Parla la scuola

COMUNICATO DELL’ASSEMBLEA CITTADINA IN SOLIDARIETÀ CON LAVINIA FLAVIA CASSARO

L’ASSEMBLEA CITTADINA IN SOLIDARIETÀ CON LAVINIA FLAVIA CASSARO TENUTASI IL GIORNO 9 MARZO
SU INIZIATIVA DI:
COBAS SCUOLA, USB, CAGLIARI SOCIAL FORUM, COLLETTIVO FURIA ROSSA, COORDINAMENTO ANTIFASCISTA CAGLIARI, LA CIRCOLA, ASCE SARDEGNA
ha approvato all’unanimità il seguente comunicato:
*L’assemblea esprime la propria solidarietà alla giovane insegnante Lavinia Flavia Cassaro e contemporaneamente stigmatizza il linciaggio mediatico cui lei è stata sottoposta.
*I partecipanti all’assemblea sono testimoni diretti o indiretti del carattere sempre più repressivo e violento che le forze di polizia svolgono contro ogni manifestazione di dissenso e/o antifascista.
*Riteniamo che libertà di manifestare significhi anche libertà di gridare il proprio disprezzo per i metodi brutali con i quali viene repressa ogni forma di dissenso, ogni forma di opposizione al nascente fascio-leghismo.
*Pensiamo che questo linciaggio non sia frutto del caso, né un caso isolato, ma un prodotto di una ben orchestrata campagna di odio tesa a smantellare quel che rimane dello stato sociale, i diritti degli ultimi, i valori dell’antirazzismo insiti nella vigente costituzione.
*Lavinia diventa così, per la stampa, per l’opinione pubblica in generale alla quale viene additata, un simbolo di odio, mentre la reale violenza si abbatte su tutti noi quando il dissenso e la libertà di manifestare diventano reati di opinione.
*Chiediamo che venga revocata la sospensione del lavoro per Lavinia perché pensiamo che un simile provvedimento sia spropositato rispetto ad una frase decontestualizzata dall’ambito in cui è stata gridata.
*Giudichiamo questo provvedimento ancora più grave pensando che a breve verrà approvato un nuovo codice disciplinare che è da accostare al codice Rocco.
*Stiamo con Lavinia perché antifascisti, perché riteniamo sia un dovere manifestare contro tutte le forme di fascismo, perché rifiutiamo la logica di uno stato forte con i deboli e debole con i forti.
*Stiamo con Lavinia e chiediamo il reintegro sul suo posto di lavoro.
Cagliari 9.03.18

APPELLO DI SOLIDARIETA’ PER LA CATTIVA MAESTRA

ASSEMBLEA PUBBLICA – Venerdì 9 MARZO 2018 – ore 17

Jester Club – via Roma 257 Cagliari

 

Lavinia Flavia Cassaro, la maestra processata, condannata e linciata mediaticamente è una di noi . Una donna che grida la sua rabbia contro chi le impedisce violentemente di manifestare

l’antifascismo, contro chi le spara addosso gli idranti per difendere i fascisti di Casapound.

Perciò subisce la gogna mediatica da parte di rappresentanti delle istituzioni, politici e sedicenti addetti all’ informazione che incitano la magistratura dai microfoni delle tv e dai social alla condanna penale e al licenziamento.

Noi lanciamo un appello: 

perché Lavinia torni al suo posto di lavoro ;

perché è nostro diritto e dovere manifestare contro il fascismo,

perché il nostro dissenso non sia oggetto di violenta repressione

perché non siamo disposte e disposti a scambiare il lavoro con la schiavitù, perciò consideriamo sacri il tempo e i gli spazi fuori dal luogo di lavoro, contro chi vuole militarizzare la nostra vita

attraverso il ricatto di codici di comportamento fascisti .

Coordinamento insegnanti antifascisti

 

Vista l’importanza dell’argomento e del grave momento che vive la scuola, vi preghiamo di partecipare numerose/i e di informare dell’iniziativa 

Lettera sulla scuola di un maestro elementare appassionato, ex iscritto PD

Ho la fortuna di essere un maestro felice che crede nel proprio lavoro e che lo svolge quotidianamente con piacere.
Tuttavia non ho il paraocchi e il panorama che vedo tutti i giorni osservando la scuola italiana è desolante.
Le politiche portate avanti dai governi degli ultimi vent’anni l’hanno resa sempre più debole e fragile e stanno minando la buona volontà dei più tenaci e appassionati tra gli insegnanti. Gli anni passati sono stato iscritto al Partito Democratico, dando corpo insieme a milioni di persone ad un sogno di rinnovamento del paese e della scuola.
Ma oggi la mia coscienza di insegnante e di cittadino mi impone di fare un passo indietro: non condivido nulla della visione sottesa alla legge della cosiddetta “Buona Scuola” renziana.
Non condivido nulla della visione che ritiene di dover applicare logiche tipicamente aziendali al mondo della scuola.
Ritengo che le politiche scolastiche attuate negli ultimi decenni non abbiano niente (o quasi niente) in comune con un pensiero che si voglia definire “di sinistra” o “progressista”.
E alla stessa maniera la pensano tantissimi insegnanti dell’area culturale del centrosinistra.
Insegnanti che sono oggi
delusi rispetto ai partiti che avrebbero dovuto rappresentarli.
Nella mia aula, con i miei alunni, ho la fortuna di sentirmi ancora soddisfatto e motivato. Ma non posso fare a meno di denunciare tanto degrado che vedo intorno a me.
I casi di insegnanti aggrediti fisicamente da alunni maleducati o da genitori prepotenti ed iperprotettivi non sono più casi rari, ma rappresentano la punta di un iceberg: l’iceberg della squalifica continua della scuola pubblica e del suo operato.
La squalifica del senso profondo della parola “educazione”.
Non credo che tutto ciò sia avvenuto per caso: la responsabilità è anche e soprattutto politica.
Con questo non voglio dire che dentro la scuola “prima andava tutto bene com’era”.
Voglio dire che c’era e c’è una sete di riforme diverse da quelle che abbiamo visto attuate sinora.
Riforme che segnino una
differenza netta, chiara, percepibile con le politiche del centrodestra.
Basta con la stupidaggine delle scuole in competizione tra loro. Basta con la stupidaggine degli insegnanti in competizione tra loro.
Non dico solo che questa logica è immorale: dico che questa logica NON FUNZIONA.
Non funziona nello stesso modo in cui non funzionerebbe un’automobile con le ruote quadrate e il freno a mano tirato.
Questa logica non serve certo a migliorare le scuole o la didattica: serve solo a far diventare anche le scuole delle squallide città – mercato, obbligate ad occuparsi in maniera spasmodica della vetrina e delle apparenze nel tentativo di guadagnare nuovi clienti – studenti.
La scuola – azienda deve cercare di “vendersi” facendo soprattutto “immagine”, insomma facendo soprattutto tanta, tanta gazzosa.
Con buona pace della qualità della didattica, che sembra non interessare più nessuno.
Con buona pace degli insegnanti seri ed appassionati.
Con buona pace delle migliori pratiche educative.
E’ ora di dire basta all’idea balzana del “preside manager” (che talvolta si trasforma in “preside sceriffo”) che dovrebbe (povera Italia!) valutare competenza e capacità degli insegnanti della propria scuola.
Ma avete un’idea, avete una vaga idea della preparazione media di un preside in fatto di pedagogia, metodologia e didattica?
Ma vi rendete conto che un preside ex professore di matematica o di filosofia alle superiori si ritrova paracadutato in un istituto comprensivo con il compito di giudicare insegnanti
dell’infanzia e delle elementari di cui non conosce praticamente nulla, se non (forse) in quale aula x del caseggiato y lavorano?
Non trovate ridicolo tutto questo?
E non lo trovate offensivo e poco dignitoso verso gli insegnanti e gli studenti?
Basta con l’idea che, quando si parla di scuola, tutti abbiano diritto di parola: giornalisti, ingegneri, giuristi, genitori, politici … tutti tranne gli insegnanti e gli educatori in genere.
Serve più educazione, serve più pedagogia, e chi ha qualcosa da dire in fatto di pedagogia (perché ha studiato e praticato a lungo) dovrebbe essere ascoltato in religioso silenzio dai politici che dovrebbero rappresentarci.
Ascoltato, e non umiliato e
messo all’angolo, come oggi di fatto avviene.
Quante volte il PD e l’intero centrosinistra si sono mostrati sordi, ostinatamente sordi rispetto alle legittime richieste provenienti dal mondo della scuola!
Richieste che avevano il solo scopo di aiutare a dare una rotta e a far raddrizzare una nave che rischia di affondare.
La richiesta non è in nome di una presunta “casta” (sigh!) di 800.000 insegnanti o giù di lì.
E’ in nome e per conto di 8 milioni di studenti, quasi tutti, oggi, senza diritto di voto.
Studenti che sono il nostro futuro, sono l’Italia del domani.
Sono l’Italia che dovremmo far crescere con cura, nel migliore dei modi.
Con una “Scuola Migliore” e non certo con una “Buona Scuola”.

(Andrea Scano, maestro elementare, ex iscritto al PD)

Sullo sciopero di lunedì 8 gennaio

Una considerazione sullo sciopero di lunedì proclamato durante le vacanze. Apparentemente si tratta di uno sciopero specifico per un problema di stabilizzazione del lavori delle docenti precarie della scuola primaria e dell’infanzia. Quindi è chiaro che la maggioranza dei colleghi e delle colleghe non sa quasi nulla e crede che la cosa non la riguarda. Ma se analizziamo la vicenda (che è partita dalla esclusione illegittima dalle GAE delle persone diplomate magistrali) lo sciopero ha un senso politico: con esso non si reclama solo una soluzione per colleghe-i con un titolo valido, molte delle quali lavorano da anni nella scuola. Si vuole anche manifestare la consapevolezza politica che la sentenza del consiglio di stato (inappellabile non riformabile definitiva e vincolante per qualsiasi tribunale italiano e qualsiasi amministrazione pubblica e assimilabile) è politica. La suprema corte ha smentito se stessa per non riconoscere un diritto, conclamato dalla norma di legge, soltanto perché riguardava centinaia di migliaia di persone diplomate e questo avrebbe creato oggettivamente un caos irresolubile. Il che significa che un organo della magistratura ha operato in vece dell’organo legislativo, il quale in Italia sul reclutamento docenti non è mai riuscito e non riesce a fare norme chiare semplici univoche e a lunga durata. Pensiamo che il concorso 2016 ha provocato centinaia di ricorsi; che le nuove norme sul Fit stanno provocando migliaia di ricorsi per esclusione irragionevole di decine di migliaia di persone dal cosiddetto concorso semplificato. Che è stata emanata una norma capestro secondo cui dopo lo stato può assumere docenti precari senza limiti ma dopo 36 mesi li deve licenziare indipendentemente dal loro operato, per assumerne altre nelle stesse condizioni e doverle rottamare dopo 36 mesi. In questa situazione caotica dove la politica è allo sbando, sono i giudici a dover assumere decisioni politiche. Con decisioni a volte palesemente contradditorie o paradossali.
Pensate soltanto che se applicassimo criteri analoghi a quelli seguiti nella sentenza del consiglio di stato del 21 dicembre, potremmo concludere che siccome i laureati in inglese, psicologia diritto, e scienze politiche sono troppi, il ministero, con il sostegno dei giudici, potrebbe dichiarare che il loro titolo è valido ma non vale nulla. perciò ho sempre sostenuto che la battaglia degli Ata ex enti locali riguardava tutti i dipendenti pubblici e tutti i cittadini e le cittadine italiane.

Andrea Degiorgi

L’insegnante pestata a Monserrato – Diego Palma

Carissimi colleghi, Credo che per quanto riguarda l’episodio accaduto a Monserrato ad una mia carissima collega, non possiamo e non dobbiamo girare lo sguardo, perché può capitare davvero a tutti. Bisogna esprimere solidarietà, facendo forte campagna di sensibilizzazione nelle scuole. Divulgare il rispetto nelle istituzioni e soprattutto chiedere allo stato di essere tutelati e condannare il gesto, al pari dell’ oltraggio ad un pubblico ufficiale, senza sconti !!!

Con l’aggravante dell’aggressione ad una donna.

Spero siate d’accordo con me.

Preciso che non cambierò il mondo da solo, sarebbe utopia ma sicuramente non giro lo sguardo e attendo inerme, mi sentirei complice. Ho chiesto con lettera ufficiale al preside di girare un video in classe, ho coinvolto già moralmente i miei alunni. Userò la rete, l’arma bianca di questa generazione, la stessa che nel frattempo  cerchiamo di capire, andrà a sostituire tutta la vecchia generazione in tutti gli incarichi possibili ed immaginabili.

Al pensiero che rappresentino il futuro, ho profondamente paura. Sarò pessimista ma non credo essere l’unico a pensarla così.

Il vaccino: dubbi sulla autocertificazione – Massimo Locci

RICORDERO’ o NON RICORDERO’
MI DOMANDO , SONO UN TESTONE o TESTARDO ?
AUTOCERTIFICAZIONE DOCENTI IN SCADENZA 16 NOVEMBRE 2017
DIVERSI PUNTI OSCURI RIMANGONO
IL DECRETO-LEGGE 7 giugno 2017, n. 73 scrive:
(( 3-bis. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli operatori scolastici, sanitari e socio-sanitari presentano agli istituti scolastici e alle aziende sanitarie nei quali prestano servizio una dichiarazione, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante la propria situazione vaccinale. ))
Dal dizionario : comprovare
1. Provare, dimostrare efficacemente; si dice di solito di argomenti che si aggiungono ad altri o di fatti che confermino quanto già asserito per vero
1^ Obiezione
SE IO COMPILO IL MODULO CON TUTTI “NON RICORDO”, CHE COSA COMPROVO ? NULLA !
Il decreto parla di dichiarazione ai sensi del DPR 445 .
Ma nella documentazione ricevuta da tutti noi penso si cita l’art 47 .
2^ Obiezione
PERCHE’ NON CITARE ANCHE L’ART 43, 48, 49 ? ed invece solo l’art 47
( di cui nel decreto non si parla specificatamente ? )
ART 43 . ( NOTARE punti 1, 2, 3 )
Art. 43
(L-R) Accertamenti d’Ufficio
1. Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonche’ tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall’interessato (L). (12)

2. Fermo restando il divieto di accesso a dati diversi da quelli di cui e’ necessario acquisire la certezza o verificare l’esattezza, si considera operata per finalita’ di rilevante interesse pubblico, ai fini di quanto previsto dal decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135, la consultazione diretta, da parte di una pubblica amministrazione o di un gestore di pubblico servizio, degli archivi dell’amministrazione certificante, finalizzata all’accertamento d’ufficio di stati, qualita’ e fatti ovvero al controllo sulle dichiarazioni sostitutive presentate dai cittadini. Per l’accesso diretto ai propri archivi l’amministrazione certificante rilascia all’amministrazione procedente apposita autorizzazione in cui vengono indicati i limiti e le condizioni di accesso volti ad assicurare la riservatezza dei dati personali ai sensi della normativa vigente. (L)
((3. L’amministrazione procedente opera l’acquisizione d’ufficio, ai sensi del precedente comma, esclusivamente per via telematica…. ( Continua …)
ART 48 ( Notare in particolare il punto 2 ed importantissimo il punto 3 )
(R) Disposizioni generali in materia di dichiarazioni sostitutive
1. Le dichiarazioni sostitutive hanno la stessa validita’ temporale degli atti che sostituiscono.
2. Le singole amministrazioni predispongono i moduli necessari per la redazione delle dichiarazioni sostitutive, che gli interessati hanno facolta’ di utilizzare.
Nei moduli per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive le amministrazioni inseriscono il richiamo alle sanzioni penali previste dall’articolo 76, per le ipotesi di falsita’ in atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate.
Il modulo contiene anche l’informativa di cui all’articolo 10 della legge 31 dicembre 1996, n. 675.

3. In tutti i casi in cui sono ammesse le dichiarazioni sostitutive, le singole amministrazioni inseriscono la relativa formula nei moduli per le istanze
NOTA IMPORTANTE IL DECRETO N° 675 E’ ABROGATO , MA NON E’ ABROGATO L’OBBLIGO COME SPECIFICATO AL PUNTO 3 che nel Modulo INSERISCONO LA FORMULA PRIVACY di cui si evince ART 10
NEL NOSTRO MODULO DA PRESENTARE E’ CITATA QUESTA FRASE
Ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante “Codice in materia di protezione dei dati personali”, i dati sopra riportati sono prescritti dalle disposizioni vigenti e, secondo quanto previsto dall’articolo 48 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, saranno utilizzati esclusivamente per gli adempimenti richiesti dal decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73.
Secondo me è prescritta la legge ma non l’obbligo come al punto 3 : 3. In tutti i casi in cui sono ammesse le dichiarazioni sostitutive, le singole amministrazioni inseriscono la relativa formula nei moduli per le istanze

NON CHE SIA PRESCRITTA
CONFERMATO DAL GARANTE DELLA PRIVACY il 1° Settembre Nella giornata di ieri, sono giunte richieste da parte di alcune regioni che vorrebbero poter comunicare direttamente alle scuole, anche tramite le aziende sanitarie, i dati sulle vaccinazioni effettuate dagli alunni. Al riguardo, si ricorda che se il trattamento di dati sensibili non è espressamente previsto da una disposizione di legge i soggetti pubblici possono richiedere al Garante di esprimersi in tal senso solo dopo aver adottato una norma regolamentare – con parere conforme dell’Autorità – che specifichi i tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi indicati del Codice della privacy.
“Con il nostro provvedimento è ora consentita la trasmissione dei registri degli iscritti dalle scuole alle Asl. Al momento, invece, manca un’adeguata base regolamentare che consenta il flusso inverso, ovvero la trasmissione di dati sensibili dalle Asl alle scuole. Resta naturalmente ferma la nostra disponibilità a esaminare ogni soluzione normativa che possa eventualmente introdurre ulteriori semplificazioni”.
ANDIAMO A GUARDARE IL MODULO PRIVACY COME ART 10 e 13 DELLA LEGGE 675 /1996
Questo dovrebbe essere comunicato a NOI prima che Noi rilasciamo la autocertificazione
GUARDATE IL MODULO PRIVACY COSA A NOI DOVREBBE FARCI SAPERE Art 10 ed art 13 legge 31 dicembre 1996, n. 675.di cui informativa obbligatoria da inserire nel modulo ( punto 3 art 48 dpr 445/2000

Art. 10. Informazioni rese al momento della raccolta
1.11L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali devono essere previamente informati oralmente o per iscritto circa:
a) le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati i dati;
b) la natura obbligatoria o facoltativa del conferimento dei dati;
c) le conseguenze di un eventuale rifiuto di rispondere;
d) i soggetti o le categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati e l’ambito di diffusione dei dati medesimi;
e) i diritti di cui all’articolo 13;
f)12il nome, la denominazione o la ragione sociale e il domicilio, la residenza o la sede del titolare, del suo rappresentante nel territorio dello Stato e di almeno un responsabile, da indicare nel soggetto eventualmente designato ai fini di cui all’articolo 13, indicando il sito della rete di comunicazione o le modalità attraverso le quali è altrimenti conoscibile in modo agevole l’elenco aggiornato dei responsabili.

2. L’informativa di cui al comma 1 può non comprendere gli elementi già noti alla persona che fornisce i dati o la cui conoscenza può ostacolare l’espletamento di funzioni pubbliche ispettive o di controllo, svolte per il perseguimento delle finalità di cui agli articoli 4, comma 1, lettera e), e 14, comma 1, lettera d).

3. Quando i dati personali non sono raccolti presso l’interessato, l’informativa di cui al comma 1 è data al medesimo interessato all’atto della registrazione dei dati o, qualora sia prevista la loro comunicazione, non oltre la prima comunicazione.

4.13La disposizione di cui al comma 3 non si applica quando l’informativa all’interessato comporta un impiego di mezzi che il Garante dichiari manifestamente sproporzionati rispetto al diritto tutelato, ovvero si rivela, a giudizio del Garante, impossibile, ovvero nel caso in cui i dati sono trattati in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria. La medesima disposizione non si applica, altresì, quando i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.

Legge n. 675 del 31 dicembre 1996
Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali
Art. 13. Diritti dell’interessato
1. In relazione al trattamento di dati personali l’interessato ha diritto:
a) di conoscere, mediante accesso gratuito al registro di cui all’articolo 31, comma 1, lettera a), l’esistenza di trattamenti di dati che possono riguardarlo;
b) di essere informato su quanto indicato all’articolo 7, comma 4, lettere a), b) e h);
c) di ottenere, a cura del titolare o del responsabile, senza ritardo:
1) la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la comunicazione in forma intelligibile dei medesimi dati e della loro origine, nonché della logica e delle finalità su cui si basa il trattamento; la richiesta può essere rinnovata, salva l’esistenza di giustificati motivi, con intervallo non minore di novanta giorni;

2) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;

3) l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, qualora vi abbia interesse, l’integrazione dei dati;

4) l’attestazione che le operazioni di cui ai numeri 2) e 3) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si riveli impossibile o comporti un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato;
d) di opporsi, in tutto o in parte, per motivi legittimi, al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
e) di opporsi, in tutto o in parte, al trattamento di dati personali che lo riguardano, previsto a fini di informazione commerciale o di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale interattiva e di essere informato dal titolare, non oltre il momento in cui i dati sono comunicati o diffusi, della possibilità di esercitare gratuitamente tale diritto.

2. Per ciascuna richiesta di cui al comma 1, lettera c), numero 1), può essere chiesto all’interessato, ove non risulti confermata l’esistenza di dati che lo riguardano, un contributo spese, non superiore ai costi effettivamente sopportati, secondo le modalità ed entro i limiti stabiliti dal regolamento di cui all’articolo 33, comma 3.

3. I diritti di cui al comma 1 riferiti ai dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chiunque vi abbia interesse.

4. Nell’esercizio dei diritti di cui al comma 1 l’interessato può conferire, per iscritto, delega o procura a persone fisiche o ad associazioni.

5. Restano ferme le norme sul segreto professionale degli esercenti la professione di giornalista, limitatamente alla fonte della notizia.
Dunque se volessero la nostra compilazione dovrebbe la Scuola prima comunicarci tutti i punti dell’arto 10 e dell’art 13
Questa INFORMATIVA non è presente nel modulo che dovremmo consegnare
INOLTRE MI SONO DOMANDATO
Cos’é la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà
Tutte le altre qualità personali, le situazioni e i fatti a conoscenza dell’interessato, e non contenute nell’elenco precedente delle dichiarazioni sostitutive di certificazione, possono essere attestati con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Mia risposta : SE NON RICORDO , NON PUO’ ESSERE A CONOSCENZA DEll’INTERESSATO
Cos’é l’autocertificazione – (dichiarazione sostitutiva di certificazione)
È una semplice dichiarazione firmata dal cittadino, senza firma autenticata e senza bollo, che sostituisce i certificati e documenti richiesti dalle amministrazioni pubbliche e dai gestori dei servizi pubblici.
Cosa non si può autocertificare
 Certificati sanitari e veterinari
 Certificati di conformità CE
 Certificati di marchi e brevetti
MIA RISPOSTA :
SE LA DICHIARAZIONE E’ UNA AUTOCERTIFICAZIONE DOVREBBE SOSTITUIRE UN CERTIFICATO MEDICO o SANITARIO , MA L’ART 49 LO VIETA E DUNQUE E’ UNA DICHIARAZIONE /AUTOCERTIFICAZIONE CHE NON PU0’ SOSTITUIRE UN CERTIFICATO ,
MA SE NON E’ o FOSSE UN CERTIFICATO , NON PUO’ESSERE UNA AUTOCERTIFICAZIONE , DUNQUE SOLO UNA DICHIARAZIONE , MA UNA DICHIARAZIONE ATTESTA COSE A CONOSCENZA NON DIMENTICANZE

Art. 49
(R) Limiti di utilizzo delle misure di semplificazione

1. I certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformita’ CE, di marchi o brevetti non possono essere sostituiti da altro documento, salvo diverse disposizioni della normativa di settore.

2. Tutti i certificati medici e sanitari richiesti dalle istituzioni scolastiche ai fini della pratica non agonistica di attivita’ sportive da parte dei propri alunni sono sostituiti con un unico certificato di idoneita’ alla pratica non agonistica di attivita’ sportive rilasciato dal medico di base con validita’ per l’intero anno scolastico.
Nel Modulo pero’ sono stati così solerti ad aggiungere l’ar76 che è citato al 2° punto dell’art 48 e non nel 47 da loro citato
Voglio farvi Notare un dettaglio , il punto 2
Dunque se io Oggi Compilo il modulo con tutti NON RICORDO e Domani mi tornasse la memoria e dunque per ipotesi perché magari trovo il libretto delle vaccinazioni di 40 anni fa , dovrei produrre una nuova autocertificazione che smentirebbe la precedente in quanto NON RISPONDENTE A VERITA’ ( punto 2 Art 76 )

Art. 76
(L) Norme penali
1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

2. L’esibizione di un atto contenente dati non piu’ rispondenti a verita’ equivale ad uso di atto falso.

3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate nell’articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico ufficiale.

4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi piu’ gravi, puo’ applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione e arte.
Come Confermato dal garante della Privacy che al momento non esiste legge sulla privacy per i vaccini e visto che le ASL sino al 2019/2020 non lo possono fare , perché dovremmo farlo noi senza sapere da chi , a chi e come i nostri dati vengano trattati ?
Privacy e vaccini: le scuole potranno inviare gli elenchi degli iscritti alle Asl
Approvato un provvedimento urgente per semplificare gli adempimenti e consentire trattamenti di dati non previsti dalla legge sui vaccini
Da oggi gli istituti scolastici e i servizi educativi per l’infanzia potranno trasmettere gli elenchi degli iscritti alle Asl competenti per territorio per consentire la verifica della regolarità vaccinale senza aggiungere oneri burocratici a famiglie e pubblica amministrazione. Questa la decisione del Garante che ha adottato un provvedimento urgente – con valenza generale – per consentire un trattamento dei dati non previsto dalla normativa sui vaccini se non dal 2019.
Tale decisione risponde alla richiesta dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e di numerose altre amministrazioni su scala nazionale che hanno manifestato l’intenzione di effettuare uno scambio automatico di dati sulla regolarità vaccinale – anche in assenza di una specifica norma che lo consentisse – al fine di favorire il rispetto degli obblighi vaccinali nei termini previsti dalla legge.
In considerazione dell’esigenza segnalata e dell’imminente avvio dell’anno scolastico, il Garante ha adottato con procedura urgente un provvedimento a valenza generale che autorizza una comunicazione di dati personali non sensibili dalle scuole alle autorità sanitarie.
In particolare, alla luce delle finalità istituzionali perseguite e delle difficoltà operative evidenziate:
• Le scuole – sia quelli pubbliche, sia quelle private – e i servizi educativi per l’infanzia possono trasmettere l’elenco degli iscritti alle aziende sanitarie territorialmente competenti. Tali elenchi potranno essere usati per l’attività di verifica delle singole posizioni e per l’avvio delle procedure previste (ad esempio la convocazione dei genitori), nonché per la pianificazione delle attività necessarie a mettere a disposizione dei genitori la documentazione prevista dal decreto.
• Il Garante ricorda che le aziende sanitarie, di propria iniziativa, al fine di semplificare le procedure, possono già inviare alle famiglie i certificati o altre attestazioni vaccinali per consegnarli alle scuole, senza dover aspettare che siano i genitori stessi a richiederli, nonché inviare altre comunicazioni relative agli obblighi vaccinali, anche a seguito di accordi con gli istituti scolastici.
Nella giornata di ieri, sono giunte richieste da parte di alcune regioni che vorrebbero poter comunicare direttamente alle scuole, anche tramite le aziende sanitarie, i dati sulle vaccinazioni effettuate dagli alunni. Al riguardo, si ricorda che se il trattamento di dati sensibili non è espressamente previsto da una disposizione di legge i soggetti pubblici possono richiedere al Garante di esprimersi in tal senso solo dopo aver adottato una norma regolamentare – con parere conforme dell’Autorità – che specifichi i tipi di dati e di operazioni identificati e resi pubblici a cura dei soggetti che ne effettuano il trattamento, in relazione alle specifiche finalità perseguite nei singoli casi e nel rispetto dei principi indicati del Codice della privacy.
“Sin dall’inizio della vicenda il Garante della privacy ha offerto la massima collaborazione ai Ministeri competenti e a tutte le altre amministrazione coinvolte.” – afferma il Presidente Antonello Soro – “Per aiutare ulteriormente famiglie, scuole e regioni, abbiamo ritenuto ora necessario intervenire, nei limiti che ci sono consentiti dalla legge, per semplificare la vita alle famiglie e consentire un più celere flusso di dati. Ci auguriamo che questo provvedimento ristabilisca chiarezza e limiti i possibili rischi legati a uno scambio dati effettuato in assenza di una regolamentazione omogenea su tutto il territorio”.
“Con il nostro provvedimento è ora consentita la trasmissione dei registri degli iscritti dalle scuole alle Asl. Al momento, invece, manca un’adeguata base regolamentare che consenta il flusso inverso, ovvero la trasmissione di dati sensibili dalle Asl alle scuole. Resta naturalmente ferma la nostra disponibilità a esaminare ogni soluzione normativa che possa eventualmente introdurre ulteriori semplificazioni”.

Massimo Locci

Magia bianca e magia nera della prima lettera dell’alfabeto (lezione postuma per l’ultima classe della mia vita) – Gianluigi Deiana

– magia bianca:

la A è una cosa di sembianza perennemente innocente ma di essenza assolutamente misteriosa, anzi misterica e lo è circa il doppio di quanto lo sia la santissima trinità a tutti nota; essa è una trinità divina da un lato e una trinità diabolica dall’altro;

tutti fin da bambini abbiamo avuto a che fare con la A in quanto prima lettera dell’alfabeto; l’alfabeto è oltre ogni dubbio la più strabiliante invenzione umana, ma poiché in quanto tale non esiste in natura esso deve essere comparso in forza di qualche innesco artificiale; bene, poiché la A ne costituisce la chiave fondamentale, capire il segreto della A significa disporre della chiave fondamentale per la comprensione della storia;

‘A’ è l’espressione fonetica indicante il luogo dell’abitare (nella radice indopeuropea ‘Ar’ è il terreno messo a coltura e nella radice semitica ‘A’ è figurativamente la casa; la ‘a’ minuscola, prima grande conquista dei bambini che esordivano col calamaio, è come una casa piccola nella casa grande, una specie di grembo materno); insomma la ‘A’ ovvero la ‘a’, grazie alla rivoluzionaria invenzione fenicia o più probabilmente aramea che chiamiamo alfabeto (un atomo fonetico = un atomo grafico) è in origine la riduzione pittografica di una parola, la casa, e questa è la riduzione lessicale di un concetto, l’abitare: quindi, come dice il vangelo di giovanni, ‘in principio era il concetto’, cioè il concetto dell’abitare; in secondo luogo la cosa dell’abitare, cioè la casa; in terzo luogo il disegno pittografico della casa, ‘A’; qui sta la divina trinità della ‘A’, come concetto, come cosa e come disegno; la riduzione pittografica di altre parole fondamentali condensate nel loro suono iniziale (di qui tutte le lettere dell’alfabeto) ne è la conseguenza applicativa;

è indubbio che ci sono o che sarebbero possibili innumerevoli altri sistemi di scrittura, ma la scrittura alfabetica fondata sulla ‘A’ ha battuto nella storia tutta la concorrenza: infatti noi abbiamo finito per identificare ‘tutta’ la storia con il tempo della scrittura, intesa come la scrittura alfabetica con i suoi genitori più prossimi (il mix cuneiforme-ideografico delle prime civiltà) e con i suoi discendenti più diretti (il mix analogico-digitale della nostra epoca);

qui sta il punto chiave: se prima della ‘A’ c’è stata la preistoria, dopo la ‘A’ ci sarà la post-storia: capire questo è fondamentale: potrebbe andare tutto totalmente male, ma se tutto andasse relativamente bene la post-storia riporterebbe il gioco alla preistoria, esattamente nel senso della nota parabola di kubrick sul computer ‘hal’ cui l’umanità ha consegnato i codici dell’astronave: bene che vada la curva parabolica della storia può chiudersi e il lume dell’intelligenza tornare al suo inizio col fardello di una plurimillenaria e non biodegradabile stupidità; qui finirebbe il tempo magicamente bianco della magica ‘A’;

kubrick mette in scena il primo fotogramma della post-storia come assenza di molteplicità: deserto, monolito, embrione: primo fotogramma di una nuova lunga preistoria, la clava.
…………………………………………………………………………………………

– magia nera:

la storia della cultura non ha cristallizzato la ‘A’ nella sua pura funzione grafica, ne ha fatto anzi una parola assolutamente speciale e precisamente la ‘parola’ che indica l’assenza, il non esserci della ‘cosa’; ma il non esserci di questa cosa qui rimanda all’improba pensabilità del non esserci in generale, e quindi del non essere in quanto ‘concetto’, posto che il non essere possa essere pensabile; ecco quindi, in ordine inverso rispetto all’ordine della magia bianca, la trinità di segno-cosa-concetto: ma questa volta si tratta di una trinità diabolica e del suo potere misterico di magia nera;

per entrare nel labirinto diabolico di questa trinità buia dobbiamo dimenticare il carattere meraviglioso della ‘A’ come chiave di tutte le porte del linguaggio, delle cose e dei concetti: essa qui resta sempre una chiave, ma una chiave che gira a vuoto su ogni possibile porta, del linguaggio, delle cose e dei concetti: essa è letteralmente la chiave del vuoto;

nel suo potere di annientamento la ‘A’ indica l’assenza di una necessaria presenza: anonimia, anomia, apatia, abulia, anoressia, asocialità, apolitica, ecc.; qualunque entità possiate sperimentare, comunicare o semplicemente pensare, questa può essere annientata da questa piccola piccola chiavetta della nullificazione; essa può entrare nella testa di un bravo bambino e fargli disegnare la mamma sgozzata, può entrare nella testa di un giovane come tutti e farlo andare alla stazione con uno zainetto pieno di tritolo, può entrare nella testa di una mamma e legarla a una slot machine fino all’ultimo spicciolo dello stipendio; è vero che ciascuna di queste è una eccezione, ma quale realtà viene a comporsi con la somma ora dopo ora crescente di tutte queste eccezioni?

il mondo ha cominciato a prestarsi alla comprensibilità propriamente umana quando questa ha cominciato a coltivare la comprensione razionale, e tra gli strumenti di questa la chiave della distinzione in un mondo molteplice, interessante e vario; ciò avvenne quando molti kubrick dei tempi antichi, il più importante dei quali è secondo me anassimandro, concettualizzarono “l’indefinito”, e lo chiamarono appunto a-peiron: qui inizia la storia vera e propria dell’umanità: la decifrabilità di ogni cosa, la scienza, la politica, il diritto, la morale, il senso di ogni cosa in genere: la chiave della distinzione (altrimenti detta il lume della ragione) è da allora l’attrezzo fondamentale senza il quale nessuna mamma farebbe uscire i figli da casa e senza cui anche la mamma, se mai questa chiave la perdesse, finirebbe per essere cercata attraverso la trasmissione ‘chi l’ha visto’;

tuttavia, se resta vero che al principio era il verbo (appunto la chiave della distinzione) prima del principio era l’indefinito e prima di ogni possibile parola o di ogni possibile decifrazione la totale afasia e il totale non senso; se questa era la condizione pre-umana, e specificamente pre-storica, essa incombe sul tempo post-umano o specificamente sul tempo post-storico; peggio, essa incombe non più su un ominide mosso da curiosità e desiderio, ma su un post-uomo il cui sistema biologico è regolato dall’equilibrio metabolico di indifferenza e ottusità; il fantasma dell’ a-peiron da cui ci siamo sganciati con anassimandro, e che abbiamo tenuto abbastanza a lungo nel suo buco nero, torna oggi ad annunciarsi in quella che einstein ritiene la sua modalità più diabolica e onnipotente: la stupidità;

l’astronave corre verso un modello di socialità asociale, di politicità apolitica, di democrazia ademocratica, di esistenza senza rigenerazione, di pace mamma di guerra, di sanità bigpharma, di grafia agrafica, di comunicazione afasica, di egoismo senza individualità, di sofferenza per indifferenti, ecc.: o no?
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((ho scritto questo come saluto per la mia ultima terza liceo che ora è una quinta liceo e va all’esame; ma l’ho scritto su questo argomento perché ieri sera un amico che insegna in una scuola media mi ha mandato copia di un giornalino di scuola, scritto da quella che lui definisce la prima generazione agrafica della storia: mi associo in questa madre di tutte le battaglie: la scrittura è la chiave fondamentale con cui aprire la porta di se stessi; chi non scrive, infatti, nell’ apeiron globale che vedo avanzare, preclude anzitutto l’accesso a se stesso)).

A

Lettera aperta ai genitori sui test INVALSI – Andrea Scano

Una lettera aperta ai genitori dei miei alunni sulla questione “test INVALSI” alle elementari. Ho ricevuto da loro diversi apprezzamenti, sinceri e commossi. E mi ha fatto molto piacere. Ecco la lettera.

Cagliari, 27 aprile 2017

Lettera aperta ai genitori della classe 2a di via del Sole sulla questione “Test INVALSI”

Cari genitori

Scusatemi se rubo dieci minuti del vostro tempo, ma ritengo doveroso, visto il rapporto di fiducia che esiste con voi, darvi qualche spiegazione. Infatti a breve si svolgeranno, nelle classi seconde e quinte, le cosiddette “prove di valutazione nazionale INVALSI”.
Personalmente ho sempre espresso forte contrarietà verso tali prove.

Tengo a sottolineare che non sono contrario alla valutazione del lavoro in genere, alle indagini, alle statistiche.
E, mi preme sottolinearlo, credo che i vostri figli siano adeguatamente preparati ed in grado di superare agevolmente anche tali test.

Ritengo però che questo tipo di test sia (perdonatemi l’espressione) una vera buffonata.
Ma questa buffonata rischia di diventare pericolosa per i bambini, per noi insegnanti e per la qualità della scuola.
Ci sarebbe moltissimo da dire sulla valutazione e sui test in generale.
Valutare è, in genere, difficile. Questo vale per il lavoro in una struttura pubblica, in un’azienda, in un ospedale…
Ma ancor di più, valutare i risultati di una azione educativa è difficilissimo.
Mille variabili entrano in gioco.

Non si tratta solo di valutare l’apprendimento di regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria.
Se ci dovessimo accontentare di questi apprendimenti, il compito del valutatore sarebbe relativamente semplice.
Ma regole di grammatica, tabelline e procedimenti a memoria, pur essendo cose importantissime, costituiscono solo una minima parte del processo educativo.
Pensate solo ad attività come la biblioteca di classe, il giardinaggio, le recite, le conversazioni ordinate in cerchio, i giochi di gruppo, il canto, la danza, le attività manuali (così importanti soprattutto nei primi anni di scuola), le attività espressive in genere e quelle volte a formare il senso civico.
Pensate ai giochi linguistici, alle poesie, agli indovinelli, a tutte quelle attività che tendono a stimolare il pensiero creativo e divergente. E con esso la possibilità di costruire delle intelligenze elastiche, flessibili, capaci di “leggere il mondo” e di rapportarsi con gli altri.
Credete veramente che sia possibile misurare l’esito di tutto ciò con dei semplici quiz a risposta multipla, simili a quelli che vengono proposti durante certe trasmissioni televisive?
Mettendo le crocette sulle caselle di “giusto – sbagliato”?
Non scherziamo…
Quanto è “denso” e ricco di significati un solo minuto di lezione, un solo minuto di interazione tra un insegnante ed i bambini! Quale strumento sofisticato servirà per osservare l’intrecciarsi degli sguardi, coglierne l’intensità, rilevare i comportamenti non verbali? E poi l’intonazione, il ritmo, le pause nei discorsi…
Tutto ciò è fondamentale, non accessorio, nell’azione educativa. Ma non viene preso in considerazione nei quiz INVALSI.

Il rischio enorme di questo tipo di prove (INVALSI e simili) è che esse si propongono come “oggettive” e “scientificamente strutturate”, quando sono in realtà dogmatiche, parziali, lacunose. Lontane mille miglia dal lavoro quotidiano degli insegnanti e degli alunni. Studiate a tavolino da presunti “esperti”, senza ascolto delle osservazioni degli insegnanti. Senza feedback.
Hanno la pretesa di misurare un “tutto”, ma misurano (con molte imperfezioni) solo una parte.

Con questi test dell’INVALSI alcuni avrebbero la pretesa di esprimere valutazioni sugli insegnanti e sugli istituti scolastici. Niente di male in tutto ciò se il meccanismo valutativo avesse un minimo di serietà!
Io ritengo invece che non si stia facendo sul serio.
Il problema è che con uno strumento rozzo e semplificato si tenta di valutare una realtà delicata e complessa. Con segaccio e martello si tenterà di eseguire una delicata operazione chirurgica.
Ma la cosa più incredibile è che questi test vengono spacciati come uno strumento per migliorare la qualità della scuola, mentre negli ultimi decenni la scuola stessa ha subito pesanti tagli ai finanziamenti.

Per far camminare bene la macchina – scuola, la prima banale operazione da svolgere sarebbe quella di gonfiare le ruote e mettere un po’ di benzina. Sorge il dubbio che non lo si voglia fare. E che si voglia illudere la gente, nascondendo i problemi veri con qualche operazione di “maquillage” esterno.

Ho anche la forte preoccupazione che tutto ciò porterà ad un ulteriore impoverimento della scuola e del ruolo degli insegnanti: non più maestri, non più educatori ma semplici “addestratori”, utili soltanto per trasmettere in modo meccanico le poche nozioni necessarie per superare i test.

Provo a rendere l’idea con un esempio. I vostri figli svolgono spesso attività di osservazione in giardino e di cura di piccole piantine nel nostro “orto”. E’ sempre interessante e, allo stesso tempo, commovente, vedere i bambini che si impegnano a lavorare la terra, a seminare, ad innaffiare le giovani piantine, ad osservarle quotidianamente per vederle crescere. Io credo che in queste attività siano coinvolti moltissimi aspetti educativi. Certo, si impara anche un po’ di botanica, ma questo mi sembra un aspetto marginale.
Perché i bambini in realtà imparano a curare la vita, imparano ad amare le piante, il verde, la natura. Apprendono a lavorare, osservando meravigliati lo sviluppo di qualcosa di vivo. Intuiscono l’importanza di salvaguardare l’ambiente del nostro pianeta. Colgono nessi, relazioni. Imparano a collaborare per uno scopo comune. Queste esperienze sono formidabili per sviluppare competenze di tipo aritmetico e geometrico. Si pongono le basi per la comprensione del metodo scientifico… e l’elenco potrebbe continuare.

Ora però mi chiedo: cosa accadrebbe se qualcuno volesse valutare questa attività con un test del tipo “INVALSI”?
Facilmente si potrebbero porre alcuni quiz sulla forma delle piante o sulle funzioni di radici – tronco – foglie.
Gli alunni di una classe che non hanno mai fatto attività di giardinaggio ma hanno solo studiato banalmente e velocemente su alcune schede, potrebbero rispondere ai quiz altrettanto bene o forse anche meglio di come lo farebbero i vostri figli. Ma avrebbero imparato meno di un millesimo rispetto a quanto hanno potuto imparare i vostri figli!
Ecco perché continuo ad essere contrario con tutte le mie forze a questo tipo di test: perché essi ci stanno portando ad un impoverimento della azione educativa. Tanti insegnanti, purtroppo, già da oggi trascurano sempre più un’azione educativa seria e completa e dedicano sempre più tempo all’addestramento ai quiz.
Io sono preoccupato ed amareggiato per questa deriva della scuola, deriva che intendo combattere con tutti i mezzi leciti a disposizione.

Vi comunico sin d’ora, quindi, che il giorno 3 maggio (prima giornata delle prove INVALSI) sarò in sciopero per protestare contro lo svolgimento delle prove (previste per i giorni 3 e 5 maggio).
So che in diverse scuole comitati di genitori si sono organizzati per non mandare i figli a scuola il giorno 5.

Vi ringrazio per aver pazientemente letto queste mie opinioni.

Vi saluto cordialmente e, se ne avete voglia, conservate questa lettera tra i ricordi di scuola elementare dei vostri figli: quando diventeranno genitori potranno controllare essi stessi se, nel frattempo, certe “strategie elaborate dagli esperti” saranno servite veramente a migliorare la qualità della scuola italiana oppure no.

Un cordiale saluto

Andrea Scano

Lettera a Gramellini – Antonella Piras

Signor Gramellini, di solito non prendo in considerazione i suoi comizi propagandistici, perché non seguo i programmi televisivi in cui è presente e non leggo i suoi articoli sulla stampa. Mi capita, come stavolta, di trovarmi i suoi post nelle pagine dei variegati gruppi fb di docenti . Questo articolo mi ha incuriosito perché speravo di trovarvi una riflessione e un ripensamento su uno degli aspetti più deleteri della 107, ammesso che questa truffa della buona scuola abbia degli aspetti che non lo siano.
La speranza però, come tutte le speranze, è vana. Lei prende uno dei decimigliaia di casi di Alternanza scuola-lavoro considerandolo una aberrazione rispetto alla norma, per affermare che da noi, in Italia, le cose buone vengano trasformate in spazzatura e, come al solito, superficialmente, non tiene in considerazione neanche la sua amata statistica, che da sola, la porterebbe alla conclusione che questa riforma è un orrore.
L’ASL altro non è che educazione al lavoro precario e non retribuito, sottrazione del diritto all’apprendimento e al libero insegnamento, perché la sottrazione di 400 o 200 ore di didattica o di studio autonomo, a seconda che venga svolta in orario scolastico o extrascolastico, è la negazione di un diritto, ancora costituzionale.
L’educazione e l’istruzione sono sempre più esternalizzate a soggetti terzi che non hanno né le competenze né il ruolo di insegnare alcunché. Mi spiega cosa può insegnare il tutor del Mcdonald’s se non la schiavitù del lavoro, in un’azienda che produce cibo spazzatura?
Cosa possono insegnare gli onnipresenti poliziotti, carabinieri, militari , se non l’obbedienza e la sottomissione a saperi gerarchizzati?
A lei tutto ciò potrà sembrare idealmente bello e buono se ben applicato e controllato, ma non mi venga a raccontare che questa è scuola.
La scuola è anche ozio, ozio nel senso della riflessione, del pensiero libero di meditare sui contenuti della conoscenza. Senza questo principio lei non potrebbe fare ciò che fa, cioè fare le sue riflessioni e renderle pubbliche e condivise, A MENO CHE NON DICHIARI DI APPARTENERE AD UNA CASTA DI PENSATORI CHE NULLA HA A CHE FARE CON UN MASSA IGNORANTE E SCHIAVA DA SORVEGLIARE E PUNIRE.

il Mobbing e Bossing scolastico – Massimo Locci

stressCari Amici, con l’occasione , per complimentarmi per la giornata di studio , confronto dei giorni scorsi al marconi sulla 107,  Tutti gli interventi sono stati pregni , formativi , informativi.

In questa mail , volevo suggerire e proporre in quanto lo trovo coerente con le nostre battaglie,  esprimere se possibile ufficialmente Come Cobas sardegna e/o  Cobas Nazionale  vicinanza ed  un documento di solidarietà per il Caso di Adriano Fontani , amico collega di scuola primaria e presidente del Comitato Nazionale contro il Mobbing ed il Bossing Scolastico di cui faccio parte .

E’ stato licenziato  il 31 ottobre, parliamo di una caso che è l’esempio di quanto sta accadendo nelle scuole e zittire in questo modo un collega ed anche presidente del Comitato Mobbing ovviamente ha una valenza particolare . Lotta da 12 anni e “finalmente” sono riusciti a silurarlo con il licenziamento senza preavviso .

Vorrei proporre un documento di Solidarietà al “significativo” sciopero Nazionale indetto dal  Sindacato Saese per il 12 Dicembre 2016 che nel suo piccolo tenta di affronatare problemi di questa natura e gravità . Penso che sia la prima volta che nella scuola venga indetto uno sciopero  nazionale con questa motivazione.

Questa è L’ultima intervista di alcuni giorni fà , probabilmente ne parleranno in altre trasmissioni ( CartaBianca ) di Bianca Berlinguer , la redazione mi comunicato che ha intenzione di toccare l’argomento , forse Rai news e c’è un interesse delle Iene , comunque Adriano sta cercando di avere la possibilità di far emergere il problema in una vetrina Nazionale .

Penso e propongo se possa anche essere argomento  per “Formazione Obbligatoria” seppur in maniera piu’ allargata legato alla 81/08 , dunque alla tutela della salute . al Benessere nella Scuola e Stress Lavoro Correlato .

Altre interviste in questi anni le potete trovare in rete semplicemente mettendo il Nome di Adriano Fontani.

Alternanza Scuola Lavoro – Laura Parisi

 ASL: Alternanza scuola lavoro.

Questo anno gli studenti che faranno la ASL saranno il doppio dello scorso a.s..
Per onestà intellettuale e realismo si dovrebbe ammettere che sarà ancora più difficile trovare aziende capaci di garantire qualità, sicurezza e adeguata preparazione in linea al percorso di studi.
Infatti non ci sono aziende nel territorio legate alla specificità del corso di studi delle scuole né le condizioni che  consentano di organizzare percorsi di ASL per far conseguire a tutti gli alunni  pari e uguali competenze lavorative ( per questioni di orario infatti vengono portate classi intere nelle aziende per assistere passivamente , di fatto, al lavoro o gli studenti si cimentano per breve tempo a turno nella attività lavorativa proposta).
In particolare nei licei, scuole nate per una formazione aperta a più sbocchi lavorativi e di studio, risulta difficile capire quale possa essere il beneficio che gli studenti possano trarre dalla ASL e dove farla .
L’unico dato certo è che a questi studenti liceali vengono sottratte 200 ore di “diritto allo studio” che viene sostituito con il  “lavoro”.
Non diversamente però, accade anche agli studenti dei professionali che anche quando trovano una azienda dello specifico corso di studi non hanno le garanzie necessarie a svolgere la ASL, nè a tutti gli studenti sarà garantito lo spazio per acquisire competenze.
Inoltre gli studenti sono costretti a fare la ASL per accumulare le ore rese obbligatorie per sostenere l ‘esame di stato: in pratica un ricatto.
Infatti molti di loro, intervistati, preferirebbero dedicarsi ad altre attività scelte liberamente .
Inoltre la ASL (che sarà  tema dell’esame di stato) esaltando la centralità del lavoro si pone in opposizione alla cultura, dando la falsa percezione agli studenti e genitori di un futuro lavorativo.
I punti critici:
1)    Le aziende che accettano di accogliere studenti hanno cospicui finanziamenti dal MIUR (è dell’altro giorno il finanziamento di 100 milioni per Federmeccanica) invece non ci sono fondi per costruire o ristrutturare scuole dignitose (tanto per fare un esempio, Liceo Artistico, IPSS Pertini e ITC Martini non possono svolgere regolarmente le lezioni perché privi di sede) e né per aggiornare gli stipendi dei lavoratori della scuola,
2)    Le ore  sottratte all’attività curricolare di fatto andranno ad aumentare la dispersione scolastica a danno degli studenti dei settori socialmente deboli per i quali peraltro è già pronto il progetto di legge di conseguimento del diploma in azienda anziché a scuola (ricorda l’avviamento al lavoro professionale…),
3)    Le attività di ASL non favoriranno le assunzioni ma si limiteranno ad assicurare costantemente il ricambio di una manodopera mansueta e dequalificata (ricattata per il conseguimento del mote ore per l’esame di stato) a costo zero per le imprese (si veda la Fiat a Maranello che assumeva gli studenti migliori dopo il diploma mentre ora non ne assume più perché ha sempre a disposizione giovani volenterosi di imparare),
4)    Lo stesso concetto di servizio pubblico viene distorto: non più presidio in grado di rispondere ai bisogni (educativi) di tutti – dentro e oltre l’orario scolastico –, bensì strumento ad uso e consumo del privato, sostenuto però dai soldi pubblici e delle famiglie,
5)    La ASL è anche un potente strumento di classe e discriminatorio perché consente ai genitori professionisti di certificare le attività dei propri figli (che poi concorrono alla valutazione dell’esame di stato!),
6)    Le assicurazioni nei luoghi di lavoro degli studenti non vengono perlopiù mai fatte (è previsto l’obbligo di un’assicurazione INAIL per tutte le attività di alternanza) nè il corso sulla sicurezza a carico dell’ente ospitante,
7)    Gli studenti svolgono un servizio gratuito che altrimenti andrebbe fatto da lavoratori che dovrebbero essere pagati sottraendo così posti di lavoro in una situazione così grave come quella attuale..

La ASL è stata utilizzata come potente strumento di propaganda governativa per coprire di fatto la precarizzazione dei lavoratori presenti e futuri e la dequalificazione dell’istruzione pubblica voluta a livello mondiale.
E’ necessario non accettare passivamente tutte le iniziative che apparentemente sembrano garantire innovazione e miglioramento della scuola e della formazione degli studenti.
Se si pretendesse soltanto che  le imprese che accettano di ospitare l’alternanza dessero garanzie di qualità della preparazione e dell’ambiente di lavoro e se si  rispettasse la normativa sulla sicurezza, la ASL non si potrebbe fare.

In occasione degli incontri con i genitori , dei colloqui , del CdC informiamo i genitori.

laura

.. Sul premio ai meritevoli – Silvia Martelli

Ciao a tutte/i,
l’occasione per salutarvi e augurarvi un sereno anno di lavoro è il ritrovarmi inserita nella lista degli insegnanti meritevoli del bonus in denaro.

Come alcune/i di voi sanno, non ho compilato il questionario redatto dal comitato di valutazione e nel mese di luglio ho inviato una dichiarazione al DS di non disponibilità alla valutazione docente (che vi allego), in coerenza con le posizioni che ho sempre assunto nei confronti della legge 107. Insieme con me altre/i colleghe/i
hanno fatto lo stesso.
Il dirigente ha ritenuto di non dover prendere in considerazione la mia dichiarazione e ha invece proceduto secondo una logica meramente burocratica, ma fortemente politica.
Se anche nelle intenzioni del DS, per come l’ho conosciuto, credo di poter ravvisare una ricerca di equità e correttezza, senza alcun intento provocatorio, nella pratica io sento e vivo questa sua decisione come una mancanza di rispetto e come un atto politico fortemente significativo. Perché al mio gesto di tirarmi fuori dalla logica perversa di condizionare il riconoscimento del mio valore di insegnante e, quindi, di subordinare la mia libertà di insegnamento a una gratifica in denaro (che vista la consistenza, ribadisco, si configura come una misera mancetta), lui ha risposto con una decisione che di fatto mi pone in una posizione paradossale: mi ha coinvolta, mi ha tirata dentro e, qualunque cosa faccia io ora, sono dentro. Ha voluto rendermi complice.
Faccio parte degli insegnanti meritevoli. Ma questo lo sapevo già. Non avevo certo bisogno del gesto che dall’alto mi investisse di un riconoscimento magnanimo, per saperlo. Ogni giorno nel mio lavoro vengo valutata da alunne/i e genitori ed è solo il loro riconoscimento che ha valore per me nella scuola pubblica. Non viviamo ancora in un
principato (anche se i sintomi ci sono tutti), lavoro per diritto non per magnanimità e per diritto percepisco uno stipendio: anche in questo sta la democrazia e la libertà. Nel diritto, non nella discrezionalità, nella libertà non nella subordinazione del lavoro a un premio in danaro.
Quando quasi tutte/i noi abbiamo partecipato massicciamente alle proteste contro la legge 107, lo dicevamo: il bonus per i meritevoli ci avrebbe diviso, avrebbe creato una gerarchia tra buoni e cattivi, avrebbe sollecitato la competizione sgomitante piuttosto che la cooperazione, avrebbe alimentato rivalità e rancori. Ma poi è andata
così, come qualcuna ha detto “La legge è legge” e supinamente accettiamo. Il diritto è diventato discrezionalità, senza più certezza.

Quella lista di meritevoli, che per quel che vedo e sento nelle scuole sembra più essere una lista di proscrizione per chi non c’è, è una lista che non dice la verità. Anche se redatta nel rispetto burocratico delle forme, non dice la verità nella sostanza: io so, e lo sappiamo tutte/i, che in quella lista non ci sono tanti/e altri/e insegnanti bravi/e;
io so, e lo sappiamo tutte/i, che quella lista non incide di una virgola sui problemi della scuola, sulla qualità dellascuola.

Quello che si pensava, volendo entrare a far parte del comitato di valutazione, è svanito in un fiato di vento, ripiegato in sé. Il risultato è che il malcontento aumenterà, la frustrazione della maggioranza crescerà, la divisione tra docenti si consoliderà, e il gioco al massacro della scuola pubblica si concretizzerà definitivamente.
Sono arrabbiata, perché la decisione del DS mi mette nell’angolo e qualunque iniziativa potrò prendere, io in quella lista ci sono. Ma non ne sarò complice. E, anche se di poco valore e incisività concreta, questa mia lettera è la stigmatizzazione di una decisione presa su di me contro la mia volontà. Rispettoso sarebbe stato attenersi a quella volontà.

Qualunque cosa si potrà dire in difesa della decisione del DS,  questa non toglierà l’evidenza che nella sua discrezionalità c’era la possibilità di rispettare la mia volontà.
Tra l’altro, rilevo un’assoluta mancanza di trasparenza in questa brutta faccenda: non sono stati pubblicati i criteri di valutazione, nè è stata pubblicata la lista dei docenti meritevoli, nè il premio in denaro.

La pubblica amministrazione (ah, nomen omen) è invece tenuta a pubblicare all’albo tutti i premi ottenuti dai dipendenti a vario titolo, per garantire il massimo della trasparenza. La privacy non c’entra nulla e non averlo fatto implicitamente sottintende l’indicibilità della cosa.
E’ vero, infatti, è indicibile.

Ancora un augurio di buon lavoro.
Silvia
Per conoscenza questa mail è inviata anche al DS

il fertily day – di Marcella Raiola

Sul fertility day la reazione generale, almeno sui social network, è stata politicamente matura a più livelli, e questo mi ha confortato molto. Uomini e donne hanno rivendicato il diritto a mantenere la genitorialità nella sfera privata, il diritto a scegliere se diventare madri e padri, condannando il volgare invito fascista a non lasciar “scadere” il corpo senza dare una baionetta alla patria, il sacrosanto diritto a essere considerati soggetti titolari di diritti anche senza figli. Le donne hanno ravvisato nell’invito a sentirsi in obbligo di figliare un’insultante riduzione della donna a contenitore, volta ad azzerare ogni conquista del Femminismo, ma hanno rimandato al mittente la stucchevole e offensiva iniziativa del ministro anche allargando la prospettiva e invocando quelle coperture e tutele economiche, sindacali e sociali che consentono alle donne lavoratrici di altri paesi europei di pianificare e affrontare la/le gravidanze con una serenità qui impensabile. Ancora: in molti/e, (anche io tra questi), dal momento che stiamo nelle terre “dei fuochi”, abbiamo denunciato l’ipocrisia e la protervia di un messaggio che lascia intendere che i figli non si fanno per “edonismo”, quando tutti gli studi medici dimostrano che l’avvelenamento dei nostri territori ha determinato l’abbassamento drammatico del livello di fertilità di uomini e donne sottoposti, da decenni, a un bombardamento chimico quotidiano. Una complessità di analisi, mista a raggiunta consapevolezza dei propri diritti e dei valori democratici e paritetici, che allarga il cuore e che ha portato alla chiusura della pagina del sito ministeriale… Ora, stavo pensando che quando hanno tirato fuori la consultazione online sul primo testo della Buona Scuola non si è avuta la stessa complessità di analisi né lo stesso sdegnoso rigetto, e stavo pensando che ciò è accaduto non perché non siamo capaci di analisi complesse e di reazione, ma perché su certi argomenti non abbiamo ancora ragionato in termini sistemici e politici. Se la sensibilità comune e corrente, sulla Scuola, fosse stata al livello di quella maturata sulla genitorialità, il sito che presentava il “prodotto” Scuola-azienda avrebbe chiuso per scorno. Che fare, dunque? Lavorare, lavorare, lavorare, nelle scuole, nelle piazze, sui canali di comunicazione ancora non controllati del tutto, per conseguire insieme questo alto grado di cittadinanza-vigilanza che, espresso e praticato a largo raggio, diventa antidoto contro ogni fascismo.

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