ora” proprio all’isteria, e precisamente alla sindrome isterica che secondo la sua tesi ha pervaso la psiche della nazione; la parola chiave di questa sua curiosa sociologia è “panico”;

freud aveva costruito la spiegazione della malattia isterica di anna o. sulla somma di due osservazioni decisive anche se apparentemente insignificanti: il legame della ragazza col genitore ammalato e bisognoso della sua presenza e un rapporto di fobia nei confronti dell’acqua: fece 1+1, e ci ragionò sopra;

annunziata costruisce invece la dimostrazione della sua tesi (che la gente in italia sia sull’orlo di una epidemia isterica) sulla somma di due vicende assolutamente significative, distanti l’una dall’altra ma praticamente simultanee, ovvero l’attentato terroristico di londra e il panico generatosi in una piazza di torino sul finire della partita juventus-real madrid; anche qui l’operazione proposta è stata 1+1, ma mentre il vecchio sigmund aveva correttamente sommato mela+mela, la grande lucia ha erroneamente e consapevolmente sommato mela+pera, e non si è affatto fermata qui;

annunziata si è circondata di autorità del ramo, e precisamente la star di al jazeera barbara serra, un decano di psicologia dell’università di torino e il lobbista italo-israeliano jonathan pacifici; nel bel mezzo di una tragedia reale (quella di londra) e di una quasi tragedia (quella di torino) l’opinione pubblica è stata trascinata da questa sacerdotessa dell’opinione pubblica in una avvilente commedia di costruzione immaginaria dell’isteria;

il copione prevedeva che barbara serra spiegasse che i londinesi a fronte di offese così gravi tutto fanno meno che cedere alla paura; prevedeva che il professore spiegasse che nelle sedute di psicoterapia è sempre più evidente che gli italiani sono sull’orlo di crisi di nervi a causa della dilagante minaccia terroristica; e prevedeva, dulcis in fundo, che il lobbista pacifici spiegasse come in israele il terrorismo non sia un problema in quanto la macchina della sicurezza è perfetta;

la conclusione, si direbbe, sta nell’auspicio in italia che ci si doti di un modello di sicurezza made in israele e di un modello di condotta made in england: imparare a convivere con la presenza della bomba pronta a esplodere senza cedere a fenomeni di panico quale quello di cui la vicenda di torino sarebbe la spia; e magari mettere il tallone di ferro sulle strade e l’intelligence di silicone sull’immigrazione islamica;

scomponendo le parti così grossolanamente assemblate, si deve almeno considerare che il panico provocato da un improvviso moto di folla (vedi stadio heisel) non ha niente a che fare col terrorismo ma solo con imperdonabili imprudenze organizzative; che gli inglesi di fronte al sangue non fanno una piega soltanto nella retorica letteraria e per il resto si comportano giustamente come tutti gli esseri umani; e che in israele l’esercito ha il pieno controllo della situazione in quanto è esso stesso l’agente di terrore più collaudato, più preventivo, più sistematico e più estremo;

sul mare luccica l’astro d’argento, placida è l’onda e prospero è il vento, venite all’agile barchetta mia, santa lucia santa lucia.

Gian Luigi Deiana

NEWROZ: UNA PRIMAVERA PER IL MEDIO ORIENTE – di Gian Luigi Deiana

IL  NEWROZ  fissa nell’equinozio di primavera l’inizio di ogni nuovo anno, fin dai tempi più antichi del mondo persiano e dei popoli che lo hanno abitato; è insieme una festa del popolo e della terra, identitaria e religiosa, profana e sacra, che individua la propria sacralità nella riforma religiosa di Zarathustra. Nella tragica storia medio-orientale il suo ricorrere stagionale ha segnato innumerevoli volte la catastrofe e la rinascita, il pericolo dell’annientamento e la speranza della liberazione. Questo nuovo anno di guerra, il 2017 dell’era cristiana ovvero il 1438 del calendario islamico, mostra nelle rovine dell’antica Mesopotamia e nella biblica via di Damasco lo scenario di una primavera che appare sempre più impossibile.

ABDULLAH OCALAN è stato fino al giorno della sua cattura, avvenuta in Kenia il 15 febbraio del 1999, il capo del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan; questa organizzazione, fondata appena venti anni prima nel Kurdistan turco, aveva raggiunto in breve tempo una dimensione di consenso e una capacità politica e militare tali da allarmare non solo lo stato turco ma tutti i governi occidentali interessati a preservare con ogni mezzo il controllo imperialistico di tutto il Medio Oriente: un controllo divenuto particolarmente precario negli ultimi decenni sia per l’evoluzione della politica iraniana sia per gli esiti della prima guerra del Golfo. Il complotto internazionale ordito per spegnere la voce di Ocalan ha visto all’opera per almeno quattro mesi governi e cancellerie, ambasciate, servizi segreti e apparati occulti di mezzo mondo agli ordini del presidente americano Bill Clinton; tuttavia la condanna a morte di Ocalan, pur sopraggiunta con una giurisprudenza a orologeria, è stata sospesa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nell’estate del 1999: il cappio non ha potuto spegnere quella voce. Essa, come del resto quella del suo popolo, resta comunque una voce prigioniera: e tuttavia, in sede storica, sono proprio le voci prigioniere quelle su cui si deve misurare la verità.

UN MONDO SENZA VERITA’. La lotta di Abdullah Ocalan per la verità è indirizzata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: potrebbe sembrare l’usuale ricorso di un imputato ad uno strumento di utilità processuale, ma non è affatto così. Attraverso la Corte Ocalan si rivolge al proprio popolo, si rivolge all’Occidente e si rivolge alla Storia: la sua lotta per la verità assume quindi la dimensione di una grande visione storica e di una concezione filosofica profonda: e di fatto è anzitutto su questo che si deve misurare una lotta per la verità. Questa sua opera fu consegnata alla Corte due anni dopo la sua cattura, nell’aprile del 2001. Pochi mesi dopo, con l’attentato dell’11 settembre, lo scenario era destinato a mutare radicalmente: con la plateale menzogna di Colin Powell alle Nazioni Unite sulle armi di distruzione di massa iniziava la guerra in Iraq. Quella che con tragica metafora Saddam Hussein aveva definito “la madre” di tutte le battaglie, e che con cieca stupidità George Bush aveva  annunciato come “il Nuovo Ordine Mondiale”, ha disseminato in medio oriente in questi ultimi quindici anni decine di conflitti regionali, migliaia di bombe e centinaia di migliaia di morti, con tutto il corredo di mutilati, di profughi e di ricadute razziste nell’intero Occidente. Il Newroz di questo equinozio di primavera, nel 2017, conta sul terreno tra le case distrutte e i fiori disseccati le immagini di uomini, donne e bambini straziati dai gas. E come sempre in questi casi, inizia tra i mentitori il triste valzer delle accuse, ovvero il balletto osceno della “verità”.

NASCITA DELLA CIVILTA’.  La tesi fondamentale di Ocalan, fedele in questo alla lezione dello storico greco Erodoto sul concetto di “verità”, consiste nella necessità di non prescindere mai dalla conoscenza e dalla coscienza di quello che è stato l’inizio: e l’inizio, inteso come l’inizio di tutta la storia, consiste (secondo Ocalan) nella prima forma di vita sociale organizzata costituitasi nella Mesopotamia settentrionale circa diecimila anni fa. La rivoluzione neolitica, le prime confederazioni tribali, la nascita dell’agricoltura, la miscela demografica dei Sumeri, la prima formazione di classi proprietarie, il passaggio dalle forme animistiche di mitologia a una religione diretta dal tempio, la pianificazione schiavistica dell’economia, le guerre per i metalli, l’imperialismo militare di Sargon ecc. costituiscono l’orditura primaria di tutto il processo storico che ne sarebbe poi conseguito. E ogni volta, quando il carico di sopraffazione diventava insostenibile, l’Oriente ha saputo opporre come prima forma di resistenza un elemento etico irrinunciabile e radicale: il Profetismo.

PROFETISMO.  Il profeta non è affatto un sacerdote, ne costituisce anzi una antitesi radicale; il suo rapporto col divino parte sempre dall’umano e specificamente dal ripudio dello sfruttamento e dalla necessità della liberazione. Il profeta è l’uomo che coltiva la speranza in tutto il popolo. In particolare Ocalan attribuisce alla figura di Abramo una rilevanza storica fondativa, per tutto il corso della civiltà, nella concettualizzazione liberante del divino; ed attribuisce alla figura di Zarathustra una rilevanza storica ugualmente fondativa, per la storia e per l’identità medio orientale fino ad oggi, nella concettualizzazione della libertà individuale. L’idea del divino come liberazione dall’oppressione e l’idea dell’umano come libera volontà sono il lascito del profetismo ed Abramo e Zarathustra, come Isaia o come Mani, ne sono le figure emblematiche. E’ per tale ragione che le grandi religioni universalistiche, nate all’inizio e alla fine dell’immenso ordinamento schiavistico rappresentato dall’Impero Romano, cioè la religione di Gesù e la religione di Maometto, non avrebbero potuto prendere forma altrove se non in Medio Oriente. La civiltà ha trovato nel profetismo la ragione antica del superamento della stessa schiavitù religiosa, come ha maturato essenzialmente nel profetismo il proprio orizzonte etico e la propria intelligenza storica. La civiltà trova nel Profetismo l’embrione stesso dell’Umanesimo; e nelle epoche di crisi (quale quella in cui è precipitato il mondo e soprattutto il Medio Oriente oggi)  affida al Profetismo la salvezza estrema dell’Umanesimo stesso.

UMANESIMO. La tesi conseguente proposta da Ocalan pone il problema del perché il Profetismo sia rimasto un fenomeno storico essenzialmente orientale mentre l’Umanesimo si sia costituito come un fenomeno storico essenzialmente occidentale. In termini più estremi, perché l’Oriente abbia avuto un Profetismo che non è maturato come Umanesimo e perché l’ Occidente abbia maturato l’Umanesimo senza avere nel suo germoglio il  Profetismo. Questa doppia contraddizione è di fondamentale importanza per la comprensione della dialettica storica, ovvero per la comprensione del carattere autoprogressivo delle contraddizioni reali. Ocalan spiega che la prima forma storica dell’Umanesimo si venne a costituire in Grecia, e specificamente nello stesso frangente storico della predicazione profetica di Zarathustra, il profeta della libera volontà e dell’identità individuale; e tuttavia il mondo greco non incontrò Zarathustra, e non lo incontrò in quanto la direttrice imperialistica del colonialismo greco nel Vicino Oriente entrava in diretto e radicale conflitto con il mondo persiano. I Greci presero tutto dall’Oriente, dai fondamenti della matematica ai propri dei, ma grazie alla struttura aperta della loro società ne realizzarono un superamento talmente forte e talmente originale da comportare nei confronti della madre orientale una irreversibile frattura. Qui, nell’umanesimo della prima filosofia greca e nella democrazia delle prime città greche, si pone il primo epocale divario tra Oriente e Occidente. A questo seguì il grande contributo della romanità, che non consiste tanto in una grande coltivazione umanistica, peraltro difficile in un impero a base schiavistica e militare, quanto nella genesi e nella giustificazione del diritto (il Diritto, inteso come la regolazione giuridica dei rapporti sociali relativamente alle forze sociali tout court piuttosto che alla tradizione o agli dei). E’ poi vero che le forme schiavistiche di organizzazione sociale e poi le forme servili di un interminabile Medio Evo frenarono anche in Occidente il processo espansivo dell’Umanesimo greco come anche il processo evolutivo del Diritto romano, ma è altrettanto vero che in Occidente il Medio Evo ha poi avuto fine: ciò che è avvenuto in Europa cinque secoli fa, cioè un mutamento generale del panorama delle forze produttive indotto dal progresso scientifico e tecnico, ha spalancato in Occidente il nuovo orizzonte del Rinascimento e della riforma generale di tutta la società. Il Medio Oriente invece, quanto più procedeva nella unificazione geografica indotta dall’Islam, tanto più sprofondava negli identitarismi dogmatici, sia religiosi che tribali, funzionali ad una perpetuazione della struttura servile dell’intera società al servizio di oligarchie: sprofondava cioè in un Medio Evo senza fine.

MARXISMO.  La tesi conseguente di Ocalan riguarda la modernità e infine il mondo contemporaneo; riguarda quindi anche il futuro, ovvero la direzione verso cui indirizzare le possibilità di azione della politica. Per quanto la posizione di Ocalan nei confronti di Marx e soprattutto dello scolasticismo marxista sia estremamente critica, in termini di metodo e di costruzione teorica essa resta del tutto interna alla concezione rivoluzionaria propria del comunismo. Ocalan prosegue qui l’analisi della contraddizione Oriente-Occidente e osserva, in primo luogo, che il cammino storico progressivo indotto in Occidente dalla rivoluzione umanistica è stato bloccato dal capitalismo; per tale ragione i risultati reali della primavera dell’illuminismo, consistenti negli straordinari progressi della scienza e della tecnica, in forza del loro uso perverso si stanno rivelando ogni giorno di più nel loro potenziale mostruoso e antiumano. L’imperialismo, esito obbligato e cieco di questo autismo dell’economia e dell’organizzazione della vita materiale e spirituale, ha di conseguenza investito tutto il mondo di questa malattia, la malattia autoimmune dell’Occidente. In particolare ne ha investito il Medio Oriente, riaprendo a parti invertite la frattura epocale sopravvenuta venticinque secoli fa tra i Greci e i Persiani. Allora fu l’occidente greco a produrre il superamento di una condizione storica ormai ferma nel grande Medio Oriente; e così oggi, a parti invertite, il futuro chiede al Medio Oriente di rendere possibile, con la propria rivoluzione e con la propria salvezza, anche la salvezza dell’Occidente. Ocalan è persuaso che la corsa folle imposta dalla macchina del capitale non potrà essere fermata con un processo politico interno al mondo capitalistico stesso, o almeno che ciò non possa avvenire prima che eventi di carattere catastrofico sull’ambiente e sui popoli si siano realizzati; e dunque è la Storia stessa che nella sua logica impone il percorso necessario: è di nuovo compito del Profetismo costruire l’ancora di salvezza dell’Umanesimo. Vi è però una condizione: che il Medio Oriente di oggi sappia essere all’altezza del suo grande passato, sappia finalmente accendere il suo Rinascimento, la sua Riforma e il suo Illuminismo. Che il Medio Oriente, in tutte le componenti etniche che ne hanno segnato la storia, sappia superare le ancestrali consuetudini tribali, i dogmatismi confessionali e gli inganni dei propri nazionalismi; che sappia smascherare la connessione perversa tra gli interessi imperialistici del capitale e gli interessi di classe delle oligarchie nazionali locali. Che cioè sappia entrare realmente nell’epoca della democrazia.

IL  POPOLO  KURDO.  In questa visione storica il compito del popolo kurdo è assolutamente particolare: non dovendo rendere conto alla ragion di stato, non avendo un proprio stato, il popolo kurdo è forse l’unica entità storica in grado di cominciare a sperimentare una democrazia sgravata del carico stesso dello stato e delle sue logiche autoconservative. Le varie componenti kurde devono saper essere leali nell’ambito di ciascuno stato nella misura in cui esse sono riconosciute, e nella misura in cui sono rispettate in condizione costituzionale di uguaglianza di diritti e di parità sociale. Questo impone loro da un lato di organizzare il diritto alla resistenza armata laddove i diritti fondamentali non vengano riconosciuti, e dall’altro di organizzare il progresso democratico di ciascuno stato di cui sono cittadini, a partire dall’organizzazione democratica della società civile. In questa unicità storica il popolo kurdo, che si trova nel centro della nascita della storia umana ed insieme nel centro della sua attuale catastrofe, è chiamato ad essere protagonista, in una volta, sia del profetismo che della rivoluzione.

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NEL GREMBO DELLA RELIGIONE.  La riflessione storica e filosofica di Ocalan è contenuta nel primo dei suoi saggi carcerari, intitolato Gli eredi di Gigamesh. Essendo presentato come “appello” all’Europa nella forma giuridica di ricorso alla Corte per i Diritti dell’Uomo, già nella prima pagina Ocalan afferma che è come se la vecchia madre (il Medio Oriente da cui è nata tutta la storia della civiltà) si presenti a chiedere giustizia ai suoi figli da tanto tempo immemori di lei. Stando a questa dolorosa metafora, il seno di questa madre ha nutrito per millenni l’umanità, secondo Ocalan, non solo con la progressione dell’organizzazione produttiva e sociale ma anche con le sovrastrutture intellettuali e religiose: l’Europa è integralmente figlia del Medio Oriente sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista spirituale. Ocalan, in modo evidente grande conoscitore di Hegel e grande estimatore di Gramsci, dedica la parte “essenziale” della sua riflessione proprio all’eredità spirituale che l’Europa ha ricevuto nel corso di tremila anni, cioè a ciò che nel lessico marxiano è indicato come “la sovrastruttura”. Giustifica questa opzione interpretativa, eretica per la scolastica marxista, in quanto ritiene che il legame sociale fondamentale che tiene insieme i gruppi umani è l’identità ideologica. Ora, da un punto di vista propriamente storico, la sostanza prima e ineliminabile dell’ identità ideologica (di tribù, etnie, nazioni, popoli e degli individui che ne fanno parte) è la religione.

 
LA  RADICE  RIVOLUZIONARIA  DELLE  RELIGIONI.  Ocalan spiega che la transizione dalle mitologie animistiche del neolitico all’ istituzione cultuale dei templi (dalle deità femminili alle teogonie maschili ai re-dei ecc.) è avvenuta nella società dei Sumeri. L’irrigidimento della condizione schiavistica che si determinò nella fase apicale del sistema sociale sumerico, cioè nel periodo accadico e assiro, provocò la ribellione dei gruppi etnici ad esso marginali, e in specie la ribellione ai riti dei sacrifici umani e quindi la distruzione degli idoli: ciò avvenne nell’epoca di Hammurabi (1700 a.C.) e diede luogo a due varianti: la linea di profetismo di etnie ariane insediate nella montagna (che porta dal mito del fabbro ribelle, Kawa, alla predicazione di Zarathustra) e la linea di profetismo di tribù semitiche prossime ai deserti (che porta dalla distruzione degli idoli da parte di Abramo alle Tavole della Legge). Ciò che caratterizza ambedue i casi non è soltanto la radice sociale della rivoluzione religiosa, ma anche e soprattutto il salto psichico da una immagine degli dei configurata da attribuzioni concrete, ad una concettualizzazione di Dio in cui si astrae e si unifica ogni idea valoriale di salvezza (giustizia, misericordia, ecc.). Gesù e Maometto non faranno che replicare questo schema, accentuandone al massimo grado non solo la radice di rivoluzione sociale, ma anche l’astrazione monoteistica e la destinazione universalistica: Gesù in riferimento all’ordine schiavistico e all’occupazione militare romana in Palestina e Maometto in riferimento allo sfruttamento esercitato dalle oligarchie urbane sulle tribù beduine.

MOSE’, GESU’ DI NAZARETH E MAOMETTO.  Ocalan mostra grande ammirazione per la predicazione di Zarathustra, in quanto massimo profeta della libera individualità e di un’etica fondata sull’amorevolezza; tuttavia la portata propriamente storica delle grandi religioni non si attua nell’ambito delle tribù ariane in cui visse Zarathustra, ma si realizza nell’ambito di popolazioni semitiche segnate da un retroterra storico di nomadismo, o di rapporto tra deserti e centri di società sedentaria. Per tali ragioni egli ritiene indispensabile la comprensione del rapporto tra il principio di scambio (connaturato al commercio) e il rapporto del dare e del ricevere rispetto a Dio. In Mosè è evidente la limitatezza del “dare” di Dio e la sua condizione obbligata (il riconoscimento dell’ unicità di Dio,  l’ubbidienza alla “sua” legge, il sacrificio, il tempio ecc.) e quindi la sua limitazione a un popolo “eletto” per Lui ma perennemente esule all’interno di altri popoli. In Gesù (“chiedete e vi sarà dato”) l’orizzonte spirituale della beatitudine deriva invece “come tale” dalla condizione esistenziale del povero, che è chiamato a viverla nell’edificazione del prossimo e in una prospettiva di universalità.  In Maometto il vincolo dello scambio è rimarcato invece nel principio assoluto della condotta, la “dedizione”, virtualmente senza limite nei confronti di Dio. (Peraltro Ocalan rimarca, in altre parti della trattazione, la forma umanamente più desiderabile dello scambio sociale formulata a suo tempo da Marx per la società comunista: “da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”: che vi sia anche nell’enfasi marxiana una eco del profetismo, è cosa abbastanza evidente).

L’ ISTITUZIONALIZZAZIONE  CONTRORIVOLUZIONARIA  DELLE RELIGIONI.  Ocalan segue analiticamente la metamorfosi delle grandi religioni dalla loro fase profetica, sempre rivoluzionaria, alla fase della loro istituzionalizzazione, sempre controrivoluzionaria. In nuce questa valutazione fu già presente negli scritti filosofici giovanili di Hegel come anche del giovane Marx; ma Ocalan delinea un’ originale comparazione storica fra le tre vicende in esame, soffermandosi sia sui modi dell’istituzionalizzazione del Cristianesimo (da Costantino al Medio Evo) sia sui modi dell’istituzionalizzazione dell’Islam (da Muawia all’impero Abbaside): la stagnazione delle forme sociali dell’epoca feudale,  la loro diversa forza e la loro diversa durata fra Oriente e Occidente sono esaminate con attenta cura, in quanto è da questa struttura istituzionale che viene impedito l’accesso all’Umanesimo, che resta la strada obbligata per rendere storicamente possibile una società universalmente umana. E in particolare per i popoli del Medio Oriente, afferma Ocalan, questo significa che il presupposto di ogni rivoluzione consiste, oggi più che mai,  nella capacità di sferrare l’attacco contro la gabbia dogmatica e istituzionale della religione stessa.

IDENTITA’  IDEOLOGICA  E  LIBERA  INDIVIDUALITA’.  Posto che l’umanità ha impiegato “centomila anni” per rendere possibile la socialità umana, e che il legame sociale che da diecimila anni tiene in vita l’umanità è l’identità ideologica (cioè la consapevolezza collettiva di una appartenenza sociale); posto che la pienezza dell’essere umano sta soltanto per una sua parte nell’appartenenza, ma per una parte altrettanto essenziale sta nella libera individualità, il compito della Storia consiste nel giudicare quanto siano rispettate le appartenenze (in primis le etnie, le lingue madri ecc.) e quanto sia promossa l’individualità (la libera volontà, il rispetto ecc.). Il momento storico che stiamo vivendo oggi presenta un quadro drammatico nel quale l’Occidente è parassitato da un capitalismo al suo zenit e al suo prossimo declino, pervasivo al punto che nutre l’individualismo solo per renderlo sempre più obeso e asociale, mentre il Medio Oriente mutila l’individualità in nome di dogmi nazionalistici maniacali, tanto distruttivi nelle guerre fratricide quanto ridotti alla funzione di “manichini” nello stesso risiko imperialistico occidentale. Un mondo in cui il cerchio rischia di chiudersi, poiché forze imponenti convergono per fare della vecchia madre il manichino di un figlio cieco.

Nessuno creda di sapersi difendere tranquillamente dall’industria dello spettacolo del falso – di Antonello Boassa

una-parola-50Sceneggiate terroristiche e golpistiche , video e foto manipolati , depistaggi comunicativi , occultamento informativo , commenti giornalistici e degli opinion makers fuorvianti , testimonianze ingannevoli …
L’industria dello spettacolo del falso estende i suoi tentacoli attanagliando i colti e gli “incolti , gli esperti e gli “inesperti” , i politicizzati e i non “politicizzati” , riuscendo spesso ad ingannare chiunque . Nessuno creda di sapersi difendere con disinvoltura da un’industria completamente controllata dalla grande finanza .
Perché un modello di produzione avviato allo stato attuale verso la sua ultima fase (caratterizzata dall’egemonia della grande finanza) , la sua più degenerativa , possa essere ritenuto credibile da grandi masse , proprio ora che si sta rendendo sempre più feroce con le sue guerre criminali e con la devastazione ambientale , è assolutamente necessaria una spietata (altro…)

Nella sinistra italiana ora è il panico. Tsipras è un renzino greco – di Antonella Piras

tsipras-1Nella sinistra italiana ora è il panico. Tsipras è un renzino greco.
Non esiste una sinistra italiana. Almeno non esiste nel sistema istituzionale e parlamentare. Non può esistere. Penso che l’unica sinistra esista al di fuori delle istituzioni, sia altro da esse, si ricavi degli spazi antisistema in assoluta autonomia. Esista nelle forme autogestite di economia della sussistenza , nelle case occupate, nei movimenti antimilitaristi, nel No tav, no trivelle, no Muos. Esiste, paradossalmente, in una parte della chiesa cattolica, al cui interno si muovono pesanti lotte di potere. Quella parte rappresentata dall’attuale pontefice e da diversi vescovi, ha capito di essere ad una svolta. (altro…)

La strategia USA – di Antonello Boassa

boshUSA : SE NON CI RIESCI CON IL DEBITO , CON L’ASSASSINIO DEI LEADERS , CON IL COLPO DI STATO , ALLORA NON TI RESTA CHE FOMENTARE IL CAOS

Il debito , creato artificialmente in America Latina , mediante megaprogetti presentati dai “sicari dell’economia ” e approvati dalle dirigenze locali ,vuoi per ingenuità vuoi tramite tangenti , consegnava il Paese alle multinazionali e alle banche che ne determinavano il collasso , imponendo una politica economica di privatizzazioni ,di espropri , di disinvestimento nella sfera sociale .
Qualora i leaders rifiutavano le lusinghe della “cooperazione” ,dell’aiuto “disinteressato ,dei prestiti generosi ,allora ,come racconta un ex “sicario dell’economia” Antony Perkins (vedi “Confessioni di un sicario dell’economia”) , intervenivano gli “sciacalli” per porre fine a chi creava ostacoli agli interessi americani . E quando sicari e sciacalli fallivano , si rendeva necessario allearsi con la parte peggiore del Paese per favorire un colpo di stato . (altro…)

L’esercito di Assad bombarda il mercato di Douma – di Antonello Boassa

siria-1CORRIERE DELLA SERA DA FONTE “CERTA” ” SIRIA , L’ESERCITO DI ASSAD BOMBARDA IL MERCATO DI DOUMA ”

La fonte è “L’Osservatorio siriano dei diritti umani” , un’associazione che si è distinta più volte in menzogne ed in bufale . Sarebbe opportuno che dei giornalisti rispettassero almeno un pochino il codice professionale…e prima di sparare una notizia si documentassero con maggior prudenza…a meno che non siano per niente interessati alla ricostruzione dei fatti…
Innanzitutto a guardare il video ,qualche dubbio potrebbe venire…
Francesco Santoianni su “La pecora rossa” se la ride ” Questo video non mostra l’inequivocabile cratere che avrebbe dovuto essere provocato da un missile ma ,si direbbe ,le devastazioni provocate da una autobomba…strano che tra le persone che si accalcano tra la folla… non vi sia neanche una donna alla ricerca di figli e familiari . Ma non è che l’aviazione di Assad ha ,in realtà , colpito una postazione di “ribelli” di Al Nusra ? ” (altro…)

Il degrado dell’Italia – di Antonello Boassa

una-parola-22IL DEGRADO DEMOCRATICO ECONOMICO SOCIALE DELL’EUROPA MEDITERRANEA , DELL’ITALIA E IL VUOTO DESOLANTE DELLE EX SINISTRE “RADICALI”

Per chi come me ha costruito la sua metodologia d’analisi sul Capitale di Marx e ha voluto interpretare le fasi contemporanee dell’imperialismo studiando il meglio del pensiero economico marxista e progressista da Samir Amin a Immanuel Wallerstein e a Terence Hopkins ,da Paul Baran a Paul Sweezy ,da Huberman a Gunder Frank… e si è avvalso per quanto riguarda la questione UE di studiosi come Jean Ziegler risulta del tutto desolante nella sua superficialità l’analisi critica (se così si può chiamare) degli accademici dell’area ex radicale (o ex sinistra) sulla natura dell’Unione Europea , sui suoi indirizzi autoritari ,sulla sua costante deriva antidemocratica , sul suo accanimento contro le condizioni di vita della popolazione , sul suo ormai manifesto proposito di colonizzazione del Meridione d’Europa . (altro…)

Grossman santificato dalla “sinistra bene” – di Antonello Boassa

grossman-2DAVID GROSSMAN ” NEL CORSO DELLA LOTTA I PALESTINESI HANNO TRUCIDATO CENTINAIA DI BAMBINI ISRAELIANI , STERMINATO intere famiglie e compiuto crimini contro l’umanità…”

Lo scrittore ,santificato dalla “sinistra bene” per le sue virtù umanitarie , per la sua sensibilità nei confronti della “questione palestinese , in seconda battuto ha ammesso che “anche lo stato israeliano ha compiuto azioni analoghe…”
Devo a “La zucca blog” e a Gianni Lixi tale citazione riportata da “La Repubblica”, giornalaccio che devo confessare spesso non riesco a leggere per mancanza di stomaco .
Un articolo in perfetto tempismo con l’assassinio del piccolo Alì ,con la sparatoria d’ordinanza dei militi sionisti che ha portato alla morte di un giovane di 27 anni nella Striscia di Gaza e a quella di un ragazzo presso Gerusalemme . (altro…)

UE/EURO – Strumenti per smantellare lo stato di diritto – di Antonello Boassa

tsipras-3UE/EURO STRUMENTI DELL’ELITE FINANZIARIA PER SMANTELLARE STATO DI DIRITTO , DEMOCRAZIA ,WELFARE

I popoli europei ingabbiati nella struttura di comando oligarchica della UE non sono padroni della similmoneta euro che è gestita dalla grande finanza che così può attraverso la “creazione” del debito porre sotto ricatto gli stati nazionali ed imporre politiche di austerity e di indebitamento finalizzati a produrre nuova austerity e nuovo indebitamento ,favorendo lo smantellamento dello stato ,riducendo gli spazi di democrazia e taglieggiando le condizioni di vita delle masse popolari .
Gli stati che non sono proprietari della moneta non sono stati liberi .Perciò fino a che l’Europa e l’Italia non riacquisiscono la sovranità monetaria e con essa la nazionalizzazione delle banche centrali ,le tempeste speculative dei padroni della moneta persisteranno . (altro…)

Grecia: una speranza caduta – di Antonello Boassa

tsipras-2Il riformismo è una pratica politica che può avere un senso (sia pure discutibile) quando un’economia capitalista è in crescita e si aprono spazi per un ampliamento (sia pure temporaneo) dei diritti sociali :lavoro ,istruzione,sanità,welfare .Ma in una fase di stallo economico e di accentuazione dei caratteri militari imperiali ,far leva sull’ideologia riformista è un atto di resa radicale alle istanze della grande finanza e della strategia bellicista , il che comporta inevitabilmente il massacro delle condizioni di vita delle masse popolari ,la demolizione della democrazia , il rischio reale di un convolgimento bellico catastrofico.
Abbiamo “sperato” che dalla Grecia ci arrivasse un messaggio chiaro per riprendere una dura lotta di classe in Italia che riacquisisse le conquiste (altro…)

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