Parla la scuola

Questi ultimi giorni di confusione – di Marcella Raiola

Sono giorni di confusione e di trepidazione, questi, per la Scuola, e in particolare per i precari, costretti, contro ogni logica, a produrre una “domanda di assunzione” che stravolge le regole di un gioco che li ha visti, finora, sempre perdenti, nonostante le speranze accese dalla sentenza della Corte Europea (26/11/2014), che ha condannato l’Italia per abuso di iterazione di contratto a t.d.
3 ore fa
Sono giorni di confusione, rabbia e trepidazione, questi, per la Scuola, e in particolare per i precari, costretti, contro ogni logica e malamente guidati da una serie infinita di farraginose “FAQ” emanate dal ministero fino all’ultimo giorno utile per la presentazione, a produrre una “domanda di assunzione” che stravolge le regole di un gioco che li ha visti, finora, sempre perdenti, nonostante le speranze accese dalla sentenza della Corte Europea (26/11/2014), che ha condannato l’Italia per abusiva iterazione di contratto a t.d.

La Legge 107, anzi, emanata a colpi di fiducia e “ghigliottinando” gli emendamenti delle opposizioni, trasforma il requisito indicato dall’Europa per far scattare la stabilizzazione, cioè i 36 mesi di servizio prestato, in un fattore di esclusione dal lavoro. A decorrere dal 2016, infatti, i precari che cumuleranno 36 mesi di servizio perderanno ogni diritto ad essere “ingaggiati” (dai presidi)!

La stampa ha montato uno specioso e stucchevole caso sull’uso del termine “deportazione”, che i precari hanno utilizzato, ovviamente con chiaro intento polemico e considerando i numeri del trasferimento di massa organizzato dal governo, per denunciare l’assurda richiesta di elencare, nella “domanda” suddetta, ben 100 città in cui essere trasferiti dal capriccio di un “algoritmo” i cui criteri di assegnazione dei docenti da assumere nelle Fasi B e C non sono ancora chiari.

L’indignazione moralistica di lettori e telespettatori a digiuno di informazioni sui meccanismi del reclutamento scolastico e condizionati dall’abbinamento malizioso delle notizie sulla protesta dei precari a quelle sulla sorte dolorosa dei disgraziati operai sfruttati dai “caporali”, ha ferito ulteriormente i docenti in lotta, insegnanti che hanno alle spalle anche 15 anni di precariato e di attesa in graduatorie provinciali, che si vedono ora gettati in una graduatoria nazionale creata artatamente da un piano di assunzioni basato sulla mobilità selvaggia e sul demansionamento. In Fase “C”, infatti, i docenti non verranno assunti su una cattedra e neppure sulla loro classe di concorso, ma come personale “tappabuchi” e “jolly” (il famoso organico “funzionale”) chiamato a  svolgere funzioni che sarà il dirigente a decidere.

I docenti sardi si sono distinti per la costanza e la forza della protesta, attivando il gruppo “No trolley” e richiamando l’attenzione del paese sull’iniquità di una procedura che proietta migliaia e migliaia di docenti all’altro capo del paese, costringendoli ad abbandonare le famiglie e a sostenere il carico di nuove peregrinazioni, di spese insostenibili e di incognite professionali, considerato che l’incarico ricoperto sarà solo triennale.
A tutto ciò si aggiunge anche l’obbligo, per i “docenti migranti”, di presentare ulteriore domanda di trasferimento obbligatorio entro marzo 2016, per chiedere l’assegnazione ad una scuola inserita nell’ambito territoriale che comprenderà la nuova provincia di “deportazione”
Certamente, un reclutamento su base nazionale attuato con queste modalità non garantisce continuità né qualità alla didattica, frustra umanamente e professionalmente i docenti, penalizza le donne, che al Sud costituiscono il “welfare” dello Stato spesso assente, depaupera il Sud di risorse preziose, specie se si considera che molti docenti hanno maturato esperienze importanti lavorando nelle scuole “di frontiera”, esperienze che andrebbero completamente dissipate, crea sperequazione di trattamento tra precari, dal momento che, rispetto a quelli delle prime Fasi, la 0 e la A, i lavoratori delle Fasi seguenti vengono declassati e spediti lontano dalle loro regioni e sedi.
La partita della Scuola non si è chiusa con l’approvazione forzata della controriforma di Renzi e Giannini. Con il fallimento sostanziale del fantomatico “piano di assunzioni” iniziano ad emergere le criticità della “Buona Scuola” e si inizia a capire che il progetto di ristrutturazione in senso privatistico e aziendalistico della Scuola non “efficientizza” il sistema, ma lo degrada in nome del risparmio e in ragione della necessità di educare gli insegnanti a considerarsi pedine fungibili e fragili nelle mani di onnipotenti dirigenti.
La prima risposta a questo modello inaccettabile di Scuola e di relazione lavorativa verrà elaborata a Bologna, il 6 settembre prossimo, quando si inizierà a discutere del Referendum abrogativo e delle azioni da orchestrare per resistere collegialmente alle nuove direttive.

Marcella Raiola

Dopo la trasmissione di Agorà – di Marcella Raiola

Giudizi sulle persone di cui non si conosce la storia e la vita non dovrebbero mai essere espressi. Dopo tre minuti, in una trasmissione, qualcuno che non capisce niente di scuola, graduatorie, assunzioni e precariato, ha ritenuto di potersi permettere di classificarmi come una lavativa che non vuole fare un tubo o una sporca comunista che vuole solo destabilizzare il sistema a spese di chi del lavoro non può fare a meno. Bene.
Adesso che, però, vi siete tolti la soddisfazione crassa e vile di dirmi il liberatorio, classico e qualunquistico: “va’ a lavorare!”, senza sapere niente di me, della mia estrazione sociale, della mia vita professionale, dei miei studi, dei viaggi in Vesuviana dormendo su un piede solo alle 6 del mattino, dei miei splendidi alunni/e, tutti splendidi, da quelli torcibudella a quelli più entusiasti del mio metodo, delle mie nottate, del lavoro non-stop a casa, tra correzioni, studio, preparazione test, ricerche e aiutini per tesine d’esame, del mobbing etc. etc., ragioniamo a mente lucida sui FATTI e sugli ATTI di questo governo. Ci state?
Bene. Allora: io ho dei precari che lavorano da 15 anni a Sassari e sono in una graduatoria di merito per titoli e servizio. Ho dei posti da attribuire, a tempo indeterminato, a Sassari. Qual è la procedura più lineare e ovvia? Secondo me è questa: trasformo tutte le cattedre ballerine che posso in posti fissi e chiamo dalle graduatorie, iniziando dal primo aspirante… giusto?
Il governo, invece, ha ragionato così: faccio fare una domanda ai precari aspiranti al posto a Sassari, prevedendo che, tra cento città, indichino Sassari in cima alla loro lista. Faccio fare poi la stessa domanda a migliaia e migliaia di persone che lavorano, da precarie, in tutte le altre regioni del paese, col rischio che decine di persone con più punti dei primi aspiranti di Sassari chiedano di andare a Sassari, e poi assicuro ai candidati sassaresi che, nell’attribuzione dei posti, cercherò di venire loro incontro sistemando i sassaresi a Sassari: dov’è la convenienza? Qual è la ratio?
La ratio, secondo me – e non è “ideologia”, ma tentativo valido di spiegazione di questa follia – è quella che porta all’obiettivo politico di “rieducare il lavoratore”, impartendogli, in modo “pratico”, la seguente lezione: “Tu non hai DIRITTO al posto di lavoro in ragione di regole, principi e procedure in cui pure hai creduto fino alla tua (mezza) età. Il tuo destino dipende da me, dal padrone dello Stato, servo dei padroni del denaro. La tua sopravvivenza e la tua dignità non derivano da precetti filosofici, religiosi, civici, etici e morali, ma dall’obbedienza che presterai a me e all’ideale padronale che io devo e voglio radicare”.
Se quelli che mi dicono: “Va’ a lavorare!”, poi, hanno un’altra spiegazione… sarò felice di accoglierla e discuterla.

Squadristi siete voi – di Marcella Raiola

NO. “squadrista” no. Non me la tengo. Meno che mai da una glottologa, che di inversioni semantiche e abusi funzionali e contestuali dovrebbe essere esperta. Non me la tengo: è un’etichetta irricevibile, inaccettabile, mostruosa. Noi siamo i partigiani, non gli squadristi. Gli squadristi siete VOI, che avete picchiato decine di volte i nostri studenti per le strade; VOI, che mandate i vostri poliziotti in assetto antisommossa a presidiare il nostro ministero perché il dissenso resti alla porta; VOI, che cambiate casacca politica con la frequenza con cui cambiate la giacca firmata, per interesse personale, senza decenza né coerenza; VOI, che emanate decreti nel cuore della notte per cambiare le regole del gioco comune e “sparigliare”, frustrando le aspettative legittime degli onesti; VOI, che trasformate una sentenza europea che vi obbliga ad assumere in un presupposto di esclusione dal lavoro, con vergognosa e ritorsiva torsione di diritti e Diritto; VOI, che fate fuori persino chi dei vostri ha qualche scrupolo a calpestare d’un colpo Costituzione, Legalità (di cui vi riempite la bocca) e Democrazia, sostituendoli con i “sissignore” allineati e proni; VOI, che volete un corpo docente asservito e in ginocchio; VOI, che volete una didattica meccanica e insulsa; VOI, che volete istituzionalizzare e riaffermare il pensiero unico fascista, diffamando e ricattando i docenti e facendo loro ogni violenza giuridica, politica e personale… NO. “SQUADRISTA” NON ME LA TENGO, perché la parola fascismo sintetizza per me tutto il peggio che possa darsi, farsi e pensarsi, se di “pensiero” si può parlare in relazione al fascismo. Solo ieri ho sfilato in piazza contro lo squadrismo, rintanato nelle sue sedi tollerate e ingrassate dal potere, sedi DIFESE E PROTETTE dalle VOSTRE forze “dell’ordine”. VOI, invece, non c’eravate. Non mi interessano le scuse; non le accetterei. Abbiate tutto il mio disprezzo per quanto state facendo, alterando e violentando la Verità.

Signora, da domani il pediatra di suo figlio sarà un veterinario, però è bravo – di Francesco Masala

Si immagini una situazione nella quale la quota di vegetariani sulla popolazione cresca, e contemporaneamente diminuiscano le nascite fra gli umani. Ci sarebbe bisogno di meno pediatri e di meno veterinari.
Si ipotizzi che dopo qualche anno continui la discesa dei consumatori di carne e di fermi il calo delle nascite. Ci sarebbe bisogno di ancora molti meno veterinari e servirebbe qualche pediatra in più.
Se il Ministero della Salute non avesse licenziato gli esuberi precedenti, ma fossero ancora in servizio, magari per fare guardie mediche, o sostituzioni di titolari in ferie o in malattia, si porrebbe il problema di chi richiamare in servizio.
So già, ingenui lettori, la vostra risposta, che sarebbe uguale alla mia, ma è sbagliata.
Provo a spiegare come lo spiegherebbero loro (aggiungo che chi ha letto Comma 22* o Pinocchio potrà essere agevolato nella comprensione della storia).
Si ipotizzi anche che il Ministero della Salute abbia dei ferrei vincoli di bilancio da parte del Ministero dell’Economia (MEF), non c’entra niente, ma lo ripeteranno di continuo.
I burocrati del Ministero della Salute, creativi, deciderebbero che i posti di pediatra che si rendessero disponibili vengano attribuiti a dei veterinari, per un motivo semplice, ci sono troppi veterinari in sovrannumero rispetto ai pediatri.
Lo so, miei cari e ingenui lettori, che questa scelta vi sembra una follia, ma ragionate un po’, direbbero i burocrati (grandi mangiatori di carne, per la maggior parte, ma questo non c’entra), ascoltate le nostre buone ragioni.
“Forse che i veterinari non curano con perizia i cuccioli dei vostri animali? Non li vaccinano, non fanno loro le iniezioni, non prescrivono le medicine ai cuccioli? Non soffrono con voi quando i cuccioli stanno male? Abbiate fiducia nei veterinari, avranno cura dei vostri piccoli almeno quanto ne hanno per i cuccioli di animali”.
Qualcuno di voi ancora resisterà dirà che gli ordini professionali sono diversi, che il percorso di studi è diverso, ma i burocrati vi spiegherebbero che intanto la laurea è un titolo di studio per entrambi e che molti esami hanno lo stesso nome, se insistete siete sicuramente di quella specie di agitatori che sono i vegetariani (e anche i vegani), gente contro natura, smettetela per carità, e siate contenti che i vostri figli siano curati, a spese del Servizio Sanitario Nazionale.
È una follia, direste voi.
Questa storia dei pediatri e dei veterinari ancora è una follia, ma non sappiamo per quanto.
Provo a raccontarvi una storia che sta succedendo, il meccanismo è lo stesso.

Pasticciaccio brutto in viale Trastevere

Anche qui, c’è un ministero, il MIUR, e due classi di concorso, nelle scuole superiori, la A019, diritto, e la A017, discipline economico aziendali, chi insegna nella A019 ha la laurea in giurisprudenza e ha superato un concorso ed è diventato docente di diritto, chi insegna nella A017 ha la laurea in economia(quella che anni fa si chiamava economia e commercio) e ha superato un concorso ed è diventato docente di discipline economico-aziendali. Fino a qui lo capiscono anche i bambini, Succede che in questi anni le due classi di concorso sono in contrazione e alcuni docenti, fra duecento e quattrocento, in tutta Italia, sommando gli esuberi delle due classi di concorso, continuano a insegnare, magari su cattedre con meno di 18 ore di lezione frontale, e nelle ore residuali sono a disposizione nella scuola, cioè sostituiscono i docenti che si assentano, per qualche ora o giornata. Succede, in Italia, che i docenti in esubero, rientrano nelle classi dopo qualche anno, quando qualcuno va in pensione il posto viene assegnato a uno dei docenti in esubero. Si tenga conto anche che stiamo parlando di un ministero che ha circa 800000 dipendenti e che ancora, non si sa fino a quando, non esiste il licenziamento solo perché si è in esubero, visto che anche i docenti in esubero sono funzionali a soddisfare i bisogni delle scuole.
Al MIUR fanno questo ragionamento, sappiamo che le due classi di concorso sono in sofferenza, sostituiamo piano piano negli istituti professionali gli insegnanti della disciplina A017 con quelli della A019, senza cambiare la legge,
Capirete bene, lo capiscono anche i bambini, che insegnare una disciplina per l’80-90% costituita da concetti economici risulta impossibile per i docenti di diritto, e che per ogni docente di diritto (A019) che insegna una materia economica, e rientra in una classe a pieno titolo, c’è un docente di economia aziendale (A017) con decenni di esperienza nell’insegnamento dell’economia aziendale non torna in classe o addirittura si aggiunge agli esuberi.
E’ un ragionamento paradossale e disonesto, se si riducono gli esuberi della classe di concorso 019, nella stessa misura si fanno crescere quelli della classe di concorso 017
Sia chiaro che la legge non permette ai laureati in giurisprudenza di partecipare ai concorsi per insegnare discipline economiche (A017), vi chiederete come si fa ad insegnare qualcosa che il concorso ti vieta, e quindi neanche possono avere l’abilitazione.
Non c’è limite alla creatività.
Cosa fanno al MIUR? Decidono che i docenti della A019 parteciperanno agli esami di stato come commissari per la disciplina che la legge prevede sia riservata ai docenti della classe di concorso.
Adesso, penseranno al MIUR, abbiamo iniziato a sdoganare questo tabù le classi di concorso, le abilitazioni, ormai tocca al Parlamento cambiare le leggi. Una scuola nella quale il dirigente scolastico non avrà vincoli arcaici sarà più moderna.

Quante vicende, tante domande :

1 – Si rendono conto al MIUR la mole mostruosa di ricorsi delle famiglie che si troveranno ad avere figli giudicati nella terza, quarta e nell’Esame di Stato da docenti che non hanno titolo per insegnare quella disciplina economica, e neanche abilitazione? O non sarà che l’obiettivo di tutta la manovra sia quello di far lavorare gli avvocati?

2 – Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla di economia ed educazione finanziaria alla scuola superiore (slide 6).
I docenti più qualificati per raggiungere l’obiettivo sono i docenti di diritto?

3 – Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla dei dirigenti scolastici come leader educativi (slide 6), Renzi li ha chiamati allenatori.
Come può un allenatore accettare di far giocare un difensore come attaccante o viceversa?
Solo perché bisogna ubbidire agli ordini di qualcuno?
Quanti dirigenti scolastici hanno protestato e hanno fatto obiezione di coscienza perché il MIUR li ha costretti a fare scelte scellerate come quella di permettere d’insegnare la contabilità, il bilancio, l’analisi dei costi, il budget a chi non sa cosa sono?
O i dirigenti ministeriali e/o scolastici pensano che basterà studiare una lezioncina la sera prima?

4 – Lo studente (o utente o cliente) è al centro della scuola, dicono.
È possibile imbrogliarlo così, lui e la sua famiglia?

5 – Dicono gli economisti che la moneta cattiva scaccia la moneta buona.
Tanti diranno che questa storia non li riguarda, però può essere l’apripista per la totale flessibilità degli insegnamenti e delle classi di concorso, cosa impedirà fra due anni di fare insegnare scienze ai docenti si educazione fisica, o storia a che all’Università ha dato un esame di storia di qualcosa?
Vi ricordate quando hanno cambiato i primi articoli della nostra Costituzione?
Non ne avrebbero toccato altri, dicevano, sappiamo cosa sta succedendo ai nostri giorni.
Molti padri costituenti erano pregiudicati a causa del fascismo, può capitare che alcuni cambiatori di Costituzione siano pregiudicati anch’essi, una condanna lava l’altra, secondo loro.
Quella Costituzione del dopoguerra era stata approvata dalla gran maggioranza del Parlamento, eletto col sistema proporzionale, con una partecipazione di elettori che oggi chiameremo bulgara.
In questi anni di quella Costituzione si fa strame da parte di un Parlamento eletto con un sistema dichiarato illegittimo dalla corte costituzionale, con un sistema fortemente maggioritario, da chi rappresenta molto meno della metà degli elettori.
Moneta cattiva scaccia moneta buona.

Si aggiungano due tasselli alla rete che si sta tendendo.

1 – Il 5 marzo 2015 un’importante conferenza, sponsorizzata, tra gli altri, dal MIUR (Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per laValutazione del Sistema Nazionale di Istruzione), dal titolo “Scuola e cultura economica”.

Qualche domanda:

Ma il MIUR che organizza questo è lo stesso MIUR che fa insegnare le discipline economico-aziendali ai docenti di diritto (che, ripeto, se è sfuggito a qualcuno, non hanno titolo, competenze, abilitazione)?

Ma i funzionari creativi del MIUR, evidentemente anche loro non economisti, sanno la grave crisi mondiale che ha provocato la finanza creativa?

Ma la creatività non è meglio lasciarla agli artisti e agli imprenditori (quelli veri) ?

La burocrazia creativa è impossibile!

2 – Esiste l’Associazione Professionale Insegnanti Discipline Giuridiche ed Economiche (APIDGE), sarà una lobby? Non saprei, ne parla l’ex ministro del MIUR Carrozza (leggi qui), che l’aria del ministero l’ha respirata.
Quello che interessa qui è che il 25 marzo 2015 l’APIGDE ha organizzato un convegno in una sala del Senato della Repubblica, col saluto di Luciano Chiappetta, Capo del Dipartimento per l’Istruzione del MIUR, è scritto nel manifesto (leggi qui);
peccato che nel sito del MIUR quella posizione risulti vacante e il dott Luciano Chiappetta risulti essere Consigliere del Ministro (titolo gratuito, con solo un massimo di spese per missione di 5000 euro all’anno)

Sarà un caso, ma c’è un’omonimia col dott. Luciano Chiappetta che ha firmato le note del MIUR che hanno permesso tutta la storia di cui si parla qui, e non è strano che venga presentato come capo dipartimento del Miur, se non lo è più?
Misteri dei ministeri.

Un’altra cosa mi ha incuriosito, del convegno, cioè che “è richiesta giacca e cravatta”, per tre motivi:
il primo è che in italiano si dice è richiesta, o sono richieste, giacca e cravatta?;
il secondo è che dev’essere una riunione per soli uomini;
il terzo è che si potrebbe fare dell’ironia sull’abito che fa il monaco (alcuni, qui e qui, raccontano addirittura che la cravatta ha una simbologia massonica, chissà se è vero), però se in un luogo non è consentito l’ingresso a Renato Accorinti (vedi qui) e a papa Francesco, ecco, quello non è un bel posto, per me.

Vorrei concludere con un apologo di Totò, che ha previsto perfettamente quello ci è successo e ci sta succedendo, facciamo finta che i colpi che prendiamo non siano per noi, e ridiamo anche, poi sarà troppo tardi.

Quale futuro per gli ATA – di Bruno Firinu

Quale sarà il posto degli Ata nella scuola del futuro? Come avverrà il reclutamento di questo personale se ancora un ruolo avrà nella “buona scuola”? Le graduatorie ad esaurimento  scompariranno come quelle dei docenti?.
Se diventerà legge l’art. 12 del DdL, chi ricoprirà i posti vacanti  degli ata visto che sarà vietato prendere coloro che hanno già fatto 36 mesi di servizio?
Ci saranno concorsi anche per noi? La esternalizzazione dei servizi di pulizia e dei servizi amministrativi ci sarà ancora?
Nel disegno di legge presentato dal governo non c’è nessuna risposta a questi quesiti
La scuola è una comunità nella quale operano anche gli ata in questa comunità scolastica noi Ata ci saremo ancora e in che modo?
Gli Ata si dividono in quattro categorie: c’è il personale di segreteria (o assistente amministrativo), che tiene la contabilità della scuola e dà supporto al dirigente scolastico nelle varie pratiche burocratiche richieste dal Ministero; il personale tecnico che ha funzioni di supporto alla didattica di laboratorio; i collaboratori scolastici (i bidelli) che hanno varie funzioni tra cui sorveglianza e pulizia e il direttore dei servizi, il “braccio operativo” dei dirigenti scolastici.
.Negli anni il personale Ata è diminuito in modo sostanziale: nell’anno scolastico 2007-2008,( secondo i dati della relazione generale sulla situazione economica del Paese del 2012 ), erano 246mila,  nel 2013/2015   204mila, di cui 188mila a tempo indeterminato e 16mila a tempo determinato

L’uso prolungato di contratti a termine viola la direttiva europea 70/1999, che stabilisce che  i contratti a tempo determinato non possano essere rinnovati per più di tre anni complessivi. «Il motivo per cui è stata creata questa regola è semplice»,  contratti a tempo determinato servono a coprire esigenze limitate nel tempo: lo Stato invece li ha usati per sopperire a esigenze stabili dell’Amministrazione, ovvero garantire il regolare funzionamento della scuola». Su questa  infrazione, il tribunale di Napoli e la Corte Costituzionale hanno chiamato in causa la Corte di Giustizia Europea che condanna l’Italia ad assumere a tempo indeterminato tutti i precari della scuola (docenti e ata), ma la buona scuola di Renzi non fa accenno agli ata ma parla esclusivamente di docenti che hanno lavorato per più di tre anni con contratti a termine.
La trafila degli Ata non ha nulla da “invidiare” a quello dei docenti: 5-6 anni di attesa al nord,8-9  al sud.
Il personale Ata è il grande assente del Piano Renzi.Purtroppo non si riconosce a questa categoria il giusto peso all’interno dell’organizzazione della scuola. Per quanto ci riguarda i deve essere riconosciuta, in un eventuale e reale riforma della scuola,l’importanza di tale personale che serve a  rendere sicure, accoglienti e funzionanti le scuole».

La scuola dei Podestà – di Daniela Pia

Da bambina sentivo parlare della magnificenza della mensa dei signori del mio paese:

il proprietario terriero, il medico, l’ostetrica, il farmacista, il brigadiere e persino il maestro; da loro sulla tavola delle feste c’era sempre qualche coniglio, un agnello, ricotta, dolci e pane che giungevano come dono.

Così accadeva. La mensa dei meno abbienti si spogliava per ingraziarsi la benevolenza dei “maggiorenti”.

mensa-DanielaPia

Ero una bambina e, nelle conversazioni assorbite nelle sere d’ estate, registravo un fastidio, una feroce ribellione che non sapevo spiegarmi. Una inquietudine che mi avvolgeva e non mi faceva dormire, come invece facevano i miei fratelli.

Pensavo che per i miei nonni, per mia madre e mio padre, quei tempi erano stati segnati da tante, troppe rinunce. Pensavo che il pane che era mancato loro era stato il frutto di un furto. Ammiravo mio nonno, animo anticonformista, che poco si era dilettato in queste leziose captatio benevoletiae, pagando un prezzo alto che ricadde ingiustamente anche sui suoi figli.

E mi viene in mente una similitudine con questi presidi della scuola, nostri superiori investiti – dal «Renzino di turno e dalle Giannette per caso» – di poteri da podestà nel progettino chiamato Buona Scuola: so per certo che pletore di genitori disperati hanno già dato avvio alla campagna acquisti del Preside – amico dello zio del cugino della mamma della cognata del vicino – e penso che il Natale, la Pasqua e le feriae augusti di questi nuovi vescovi conti, investiti di un potere feudale o fascio-feudale sarà sicuramente più ricco e appagante di quello che vivranno la moltitudine di insegnanti che ambiscono, dopo decenni di studio, a un lavoro dignitoso.

Ho conosciuto molti presidi nella mia carriera, di altri ho sentito narrare, so per certo che accanto agli onesti siedono i disonesti e gli incapaci.

Non oso immaginare come useranno i poteri discrezionali che sono stati loro conferiti.

Temo che saranno molti quelli che – l’ho già visto accadere – appronteranno per i loro figlioli ruoli di collaboratore o chiederanno all’amico di favorire il merito di parenti e amici, quando non confezioneranno cattedre ad hoc. Non posso dimenticare la recente “portineria” al posto di materia alternativa alla religione cattolica, imposta (senza nemmeno consultare il Collegio) dal preside di una scuola, per agevolare il figlio del preside suo amico. Già indagato per altri traffici.

Quest’arma forgiata nella fucina del LoRenzi è davvero un arma medievale, di quelle che imbracciavano i combattenti al soldo del signore di di turno. Di quelle che il signore utilizzava per investire vassalli, valvassori e valvassini.

Intanto la mensa dei lavoratori della scuola è una tavola spoglia cui sono state sottratte anche le posate. Vengono restituite due dita di meritocrazia, che ai tempi di mio nonno si chiamava sudditanza. Per un tozzo di pane. Secco.

Attila, Santemariegoretti, la scuola degli orfani – di Daniela Pia

Di fronte alla sua aula stava una prima di studenti, delle superiori. Di una città non meglio definita, di un istituto che orbitava in un quartiere faticoso. Qualunque collega, di qualunque disciplina, di quelli ben temprati e preparati, si confrontava con situazioni ai confini della realtà: «videro e vissero cose che certi Faraoni…». Discutevano così nella gelida sala professori:

Tizio ha una situazione complicata; Caio ha sofferto tanto; Sempronio è un bes (bisogni educativi speciali); Gavino un dhd (deficit di attenzione) – e via dicendo sino a completare due terzi della classe.

Vero, tutto vero.

Di fronte avevano tanti esseri umani. Cuccioli ringhiosi. Desiderosi di carezze. Vero, ma quando le carezze e le attenzioni erano pretese o richieste, mordendo la mano che insegnando accarezzava, insultando i maestri, senza alcun freno inibitorio, la fatica si faceva di Sisifo.

A volte, mentre i suoi colleghi si cimentavano nell’agone dell’aula, tentando di impedire che non venissero bruciati i lavori appesi alle pareti della scuola, vedeva i novelli Attila scaraventare dalla finestra le sedie dell’aula, aggredire i compagni, certe volte i docenti e, una tantum, persino il preside. Eppure nulla sembrava cambiare, se non come nelle grida manzoniane, reiterando e inasprendo pene di dubbia efficacia.

Sempre più disarmata/o, l’insegnante registrava gli effetti di quei banchi rovesciati, dei tam tam sul muro dell’aula, confinante con la sua, metodo collaudato dai carcerati nelle loro celle, in un primordiale linguaggio imperscrutabile. E li osservava, l’insegnante, quei ragazzetti accompagnati dalle loro ragazzine, approfittare della mancanza di personale ausiliario, mentre furtivi si sostituivano ai bidelli nel suono anticipato della campana. Da tempo aveva compreso che la guerriglia era allarme, sociale. Si rese conto che urgeva coraggio, quello in grado di pronunciare le parole vietate: non abbiamo strumenti, e il senso di solitudine, in questi casi, è totale. Lo scaricabarile pure. E immaginò dirigenti, di ogni ordine e grado, sottosegretari e ministri, ispettori dalla reprimenda compulsiva, additare lui e tutti i colleghi ammalatisi di fatica incompresa, pontificare sull’incapacità di gestire dei “ragazzini”. Li vide sfoderare la spada della valutazione, sguainata a colpire. Non siete stati formati, fortificati, collaudati a professionalità multiple? Ecchissenefrega. Non siete capaci ,”motu proprio” di spaziare dal ruolo dello psicologo a quello dell’assistente sociale, dal mediatore familiare al genitore, dall’allenatore all’amica/o affidabile? MALE molto male. Fallito avete. E non sarete premiati, che la premialità è il fulcro della ” buona scuola” e il regno dei cieli si spalancherà solo a coloro che seppero per tempo annusare il vento del feudalesimo di ritorno: credere, obbedire, combattere. Per loro, il grande fratello MIUR ha forgiato un programma di nuova generazione che il governo, di giovani sinistre leve, scodellerà in “conditio sine qua non”, imponendo parametri uniformi, tali da giudicare allo stesso modo gli insegnanti degli Attila furibondi, come quelli delle sante Maria Goretti e dei novelli Einstein.

La sorprendente soluzione – dei Faraoni (sì Davidi) di turno e delle Giannine (certo Stefanie) di passaggio – divenne la programmazione di un rivoluzionario format: «l’isola degli orfani». Orfani di tutele , orfani di genitori, orfani di affetti, orfani di tecnologia, orfani di regole, orfani di istruzione, orfani di se stessi. Tutti nello stesso calderone. Il cimento fu dato in pasto a un annoiato pubblico pomeridiano, educato a digerire la poltiglia. Il governo ne derivò un calcolo calorico: tanti, troppi, dimagrirono e si ammalarono di anoressia, altri, pochi, pochissimi, ingrassarono e si fecero tiranni. Bulimici.

E tutto continuò come sempre e peggio di sempre, mentre i soffitti crollavano, i bagni si intasavano, la carta igienica scarseggiava, i libri scomparivano, i professori e i maestri diventavano un tiro a segno double face. La narrazione delle Lim (lavagne interattive multimediali) bianche trionfava e la scuola pubblica evaporava

La sorte della classe di concorso A017 – di Paola Frau

Scrivo in rappresentanza del coordinamento nazionale dei docenti di discipline economico – aziendali classe di concorso A017.
Vogliamo far conoscere all’opinione pubblica di quale abuso siamo oggetto da alcuni anni da parte di alcune direzioni generali del Miur .
Una storia che di trasparente non ha nulla e che viaggia sul filo della illegalità spudorata con cui il ministero cerca di modificare le modalità di accesso a determinati insegnamenti, senza modificare la legge.
Tutto ha avuto origine negli istituti professionali alberghieri dopo la riforma Gelmini, l’abolizione della materia legislazione e la modifica dell’insegnamento della materia economia e gestione aziendale, divenuta Diritto e tecnica amministrativa .
Per farla breve dal 2013 assistiamo ad un ripetersi di un errore, riconosciuto dal Miur, corretto e poi reiterato.
L’errore di estendere l’insegnamento della materia ai docenti della classe A019, che per legge (DM 39/ 1998) non hanno titolo ad insegnare la tecnica amministrativa e in generale l’economia aziendale.
In seguito a forti pressioni ricevute da una lobby potente nel nostro Paese, (avvocati e laureati in giurisprudenza) il Miur ha cercato con diverse circolari di intervenire su una situazione che viene disciplinata dalla legge, e questo ha portato un nutrito gruppo di docenti della A017 della Sardegna, coordinato dalla sottoscritta, e poi un gruppo di docenti sempre A017 della Sicilia, a ricorrere al TAR del Lazio.
Il tribunale amministrativo ha emesso prima una ordinanza cautelare che ha reso inefficace la circolare  impugnata e, per il ricorso della  Sardegna, si è riunito in pubblica udienza il 23 ottobre 2014, per la sentenza di annullamento.
Tuttavia in seguito a quest’udienza la sentenza non è mai stata pubblicata, nonostante il termine per la pubblicazione sia di 60 giorni.
L’inefficacia della circolare dichiarata dal TAR ha prodotto effetti solo in alcuni casi in cui l’ufficio scolastico provinciale ha annullato le nomine fatte ai docenti della classe A019, abusivamente assegnati ad un insegnamento per il quale non hanno titolo.
Altre iniziative sono state portate avanti in altre Regioni, come ad esempio la Toscana e la Campania, ma nonostante le proteste arrivate da tutta Italia, nonostante il parere contrario dei sindacati e di una stessa parte del Miur, ecco che l’errore materiale di aggiungere nella tabella di confluenza degli insegnamenti anche la A019 viene ripetuto prima per la nomina dei commissari d’esame e ora anche per le docenze del prossimo anno scolastico.
Tutto ciò è vergognoso perché si gioca sporco per una manciata di ore di insegnamento, giustificando col fatto che diminuirebbero i sovrannumerari della A019, motivazione disonesta perché laddove risultassero diminuiti i sovrannumerari A019 sarebbero aumentati quelli di A017.
A meno che non si voglia affermare il principio che i docenti di discipline giuridiche siano più importanti di quelli di discipline economico-aziendali.
Potrei portare ad esempio decine di casi di colleghi A017, dunque della classe abilitata a quell’insegnamento, costretti a viaggiare su sedi disagiate, o a completare su più scuole l’orario di servizio, perché le ore disponibili in istituto sono state assegnate a docenti A019, che non hanno titoli e competenze per l’insegnamento della tecnica amministrativa aziendale.
Chiediamo che si dia voce alla nostra protesta e che si consideri l’azione del coordinamento nazionale docenti A017 una lotta per il rispetto della legalità e dei diritti acquisiti attraverso conseguimento di laurea specifica e di abilitazione all’insegnamento.
Grazie
Paola Frau, docente di discipline economico-aziendali
coordinamentonazionalea017@gmail.com

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