Materiali

A FORAS IN CAMINU… SIGHENDI S’ARRASTU DE SU MRAXANI.

Sulle tracce della volpe – Assemblea itinerante.
In collaborazione col Coordinamento dei Comitati Sardi e la Rete Sarda in Difesa della Sanità Pubblica

Dopo la camminata da Alghero alla base militare di Poglina, il movimento A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de Sa Sardigna, propone una nuova tappa che l’8 e 9 dicembre toccherà le zone di Villacidro, San Gavino Monreale e Guspini. 
Seguire le tracce de “is mraxanis”: affaristi, militari e speculatori per scorgere in prima persona le ferite che la nostra terra ha subito nel corso degli anni, camminare per conoscere gli esempi positivi e virtuosi che siano stimolo per la Sardegna di domani.

L’iniziativa sviluppa i contributi e le decisioni prese durante la plenaria conclusiva del campeggio contro l’occupazione militare della Sardegna, svoltosi lo scorso settembre a Tertenia, in Ogliastra. Così come nell’occasione del campeggio, anche la camminata si arricchisce del contributo del Coordinamento dei Comitati Sardi e della Rete in difesa della Sanità pubblica. La volontà del movimento è quella, nel corso del tempo, di sviluppare confronto, coordinamento, azioni e mobilitazioni popolari volte a organizzare un fronte unito per la difesa della nostra terra. Grazie al contributo dei tanti comitati popolari diffusi sull’isola è necessario costruire tappe, convergenza e complicità per autodeterminarci come popolo e determinare le decisioni che sul territorio in cui viviamo si propagano

PROGRAMMA:

Sabato 8 dicembre

_Ritrovo ore 14.00 nella Z.I. Di Villacidro
Attraversando la zona industriale, grazie alle guide del posto, ragioneremo sulle imprese chiuse e l’abbandono di un territorio. Cammineremo poi fino a San Gavino scoprendo le nuove imprese speculative e inquinanti sul territorio (la discarica, il nuovo campo eolico, il progetto del metanodotto)

_ dalle ore 18.00 Piazza della Resistenza (viale Rinascita) – S.Gavino Monreale
TOUR DEI MURALES 
Alla scoperta dell’arte che lega cultura, identità e terra. Una prima tappa ideale verso le celebrazioni dei cinquant’anni della lotta di Pratobello e dei primi murales di Orgosolo che si terranno il prossimo giugno (1969-2019).

_ Dalle 19.00 Sede dell’Associazione Culturale KENEMERI – Via Carlo Goldoni 4
Saremo ospiti di RADIO REK di San Gavino per discutere della camminata e dei prossimi appuntamenti di lotta di A Foras. 
A seguire cena popolare e musica 
(Possibilità di pernottamento – contattaci per INFO!)

Domenica 9 dicembre 
_ Ritrovo ore 9.00 – Montevecchio – Guspini
GUSPINI E IL LASCITO DELLE MINIERE visita delle miniere di Montevecchio dalla produzione al deserto. Il vecchio tessuto produttivo sardo, inquinamento e tentata rivalutazione della storia industriale della nostra isola.

_Ore 13.00 Incontro con gli agricoltori di Villacidro e S.Gavino: Economie da difendere, alternative utili contro il furto della terra e il neo-estrattivismo. 
Pranzo al sacco.

_ Ore 17.00 San Gavino (sede da confermare)
A FORAS incontra il COORDINAMENTO DEI COMITATI SARDI e la RETE SARDA IN DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA con i seguenti temi:

1) Il nuovo progetto di metanizzazione della Sardegna: le ragioni economiche e politiche di questa nuova servitù. Inquadramento geopolitico dell’opera, gli interessi Ue/Usa/Qatar e il collegamento con le altre vertenze territoriali, dal Mater Olbia in poi.
Fermare gli espropri, non regaliamo la nostra terra!

2) Porre le basi per un’assemblea generale sarda in Difesa della Terra: non solo ambiente, non solo basi militari, non solo sanità. Immaginare dal basso un modello contro l’impoverimento e l’emarginazione dei territori. Contributi dei comitati territoriali per partire dai bisogni delle popolazioni e ribaltare la politica dei ricatti.
A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna
Coordinamento Comitati Sardi
Kenemèri AssCult
Rete Sarda Difesa Sanita’ Pubblica
Zero Waste Sardegna

 

 

METANO: E’ LA GIUSTA RISPOSTA ?

METANO: E’ LA GIUSTA RISPOSTA ?

Da anni cittadini, comitati e associazioni si battono contro le prevaricazioni di potenti

multinazionali che hanno trovato in Sardegna terreno fertile grazie alla connivenza e alla collaborazione del governo Italiano, di quello Sardo e di una moltitudine di amministratori locali, i quali, sovente, si fanno essi stessi promotori di progetti di speculazione e portavoce delle società d’assalto.

Da anni cittadini, comitati e associazioni mobilitano risorse umane ed economiche per contrastare i disastri che incombono sulla nostra terra e si battono contro impianti a combustibile fossile e finte rinnovabili, dietro i quali si nascondono la predazione di risorse, il consumo di territorio e la sua distruzione.

Il dibattito pubblico e politico purtroppo continua a racchiudersi entro ambiti che, anche se corretti, poco hanno a che fare con la natura e le caratteristiche dei territori e le esigenze delle comunità, quando dovrebbe invece estendersi ad un quadro generale più ampio di reale necessità e utilità.
I criteri di valutazione e accettazione non possono limitarsi alla reale rinnovabilità e sostenibilità. E neppure al soddisfacimento di tutte le prerogative tecniche, tecnologiche, ambientali e legali.
Quali sono i nostri reali bisogni? Quando un progetto è necessario, lecito, sensato, utile? E quali sono le altre opzioni valide?

Parliamone domenica 2 dicembre 2018, ore 10,30

festival di “SCIRARINDI”,

Fiera della Sardegna – Cagliari

Padiglione “I” – 1° piano – sala grande

INCONTRO-DIBATTITO SULL’ACCOGLIENZA

MA QUALE ACCOGLIENZA…

ALLA DERIVA: l’altra faccia della politica stragista dell’Unione Europea

La ferocia con cui l’Unione Europea reprime i flussi migratori è pari forse solo alla sua ipocrisia. Ogni mezzo sembra lecito, e ogni alleato possibile: regimi criminali, come quello di Erdogan in Turchia, e milizie di tagliagole, come quelle libiche e sudanesi, vengono apertamente finanziate per imprigionare, derubare, deportare, rapire, stuprare, ridurre in schiavitù, lasciar morire ed uccidere. Se da un lato l’UE applica apertamente e senza vergogna le sue politiche stragiste, dall’altro lato “accoglie” i sopravvissuti che riescono a raggiungere il suo territorio con un infernale groviglio di norme vessatorie, pensato apposta per mantenerli in una costante condizione di ricatto e precarietà.

Nei due precedenti incontri della serie “alla deriva” ci siamo occupati delle ragioni per cui le persone sono costrette ad abbandonare i loro paesi di origine, dei viaggi spaventosi che devono affrontare e degli ostacoli al loro salvataggio; questo terzo incontro è invece dedicato a quel che li attende al loro arrivo: la cosiddetta “accoglienza”.

Tutti i migranti, sia quelli che si trovano in Italia ormai da molti anni, sia quelli appena arrivati, si trovano ogni giorno a combattere con una normativa ostile e con l’arbitrio di chi sarebbe delegato ad applicarla.

I cittadini non-UE che si trovano in Italia da tempo, che siano o meno in possesso di un regolare titolo di soggiorno, vivono spesso sotto ricatto, condizionati dall’assillante necessità di ottenere o rinnovare l’agognato “permesso di soggiorno”. Altrettanto travagliata è l’esistenza degli ultimi arrivati, destinati per lo più a rientrare nell’ampia categoria dei “richiedenti asilo”. Nell’attesa che la loro situazione venga definita, si trovano spesso ad essere “ospiti” per mesi (almeno sei) o anni (anche tre) in uno degli innumerevoli “centri di accoglienza” (ordinari e straordinari) sparsi nel territorio.

In Sardegna si tratta per lo più di strutture turistico-alberghiere fatiscenti e in disuso, spesso localizzate in zone remote, isolate e difficili da raggiungere. La gestione è tanto eterogenea quanto lo sono le strutture utilizzate: ci sono grosse organizzazioni lucrative che operano su scala nazionale, mentre una miriade di nuovi soggetti si improvvisano e si lanciano in questa nuova attività in grande espansione. Moltissimi gestori forniscono servizi ridotti e scadenti rispetto alle convenzioni stipulate (mancano spesso vestiti, lenzuola, coperte, assistenza medica e legale, articoli necessari per la cura e l’igiene etc.), nel tentativo di minimizzare le spese e realizzare un miserabile profitto col “business dell’accoglienza”.

In questo quadro già fosco, ad aggravare la situazione, è in via di relizzazione a Macomer un nuovo campo di prigionia per migranti, finalizzato alla cattura e alla deportazione degli “irregolari”: si tratta di uno dei nuovi CPR (Centri per il Respingimento) istituiti pochi mesi fa dal Ministro dell’interno, il sinistro Minniti.

 

I governi dell’Unione Europea sanno di aver bisogno dei migranti per tenere in piedi le loro traballanti economie: hanno bisogno di quel flusso di manodopera per ragioni demografiche, sociali ed economiche. Quello che chiamano “accoglienza” è in realtà uno spietato sistema di selezione, per separare la componente “utile”, da avviare allo sfruttamento in condizioni di ricatto e subalternità, dalla componente “indesiderabile”, da emarginare, illegalizzare, possibilmente espellere.

In questa difficilissima situazione, lottare per la libera circolazione e il rispetto delle persone è tanto complicato quanto necessario.

Proponiamo questo incontro per provare a chiarirci le idee sul groviglio di norme in vigore, sulla loro interpretazione e applicazione, e sull’intricato sistema di centri privati in cui l’accoglienza, lo sfruttamento e la detenzione si sovrappongono e si confondono in un’oscena “zona grigia”. Conoscere a fondo questa macchina infernale è necessario, per smontarla o almeno per provare a gettare un po’ di sabbia nel motore.

INCONTRO-DIBATTITO SUL TEMA:

NEL LABIRINTO DELLA COSIDDETTA “ACCOGLIENZA”,
ASPETTI LEGALI E ORGANIZZATIVI,

PROSPETTIVE DI LOTTA E DI RESISTENZA

INTERVERRÀ L’AVVOCATO MICHELE SATTA SUGLI ASPETTI LEGALI E
LE RECENTISSIME NOVITÀ INTRODOTTE DAL “DECRETO MINNITI”

Biblioteca Autogestita di Zarmu (BAZ)
Cagliari via San Giacomo 117
21 dicembre 2017 – ore 18:00

NATO…GASDOTTI E RIGASSIFICATORI – di Antonello Boassa

L’Italia dello stivale e delle isole limitrofe ha bisogno di fonti energetiche che non siano impregnate di scivolosi liquami o di flatulenze che provengano dall’Orso russo che, si sa, vuole abbeverare i suo car  armati a Bruxelles.
Di contro al furore bellico che ci giunge minaccioso dall’oriente è bene che ci tuteliamo negli approvvigionamenti in modo da rimanere indipendenti.
Ragion per cui pare ai nostri capoccia europeisti indispensabile rifornirsi di gas dai vicini States e dagli ancor più vicini giacimenti dell’Azerbaijgian. Dico indispensabile ma in effetti non hanno deciso loro, povere pedine come sono di un gioco molto più grande di loro. La stessa imperatrice del vecchio (vecchio sul serio) continente, Angela Merkel, infiacchita dai suoi successi ordoliberali che minacciano ora il suo stesso Paese,
deve ormai inchinarsi davanti al suo Padrone che diventa sempre più assoluto, sebbene sia in fatale agonia.

La Nato, da decenni ordinatrice prudente e velata dello status germanico-europeo, ha definitivamente sciolto gli ormeggi.
E ha finalmente annesso l’Europa 1). Fortezza Europa non solo per la temeraria invasione dei facinorosi brutti,sporchi e cattivi ma anche dal punto di vista militare.
A dicembre, come annunciato dalla solerte ministra di guerra Roberta Pinotti, nascerà infatti la Pesco(cooperazione strutturata permanente) dell’Unione Europea nel settore militare 2), dipendente(è il caso di dirlo ?) dai vertici militari della Nato e veri capi politici dell’Occidente, sempre statunitensi.

Un’Europa che spende miliardi di dollari per gli armamenti e fonda gran parte della sua crescita sulla produzione di strumenti di morte si avviluppa in un’ideologia guerresca che la costringe a rifiutare il commercio e l’amicizia politica con i Paesi che “sono dall’altra parte”(Siria, Iran, Venezuela…) e a prepararsi ad una forma di autarchia, seppure in salsa globale.

E’ una preparazione alla guerra. Da una parte gli amici (Israele, Arabia saudita, Stati Uniti ovviamente, Gran Bretagna…)
Il gas perciò che poteva arrivarci dai Balcani e dall’Ucraina devono essere stoppati, per non parlare di quello iraniano, come si sa potenza terroristica, come affermato dalla credibile dirigenza sionista.

Che il gas sia considerato strategico anche dal punto di vista militare lo si è potuto constatare in Puglie nell’area tra Meledugno e la marina di San Foca. Due chilometri di recinto rinforzato(blocchi di cemento, griglia metallica, filo spinato sulla sommità) delimitano l’area dei lavori. Le zone adiacenti saranno presidiate e chiuse con otto cancellate. Centinaia di agenti di polizia creano tra l’altro un clima grave di tensione. Per gli abitanti sembra di essere in guerra. La popolazione non può avere accesso, neanche i proprietari dei terreni ( se non dietro autorizzazione apposita). L’ordinanza prefettizia, durissima con uno stile che ricorda i “vecchi tempi”(“territorio nelle disponibilità della polizia”)3) evidenzia come si intende operare in Puglie in modo non dissimile dall’eroica resistenza dello stato nella costruzione della TAV contro i terroristi valsusini.

La TAP(Trans Adriatica Pipeline), multinazionale formata dai giganti del settore (la Snam è presente con un 20%) arriva in Italia dopo aver percorso 3.500 Km., approda sotto la spiaggia di San foca presso Medelugno, vicino a Lecce. A nove Km dalla costa dovrebbe essere realizzato il terminale di ricezione che permetterebbe il collegamento con la rete nazionale.
Oltre al disastro ambientale (estirpati centinaia di ulivi) con vicina spiaggia bandiera blu, voglio ricordare che studi recenti hanno evidenziato “rischi estremamente rilevanti” per la formazione di miscele altamente esplosive nei terminali del gasdotto.
Tralascio di parlare del malaffare che accompagna tale progetto a partire dall’Arzebaijgian per arrivare alle cosche locali mafiose con la benedizione dei politici. Malaffare che pare sia sbarcato tenebroso anche a Malta.

Ma la popolazione ha reagito. Cortei lungo le vie cittadine a Lecce, contestazioni al Rettorato dove comiziavano i vari Soloni e naturalmente pestaggi presso il cantiere.
Messaggi di solidarietà dai NoTav per evidenziare i pericoli sul piano ambientale e sulla sicurezza, i danni economici nell’area interessata, nonché la scarsa lungimiranza del progetto.

Credo che all’ordine del giorno sull’affaire rigassificatore non sia la formazione di un’equipe costituita da esponenti dell’ISgas e delle cooperative rosse, da esperti in termini di valutazione ambientale e di sicurezza che vogliano valutare i rischi di “incidente rilevante”. Credo piuttosto che all’ordine del giorno sia la militarizzazione dell’area, con annesse forze di polizia e strumentazioni dissuasive. Come isolare la costruzione dai terroristi, quanti km quadrati devono essere resi inaccessibili, come rendere mediaticamente utile e sicuro il progetto.
Naturalmente sindaci dell’area metropolitana, Presidenza della Regione, giornali e televisioni e partiti locali non sardisti dovranno dare un contributo fattivo alla valorizzazione del progetto che restituirà competitività alle aziende sarde e alleggerimento dele spese per la bolletta del gas per i cittadini dell’area metropolitana e della Sardegna tutta(404 km. di rete).

Uno scempio di proporzioni immense è auspicato perché l’Europa lo vuole. Poco importa che uno straordinario compendio naturalistico come quello dell’oasi lagunare di Santa Gilla vada devastato con la perdita di un enorme patrimonio di vegetazione. Poco importa che una ricca avifauna vada dispersa. Poco importa che il borgo antico del villaggio dei pescatori, il polo industriale di Macchiareddu e la stessa area metropolitana siano a rischio rilevante.
Il porto commerciale, adibito al traffico passeggeri , al diportismo e al crocierismo e il porto container con un accesso in media di venti/venticinque navi al mese avranno da guadagnarci dall’arrivo delle gasiere proprio su una banchina del porto canale (tutti i lavori dovranno essere fermati per almeno 15 ore e la crisi attuale invece di essere scongiurata a causa della concorrenza con Tangeri sarà vieppiù accentuata)?
No, di certo. Senza dimenticare che una tale promiscuità di traffico non depone favorevolmente sulla sicurezza della navigazione. Abbiamo dimenticato l’orribile incidente nel porto di Livorno, la collisione tra la Moby Prince e la nave Agip Abruzzo e i più di cento morti?

Gli sponsor del progetto faranno di tutto per dimostrare non solo l’utilità per la Sardegna del rigassificatore e degli impianti, tra cui 18 silos con una capienza complessiva di 20.000 metri cubi di gas liquefatto( GNL)…magari trascurando di dire che di tale energia ben poco rimarrà nell’isola, pontificando che Barcellona con i suoi 450.000 metri cubi a ridosso della città non ha mai avuto problemi e che nulla ha da preoccuparsi.

Bisogna opporsi a questo progetto per ragioni ambientali e di sicurezza ma anche perché le motivazioni economiche non risultano convincenti. Il quadro concettuale entro il quale tale scelta di politica economica si inserisce è antiquato, conservatore. Come se si volesse investire nel treno a carbone invece che nel treno ad alta velocità (in Sardegna potremmo accontentarci di un normale e regolare servizio ferroviario).
Non sarebbe più utile investire nell’energia alternativa, fotovoltaica, geotermica, solare, eolica, idraulica… come sta facendo la Cina che usa ancora il carbone ma che è anche la nazione più avanzata nel settore dell’energia alternativa, preparando cioè il suo futuro energetico. Futuro molto più rassicurante.

Antonello Boassa

A FORAS

SIT IN MARTEDÌ 21 NOVEMBRE A CAGLIARI DURANTE LA RIUNIONE DEL COMIPA

Martedì 21 alle ore 10 saremo sotto il palazzo della Regione di Viale Trento a Cagliari, per portare la nostra contrarietà rispetto al calendario delle esercitazioni militari 2018, in concomitanza con la riunione del Comitato Misto Paritetico, che andrà a trattare proprio questo argomento.

Questo autunno la propaganda militarista è stata ampiamente intaccata da diverse inchieste, oltre alle testimonianze prestate nel processo sul disastro di Qui rra, e dai dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale riguardo agli indennizzi.

Lo scenario appare sempre più chiaro e nitido: l’occupazione militare della Sardegna è tanto nociva, quanto opprimente e controproducente per sardi e sarde, e va solo in favore dei soliti interessi strategici di NATO, Italia e delle multinazionali degli armamenti e della logistica targati Vitrociset e Finmeccanica.

Proprio queste ultime società sono protagoniste dello scandalo Paradise Papers, una truffa miliardaria ai danni dell’erario, con la quale sono state costituite società offshore con capitali all’estero. Queste gestiscono gran parte dell’industria e della logistica bellica su commissione del Ministero della Difesa e sono ampiamente presenti in Sardegna. La Vitrociset in particolare è parte integrante del funzionamento dei poligoni, così come dei sistemi tecnologici di puntamento e radar, del quale usufruiscono anche gli aeroporti civili. Ha innumerevoli contatti con il mondo della scuola (grazie all’alternanza scuola lavoro), e dell’università, partecipando di fatto alla creazione del Distretto Aerospaziale della Sardegna. Una società di truffatori e sfruttatori nel quale sono frequenti le proteste dei sindacati rispetto alle condizioni di lavoro nell’azienda e lo spauracchio della cassa integrazione. Nelle ultime settimane continua anche il processo ai generali del Poligono di Quirra. L’ultima deposizione in tribunale da parte dell’ispettore di polizia Sechi, durata sei ore, conferma quanto detto da chi lo ha preceduto. Tra gli ordigni testati, ad esempio, c’erano anche i missili Teseo Mk3, fatti di una lega di tungsteno che con l’impatto col bersaglio provoca frammenti inquinanti. Ai test si aggiungevano poi i brillamenti di munizioni obsolete (bombe, proiettili e testate di missili N IK E), che arrivavano a Perdasdefogu con lunghi convogli militari provenienti dal deposito di Serrenti. Si parla di cifre come 12milioni di cartucce esplose, oltre 18mila bombe a mano e quasi 70mila mine. E ancora una volta si è parlato di missili Milan: “Negli studi veterinari della ASL erano emerse strane concentrazioni di torio nei formaggi -ha raccontato Sechi- e nel sistema di guida dei missili Milan c’è il torio, che veniva rilasciato una volta avvenuto l’impatto”. Una testimonianza accompagnata anche da un lungo elenco, 167 nomi, di persone che hanno gravitato intorno al Poligono e si sono ammalate di malattie tumorali.

Per chiudere il quadro roseo non possiamo che parlare di lavoro e indennizzi, cavallo di battaglia degli strenui difensori dell’occupazione militare della Sardegna e della sua integrazione con la società civile. Secondo la GAZZETTA UFFICIALE, la Sardegna (che detiene il 60% circa di tutto il demanio militare italiano) è la regione che incassa meno, con una differenza enorme nei confronti delle altre. Tali indennizzi (risorse da destinare ai comuni, che le reinvestono in infrastrutture di pubblica utilità) non vengono erogati dal 2010. Quello degli indennizzi non è che l’ennesima beffa perpetuata da un meccanismo atto a generare consenso e assistenzialismo, ma che ultimamente inizia a vacillare. Il nostro obiettivo ultimo non è l’aumento degli indennizzi, né un loro puntuale pagamento. Crediamo che i comuni militarmente occupati da oltre 60 anni, così come i privati che vedono pregiudicate le loro attività (pastori, pescatori) debbano avere riconosciuti tutti i risarcimenti dallo Stato Italiano e dagli altri eserciti occupanti, e non pochi spiccioli per continuare a rimanere gravati dalle servitù e non lavorare!

Chiederemo per l’ennesima volta lo stop delle esercitazioni militari, la chiusura dei poligoni, la bonifica dei territori inquinati, la restituzione al popolo sardo di tutte le aree militari occupate e il pagamento dei risarcimenti per tutti i danni causati e le economie mancate.

 

Ci siamo stancati di sentire le bugie di militari e personaggi compromessi con questo mondo; cogliamo l’occasione per affermare davanti a militari ed istituzioni che rinnoviamo l’impegno di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna nel contrastare le esercitazioni del 2018 fino a quando non calerà neanche più una bomba dai cieli sardi.

A FORAS!

Comitato NO Rigassificatore

No al Rigassificatore la Villaggio Pescatori Giorgino

Oggetto: parere contrario in relazione all’impianto di rigassificazione a Cagliari

Questo documento ha lo scopo di motivare nel merito delle questioni ambientali e di analisi del rischio le ragioni della opposizione totale al progetto di un Terminal GNL nel Porto Canale di Cagliari – Impianto di Rigassificazione e di stoccaggio proposto dalla società Isgas Energit Multiutilities S.p.A.rigassificazione di GNL.

Premesso che:

la Convenzione di (altro…)

Bisogna saper perdere

da quando il circo calcistico mi è diventato indifferente ho evitato senza problemi per qualche decennio anche le vicissitudini della nazionale italiana; ma confesso di aver fatto tifo qualche anno fa, precisamente per l’islanda; ora sono invece infastidito e incattivito, e non per il fatto che l’italia è fuori dai mondiali mentre la svezia ci va, cosa assolutamente sacrosanta, bensì per tutto il casino generale, lo scoramento e l’afflizione che hanno messo insieme le reti unificate, la destra e la sinistra, gli esperti e gli sprovveduti e i ricchi e poveri; e di qui tavecchio e ventura, ancelotti ed helenio herrera e palloni tondi e bisquadri;

bene, penso che qui ci sia un equivoco, cioè il presupposto comune che se da un lato c’è il “vincere” e dall’altro lato il “perdere”, ne deriverebbe per pura logica l’opposizione “saper vincere” contro “saper perdere”; nossignore, tutti sanno fin da bambini che se la prima regola di ogni gioco è, per pura logica, “saper perdere” (senza di che il gioco non sarebbe tale) l’opposizione simmetrica non è affatto “saper vincere”, ma “riuscire a vincere”; quindi la relazione oppositiva corretta è “riuscire a vincere – saper perdere”: o l’una o l’altra, e se non sei capace non devi nemmeno iniziare a partecipare: cioè, fuori dai coglioni;

nel caso attuale pare che non si sia stati in grado di “riuscire a vincere”, cosa che capita una volta su due a tutti quelli che giocano; la fregatura epocale oggi è che l’intera nazione si sta rifiutando accanitamente di “saper perdere”, e questa non è una sconfitta calcistica, è una sconfitta antropologica: è una totale e inappellabile sconfitta di civiltà, fanculo!

Gian Luigi Deiana

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

stop-esercitazioni-14ottobreFermiamo la Joint Stars. Fermiamo la Guerra.

CONCENTRAMENTO 14 OTTOBRE – ORE 15 IN PIAZZA DARSENA – CAGLIARI

 

Nei prossimi giorni il porto di Cagliari sarà invaso da navi e sommergibili militari. Uomini e blindati sbarcheranno sulle nostre coste con l’obiettivo di addestrarsi a un’imminente azione offensiva di guerra. Il nostro porto diventerà un approdo per navi e sommergibili a propulsione nucleare, che sosteranno vicino alle navi passeggeri. Questa massiva presenza militare a Cagliari è dovuta all’inizio della Joint Stars.

Cosa è la JOINT STARS
Comprende quattro esercitazioni che dal 14 al 29 ottobre occuperanno il sud della Sardegna. In particolare il poligono di Teulada vedrà i soldati della NATO e della Forza Marittima Europea esercitarsi per dieci giorni nelle principali forme di combattimento sul mare e dal mare. Esercitazioni di questo tenore non sono, né potranno mai essere, difensive ma bensì palesemente offensive, finalizzate insomma alla guerra.

Per questo A Foras lancia l’appello per una grossa mobilitazione che avverrà il 14 ottobre e si terrà presso il Porto di Cagliari con un concentramento alle ore 15 in Piazza Darsena.

A FORAS

In ricordo di Cherif Bassiouni

basioni_1Il Prof.Cherif  Bassiouni è venuto a mancare lunedì 25 settembre a Chicago, all’età di 79 anni. Con lui la comunità internazionale ha perso il padre del Diritto Penale Internazionale, uno dei principali fautori della creazione della Corte Penale Internazionale e un infaticabile investigatore delle violazioni dei diritti umani, ricordato anche per il suo carisma e la sua umanità.

Queste le parole del suo ultimo intervento in pubblico:
Gli stati non hanno interesse a promulgare il diritto alla conoscenza, promulgare il diritto alla conoscenza non avrebbe permesso agli stati uniti di invadere l’Iraq sotto Saddam perché le informazioni che sono state ricevute e presentate alle Nazioni Unite erano false perciò la questione del diritto alla conoscenza  non è tanto il diritto alla conoscenza di quello che si sa, di quello che è vero, ma di quello che si nasconde, di quello che non è vero e quello che si fabbrica”. Durante il periodo della guerra della Libia vi era un problema politico negli Stati Uniti, se gli Stati Uniti potevano partecipare con la Nato nel bombardare la Libia senza ottenere il permesso del Congresso. Risposta di Obam:  “va bene, non parteciperemo” .
” Si, però tutti i pezzi di ricambio e le bombe degli  aerei della Nato venivano dall’America.
Ma come,  non puoi partecipare e dare tutto questo ?
Qualcuno ne è venuto fuori con l’escamotage di dire: “ va beh, perché non prendiamo i pezzi che non sono più utilizzabili, (ogni pezzo ha un periodo di scadenza e dopo la data di scadenza non vale più,  così lo stesso per le bombe, queste le diamo, non abbiamo bisogno di avere il permesso del Congresso”. E così una gran parte dei bombardamenti della Nato fatto dagli inglesi e dai francesi furono da questi provenienze . Quando io ero presidente della commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sulla Libia abbiamo scoperto una bomba che è andata sbagliata, ha distrutto un appartamento privato, noi abbiamo trovato un pezzo che diceva  “valid until”, cioè valido fino a una data che era di due anni prima. Perciò ovviamente il sistema di puntamento della bomba era inceppato, e quando hanno buttato la bomba con le coordinate per un obiettivo militare questo non ha funzionato ed è andato a finire su un obiettivo privato”
Naturalmente questa e tante altre informazioni, particolarmente per quelle che riguardano il crimine informatico e l’utilizzazione dei droni , ” la conoscenza dell’informazione è non solo su quello che si sa, ma anche su quello che non si sa”

Giorgio Canetto

Jeff Halper presenta il suo libro “La guerra contro il popolo”

jeff HalperIl 26 ottobre l’antropologo israelo-statunitense Jeff Halper sarà in Sardegna per presentare il suo libro “La guerra contro il popolo. Israele, i palestinesi e la pacificazione globale”, lavoro che costituisce un’esplicita denuncia contro la cosiddetta “industria della pacificazione globale”.
La tappa sarda del tour sarà una preziosa occasione per riflettere sulla politica israeliana in tema di sicurezza – che oggi costituisce un modello di riferimento per altre nazioni – e sulle sue implicazioni nella vita di tutti noi.

Traducono Marco Cuccu e Giulia Murru.

L’autore:
Jeff Halper è professore di Antropologia (altro…)

Libia: Macron umilia Governo Gentiloni – di Antonello Boassa

macronL’aggressione della Libia nel 2011 aveva per lìimpero francese almeno tre obiettivi 1) abbattere, secondo la Banca Mondiale, “il più alto tenore di vita in Africa” che faceva registrare “alti indicatori di sviluppo umano”, tra cui l’accesso all’istruzione primaria e secondaria ed un iter assistito a quella universitaria, e allo stesso tempo bloccare la nascita di tre istituti finanziari in Libia, in Nigeria, in Camerun che avrebbero dato vita ad una moneta africana, fondata sull’oro, che avrebbe travolto il Franco africano, moneta circolante nei Paesi francofoni, ma controllata dalla Banca cenrale francese 2) attraverso la distruzione dello stato libico sciamare nel sud, nella regione del Fezzan, dove addestrare bande terroriste per creare caos in Mali e nella repubblic centrafricana, giustificare così l’intervento dell’esercito con conseguente colpo di stato 1* e riappropriarsi di minerali preziosi quali l’uranio 3) strappare all’Italia i privilegi di cui godeva nelle relazioni commerciali e nelle concessioni petrolifere in Libia. Giustamente osserva Alberto Negri, brillante giornalista del Sole24ore ” Forse non è un caso che nel 2011, nella guerra contro Gheddafi, fossero inseriti dai nostri alleati i terminali dell’Eni in Libia tra gli obiettivi da bombardare ( come testimoniano l’ex ministro degli esteri Frattini e il capo di stato maggiore Camporini)”2*. Due alti rappresentanti dello stato italiano complici o silenti sulla distruzione di beni economici italiani! Del resto il grande statista Giorgio Napolitano non profferì”L’Italia aderisce al piano d’intervent della coalizione sotto guida Nato”? Anche il conte Gentiloni, successivamente, a linciaggio avvenuto, sentì l dovere di dire la sua “Gheddafi. Abbatterlo era una cosa sacrosanta”.

Una tragedia immane non solo per la Libia ma per tutta l’Africa che avrebbe avuto grazie alla spinta della Libia una crescita economica e sociale rilevante, il che non sarebbe stata una cosa buona per l’Unione Europea che preferisce un’Africa povera e disperata. Non ci sarebbero ora centinaia di migliaia di disperati costretti a rischiare la vita nel Mediterraneo e a subire umilazioni nei Paesi d’approdo. Ricordo che con Gheddafi lavoravano due milioni di Africani. Spariti dopo l’assassinio del colonnello.
Osserva puntualmente Alberto Negri ” La sconfitta(di Gheddafi) è stata è la più devastante debacle italiana del dopoguerra”3*
Ed io personalmente dico ” non sarebbe giusto allora incriminare per alto tradimento molti dei Papaveri che hanno voluto la guerra a favore della Francia e contro gli interessi italiani?”

Macron, che ora si atteggia a successore di Napoleone4) e non certo di Hollande e di Sarkozy, è intervenuto a gamba tesa contro l’Italia(ma direi anche contro la germanizzata Unione Europea) invitando a Parigi il 25 luglio Al Serray leader fantoccio inventato dall’Onu e dalla UE sotto la protezione del governo italiano( in effetti non controlla pienamente neanche Tripoli, nonostante le bande qaediste armate dall’Italia) e il potente generale Khalifa Haftar che controlla i più ricchi giacimenti (petrolio e gas) e gran parte della Cirenaica (ad eccezione di Misurata e di Derna), riconosciuto da Egitto e Russia 5* e con buoni rapporti ovviamente con la Francia.

Non invitare l’Italia all’incontro con i due leader libici non è solo “uno sgarbo” all’Italia che Macron vuole emarginare dalle succulente risorse della Libia ma a tutta la “comunità internazionale” che aveva indicato l’Italia pro tempore come supervisoreper lo meno della situazione a Tripoli.
Macron vuole invitare i due ad un governo unico( anche l’Onu è interessato a tale soluzione) ponendo però il suo sigillo. Soluzione difficile e Macron lo sa ma vuole evidenziare il suo impegno perché vengano tutelati gli interessi di entrambi i contendenti. Alfano, immediatamente, annusando l’aria, è corso da entrambi. Ma. povera stella, non sarà a Parigi(se non in qualità di osservatore). L’unico che potrebbe partecipare,se lo gradisse, è Donald Trump. Imperatore sì Macron ma non invasato. Mai contro gli States.

E’ difficile pronosticare gli esiti dell’incontro a Parigi.Certo è che Al Serray non si fida di Haftar e del suo esercito. Non dimentica che è stato a suo tempo un gheddafiano e che i gheddafiani hanno risollevato la testa e che molti di loro pensano di poter avere un ruolo politico nella futura Libia con Khalifa Haftar. Il generale,dal canto suo, ha voluto dimostrare fraternità e solidarietà offrendo a Tripoli il petrolio dela Mezzaluna strappato alle tanta bande che ne impedivano estrazione e trasporto. Un gesto intelligente che vuole dimostrare come il generale non voglia che il bene del popolo. Potremmo assistere a elezioni, a un referendum. Haftar è disposto- l’ha detto pubblicamente- a lasciare la divisa militare, a patto che sia lui a diventare il Presidente della Libia. Non gli mancherà l’appoggio interessato di Macron e, forse con il solito ritardo, quando i buoi saranno usciti dalle stalle, anche del governo(!?) italiano(!?)

Unificazione della Libia? Forse con l’aiuto dei gheddafiani (i militanti sono decine di migliaia)?6* Ma la somalizzazione della Libia che era stata tenuta sotto controllo da Gheddafi, è in stato avanzato, particolarmente nel Fezzan…Non so se il futuro
presidente della Libia riuscirà nell’impresa perché i più ostinati avversari di una Libia unita e forte sono molti, avidi, agguerriti e senza scrupoli e sono al di là del mare.
NOTE
1)Tre articoli del sottoscritto ” Mali, Repubblica centrafricana,ricolonizzazzione francese teleguidata dal comando usa Africom in “una parola contro le guerre” 22/27/30 dicembre 2013
2) Alberto Negri “Diplomazia del gas contro le guerre” Il Sole24 ore, 22/7/17
3) Alberto Negri, testo cit.
4) Macron ha voluto visitare la tomba di Napoleone assieme a Donald Trump come a indicare l’antica grandeur della Francia e la volontà di restituire alla Francia i fasti di un tempo, proprio con la sua persona, ora Presidente della Francia ed un giorno Presidente d’Europa con tutti i poteri
5) Senza dimenticare i progetti miliardari d’investimento, in particolare nelle aree portuali e aeroportuali della Cirenaica da parte dell’Impero celeste
6) Vedi in proposito sui gheddafiani e sulle loro divisioni politiche “Tunisie secret” 12/11/16 in “Aurora”

Doddore – di Gian Luigi Deiana

DODDORE
(sciacalli in corsa, per una morte che non muore)

in queste ore è capitato a me come a molti (virtualmente tutti i sardi, in quanto la notizia della morte di doddore meloni è riportata nelle prime pagine) di cercare un punto di equilibrio tra lo sgomento personale e le liquidazioni d’ufficio;

nella condizione della morte lo sgomento è sempre di difficile significato: è dato da una morte che non vuole morire, e che “non deve” morire; quindi per quanto mi riguarda questo sgomento durerà, perché deve durare: e penso che per tutti noi dovrebbe essere così, anche a prescindere dal corpo che ne è stato sopraffatto e dalle strade della sua vita;

nella condizione di una morte come questa le liquidazioni d’ufficio sono sempre d’obbligo e ricopiano sempre un protocollo da obitorio, quello del referto medico e quello del referto giudiziario: la cartella del giudice si chiude con lo stesso secco rumore delle casse refrigerate: è un modo di organizzare le cose, finalizzato essenzialmente a che le cose continuino a essere organizzate così e la chiusura della cassa sia la fine della domanda: perché avete fatto questo?

fin qui ci siamo: ma a che titolo vengono rilasciate dichiarazioni da parte di vacue figure politiche, in genere mezze calzette di espressione pd, sulla vicenda di doddore meloni? che senso ha deviare la questione essenziale (il fatto che sia morto di carcere in soli sessantasei giorni, a sangue freddo e per futili motivi) adducendo rilievi sciocchi sul suo modo di prendere la vita, la società e la politica? che senso ha affermare in una pubblica dichiarazione che gramsci sì era un prigioniero politico, ma doddore meloni no? e se io dicessi che tutta la sardegna è da trecento anni un prigioniero politico, che senso avrebbe disseppellire l’immaginetta di gramsci o chi per lui, da parte di questi qui?

la repubblica italiana è dotata di una costituzione che impegna le sue istituzioni a che ogni soggetto possa disporre di tutti gli strumenti per la libera espressione del suo pensiero: ogni soggetto, non solo gramsci, o mandela o pantani: ogni soggetto, ivi compresi i sardi allorquando si schifano di far parte di uno stato come questo, uno stato che ha il coraggio di tutto, dal fare leggi razziali al non abiurale mai, di tutto meno che di fare il conto dei conti in sospeso;

sarebbe inutile qui fare questo conto, non perché non basti la spazialità della registrazione elettronica, ma perché è del tutto inutile ragionare con asini politici;

qui è necessario partire dalla risoluzione carceraria, e non raramente anche dalla risoluzione omicida, su domande a cui l’asineria politica crede di non dover rispondere mai: ricordate l’asino beppe pisanu, ministro plenipotenziario e teorico del teorema dell’anarco-insurrezionalismo? dove è finito costui e dove è finito il suo teorema? quanta gente e quante famiglie hanno avuto rovinata la vita per questo asino elevato al quadrato?

la politica italiana, come tante altre, è in mano a degli asini; ma gli asini più elevati al quadrato sono gli asini italiani sardi: e beppe pisanu ne è l’esempio più recente; ma che ne dite di cossiga? che ne dite della giostra giudiziaria della vicenda arcadia? che ne dite del caso bellomonte? che ne dite del caso piliu? e se proprio vogliamo uscire di qui, che ne dite di valpreda, di pinelli e viceversa delle stragi di stato e degli assassini di giornalisti e delle archiviazioni dopo anni di vilipendio delle vittime e di menzogne al popolo italiano?

bene, qui inizia il problema delle menzogne al popolo sardo.

Manifestazione del 30 giugno a Cagliari – del Cagliari Social Forum

csfAl Prefetto di Cagliari
  e p. c.
Al  Questore di Cagliari
Al Sindaco di Cagliari
Agli Organi d’Informazione

Oggetto :  Manifestazione del 30 Giugno a Cagliari

Premesso che :
•    È  vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista; XII disposizione transitoria e finale , comma 1 della Costituzione;
•    È reato l’apologia del fascismo ; legge 20 giugno 1952 N° 645, art. 4 , detta anche legge  Scelba;
•    È  reato la discriminazione razziale,  etnica e religiosa; Legge N° 205 25 giugno 1993 art.1, detta anche legge Mancino;
Il Cagliari SocialForum  esprime indignazione per l’autorizzazione  a manifestare il 30 giugno 2017 concessa al Movimento Sociale Sardo.
Dalle frasi riportate nella locandina della manifestazione, dai commenti su Facebook, doveva apparire evidente che la manifestazione avrebbe assunto il carattere che poi ha assunto: un carattere razzista, xenofobo, di odio etnico, nonché di esaltazione del fascismo in aperto contrasto con l’art. 1 della Legge N° 205  del 25 giugno 1993 ( recante materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa) e con l’art. 4 della Legge  N° 645 del 20 giugno 1952 nonché con i Principi fondamentali della Costituzione.
Il Cagliari Socialforum fa inoltre presente che le manifestazione indette, regolarmente comunicate, contro le basi militari , la guerra, la fabbrica di bombe sono state negate e sottoposte a restrizioni intollerabili, tali da vanificare le manifestazioni stesse e mortificare e criminalizzare i partecipanti, con episodi di violenta repressione attraverso  cariche ingiustificabili e mirate.
Vogliamo ricordare la vergogna dei fogli di via e i vari provvedimenti di restrizione della libertà delle persone, allo scopo  di criminalizzare e vanificare la grande manifestazione a Teulada del 2015.
Vogliamo ricordare un sit-in in via Torino, in data 1 Aprile 2016 contro la guerra in Libia e contro le basi, regolarmente comunicata, ma non autorizzata con la ridicola motivazione  dell’intralcio al traffico e alla circolazione.   Per non essere di intralcio al traffico, sono stati transennati, con adeguata e blindata custodia, tutti gli accessi a via Torino con conseguente blocco  di tutto il traffico nelle zone adiacenti.
Questi sono solo alcuni degli innumerevoli esempi. Da sottolineare che in tutti questi casi abbiamo manifestato in “difesa” dei principi costituzionali.   
 Chiediamo sino a che punto possa arrivare la vostra “ discrezionalità” .
Vi chiediamo, infine, quali sono state  le motivazioni che hanno consentito lo svolgimento di una manifestazione che fin dalla sua “adunata” portava i germi del carattere  razzista, xenofobo e fascista in aperto ed evidente contrasto con le leggi e i principi fondamentali della costituzione.
Restiamo in attesa di una risposta.
f.to
Il Cagliarisocialforum.

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