Parla la scuola

Magia bianca e magia nera della prima lettera dell’alfabeto (lezione postuma per l’ultima classe della mia vita) – Gianluigi Deiana

– magia bianca:

la A è una cosa di sembianza perennemente innocente ma di essenza assolutamente misteriosa, anzi misterica e lo è circa il doppio di quanto lo sia la santissima trinità a tutti nota; essa è una trinità divina da un lato e una trinità diabolica dall’altro;

tutti fin da bambini abbiamo avuto a che fare con la A in quanto prima lettera dell’alfabeto; l’alfabeto è oltre ogni dubbio la più strabiliante invenzione umana, ma poiché in quanto tale non esiste in natura esso deve essere comparso in forza di qualche innesco artificiale; bene, poiché la A ne costituisce la chiave fondamentale, capire il segreto della A significa disporre della chiave fondamentale per la comprensione della storia;

‘A’ è l’espressione fonetica indicante il luogo dell’abitare (nella radice indopeuropea ‘Ar’ è il terreno messo a coltura e nella radice semitica ‘A’ è figurativamente la casa; la ‘a’ minuscola, prima grande conquista dei bambini che esordivano col calamaio, è come una casa piccola nella casa grande, una specie di grembo materno); insomma la ‘A’ ovvero la ‘a’, grazie alla rivoluzionaria invenzione fenicia o più probabilmente aramea che chiamiamo alfabeto (un atomo fonetico = un atomo grafico) è in origine la riduzione pittografica di una parola, la casa, e questa è la riduzione lessicale di un concetto, l’abitare: quindi, come dice il vangelo di giovanni, ‘in principio era il concetto’, cioè il concetto dell’abitare; in secondo luogo la cosa dell’abitare, cioè la casa; in terzo luogo il disegno pittografico della casa, ‘A'; qui sta la divina trinità della ‘A’, come concetto, come cosa e come disegno; la riduzione pittografica di altre parole fondamentali condensate nel loro suono iniziale (di qui tutte le lettere dell’alfabeto) ne è la conseguenza applicativa;

è indubbio che ci sono o che sarebbero possibili innumerevoli altri sistemi di scrittura, ma la scrittura alfabetica fondata sulla ‘A’ ha battuto nella storia tutta la concorrenza: infatti noi abbiamo finito per identificare ‘tutta’ la storia con il tempo della scrittura, intesa come la scrittura alfabetica con i suoi genitori più prossimi (il mix cuneiforme-ideografico delle prime civiltà) e con i suoi discendenti più diretti (il mix analogico-digitale della nostra epoca);

qui sta il punto chiave: se prima della ‘A’ c’è stata la preistoria, dopo la ‘A’ ci sarà la post-storia: capire questo è fondamentale: potrebbe andare tutto totalmente male, ma se tutto andasse relativamente bene la post-storia riporterebbe il gioco alla preistoria, esattamente nel senso della nota parabola di kubrick sul computer ‘hal’ cui l’umanità ha consegnato i codici dell’astronave: bene che vada la curva parabolica della storia può chiudersi e il lume dell’intelligenza tornare al suo inizio col fardello di una plurimillenaria e non biodegradabile stupidità; qui finirebbe il tempo magicamente bianco della magica ‘A';

kubrick mette in scena il primo fotogramma della post-storia come assenza di molteplicità: deserto, monolito, embrione: primo fotogramma di una nuova lunga preistoria, la clava.
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– magia nera:

la storia della cultura non ha cristallizzato la ‘A’ nella sua pura funzione grafica, ne ha fatto anzi una parola assolutamente speciale e precisamente la ‘parola’ che indica l’assenza, il non esserci della ‘cosa'; ma il non esserci di questa cosa qui rimanda all’improba pensabilità del non esserci in generale, e quindi del non essere in quanto ‘concetto’, posto che il non essere possa essere pensabile; ecco quindi, in ordine inverso rispetto all’ordine della magia bianca, la trinità di segno-cosa-concetto: ma questa volta si tratta di una trinità diabolica e del suo potere misterico di magia nera;

per entrare nel labirinto diabolico di questa trinità buia dobbiamo dimenticare il carattere meraviglioso della ‘A’ come chiave di tutte le porte del linguaggio, delle cose e dei concetti: essa qui resta sempre una chiave, ma una chiave che gira a vuoto su ogni possibile porta, del linguaggio, delle cose e dei concetti: essa è letteralmente la chiave del vuoto;

nel suo potere di annientamento la ‘A’ indica l’assenza di una necessaria presenza: anonimia, anomia, apatia, abulia, anoressia, asocialità, apolitica, ecc.; qualunque entità possiate sperimentare, comunicare o semplicemente pensare, questa può essere annientata da questa piccola piccola chiavetta della nullificazione; essa può entrare nella testa di un bravo bambino e fargli disegnare la mamma sgozzata, può entrare nella testa di un giovane come tutti e farlo andare alla stazione con uno zainetto pieno di tritolo, può entrare nella testa di una mamma e legarla a una slot machine fino all’ultimo spicciolo dello stipendio; è vero che ciascuna di queste è una eccezione, ma quale realtà viene a comporsi con la somma ora dopo ora crescente di tutte queste eccezioni?

il mondo ha cominciato a prestarsi alla comprensibilità propriamente umana quando questa ha cominciato a coltivare la comprensione razionale, e tra gli strumenti di questa la chiave della distinzione in un mondo molteplice, interessante e vario; ciò avvenne quando molti kubrick dei tempi antichi, il più importante dei quali è secondo me anassimandro, concettualizzarono “l’indefinito”, e lo chiamarono appunto a-peiron: qui inizia la storia vera e propria dell’umanità: la decifrabilità di ogni cosa, la scienza, la politica, il diritto, la morale, il senso di ogni cosa in genere: la chiave della distinzione (altrimenti detta il lume della ragione) è da allora l’attrezzo fondamentale senza il quale nessuna mamma farebbe uscire i figli da casa e senza cui anche la mamma, se mai questa chiave la perdesse, finirebbe per essere cercata attraverso la trasmissione ‘chi l’ha visto';

tuttavia, se resta vero che al principio era il verbo (appunto la chiave della distinzione) prima del principio era l’indefinito e prima di ogni possibile parola o di ogni possibile decifrazione la totale afasia e il totale non senso; se questa era la condizione pre-umana, e specificamente pre-storica, essa incombe sul tempo post-umano o specificamente sul tempo post-storico; peggio, essa incombe non più su un ominide mosso da curiosità e desiderio, ma su un post-uomo il cui sistema biologico è regolato dall’equilibrio metabolico di indifferenza e ottusità; il fantasma dell’ a-peiron da cui ci siamo sganciati con anassimandro, e che abbiamo tenuto abbastanza a lungo nel suo buco nero, torna oggi ad annunciarsi in quella che einstein ritiene la sua modalità più diabolica e onnipotente: la stupidità;

l’astronave corre verso un modello di socialità asociale, di politicità apolitica, di democrazia ademocratica, di esistenza senza rigenerazione, di pace mamma di guerra, di sanità bigpharma, di grafia agrafica, di comunicazione afasica, di egoismo senza individualità, di sofferenza per indifferenti, ecc.: o no?
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((ho scritto questo come saluto per la mia ultima terza liceo che ora è una quinta liceo e va all’esame; ma l’ho scritto su questo argomento perché ieri sera un amico che insegna in una scuola media mi ha mandato copia di un giornalino di scuola, scritto da quella che lui definisce la prima generazione agrafica della storia: mi associo in questa madre di tutte le battaglie: la scrittura è la chiave fondamentale con cui aprire la porta di se stessi; chi non scrive, infatti, nell’ apeiron globale che vedo avanzare, preclude anzitutto l’accesso a se stesso)).

A

Lettera aperta ai genitori sui test INVALSI – Andrea Scano

Una lettera aperta ai genitori dei miei alunni sulla questione “test INVALSI” alle elementari. Ho ricevuto da loro diversi apprezzamenti, sinceri e commossi. E mi ha fatto molto piacere. Ecco la lettera.

Cagliari, 27 aprile 2017

Lettera aperta ai genitori della classe 2a di via del Sole sulla questione “Test INVALSI”

Cari genitori

Scusatemi se rubo dieci minuti del vostro tempo, ma ritengo doveroso, visto il rapporto di fiducia che esiste con voi, darvi qualche spiegazione. Infatti a breve si svolgeranno, nelle classi seconde e quinte, le cosiddette “prove di valutazione nazionale INVALSI”.
Personalmente ho sempre espresso forte contrarietà verso tali prove.

Tengo a sottolineare che non sono contrario alla valutazione del lavoro in genere, alle indagini, alle statistiche.
E, mi preme sottolinearlo, credo che i vostri figli siano adeguatamente preparati ed in grado di superare agevolmente anche tali test.

Ritengo però che questo tipo di test sia (perdonatemi l’espressione) una vera buffonata.
Ma questa buffonata rischia di diventare pericolosa per i bambini, per noi insegnanti e per la qualità della scuola.
Ci sarebbe moltissimo da dire sulla valutazione e sui test in generale.
Valutare è, in genere, difficile. Questo vale per il lavoro in una struttura pubblica, in un’azienda, in un ospedale…
Ma ancor di più, valutare i risultati di una azione educativa è difficilissimo.
Mille variabili entrano in gioco.

Non si tratta solo di valutare l’apprendimento di regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria.
Se ci dovessimo accontentare di questi apprendimenti, il compito del valutatore sarebbe relativamente semplice.
Ma regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria, pur essendo cose importantissime, costituiscono solo una minima parte del processo educativo.
Pensate solo ad attività come la biblioteca di classe, il giardinaggio, le recite, le conversazioni ordinate in cerchio, i giochi di gruppo, il canto, la danza, le attività manuali (così importanti soprattutto nei primi anni di scuola), le attività espressive in genere e quelle volte a formare il senso civico.
Pensate ai giochi linguistici, alle poesie, agli indovinelli, a tutte quelle attività che tendono a stimolare il pensiero creativo e divergente. E con esso la possibilità di costruire delle intelligenze elastiche, flessibili, capaci di “leggere il mondo” e di rapportarsi con gli altri.
Credete veramente che sia possibile misurare l’esito di tutto ciò con dei semplici quiz a risposta multipla, simili a quelli che vengono proposti durante certe trasmissioni televisive?
Mettendo le crocette sulle caselle di “giusto – sbagliato”?
Non scherziamo…
Quanto è “denso” e ricco di significati un solo minuto di lezione, un solo minuto di interazione tra un insegnante ed i bambini! Quale strumento sofisticato servirà per osservare l’intrecciarsi degli sguardi, coglierne l’intensità, rilevare i comportamenti non verbali? E poi l’intonazione, il ritmo, le pause nei discorsi…
Tutto ciò è fondamentale, non accessorio, nell’azione educativa. Ma non viene preso in considerazione nei quiz INVALSI.

Il rischio enorme di questo tipo di prove (INVALSI e simili) è che esse si propongono come “oggettive” e “scientificamente strutturate”, quando sono in realtà dogmatiche, parziali, lacunose. Lontane mille miglia dal lavoro quotidiano degli insegnanti e degli alunni. Studiate a tavolino da presunti “esperti”, senza ascolto delle osservazioni degli insegnanti. Senza feedback.
Hanno la pretesa di misurare un “tutto”, ma misurano (con molte imperfezioni) solo una parte.

Con questi test dell’INVALSI alcuni avrebbero la pretesa di esprimere valutazioni sugli insegnanti e sugli istituti scolastici. Niente di male in tutto ciò se il meccanismo valutativo avesse un minimo di serietà!
Io ritengo invece che non si stia facendo sul serio.
Il problema è che con uno strumento rozzo e semplificato si tenta di valutare una realtà delicata e complessa. Con segaccio e martello si tenterà di eseguire una delicata operazione chirurgica.
Ma la cosa più incredibile è che questi test vengono spacciati come uno strumento per migliorare la qualità della scuola, mentre negli ultimi decenni la scuola stessa ha subito pesanti tagli ai finanziamenti.

Per far camminare bene la macchina – scuola, la prima banale operazione da svolgere sarebbe quella di gonfiare le ruote e mettere un po’ di benzina. Sorge il dubbio che non lo si voglia fare. E che si voglia illudere la gente, nascondendo i problemi veri con qualche operazione di “maquillage” esterno.

Ho anche la forte preoccupazione che tutto ciò porterà ad un ulteriore impoverimento della scuola e del ruolo degli insegnanti: non più maestri, non più educatori ma semplici “addestratori”, utili soltanto per trasmettere in modo meccanico le poche nozioni necessarie per superare i test.

Provo a rendere l’idea con un esempio. I vostri figli svolgono spesso attività di osservazione in giardino e di cura di piccole piantine nel nostro “orto”. E’ sempre interessante e, allo stesso tempo, commovente, vedere i bambini che si impegnano a lavorare la terra, a seminare, ad innaffiare le giovani piantine, ad osservarle quotidianamente per vederle crescere. Io credo che in queste attività siano coinvolti moltissimi aspetti educativi. Certo, si impara anche un po’ di botanica, ma questo mi sembra un aspetto marginale.
Perché i bambini in realtà imparano a curare la vita, imparano ad amare le piante, il verde, la natura. Apprendono a lavorare, osservando meravigliati lo sviluppo di qualcosa di vivo. Intuiscono l’importanza di salvaguardare l’ambiente del nostro pianeta. Colgono nessi, relazioni. Imparano a collaborare per uno scopo comune. Queste esperienze sono formidabili per sviluppare competenze di tipo aritmetico e geometrico. Si pongono le basi per la comprensione del metodo scientifico… e l’elenco potrebbe continuare.

Ora però mi chiedo: cosa accadrebbe se qualcuno volesse valutare questa attività con un test del tipo “INVALSI”?
Facilmente si potrebbero porre alcuni quiz sulla forma delle piante o sulle funzioni di radici – tronco – foglie.
Gli alunni di una classe che non hanno mai fatto attività di giardinaggio ma hanno solo studiato banalmente e velocemente su alcune schede, potrebbero rispondere ai quiz altrettanto bene o forse anche meglio di come lo farebbero i vostri figli. Ma avrebbero imparato meno di un millesimo rispetto a quanto hanno potuto imparare i vostri figli!
Ecco perché continuo ad essere contrario con tutte le mie forze a questo tipo di test: perché essi ci stanno portando ad un impoverimento della azione educativa. Tanti insegnanti, purtroppo, già da oggi trascurano sempre più un’azione educativa seria e completa e dedicano sempre più tempo all’addestramento ai quiz.
Io sono preoccupato ed amareggiato per questa deriva della scuola, deriva che intendo combattere con tutti i mezzi leciti a disposizione.

Vi comunico sin d’ora, quindi, che il giorno 3 maggio (prima giornata delle prove INVALSI) sarò in sciopero per protestare contro lo svolgimento delle prove (previste per i giorni 3 e 5 maggio).
So che in diverse scuole comitati di genitori si sono organizzati per non mandare i figli a scuola il giorno 5.

Vi ringrazio per aver pazientemente letto queste mie opinioni.

Vi saluto cordialmente e, se ne avete voglia, conservate questa lettera tra i ricordi di scuola elementare dei vostri figli: quando diventeranno genitori potranno controllare essi stessi se, nel frattempo, certe “strategie elaborate dagli esperti” saranno servite veramente a migliorare la qualità della scuola italiana oppure no.

Un cordiale saluto

Andrea Scano

Lettera a Gramellini – Antonella Piras

Signor Gramellini, di solito non prendo in considerazione i suoi comizi propagandistici, perché non seguo i programmi televisivi in cui è presente e non leggo i suoi articoli sulla stampa. Mi capita, come stavolta, di trovarmi i suoi post nelle pagine dei variegati gruppi fb di docenti . Questo articolo mi ha incuriosito perché speravo di trovarvi una riflessione e un ripensamento su uno degli aspetti più deleteri della 107, ammesso che questa truffa della buona scuola abbia degli aspetti che non lo siano.
La speranza però, come tutte le speranze, è vana. Lei prende uno dei decimigliaia di casi di Alternanza scuola-lavoro considerandolo una aberrazione rispetto alla norma, per affermare che da noi, in Italia, le cose buone vengano trasformate in spazzatura e, come al solito, superficialmente, non tiene in considerazione neanche la sua amata statistica, che da sola, la porterebbe alla conclusione che questa riforma è un orrore.
L’ASL altro non è che educazione al lavoro precario e non retribuito, sottrazione del diritto all’apprendimento e al libero insegnamento, perché la sottrazione di 400 o 200 ore di didattica o di studio autonomo, a seconda che venga svolta in orario scolastico o extrascolastico, è la negazione di un diritto, ancora costituzionale.
L’educazione e l’istruzione sono sempre più esternalizzate a soggetti terzi che non hanno né le competenze né il ruolo di insegnare alcunché. Mi spiega cosa può insegnare il tutor del Mcdonald’s se non la schiavitù del lavoro, in un’azienda che produce cibo spazzatura?
Cosa possono insegnare gli onnipresenti poliziotti, carabinieri, militari , se non l’obbedienza e la sottomissione a saperi gerarchizzati?
A lei tutto ciò potrà sembrare idealmente bello e buono se ben applicato e controllato, ma non mi venga a raccontare che questa è scuola.
La scuola è anche ozio, ozio nel senso della riflessione, del pensiero libero di meditare sui contenuti della conoscenza. Senza questo principio lei non potrebbe fare ciò che fa, cioè fare le sue riflessioni e renderle pubbliche e condivise, A MENO CHE NON DICHIARI DI APPARTENERE AD UNA CASTA DI PENSATORI CHE NULLA HA A CHE FARE CON UN MASSA IGNORANTE E SCHIAVA DA SORVEGLIARE E PUNIRE.

il Mobbing e Bossing scolastico – Massimo Locci

stressCari Amici, con l’occasione , per complimentarmi per la giornata di studio , confronto dei giorni scorsi al marconi sulla 107,  Tutti gli interventi sono stati pregni , formativi , informativi.

In questa mail , volevo suggerire e proporre in quanto lo trovo coerente con le nostre battaglie,  esprimere se possibile ufficialmente Come Cobas sardegna e/o  Cobas Nazionale  vicinanza ed  un documento di solidarietà per il Caso di Adriano Fontani , amico collega di scuola primaria e presidente del Comitato Nazionale contro il Mobbing ed il Bossing Scolastico di cui faccio parte .

E’ stato licenziato  il 31 ottobre, parliamo di una caso che è l’esempio di quanto sta accadendo nelle scuole e zittire in questo modo un collega ed anche presidente del Comitato Mobbing ovviamente ha una valenza particolare . Lotta da 12 anni e “finalmente” sono riusciti a silurarlo con il licenziamento senza preavviso .

Vorrei proporre un documento di Solidarietà al “significativo” sciopero Nazionale indetto dal  Sindacato Saese per il 12 Dicembre 2016 che nel suo piccolo tenta di affronatare problemi di questa natura e gravità . Penso che sia la prima volta che nella scuola venga indetto uno sciopero  nazionale con questa motivazione.

Questa è L’ultima intervista di alcuni giorni fà , probabilmente ne parleranno in altre trasmissioni ( CartaBianca ) di Bianca Berlinguer , la redazione mi comunicato che ha intenzione di toccare l’argomento , forse Rai news e c’è un interesse delle Iene , comunque Adriano sta cercando di avere la possibilità di far emergere il problema in una vetrina Nazionale .

Penso e propongo se possa anche essere argomento  per “Formazione Obbligatoria” seppur in maniera piu’ allargata legato alla 81/08 , dunque alla tutela della salute . al Benessere nella Scuola e Stress Lavoro Correlato .

Altre interviste in questi anni le potete trovare in rete semplicemente mettendo il Nome di Adriano Fontani.

Alternanza Scuola Lavoro – Laura Parisi

 ASL: Alternanza scuola lavoro.

Questo anno gli studenti che faranno la ASL saranno il doppio dello scorso a.s..
Per onestà intellettuale e realismo si dovrebbe ammettere che sarà ancora più difficile trovare aziende capaci di garantire qualità, sicurezza e adeguata preparazione in linea al percorso di studi.
Infatti non ci sono aziende nel territorio legate alla specificità del corso di studi delle scuole né le condizioni che  consentano di organizzare percorsi di ASL per far conseguire a tutti gli alunni  pari e uguali competenze lavorative ( per questioni di orario infatti vengono portate classi intere nelle aziende per assistere passivamente , di fatto, al lavoro o gli studenti si cimentano per breve tempo a turno nella attività lavorativa proposta).
In particolare nei licei, scuole nate per una formazione aperta a più sbocchi lavorativi e di studio, risulta difficile capire quale possa essere il beneficio che gli studenti possano trarre dalla ASL e dove farla .
L’unico dato certo è che a questi studenti liceali vengono sottratte 200 ore di “diritto allo studio” che viene sostituito con il  “lavoro”.
Non diversamente però, accade anche agli studenti dei professionali che anche quando trovano una azienda dello specifico corso di studi non hanno le garanzie necessarie a svolgere la ASL, nè a tutti gli studenti sarà garantito lo spazio per acquisire competenze.
Inoltre gli studenti sono costretti a fare la ASL per accumulare le ore rese obbligatorie per sostenere l ‘esame di stato: in pratica un ricatto.
Infatti molti di loro, intervistati, preferirebbero dedicarsi ad altre attività scelte liberamente .
Inoltre la ASL (che sarà  tema dell’esame di stato) esaltando la centralità del lavoro si pone in opposizione alla cultura, dando la falsa percezione agli studenti e genitori di un futuro lavorativo.
I punti critici:
1)    Le aziende che accettano di accogliere studenti hanno cospicui finanziamenti dal MIUR (è dell’altro giorno il finanziamento di 100 milioni per Federmeccanica) invece non ci sono fondi per costruire o ristrutturare scuole dignitose (tanto per fare un esempio, Liceo Artistico, IPSS Pertini e ITC Martini non possono svolgere regolarmente le lezioni perché privi di sede) e né per aggiornare gli stipendi dei lavoratori della scuola,
2)    Le ore  sottratte all’attività curricolare di fatto andranno ad aumentare la dispersione scolastica a danno degli studenti dei settori socialmente deboli per i quali peraltro è già pronto il progetto di legge di conseguimento del diploma in azienda anziché a scuola (ricorda l’avviamento al lavoro professionale…),
3)    Le attività di ASL non favoriranno le assunzioni ma si limiteranno ad assicurare costantemente il ricambio di una manodopera mansueta e dequalificata (ricattata per il conseguimento del mote ore per l’esame di stato) a costo zero per le imprese (si veda la Fiat a Maranello che assumeva gli studenti migliori dopo il diploma mentre ora non ne assume più perché ha sempre a disposizione giovani volenterosi di imparare),
4)    Lo stesso concetto di servizio pubblico viene distorto: non più presidio in grado di rispondere ai bisogni (educativi) di tutti – dentro e oltre l’orario scolastico –, bensì strumento ad uso e consumo del privato, sostenuto però dai soldi pubblici e delle famiglie,
5)    La ASL è anche un potente strumento di classe e discriminatorio perché consente ai genitori professionisti di certificare le attività dei propri figli (che poi concorrono alla valutazione dell’esame di stato!),
6)    Le assicurazioni nei luoghi di lavoro degli studenti non vengono perlopiù mai fatte (è previsto l’obbligo di un’assicurazione INAIL per tutte le attività di alternanza) nè il corso sulla sicurezza a carico dell’ente ospitante,
7)    Gli studenti svolgono un servizio gratuito che altrimenti andrebbe fatto da lavoratori che dovrebbero essere pagati sottraendo così posti di lavoro in una situazione così grave come quella attuale..

La ASL è stata utilizzata come potente strumento di propaganda governativa per coprire di fatto la precarizzazione dei lavoratori presenti e futuri e la dequalificazione dell’istruzione pubblica voluta a livello mondiale.
E’ necessario non accettare passivamente tutte le iniziative che apparentemente sembrano garantire innovazione e miglioramento della scuola e della formazione degli studenti.
Se si pretendesse soltanto che  le imprese che accettano di ospitare l’alternanza dessero garanzie di qualità della preparazione e dell’ambiente di lavoro e se si  rispettasse la normativa sulla sicurezza, la ASL non si potrebbe fare.

In occasione degli incontri con i genitori , dei colloqui , del CdC informiamo i genitori.

laura

.. Sul premio ai meritevoli – Silvia Martelli

Ciao a tutte/i,
l’occasione per salutarvi e augurarvi un sereno anno di lavoro è il ritrovarmi inserita nella lista degli insegnanti meritevoli del bonus in denaro.

Come alcune/i di voi sanno, non ho compilato il questionario redatto dal comitato di valutazione e nel mese di luglio ho inviato una dichiarazione al DS di non disponibilità alla valutazione docente (che vi allego), in coerenza con le posizioni che ho sempre assunto nei confronti della legge 107. Insieme con me altre/i colleghe/i
hanno fatto lo stesso.
Il dirigente ha ritenuto di non dover prendere in considerazione la mia dichiarazione e ha invece proceduto secondo una logica meramente burocratica, ma fortemente politica.
Se anche nelle intenzioni del DS, per come l’ho conosciuto, credo di poter ravvisare una ricerca di equità e correttezza, senza alcun intento provocatorio, nella pratica io sento e vivo questa sua decisione come una mancanza di rispetto e come un atto politico fortemente significativo. Perché al mio gesto di tirarmi fuori dalla logica perversa di condizionare il riconoscimento del mio valore di insegnante e, quindi, di subordinare la mia libertà di insegnamento a una gratifica in denaro (che vista la consistenza, ribadisco, si configura come una misera mancetta), lui ha risposto con una decisione che di fatto mi pone in una posizione paradossale: mi ha coinvolta, mi ha tirata dentro e, qualunque cosa faccia io ora, sono dentro. Ha voluto rendermi complice.
Faccio parte degli insegnanti meritevoli. Ma questo lo sapevo già. Non avevo certo bisogno del gesto che dall’alto mi investisse di un riconoscimento magnanimo, per saperlo. Ogni giorno nel mio lavoro vengo valutata da alunne/i e genitori ed è solo il loro riconoscimento che ha valore per me nella scuola pubblica. Non viviamo ancora in un
principato (anche se i sintomi ci sono tutti), lavoro per diritto non per magnanimità e per diritto percepisco uno stipendio: anche in questo sta la democrazia e la libertà. Nel diritto, non nella discrezionalità, nella libertà non nella subordinazione del lavoro a un premio in danaro.
Quando quasi tutte/i noi abbiamo partecipato massicciamente alle proteste contro la legge 107, lo dicevamo: il bonus per i meritevoli ci avrebbe diviso, avrebbe creato una gerarchia tra buoni e cattivi, avrebbe sollecitato la competizione sgomitante piuttosto che la cooperazione, avrebbe alimentato rivalità e rancori. Ma poi è andata
così, come qualcuna ha detto “La legge è legge” e supinamente accettiamo. Il diritto è diventato discrezionalità, senza più certezza.

Quella lista di meritevoli, che per quel che vedo e sento nelle scuole sembra più essere una lista di proscrizione per chi non c’è, è una lista che non dice la verità. Anche se redatta nel rispetto burocratico delle forme, non dice la verità nella sostanza: io so, e lo sappiamo tutte/i, che in quella lista non ci sono tanti/e altri/e insegnanti bravi/e;
io so, e lo sappiamo tutte/i, che quella lista non incide di una virgola sui problemi della scuola, sulla qualità dellascuola.

Quello che si pensava, volendo entrare a far parte del comitato di valutazione, è svanito in un fiato di vento, ripiegato in sé. Il risultato è che il malcontento aumenterà, la frustrazione della maggioranza crescerà, la divisione tra docenti si consoliderà, e il gioco al massacro della scuola pubblica si concretizzerà definitivamente.
Sono arrabbiata, perché la decisione del DS mi mette nell’angolo e qualunque iniziativa potrò prendere, io in quella lista ci sono. Ma non ne sarò complice. E, anche se di poco valore e incisività concreta, questa mia lettera è la stigmatizzazione di una decisione presa su di me contro la mia volontà. Rispettoso sarebbe stato attenersi a quella volontà.

Qualunque cosa si potrà dire in difesa della decisione del DS,  questa non toglierà l’evidenza che nella sua discrezionalità c’era la possibilità di rispettare la mia volontà.
Tra l’altro, rilevo un’assoluta mancanza di trasparenza in questa brutta faccenda: non sono stati pubblicati i criteri di valutazione, nè è stata pubblicata la lista dei docenti meritevoli, nè il premio in denaro.

La pubblica amministrazione (ah, nomen omen) è invece tenuta a pubblicare all’albo tutti i premi ottenuti dai dipendenti a vario titolo, per garantire il massimo della trasparenza. La privacy non c’entra nulla e non averlo fatto implicitamente sottintende l’indicibilità della cosa.
E’ vero, infatti, è indicibile.

Ancora un augurio di buon lavoro.
Silvia
Per conoscenza questa mail è inviata anche al DS

Conferenza sulla scuola – Cagliari

Associazione Riprendiamoci la Sardegna

INCONTRO – DIBATTITO

Martedì 27 settembre 2016 – ore 20,00

Sala conferenze della pizzeria “La Brace” (ex “il cielo”)

Quartiere del Sole – via del Pozzetto, 9 – Cagliari

Legge 107 – la Buona Scuola

problemi per la scuola e i docenti sardi

relatori:     Bianca Locci

Andrea Degiorgi

Modera     Marcello Palimodde

 

il fertily day – di Marcella Raiola

Sul fertility day la reazione generale, almeno sui social network, è stata politicamente matura a più livelli, e questo mi ha confortato molto. Uomini e donne hanno rivendicato il diritto a mantenere la genitorialità nella sfera privata, il diritto a scegliere se diventare madri e padri, condannando il volgare invito fascista a non lasciar “scadere” il corpo senza dare una baionetta alla patria, il sacrosanto diritto a essere considerati soggetti titolari di diritti anche senza figli. Le donne hanno ravvisato nell’invito a sentirsi in obbligo di figliare un’insultante riduzione della donna a contenitore, volta ad azzerare ogni conquista del Femminismo, ma hanno rimandato al mittente la stucchevole e offensiva iniziativa del ministro anche allargando la prospettiva e invocando quelle coperture e tutele economiche, sindacali e sociali che consentono alle donne lavoratrici di altri paesi europei di pianificare e affrontare la/le gravidanze con una serenità qui impensabile. Ancora: in molti/e, (anche io tra questi), dal momento che stiamo nelle terre “dei fuochi”, abbiamo denunciato l’ipocrisia e la protervia di un messaggio che lascia intendere che i figli non si fanno per “edonismo”, quando tutti gli studi medici dimostrano che l’avvelenamento dei nostri territori ha determinato l’abbassamento drammatico del livello di fertilità di uomini e donne sottoposti, da decenni, a un bombardamento chimico quotidiano. Una complessità di analisi, mista a raggiunta consapevolezza dei propri diritti e dei valori democratici e paritetici, che allarga il cuore e che ha portato alla chiusura della pagina del sito ministeriale… Ora, stavo pensando che quando hanno tirato fuori la consultazione online sul primo testo della Buona Scuola non si è avuta la stessa complessità di analisi né lo stesso sdegnoso rigetto, e stavo pensando che ciò è accaduto non perché non siamo capaci di analisi complesse e di reazione, ma perché su certi argomenti non abbiamo ancora ragionato in termini sistemici e politici. Se la sensibilità comune e corrente, sulla Scuola, fosse stata al livello di quella maturata sulla genitorialità, il sito che presentava il “prodotto” Scuola-azienda avrebbe chiuso per scorno. Che fare, dunque? Lavorare, lavorare, lavorare, nelle scuole, nelle piazze, sui canali di comunicazione ancora non controllati del tutto, per conseguire insieme questo alto grado di cittadinanza-vigilanza che, espresso e praticato a largo raggio, diventa antidoto contro ogni fascismo.

Né valigie, né franchigie: tutti uniti contro la malascuola! – di Marcella Raiola

Comunicato congiunto sul caos generato dalla Legge 107) Mercoledì 3 agosto 2016

Appena un mese fa, sono state consegnate alla Corte di Cassazione le 530.000 firme, raccolte con strenuo e lodevole impegno per lo più da docenti costituitisi in piccoli comitati in tutta Italia, necessarie a chiedere un referendum per abrogare la Legge 107, imposta a colpi di fiducia da un esecutivo privo di mandato popolare e sordo ad ogni protesta.
I Cobas Napoli, il Coordinamento Precari Scuola di Napoli e i Docenti in lotta per i Referendum Sociali hanno lucidamente prospettato e poi sistematicamente contrastato, negli anni, l’impatto deleterio della cosiddetta “Buona Scuola”, ispirata a quell’ideologia iperliberista che pretende di azzerare ogni autonomia di giudizio e di pensiero in nome di un’autonomia intesa come mera autosufficienza economica e “produttiva” di ciascuna scuola-azienda, in ossequio al diktat arrogante del Mercato e della competitività, cui sono di ostacolo i diritti tutelati dalla Costituzione.
Già il caotico e drammatico anno scolastico appena concluso ha mostrato i contraccolpi della legge su docenti e studenti: arbitrio dirigenziale e minacce di ritorsione; laceranti conflitti per l’assegnazione del bonus; attuazione maldestra e risibile dell’alternanza Scuola-lavoro, con notevole e riprovevole impoverimento didattico. Sul fronte del reclutamento, poi, si è registrato il fallimento totale del cosiddetto “potenziamento” (demansionamento, in realtà!), con docenti umiliati e utilizzati spregiudicatamente come “tappabuchi a tempo pieno”.
Il ministro e il governo continuano a negare la portata della tragedia immane che stanno determinando con la loro incompetenza e protervia. In questi giorni, a seguito dell’avvio forzato delle procedure di mobilità straordinaria, si stanno scatenando accese proteste per gli innumerevoli errori compiuti dal famigerato algoritmo; molti dei neoimmessi che, ricattati e messi alle strette, hanno sottoscritto il patto di “immissione in ruolo condizionata” proposto dal governo Renzi, scenderanno domani in piazza, a Napoli, per chiedere trasparenza e un decreto-legge che consenta loro di evitare o rinviare ancora il trasferimento, dopo la deroga ottenuta per quest’anno scolastico.
Al loro fianco ci saranno, prevedibilmente, quei sindacati e quelle formazioni che, da sempre compiacenti ed acquiescenti rispetto alle politiche scolastiche dei governi di “nominati”, hanno prefigurato o promesso un impossibile “rientro facile” a migliaia di mobilitati.  Riteniamo inconcepibile e pericoloso che si avanzino istanze particolaristiche e verosimilmente lesive dei diritti e delle legittime aspettative di altri insegnanti, quali, ad esempio, quelli che non hanno potuto o voluto inoltrare la domanda di assunzione da cui è nato l’attuale marasma.  Condanniamo duramente l’irresponsabile atteggiamento di tutte le formazioni sindacali che brigano per ottenere dilazioni e contentini a vantaggio dell’una e a detrimento dell’altra “fascia” di docenti. La 107, infatti, ha reso tutti parimenti flessibili e fungibili, precarizzando anche gli stabili ed escludendo dalle dovute immissioni migliaia di precari.
Per questo, invitiamo le lavoratrici e i lavoratori della Scuola a riflettere ad ampio raggio sulla guerra fratricida che è stata dolosamente innescata e che sta dilaniando la categoria, nonché sul peggioramento delle condizioni di lavoro e sulle restrizioni degli spazi di libertà e democrazia che la 107 implica, azzerando carriere, discriminando su base economica gli studenti e riducendo l’insegnamento ad addestramento monocorde ed eterodiretto.
Ora che i nodi stanno venendo al pettine, dobbiamo continuare a credere e a pensare che il “si salvi chi può” non sia una soluzione praticabile né degna della Scuola pubblica italiana.  Occorre che ci mobilitiamo finalmente in modo unitario e fermo su una piattaforma di rivendicazioni radicali e di alto profilo, che contempli l’indispensabile ritiro dei tagli Gelmini, l’abrogazione della devastante Legge 107 e il blocco immediato dell’incostituzionale “chiamata diretta”, nella consapevolezza che solo la compattezza e il rifiuto della delega potranno mettere fine al calvario della categoria, stremata tanto dagli oltraggi ministeriali quanto dalle interessate e congiunturali strumentalizzazioni da parte di forze complici e colluse con lo sfascio programmato della Scuola pubblica.
I Cobas Napoli
Il Coordinamento Precari Scuola Napoli
I Docenti in lotta per i Referendum Sociali (Napoli)

Adesioni:

Psp, Partigiani della Scuola Pubblica

Cobas Scuola Umbria
Movimento Scuola Pubblica
Docenti autorganizzati di Terni

Gli ITP Sardi si organizzano e stilano il primo documento

panda-itpGli esuberi storici e il potenziamento

Il problema degli esuberi, nella provincia di Cagliari, ha una storia ultra-decennale. In particolare la tabella C, che raccoglie gli insegnanti tecnico pratici di laboratorio della scuola secondaria di secondo grado, paga lo scotto delle ultime riforme, dalla Gelmini in poi, che hanno visto ridurre, in spregio ad uno sbandierato potenziamento della didattica laboratoriale, le ore di lezione di laboratorio nei diversi indirizzi degli istituti tecnici, degli istituti professionali e persino dei licei scientifici tecnologici, con la istituzionalizzazione dei medesimi in licei delle scienze applicate. Gli insegnanti appartenenti a queste classi di concorso, tutti titolari di contratto a tempo indeterminato, vincitori di concorso e quindi di ruolo, per usare un termine ormai obsoleto, hanno visto progressivamente diminuire le proprie ore di lezione e così perdere la titolarità nelle scuole nelle quali hanno lavorato per anni con dedizione ed impegno, costringendoli a transitare in quel limbo per anni denominato “dotazione organica provinciale”, obbligandoli anno dopo anno, a fare domanda di utilizzazione per poter essere assegnati ad una scuola di servizio, ed essere utilizzati in materie affini e, in parte o anche totalmente, a disposizione dei dirigenti per coprire le sostituzioni dei colleghi assenti. Questo problema e questo disagio che ha coinvolto in Sardegna decine di insegnanti per anni, è stato affrontato all’Ufficio Scolastico Territoriale della provincia di Cagliari quest’anno, con un decreto relativo ad operazioni di mobilità, leggi trasferimenti, utilizzando in modo inaspettato una risorsa non convenzionale: l’istituzione di cattedre di potenziamento, in difformità dalla destinazione originale per la quale queste cattedre erano state concepite. Il decreto citato, firmato dal direttore dell’ufficio scolastico territoriale per la provincia di Cagliari il 26 luglio scorso, consentiva il trasferimento su cattedre di potenziamento degli insegnanti in esubero, in una modalità non equa, concentrando questa operazione su alcune classi di concorso, ignorando pressoché totalmente le altre. Per quale motivo si è fatta una scelta così diseguale, e discriminatoria per alcune classi di concorso e gli insegnanti ad esse appartenenti, rispetto ad altre? La risposta sta nel fatto che i motivi che hanno generato questa operazione di aggressione verso il problema degli esuberi, non deriva dalla volontà di porre fine a questo annoso problema, ma la necessità di poter operare delle nuove immissioni in ruolo di docenti in classi di concorso che risultavano essere in esubero. Da qui deriva questa difforme applicazione di questa soluzione, una novità che indubbiamente permette di aprire uno spiraglio al problema degli esuberi, ma che è stato usato maldestramente, generando iniquità. Ma se questa è stata la scelta per poter risolvere la questione esuberi, per quale motivo in questa operazione sono state assegnate anche cattedre di potenziamento a classi di concorso non in esubero della tabella A? Perché sono stati fatti passaggi di cattedre dal sostegno al potenziamento? Se l’utilizzo delle cattedre di potenziamento può essere la soluzione che permette di eliminare il problema degli esuberi, perché non utilizzarlo in maniera equa e razionale in tutte le classi di concorso in cui questa situazione gravosa permane? E infine, perché questa politica di assorbimento degli esuberi non ha portato analoghi comportamenti da parte degli altri uffici scolastici territoriali della Sardegna, come Sassari, Oristano e Nuoro? Gli insegnanti tecnico pratici della Sardegna, mossi da questi interrogativi, e dalla manifesta ingiustizia insita nelle operazioni di mobilità operate o non operate affatto dalle istituzioni preposte, si stanno organizzando al fine di tutelare i propri diritti e quelli della categoria.

Sardegna, 28/07/2016
a nome del coordinamento ITP SARDEGNA

La “buona scuola” e le sue storture – di Claudia Atzori

Anche se siamo una categoria oramai disprezzata dai più perché non lavoriamo per tre mesi all’anno (falso) e comunque abbiamo lo stipendio fisso, vi invito sinceramente a leggere questo documento per avere un’idea del caos che regna al momento nella scuola pubblica, la cui salvaguardia, non mi stancherò mai di ripeterlo, non risponde tanto agli interessi privati dei professori, quanto al dovere di preservare un bene pubblico e primario per tutti. Vi chiedo quindi, se siete d’accordo nel contenuto di quanto abbiamo scritto, di far circolare quanto più possibile il documento. Anche chi è poco esperto di scuola può trarne beneficio, per capire qual è il modus operandi  di chi ci governa.

1. Il problema originario e la sua soluzione creativa.
All’origine dei problemi che stanno creando il caos nella scuola pubblica, nella vita di molti docenti e del personale amministrativo, sta il fatto di aver approvato la Legge 107 del 2015 (La buona scuola) primariamente per fini politici. L’errore fondamentale è stato quello di aver costruito un piano assunzionale creando posti fittizi, in base alle domande di assunzione prodotte dai docenti, senza aver calcolato preventivamente le effettive disponibilità delle scuole. A partire da questa scelta, è stata elaborata una procedura di assunzione farraginosa e iniqua, che sta portando una condizione originaria di ingiustizia ad avere un effetto domino che pare oramai incontrollabile.
Tutto è iniziato sotto la spada di Damocle della Corte Europea, che ha di fatto imposto l’assunzione dei precari storici con almeno tre anni di servizio.
La legge 107/2015 ha poi introdotto una novità assoluta: tutti i neo-immessi in ruolo con il piano straordinario di reclutamento non avranno più una titolarità di sede, ma saranno assegnati periodicamente a determinati ambiti territoriali e saranno assunti dai dirigenti scolastici, sulla base di criteri in via di definizione in questi giorni. In pratica saranno docenti di serie b, rispetto ai docenti “anziani” immessi in ruolo prima del piano di reclutamento o nelle prime fasi, chiamate 0 e A) del piano di assunzione. Il primo elemento da sottolineare è che si è creata una innovazione con una discriminazione assoluta.
A partire dalla cancellazione della titolarità di sede, la legge ha, in secondo luogo, previsto di condizionare l’assunzione all’accettazione di una qualsiasi sede sul territorio nazionale: una condizione che appare punitiva, se si pensa che almeno la metà dei precari storici è costituita da persone ultraquarantenni, e molti ultracinquantenni, con legami familiari e sociali ben radicati, e soprattutto se si considera che un trasferimento è comunque oneroso dal punto di vista economico, visto il  guadagno piuttosto modesto dato dal lavoro di insegnante.
Il piano assunzionale ha quindi “costretto” i docenti a fare domanda di assunzione poiché il messaggio, nemmeno troppo velato, da parte del governo, dipingeva un futuro di assoluta incertezza per chi fosse rimasto nelle graduatorie ad esaurimento (Gae) e non avesse prodotto domanda di assunzione. Così si è venuta a creare una situazione paradossale per cui i docenti inseriti nei posti più favorevoli in graduatoria, e che con le supplenze annuali riuscivano a lavorare da anni nella propria provincia, si sono visti attribuire, dal sistema informatico del Ministero, una sede spesso lontano da casa, mentre quelli indietro in graduatoria, non trovando posto da altre parti, sono stati nominati, seppur momentaneamente, nella propria provincia: il primo famoso temuto esodo di massa dell’estate scorsa è stato solo temporaneamente e solo parzialmente bloccato dal meccanismo del differimento (ideato in itinere solo per tamponare la palese ingiustizia subita dai docenti con maggior punteggio costretti a partire) secondo cui chi aveva già accettato una supplenza nella propria provincia a settembre 2015 ha potuto differire al primo luglio o primo settembre 2016 la presa di servizio nella scuola assegnata nell’ambito dell’intero territorio.

2. La fase c) e l’introduzione di un nuovo criterio: svuotare le graduatorie
Nella cosiddetta fase c) del piano di assunzioni, il criterio per il quale è stato creato il piano di reclutamento straordinario è stato quello di svuotare le graduatorie. Questo nuovo criterio ha fatto sì che siano state immesse/i in ruolo non solo docenti con una ragguardevole anzianità di servizio, ma anche persone che avevano acquisito l’abilitazione all’insegnamento ed erano quindi inserite all’interno delle Gae, pur non avendo mai insegnato.
Quello che è successo in questa seconda fase è che, per assumere i nuovi docenti e fare propaganda politica (assumendo anche chi non aveva ancora diritto a rivendicare un posto di lavoro come docente) si sono creati posti fittizi, chiamati eufemisticamente “posti di organico di potenziamento”, preposti, purtroppo spesso solo sulla carta, a migliorare il piano dell’offerta formativa delle scuole. I posti disponibili sono stati creati in base alle domande prodotte: in provincia di Cagliari, a novembre, sono stati dati dagli uffici scolastici 21 posti semplicemente perché 21 erano le domande prodotte dai docenti che hanno deciso di partecipare al piano  straordinario di assunzione.
Formalmente si è chiesto alle scuole di indicare quali docenti sarebbero stati utili per potenziare tale offerta formativa, ma poi gli Uffici scolastici, su indicazione del Ministero, hanno badato unicamente a svuotare le graduatorie, senza tenere in considerazione le necessità degli organici, né le richieste delle scuole.
Una follia amministrativa per cui si sono mandati nelle scuole docenti di materie che non erano neppure previste in quel corso di studi. Alle scuole è stato chiesto di stilare un elenco delle materie che avrebbero voluto potenziare per migliorare il piano dell’offerta formativa; tuttavia, a queste scuole non sono stati assegnati primariamente gli insegnanti delle materie richieste, ma docenti soprannumerari di altre materie. Ad esempio, alcuni licei hanno chiesto il potenziamento della Filosofia e della storia e hanno avuto insegnanti di lettere perché c’erano soprannumerari di lettere da sistemare. Il miglioramento della didattica non ha evidentemente contato. Quindi noi oggi abbiamo scuole che, su richiesta del ministero, hanno scelto e indicato di potenziare alcune materie, non hanno tuttavia visto soddisfare le proprie richieste e molti di quei docenti di cui avrebbero bisogno sono sovrannumerari nazionali che non si sa che fine faranno.
Questa procedura ha creato quindi due effetti paradossali. In primo luogo ha creato una situazione abnorme nel rapporto tra docenti assunti e posti in organico: si pensi a Discipline giuridiche ed economiche (A019), dove c’erano già, prima delle immissioni in ruolo 32 docenti soprannumerari, ossia privi di posto in Sardegna. Sono stati immessi in ruolo altri 39 docenti, portando così l’esubero a 71 docenti, a fronte di 83 docenti titolari di cattedra: in sintesi a novembre c’erano 154 docenti per 83 posti. Appare impossibile pensare ad un piano razionale di utilizzazione di questi docenti. Molti dovranno essere impiegati o in supplenze o in altri compiti.
Dall’altra, l’utilizzazione dei docenti di cui non c’era bisogno, è stata molto problematica, e ha fatto irritare gli stessi dirigenti, che hanno dovuto comunque provvedere ad affidare loro compiti dotati di senso, con lo spirito di chi in casa propria chiamasse un falegname per rifare porte e finestre e si vedesse arrivare un meccanico di automobili, senza possedere la macchina.

3. Le ulteriori distorsioni e le incoerenze: le trasformazioni dell’organico in corso d’opera.
A queste prime distorsioni se ne è aggiunta una terza, di cui ora rischiamo di vedere gli effetti più gravi: ci si è accorti, in itinere, che prima di dare un posto ai neo-immessi in ruolo con la mobilità straordinaria (mobilità obbligatoria per tutti i neo-immessi e quest’anno chiamata straordinaria per il coinvolgimento di tutte le categorie di docenti), si doveva dare una titolarità ai docenti soprannumerari da anni, che nella sola Sardegna erano 506 nelle scuole superiori (irrisorio il numero negli altri gradi di istruzione). Il ministero, cioè, una volta creati i posti fittizi non li ha bloccati per i neo-immessi ma li ha usati per sistemare i docenti delle graduatorie più affollate.
Così all’atto della determinazione dell’organico in alcune provincie come Cagliari, ma non altre (Nuoro e Oristano) una buona parte dei posti di organico di potenziamento autorizzati a novembre per le immissioni in ruolo è stata ceduta alle classi di concorso in esubero, in modo da poter sistemare i docenti soprannumerari. Operazione non prevista dalla Legge 107/2015 (La Buona scuola), fatta in fretta e con discriminazioni non comprensibili: si sono sistemati i docenti in esubero di Discipline giuridiche ed economiche (A019), di Economia aziendale (A017), di Italiano e Latino (A051), ma non gli insegnanti tecnico pratici di laboratorio, così essenziali nei corsi professionali e nei tecnici industriali (mandati in esubero dai tagli operati con il riordino Gelmini). Questo modo di procedere è apparso improntato a criteri poco chiari e soprattutto non univoci.
Nella pratica, tutti i posti di potenziamento, inizialmente creati ad hoc per le immissioni in ruolo, sono stati resi disponibili nella mobilità straordinaria: cioè tutti i docenti, anche a quelli già di ruolo da tempo e non solo ai neoassunti, hanno potuto aspirare ad ottenere quei posti. Il risultato è stato che i posti di potenziamento creati per le immissioni in ruolo sono stati presi da altri colleghi più anziani: tanti colleghi di ruolo, da anni immobilizzati per mancanza di posti su cui spostarsi, hanno legittimamente colto l’occasione per trasferirsi di cattedra (da sostegno a materia, da una disciplina ad un’altra, da un grado di scuola all’altro) andando a coprire parte di quei posti che, senza nessun criterio serio, erano stati assegnati a novembre dagli USP (uffici scolastici provinciali) per i docenti neoassunti. E altri posti saranno presi tra breve, con la mobilità interprovinciale, perché tanti colleghi nominati fuori provincia, faranno domanda per rientrare a casa.
Stando all’esempio della classe di concorso A037, Filosofia e storia, dopo la mobilità dei docenti di ruolo, cioè dopo i vari trasferimenti comunali e provinciali (ma prima dei trasferimenti interprovinciali), dei 21 posti creati ad hoc a novembre per la provincia di Cagliari, ne sono rimasti 8: alcuni sono stati coperti dalla mobilità dei docenti di ruolo e altri assegnati ad altre classi di concorso in esubero, perché questa infatti era la priorità stabilita dal ministero. In realtà le stesse indicazioni ministeriali, affidate a informali slide di power point non erano chiare e univoche, se è vero che i diversi Uffici scolastici provinciali hanno operato in modo assolutamente contrastante: A Nuoro e Oristano la distribuzione autorizzata a novembre non è stata praticamente modificata.
Si è creato così un altro paradosso: sono stati sistemati i vecchi soprannumerari storici ma ne sono stati creati altri, i neo-assunti; in Sardegna ci saranno minimo 20 docenti soprannumerari di Filosofia e storia, in Italia circa 200, circa 1000 di Discipline giuridiche ed economiche.
Qual è la logica di tutto questo? Dove andranno queste persone? La legge dice che i soprannumerari nazionali verranno utilizzati per il primo anno nella prima provincia scelta, quello che accadrà in seguito non è dato saperlo. Qual è il senso di entrare di ruolo in una provincia in modo fittizio? Come si possono stabilire migliaia di immissioni in ruolo senza prima fare un calcolo dei posti effettivamente disponibili?
Volendo fare propaganda politica, il governo ha assunto svuotando le graduatorie, cioè assumendo docenti esperti in situazione di precariato da anni e insieme persone ignare di scuola che erano inserite nelle Graduatorie ad esaurimento da tempo ma che, essendosi poi dedicate ad altro, non potevano reclamare nessun diritto ad avere un posto nella scuola e che invece, con loro stupore, si sono trovate assunte tempo indeterminato. Ma il ministero non ha provveduto a salvaguardare il diritto ad un posto di lavoro vicino a casa a chi aveva faticosamente scalato la graduatoria, e che da anni lavorava nella propria provincia di residenza, mentre chi è soprannumerario rischia di essere utilizzato sotto casa.

4. Le scelte al buio
E’ oramai prassi che nella scuola i docenti debbano scegliere al buio, senza dati certi. Solo l’ultimo episodio: a fine maggio è scaduta la domanda di mobilità, che per legge i neoassunti devono presentare, ma la disponibilità dei posti effettivi disponibili è stata data un mese dopo e, rispetto ai posti che erano stati indicati a novembre, il loro numero si è notevolmente ridotto, per i motivi che abbiamo spiegato. Facendo l’esempio di Filosofia e storia, dei 21 posti di potenziamento che l’USP  Cagliari aveva assegnato alla provincia a novembre, ne sono rimasti 8. Chi ha la doppia abilitazione sostegno-materia, avrebbe potuto fare una scelta più consapevole, se questi dati fossero stati resi noti prima.

5. I criteri della mobilità
I criteri della mobilità straordinaria sono in patente contrasto con i criteri del merito, sbandierati dal governo e introdotti all’atto dell’assunzione delle scuole. Se i criteri di mobilità si ispirassero al merito, valore di cui si fa forte questo governo, anche l’assegnazione agli ambiti avrebbe dovuto seguire tale criterio. Invece l’assegnazione su ambiti territoriali, con mobilità nazionale, viene fatta secondo i vecchi criteri della mobilità, che non sono nemmeno coerenti con i criteri il punteggio che si aveva in graduatoria ad esaurimento. Secondo questi vecchi criteri che regolamentano la mobilità, ogni figlio “vale” 3 o 4 punti, un dottorato ne vale 5, solo per fare un esempio. Il fatto di essere genitori, non impedisce di essere intellettualmente onesti: quale equità è ravvisabile nel dare un punteggio ad ogni figlio? Siamo d’accordo sul fatto che i minori vadano tutelati ma non sembra coerente con il merito assegnare un punteggio per ciascun figlio. Si preferisce così avallare il paradosso per cui chi ha più esperienza di insegnamento ma è sterile, oppure chi decide liberamente di non riprodursi, può essere scavalcato da un numero imprecisato di genitori. Dove sta il merito in tutto ciò?

6. Mancanza di trasparenza
I docenti entrati in ruolo nelle fasi b) e c) si sentono ostaggio dell’algoritmo con cui il cervello del ministero elabora tutti i dati. In tutta la procedura c’è un’assoluta mancanza di trasparenza. Non  è stato possibile prendere visione delle graduatorie, perché il Ministero non le ha mai prodotte, e perciò neppure verificare la propria posizione ed eventuali superamenti illegittimi. Coloro che hanno chiesto e ottenuto l’accesso agli atti hanno constatato con assoluta certezza che il Ministero ha immesso in ruolo sulla base di un elenco di aspiranti, ma senza l’indicazione del punteggio. Non è stato e non è tuttora possibile valutare la correttezza procedurale seguita. Di ciò abbiamo prova inconfutabile. A coloro che hanno insistito nella richiesta di accesso il Ministero ha risposto che non può mostrare il punteggio perché non esiste un atto amministrativo che lo indichi: come è avvenuta allora l’assegnazione alle sedi in fase b)? E come avverrà l’assegnazione agli ambiti nella prossima mobilità in scadenza? Temiamo che seguirà la stessa sorte delle procedure di assunzione della fase b, perché il meccanismo è simile e la procedura è ancora più complicata.

7. I problemi della tempistica
Poiché i docenti neoassunti con le fasi b) e c) saranno titolari su un ambito territoriale, questa assegnazione sarà fatta a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico; per la secondaria superiore si conosceranno i trasferimenti su ambito territoriale solo il 13 agosto: il che significa che si avranno solo due settimane di tempo per organizzare un eventuale trasferimento in un’altra città. Noi docenti sardi rischiamo addirittura di non poter prendere servizio vista la criticità della situazione trasporti. Senza contare che le segreterie dovranno anche gestire la chiamata diretta dei Dirigenti, sulla cui modalità i criteri sono ancora in via di definizione in questi giorni.

8. Falle del sistema
Sono stati denunciati vari errori commessi dagli Uffici scolastici provinciali durante le fasi di mobilità, errori denunciati da colleghi attenti. Ciò è indicativo del fatto che la procedura, pensata e continuamente “aggiustata” o addirittura peggiorata in itinere, è talmente complessa che si espone a numerosissimi errori, causando  situazioni illegittime. E’ altamente probabile che non tutte vengano sanate. Il problema è che si è voluta fare una riforma in modo frettoloso al solo scopo di fare propaganda politica. Gli uffici scolastici territoriali lavorano alla giornata, seguendo le indicazioni orali, senza un quadro orientativo sul domani, e spesso, troppo spesso, senza nemmeno circolari. La situazione pare decisamente sfuggita di mano.
Per rendersi conto di come la procedura venga elaborata in itinere, con tutte le storture che ne seguono e gli effetti negativi sulle persone, si pensi a come sono state gestite le assunzioni in ruolo l’estate scorsa. A tutti i docenti, col fine di sanare temporaneamente l’ingiustizia subita da coloro che, pur essendo collocati nei posti più alti in graduatoria, sono passati di ruolo in altre regioni, è stata data l’opportunità di prorogare la supplenza annuale, per chi l’aveva, al 30 giugno e di posticipare così la partenza. Per questo il governo ha potuto dire che il realtà in pochi erano partiti. Ma si trattava di una soluzione provvisoria perché il grande esodo ci sarà ora, salvo nuove misure al momento non note. E’ vero che chi ha scelto di fare domanda ha messo in conto la possibilità di partire ma le condizioni di questa accettazione vengono continuamente modificate senza nessuna trasparenza mentre i posti resi disponibili per i neoassunti spariscono in corso d’opera. Queste persone hanno partecipato alla mobilità nazionale, qualcuna forse riuscirà a tornare nella sua regione, qualcun’altra no. In tutti i casi, nell’era digitale, questi docenti sono dovuti andare in un’altra regione per apporre una semplice firma di presa di servizio, cosa che avrebbero potuto fare in qualsiasi scuola della propria città, in una scuola in cui non lavoreranno! Perché? Perché alcune regioni, come la Toscana, hanno prorogato i contratti per evitare che si dovesse partire solo per firmare la presa di servizio, mentre altre, come la Sardegna, è rimasta sorda di fronte a questa vergogna?
In ultimo, le pratiche burocratiche si scontrano contro le rigidità dei sistemi informatici, che sono stati elaborati senza contemplare le situazioni nuove che si sono create in queste procedure creative. Per esempio, molti docenti della secondaria superiore hanno preso servizio dal primo luglio fino al primo settembre in una scuola primaria, solo per espletare gli obblighi burocratici, ma il sistema per il caricamento della presa di servizio non è pronto per l’incongruenza che si crea tra la scuola primaria che non può caricare un contratto per un docente della secondaria. Ci saranno quindi anche parecchi colleghi che non riusciranno a percepire lo stipendio finché il sistema non sarà modificato.

9. Misure possibili
Innanzitutto questa situazione ci fa capire ancora di più l’urgenza di una legge regionale sull’istruzione che da una parte eviti che la qualità della didattica venga sacrificata alla logica della propaganda politica, e che, dall’altra, tuteli i docenti sardi. Col piano di reclutamento il ministero ha di fatto imposto ai docenti di accettare qualsiasi sede a livello nazionale, trasformando una graduatoria provinciale in un elenco da cui attingere per coprire posti vacanti su tutto il territorio nazionale, creando danni enormi non solo, ma data la specificità isolana, in particolare ai sardi. Molti di questi docenti sono soprannumerari nazionali, per cui non vale nel loro caso neppure il discorso secondo cui è giusto che vadano a lavorare dove il lavoro c’è; sul loro destino nulla si sa al momento.
Occorre pensare ad una scuola che sia in funzione del territorio, delle sue esigenze, e della necessità di tenere in contatto la nostra Isola con il variegato mondo globale. Occorre pensare ad una formazione continua del corpo docente, rendere attraente questo mestiere, e non odioso.
Occorre creare istituti di formazione permanente valorizzando le competenze delle scuole, individuando docenti capaci e disponibili a introdurre i giovani a questo lavoro.
Occorre garantire che i giovani capaci, finita l’Università possano avere anche la scuola come sbocco lavorativo, prima di buttare al vento anni di formazione scolastica e universitaria che è costosa per le istituzioni e faticosa per chi la compie.
Occorre tutelare la libertà di insegnamento messa in crisi dal sistema servile introdotto dalla Legge 107/2015, con l’uso strumentale dell’idea del merito da valorizzare, propagandata più che realmente perseguita.
Si può provare ad agire anche sulle situazioni contingenti assurde: per esempio il futuro dei soprannumerari nazionali dopo il secondo anno di ruolo o sulla tempistica delle prossime scadenze (assegnazioni provvisorie e utilizzazioni), in modo che non si facciano ancora una volta al buio. Potrebbe essere un primo passo.
Occorre creare un legame stabile tra istituzioni e docenti che operano nella scuola e sono consapevoli dei suoi problemi, non delegare questo compito ai soli dirigenti, spesso risucchiati, anche loro malgrado, dalle problematiche imposte loro da una burocrazia sempre più pressante e cogente.
Fino a quando sarà possibile, ci appare non solo un diritto, ma anche un dovere, mostrare quali sono le premesse, i significati impliciti e le conseguenze pratiche di questa pessima legge, che ha creato una pura follia amministrativa che non contempla la qualità della didattica, il merito, il rispetto per le persone e che invece dà conto dell’incompetenza di chi ci governa che può farsi forza del silenzio della pubblica critica semplicemente perché i cittadini non hanno tempo e modo di occuparsi di tutti i problemi specifici dei vari ambiti sociali.

Cagliari, 21 luglio 2016              Claudia Atzori neo immessa in ruolo nel 2015

Andrea Degiorgi immesso in ruolo nel 1984

Questi ultimi giorni di confusione – di Marcella Raiola

Sono giorni di confusione e di trepidazione, questi, per la Scuola, e in particolare per i precari, costretti, contro ogni logica, a produrre una “domanda di assunzione” che stravolge le regole di un gioco che li ha visti, finora, sempre perdenti, nonostante le speranze accese dalla sentenza della Corte Europea (26/11/2014), che ha condannato l’Italia per abuso di iterazione di contratto a t.d.
3 ore fa
Sono giorni di confusione, rabbia e trepidazione, questi, per la Scuola, e in particolare per i precari, costretti, contro ogni logica e malamente guidati da una serie infinita di farraginose “FAQ” emanate dal ministero fino all’ultimo giorno utile per la presentazione, a produrre una “domanda di assunzione” che stravolge le regole di un gioco che li ha visti, finora, sempre perdenti, nonostante le speranze accese dalla sentenza della Corte Europea (26/11/2014), che ha condannato l’Italia per abusiva iterazione di contratto a t.d.

La Legge 107, anzi, emanata a colpi di fiducia e “ghigliottinando” gli emendamenti delle opposizioni, trasforma il requisito indicato dall’Europa per far scattare la stabilizzazione, cioè i 36 mesi di servizio prestato, in un fattore di esclusione dal lavoro. A decorrere dal 2016, infatti, i precari che cumuleranno 36 mesi di servizio perderanno ogni diritto ad essere “ingaggiati” (dai presidi)!

La stampa ha montato uno specioso e stucchevole caso sull’uso del termine “deportazione”, che i precari hanno utilizzato, ovviamente con chiaro intento polemico e considerando i numeri del trasferimento di massa organizzato dal governo, per denunciare l’assurda richiesta di elencare, nella “domanda” suddetta, ben 100 città in cui essere trasferiti dal capriccio di un “algoritmo” i cui criteri di assegnazione dei docenti da assumere nelle Fasi B e C non sono ancora chiari.

L’indignazione moralistica di lettori e telespettatori a digiuno di informazioni sui meccanismi del reclutamento scolastico e condizionati dall’abbinamento malizioso delle notizie sulla protesta dei precari a quelle sulla sorte dolorosa dei disgraziati operai sfruttati dai “caporali”, ha ferito ulteriormente i docenti in lotta, insegnanti che hanno alle spalle anche 15 anni di precariato e di attesa in graduatorie provinciali, che si vedono ora gettati in una graduatoria nazionale creata artatamente da un piano di assunzioni basato sulla mobilità selvaggia e sul demansionamento. In Fase “C”, infatti, i docenti non verranno assunti su una cattedra e neppure sulla loro classe di concorso, ma come personale “tappabuchi” e “jolly” (il famoso organico “funzionale”) chiamato a  svolgere funzioni che sarà il dirigente a decidere.

I docenti sardi si sono distinti per la costanza e la forza della protesta, attivando il gruppo “No trolley” e richiamando l’attenzione del paese sull’iniquità di una procedura che proietta migliaia e migliaia di docenti all’altro capo del paese, costringendoli ad abbandonare le famiglie e a sostenere il carico di nuove peregrinazioni, di spese insostenibili e di incognite professionali, considerato che l’incarico ricoperto sarà solo triennale.
A tutto ciò si aggiunge anche l’obbligo, per i “docenti migranti”, di presentare ulteriore domanda di trasferimento obbligatorio entro marzo 2016, per chiedere l’assegnazione ad una scuola inserita nell’ambito territoriale che comprenderà la nuova provincia di “deportazione”
Certamente, un reclutamento su base nazionale attuato con queste modalità non garantisce continuità né qualità alla didattica, frustra umanamente e professionalmente i docenti, penalizza le donne, che al Sud costituiscono il “welfare” dello Stato spesso assente, depaupera il Sud di risorse preziose, specie se si considera che molti docenti hanno maturato esperienze importanti lavorando nelle scuole “di frontiera”, esperienze che andrebbero completamente dissipate, crea sperequazione di trattamento tra precari, dal momento che, rispetto a quelli delle prime Fasi, la 0 e la A, i lavoratori delle Fasi seguenti vengono declassati e spediti lontano dalle loro regioni e sedi.
La partita della Scuola non si è chiusa con l’approvazione forzata della controriforma di Renzi e Giannini. Con il fallimento sostanziale del fantomatico “piano di assunzioni” iniziano ad emergere le criticità della “Buona Scuola” e si inizia a capire che il progetto di ristrutturazione in senso privatistico e aziendalistico della Scuola non “efficientizza” il sistema, ma lo degrada in nome del risparmio e in ragione della necessità di educare gli insegnanti a considerarsi pedine fungibili e fragili nelle mani di onnipotenti dirigenti.
La prima risposta a questo modello inaccettabile di Scuola e di relazione lavorativa verrà elaborata a Bologna, il 6 settembre prossimo, quando si inizierà a discutere del Referendum abrogativo e delle azioni da orchestrare per resistere collegialmente alle nuove direttive.

Marcella Raiola

Dopo la trasmissione di Agorà – di Marcella Raiola

Giudizi sulle persone di cui non si conosce la storia e la vita non dovrebbero mai essere espressi. Dopo tre minuti, in una trasmissione, qualcuno che non capisce niente di scuola, graduatorie, assunzioni e precariato, ha ritenuto di potersi permettere di classificarmi come una lavativa che non vuole fare un tubo o una sporca comunista che vuole solo destabilizzare il sistema a spese di chi del lavoro non può fare a meno. Bene.
Adesso che, però, vi siete tolti la soddisfazione crassa e vile di dirmi il liberatorio, classico e qualunquistico: “va’ a lavorare!”, senza sapere niente di me, della mia estrazione sociale, della mia vita professionale, dei miei studi, dei viaggi in Vesuviana dormendo su un piede solo alle 6 del mattino, dei miei splendidi alunni/e, tutti splendidi, da quelli torcibudella a quelli più entusiasti del mio metodo, delle mie nottate, del lavoro non-stop a casa, tra correzioni, studio, preparazione test, ricerche e aiutini per tesine d’esame, del mobbing etc. etc., ragioniamo a mente lucida sui FATTI e sugli ATTI di questo governo. Ci state?
Bene. Allora: io ho dei precari che lavorano da 15 anni a Sassari e sono in una graduatoria di merito per titoli e servizio. Ho dei posti da attribuire, a tempo indeterminato, a Sassari. Qual è la procedura più lineare e ovvia? Secondo me è questa: trasformo tutte le cattedre ballerine che posso in posti fissi e chiamo dalle graduatorie, iniziando dal primo aspirante… giusto?
Il governo, invece, ha ragionato così: faccio fare una domanda ai precari aspiranti al posto a Sassari, prevedendo che, tra cento città, indichino Sassari in cima alla loro lista. Faccio fare poi la stessa domanda a migliaia e migliaia di persone che lavorano, da precarie, in tutte le altre regioni del paese, col rischio che decine di persone con più punti dei primi aspiranti di Sassari chiedano di andare a Sassari, e poi assicuro ai candidati sassaresi che, nell’attribuzione dei posti, cercherò di venire loro incontro sistemando i sassaresi a Sassari: dov’è la convenienza? Qual è la ratio?
La ratio, secondo me – e non è “ideologia”, ma tentativo valido di spiegazione di questa follia – è quella che porta all’obiettivo politico di “rieducare il lavoratore”, impartendogli, in modo “pratico”, la seguente lezione: “Tu non hai DIRITTO al posto di lavoro in ragione di regole, principi e procedure in cui pure hai creduto fino alla tua (mezza) età. Il tuo destino dipende da me, dal padrone dello Stato, servo dei padroni del denaro. La tua sopravvivenza e la tua dignità non derivano da precetti filosofici, religiosi, civici, etici e morali, ma dall’obbedienza che presterai a me e all’ideale padronale che io devo e voglio radicare”.
Se quelli che mi dicono: “Va’ a lavorare!”, poi, hanno un’altra spiegazione… sarò felice di accoglierla e discuterla.

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