Rubrica letteraria

Il diritto di Concittadinanza

jus-soli-2(jus soli: una questione nobile dentro una sabbia mobile)

la questione dello jus soli è precipitata in una specie di palude morta, una cisterna dei veleni; è una questione nobile e soprattutto antica, ma ad ogni suo ritorno viene spacciata come mai vista prima e come pericolosa; in realtà è semplicemente mal posta, o più precisamente è posta ancora oggi negli stessi termini in cui era concepita dagli antichi romani duemila anni fa, e per di più con soluzioni giuridiche persino peggiori di quelle adottate ai tempi del loro impero; e ancora, in un’epoca di globalizzazione in cui sono di fatto saltate le sovranità statuali e i confini che invece erano presidiati metro per metro dagli antichi imperatori, quando persino maria e giuseppe erano considerati cittadini e si mossero per il censimento;

constatare che d’improvviso teste di legno spiritose e ignoranti si esibiscono in formule latine, inducendo in meno di ventiquattr’ore tutta la nazione a discutere sullo jus soli come sul dribbling o sullo jus sanguinis come sul common rail, rallegra il cuore se si considera la naturalezza con cui d’improvviso mastichiamo le lingue antiche e le lingue straniere; ma in realtà cosa si è capito, e cosa c’è da capire?

si dovrebbe essere capito che la cittadinanza vincola uno stato ai suoi cittadini per il tramite di un formale atto di riconoscimento; esso può essere costituito una tantum dalla discendenza (diritto di sangue) o dal suolo natìo (diritto di suolo), ma fuori dall’una tantum soprattutto dal pagare i tributi dovuti (dare a cesare quel che è di cesare); se queste condizioni sono soddisfatte tutti quelli che per lo stato sono “cittadini” diventano nei loro rapporti reciproci “con-cittadini”, nel senso che virtualmente contribuiscono tutti gli uni per gli altri,

se si affronta la questione a un livello più elevato (dare a dio quel che è di dio) ne viene che i membri che riconoscono un comune valore spirituale non sono semplicemente cittadini e nemmeno semplicemente con-cittadini, ma sono “fratelli”;

ovviamente non è compito dello stato coltivare la fratellanza, ma tanto meno è compito dello stato fare il contrario, cioè coltivare l’ostilità reciproca o la concorrenza sleale o l’indifferenza esasperata tra i suoi membri; rispetto a questo né lo jus sanguinis né lo jus soli appiccicano a niente, anzi come tali sono puro accecamento per gli occhi e puro veleno per la mente; l’unica comunanza che io riconosco ai miei simili è il diritto alla suola delle scarpe piuttosto che il diritto derivato dal suolo natio, cioè il diritto a camminare liberamente e a possibili rapporti di fratellanza che inevitabilmente sorgono tra chi si trova a camminare insieme; e quanto al tragicomico jus sanguinis, quale campione della stirpe rifiuterebbe in caso di necessità una trasfusione per il semplice fatto che la sacca di sangue viene dalla donazione di un somalo o di un bengalese?

ora, il punto chiave non è la cittadinanza (stato-cittadini) ma è la con-cittadinanza; quali devono essere i requisiti fondamentali che consentano agli individui di confidare in una mutualità dei diritti e dei doveri? che differenza fa essere nati a damasco o in sri lanka o essere nati in brianza o in versilia? zero, zero spaccato; la differenza la fa invece essenzialmente questo: dare a cesare quel che è di cesare, a partire dalla tassazione e a finire nel rispetto concreto delle leggi, e se proprio volete anche delle radici cristiane (ohibò, dare a dio quel che è dio ovvero coltivare il comune valore spirituale della fratellanza);

poiché rivendico come mio il mio diritto alla con-cittadinanza, io ripudio in primissimo luogo la mia concittadinanza con membri di questo stato che ne proclamano politicamente la negazione ad altri (salvini, grillo e circa metà degli italiani) e ripudio in secondissimo luogo la mia concittadinanza con membri di questo stato che ne impediscono economicamente ad altri la partecipazione (i grandi evasori, gli esportatori di capitali, i titolari di vitalizi e privilegi infami, gli sfruttatori di lavoro umano ecc.);

tolti questi, io sono concittadino di tutti gli altri: questa è “la repubblica”; ogni possibile idea di repubblica al di fuori di questa emana cattivo odore.

 

Gian Luigi Deiana

ULTIMI (nino e il ‘che': aleida guevara nel paese di gramsci)

aleida-guevaraIeri 18 maggio aleida guevara è stata a ghilarza, ha visitato la casa di antonio gramsci e ha incontrato questo popolo dei due mondi, il popolo terzomondista di nino e del ‘che’, in una assemblea lunga e appassionata; tanto piena di gente e di passione che per me è troppo presto parlarne già oggi;

il motivo per cui cito qui comunque questo evento è piuttosto un motivo collaterale, ed è costituto dall’indicazione del tema dell’incontro così come girato alla stampa nei giorni precedenti: ovvero, letteralmente, “antonio gramsci e ‘che’ guevara dalla parte degli ultimi”;

la mia prima reazione alla lettura di questa espressione, probabilmente improvvisata e dettata dalla fretta, è stata di quasi imbarazzo ed affidata a una parolina salvifica che ho imparato da piccolo: “boh”; la seconda reazione è stata di quasi rassegnazione: infatti ormai la comunicazione, con tutta la sua evidenza ingenua e impolitica, era diventata pubblica e non restava che ribadirla comunque, anche se in modo sommesso;

la ragione del mio quasi imbarazzo e della mia quasi rassegnazione era costituita dal fatto che la persona reale che tutti ci apprestavamo ad incontrare, aleida, è in primo luogo una donna di oggi coi problemi di oggi, un medico pediatra di una repubblica molto speciale del caribe; ed in secondo luogo, ma solo in secondo luogo, conteneva in quell’incontro strettamente attuale un altro incontro di una attualità molto più ampia, cioè la relazione politica e morale tra gramsci ed il ‘che'; in questa composizione già abbastanza complicata il riferimento tematico ai fantomatici “ultimi” mi era parso un modo di dilatare il seminato nell’universo mondo, cosa che solo ai papi e ai poeti è concesso di fare;

per di più si è accennata fra alcuni di noi una comica rincorsa alla giusta interpretazione, visto che una correzione lessicale era ormai impossibile: quindi gli ultimi sono diventati gli oppressi, poi gli oppressi sono diventati i subalterni, poi i subalterni sono diventate le classi subalterne e così via ancora su altre subalternazioni semantiche;

ora, a cose fatte, mi sembra giunto il momento di puntualizzare il concetto di “ultimi” nel mondo attuale, considerando che il mondo attuale è in primo luogo un mondo di persone reali e di relazioni reali tra persone reali e che solo in secondo luogo è un mondo di parole e di relazioni concettuali tra le parole;

quindi ora devo confessare di avere rovesciato la mia posizione scettica, e sentendo di rivendicare la giustezza del concetto “politico” di “ultimi” non provo alcun imbarazzo nell’alone religioso o morale della parola; gli “ultimi” esistono realmente ed anzi essi costituiscono incontrovertibilmente la grande generalità degli esseri umani che oggi abitano il pianeta;

è pur vero che il concetto è relativo, in quanto ci sono gli ultimi nella scala del potere, gli ultimi nella scala della cultura, gli ultimi nella scala della salute, gli ultimi nella scala dell’occupazione, gli ultimi nella scala della ricchezza ecc.; ma è anche vero che il concetto è anche assoluto, in quanto in genere gli ultimi in una scala sono anche gli stessi ultimi di ogni altra scala e sarebbe il caso, una buona volta, di capire che questo è un fatto politico: anzi è il fatto in assoluto più politico di questa epoca storica;

il problema oggi consiste quindi nel fare in modo che questo enorme e inedito “fatto” politico dia luogo alla costituzione di un altrettanto enorme e inedito “soggetto” politico, che sorga dalle apparenti mille diversità di ogni “ultimo” in particolare;

questo problema necessita di considerare il fatto subordinato, altrettanto politico, che l’esistenza reale di “ultimi” comporta “sempre” l’invenzione propagandistica di “penultimi”, e comporta ancora la conseguenza che il centro di gravità dei problemi e delle soluzioni si sposti dal suo luogo decisivo (la piramide sociale edificata in funzione dei “primi”, i potenti, i padroni del pensiero, i normocappati, i manager, le aristocrazie operaie, i ricchi) al suo campo di guerra ovunque circostante aizzato quotidianamente ad hoc: il campo della guerra tra i penultimi e gli ultimi: disoccupati francesi contro immigrati magrebini, senza casa di centocelle contro campi rom, mutilati di aleppo contro artigiani di budapest, figli disoccupati contro padri pensionati, ecc.: e infine, poiché le scorciatoie sono sempre la più facile soluzione in tanta dolorosa e multicolore diversità, bianco contro nero;

il gioco, come dice il poeta, davvero si fa teso e tetro: mentre la discarica degli ultimi non contempla un trattamento differenziato, la geografia dei penultimi è sottoposta a una continua tensione di auto-differenziazione, poiché ciascuno è indotto a temere che domani sarà più penultimo di oggi e rischierà di diventare almeno provvisoriamente il negro di qualcun altro;

è vero che ogni epoca storica ha potuto vantare i suoi oppressi, i suoi sottoproletari e la sua plebe, cioè i suoi subalterni in genere; ma qui siamo di fronte a un fenomeno storico nuovo e tanto grande quanto può essere grande la proporzione di 99 contro 1 nella distribuzione della ricchezza, o quanto può essere grande il numero di tre o quattro o cinque miliardi di esseri umani in un pianeta così unico, così sbagliato e così piccolo;

ma non si tratta solo di uno spaventoso aspetto quantitativo; si tratta soprattutto della differenza decisiva per cui i subalterni in genere, per quanto oppressi, sfruttati, imbrogliati e massacrati, hanno goduto in ogni epoca storica di un riconoscimento di soggettività sociale, fosse anche soltanto per giustificarne il genicidio; è proprio nei subalterni in genere che lo stesso gramsci individua la sorgente profonda di ogni dimensione di cultura: riconoscimento e coscienza, l’alfabeto binario di ogni identità nel consorzio umano;

non è così invece per gli “ultimi” di questa epoca storica conformata sulla teologia totalitaria e nichilistica del neoliberismo; gli “ultimi” sono tutti e nessuno, e dispongono tutt’al più di una identità inservibile se non per essere respinti giuridicamente, se non dovesse bastare la loro condizione fattuale di annichilimento e di scarto; nessuno di noi dispone oggi di una adeguata comprensione di questo fatto e di una possibile concezione politica, ma a ciascuno di noi è ancora concesso di riflettere in un modo almeno pre-politico ma onesto con se stessi;

con questo ho deciso: antonio gramsci ed ernesto ‘che’ guevara: dalla parte degli ultimi

Gian Luigi Deiana

Va bene definirsi Europeisti, ma perchè non proclamarsi direttamente “Germanici” ?

general-strikeAll’interno del polo imperiale europeo la Germania costituisce l’asse centrale egemonico . L’Unione Europea è la sua gallina dalle uova d’oro . Si dice spesso che l’euro è una moneta senza stato e gli stati europei sono stati senza moneta . E’ vero solo in parte . L’euro è una moneta che uno stato ce l’ha : la Germania che gode di uno status privilegiato nella UE (Vedi il potere di veto del parlamento ad esempio) .
In effetti il rigore imposto dalla Merkel è allo stato attuale di grande convenienza per la grande borghesia tedesca che si affida per il suo arricchimento principalmente a dei vecchi arnesi di politica economica : il mercantilismo fautore di una produzione fondata sull’export (superiore ai limiti “imposti” dalla UE) e il neoclassicismo orientato a far cassa noncurante delle condizioni di vita della popolazione .
Il rigore orientato sull’innalzamento degli avanzi primari e sull’abbassamento del deficit hanno mortificato le politiche nazionali di crescita determinandone stagnazione e alla lunga recessione che , oltre ovviamente a creare disoccupazione , hanno comportato la diminuzione del gettito fiscale per lo stato costretto dalla mancanza di liquidita ad indebitarsi e a gravare di tasse i cittadini per poter pagare i debiti contratti e destinati a crescere data l’inevitabile caduta del PIL .
Per quanto riguarda l’Italia il grafico di Bloomberg finanza evidenzia la divaricazione tra crescita del debito e caduta della produzione ,divaricazione (ci ricorda Contropiano) ampliata enormemente “a partire dal periodo Monti-Napolitano (quello dell’austerità e del rigore per salvare il Paese)” .
Il debito è stato nel dopoguerra per gli States un piatto succulento per spolpare i Paesi in difficoltà (particolarmente in America latina) , per fare shopping delle risorse naturale e per imporre stili di consumo delle multinazionali ,con il risultato di trascinare il Paese “aiutato” nel sottosviluppo
Il debito dei PIIGS anche per la Germania è un affare d’oro . Grandi speculazioni delle banche mediante prestiti o acquisti di titoli statali a interessi sempre più crescenti . Tanto più rigore e tanto più guadagno . Mentre i titoli tedeschi vengono acquistati a basso tasso d’interesse e spesso a zero cosicchè il governo tedesco ,unico in Europa poteva e può “indebitarsi”a costo zero , E naturalmente , per non essere da meno degli States . fare un ricco shopping in particolare nella nostra penisola
Evidente che demolire le condizioni di vita della popolazione non è un dato secondario ma primario . Caduta del potere contrattuale ,bassi salari , licenziamenti facili depauperamento dell’istruzione pubblica , dei servizi sanitari ,dei trasporti…privatizzazioni di beni comuni… costituisce un obiettivo strategico delle oligarchie europee e di Oltreoceano : indebolire le capacità di risposta politica dei lavoratori e delle masse ,incrinare la fiducia in se stesse e trascinarle verso l’apatia …
L’Italia e con essa tutta l’Europa mediterranea non possono far a meno di fuoruscire dalla gabbia malefica dell’architettura istituzionale della Ue e recuperare la sovranità politica e monetaria. Ma certo non è pensabile che ciò possa avvenire con gli attuali mefitici governanti . Si deve uscire dalla Ue ma senza il concorso dei lavoratori e delle masse popolari e senza altri dirigenti politici sarebbe un salto nel buio

Antonello Boassa

La sinistra italiana che conosciamo è morta

luigi-pintor“LA SINISTRA ITALIANA CHE CONOSCIAMO E’ MORTA” ULTIMO EDITORIALE DI LUIGI PINTOR MAGGIO 2003 E OGGI ?

“La sinistra italiana che conosciamo è morta . Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la politica quotidiana non ammette . Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa . Ma la sinistra rappresentativa…è fuori scena…hanno raggiunto un grado di subalternità e di soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità..dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte…non sono mille voci e un’anima sola…l’anima non c’è da tempo e ora non c’è la faccia…non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo”
Non credo che Luigi Pintor facesse riferimento solo ai D’Alema e ai Veltroni . Credo che pensasse anche alle sinistre radicali precipitate anch’esse nel brodo di cultura della “modernità antica” delle borghesie internazionali .
Il terreno di scontro allora ed ancor più oggi veniva predisposto dalle “destre” e sul quel terreno di per sè già perdente le “sinistre” scivolavano e scivolano sempre più in basso …
Solo due esempi relativi alla situazione politica odierna :
1) deficit e debito . Si discute anche da parte radicale avendo come punto di riferimento le teorie monetariste dell’avversario ed è evidente che in tale contesto si può lottare solo per una riduzione del danno (vedi Siryza) .Le teorie monetarie come vengono portate avanti oggi non vanno neanche discusse ma semplicemente rigettate .Deficit e debito controllati da uno stato sovrano che abbia sovranità monetaria con una banca centrale pubblica possono costituire un volano di crescita e di occupazione che favorisca il potenziamento dello Stato sociale come viene suggerito da economisti non mainstream . Basti questo perché una vera sinistra non possa fare a meno di respingere i trattati dell’Unione , uscire dall’euro e proporre un’alleanza con il mezzogiorno d’Europa.
2) Scuola . Gia con la funesta “autonomia scolastica” propugnata con grande protervia da quelle sinistre cui faceva riferimento Luigi Pintor risultava chiaro come , in sinergia con un abbassamento dei flussi finanziari per le istituzioni scolastiche , la politica di destra come di sinistra aspirava alla costruzione di una gerarchia di poteri all’interno della scuola che sapesse rispondere prontamente ai desiderata governativi nell’intento di attizzare la competizione tra i docenti invece di favorirne la solidarietà e la ricerca pedagogica , di umiliare il corpo non docente con esternalizzazioni del lavoro gestite spesso da “compagni” . La cultura “ideologica” di destra dei “compagni” dei partiti e dei sindacati confederali si è manifestata con particolare vigore in questi ultimi anni nella volontà “modernista” dell’efficienza ( vedasi in Sardegna L’ineffabile Pigliaru) di far scomparire dai tanti piccoli paesi dell’isola le scuole primarie che costituiscono la linfa vitale di quelle piccole comunità . Perché dico politica di destra? Perché la qualità dell’istruzione non consiste solo nell’allestire delle “eccellenze” mediante la concentrazioni così care ai “padroni del vapore” che aspirano ad un mandarinato immediatamente spendibile ma anche nella sua diffusione ,nella quantità , perché si possa dire che nessuno ,proprio nessuno venga escluso dalla scuola e dall’istruzione(e non credo che Freire ,freinet ,Rodari…la pensassero diversamente) .
Riprendendo Luigi Pintor , non basta una svolta ma un rivolgimento . Molto profondo

Antonello Boassa

E’ legittimo ipotizzare una nuova forma moderna di totalitarismo ?

urlo-di-munchE’ LEGITTIMO IPOTIZZARE CHE L’ATTUALE POST-DEMOCRAZIA POSSA PRECIPITARE IN ITALIA E IN EUROPA VERSO UNA NUOVA FORMA MODERNA DI TOTALITARISMO ?

Ipotesi che molti giudicheranno esageratamente catastrofica proprio perche tale processo non ha raggiunto ancora il suo obiettivo…è solo in itinere… ed è proprio per questo che molti militanti potrebbero non intravvederlo . Ma se si ha il coraggio di affrontare la questione senza antichi pregiudizi e con una rigorosa e spietata analisi dei processi politici ed ideologici in atto , una tale ipotesi risulterà più che giustificata .
Va chiarito cosa intendo per totalitarismo . Innanzitutto la privatizzazione pervasiva della sfera economico-finanziaria . In secondo luogo la privatizzazione del potere politico (non più corrotti ma dipendenti) e del potere giudiziario internazionale (vedi TTIP e RDIE meccanismo di arbitraggio privato tra multinaziona e stati che subentrerà alle giurisdizioni nazionali) .In terzo luogo un potere militare (vedi Nato) e poliziesco (vedi Eurogendfor) che sarà onnipresente e sopratutto onnipotente . In quarto luogo ,mediante il controllo dei media (Tv ,Internet ,stampa , sport , arte) , una diffusa attivazione di un’apologia della società esistente come la più proficua tra le tante possibili . In quinto luogo uno stato “alleggerito” , funzionale ai servizi più difficilmente mercantilizzabili . Anche la Difesa potrebbe divenire una società per azioni . E con essa una forte propensione all’espansione coloniale e naturalmente alla guerra .
Si sta andando inequivocabilmente verso “l’inferno dei vivi” . Lascio ad altri post le esemplificazioni utili all’ipotesi . In questo contesto appaiono patetiche (e lo dico senza malanimo) le politiche delle sinistre cosidette radicali (che non riescono neanche a dire a chiare lettere che il PD è un partito eversivo di destra) e risultano di scarso costrutto la manifestazioni di protesta (sia ben chiaro di grande valenza morale ,educativa e sociale) su questioni specifiche (casa ,repressione,lavoro ,scuola…) … e non posso fare a meno di dire quanto è utile alle classi dominanti l’incapacità delle varie forze antagoniste di trovare una minima unità d’azione almeno tattica .
E’ possibile abbattere il mostro totalitario . E’ possibile ma siamo molto in ritardo.
Il padronato (parola antica che è giudicata vetusta dalla sinistra bene) ha saputo usare con spietatezza l’arma della lotta di classe in primis contro la classe operaia disarmata dalle false sinistre nei partiti e nei sindacati e ha saputo indebolirla e disgregarla . Ed una volta messa all’angolo ha potuto procedere nel raggiungimento di molti dei suoi obiettivi dall’abbattimento del Welfare alla distruzione della scuola e della sanità pubblica , dal ridimensionamento dei diritti pensionistici alla riduzione dei livelli occupazionali…
Per abbattere il moloch capitale sarebbe necessario lavorare per ricomporre l’unità della classe operaia e saper interpretare unitariamente i bisogni delle altre classi subalterne . Operazione oggi difficilissima perchè la capacità di ricatto in tutti i luoghi di lavoro per non dire tra chi non ha un lavoro è molto alta (si pensi alla facile licenziabilità , all’accordo sulla rappresentanza dei confederali con Confindustria che potrebbe stroncare la ribellione alle prepotenze padronali) . Perchè si possa contrastare “ognun per sè e si salvi chi può” sarebbe altresì necessario un ben altro livello di militanza che sapesse lavorare costantemente nei luoghi di lavoro, nei quartieri ,nelle periferie , che sapesse innalzare il livello dello scontro culturale ed ideologico…E’ bene ricordare che in politica non vince chi ha idee giuste ma chi lavora di più e meglio…e la oligarchia borghese ha saputo in questi decenni lavorare di più e meglio

Antonello Boassa

Come muore un grande poeta

pablo-nerudaUNA VOCE CHE ANDAVA SILENZIATA

” Io ti ho nominato regina
Ve n’è di più alte di te ,di più alte
Ve n’è di più pure di te , di più pure
Ve n’è di più belle di te , di più belle
Ma tu sei la regina ”

Pablo Neruda muore il 23 settembre 1973 . Di cancro alla prostata secondo la versione ufficiale . Ma non sono pochi coloro che dubitano di tale responso . Iscritto al partito comunista e diplomatico nel governo socialista di Salvador Allende gli viene ritirato l’incarico dal generale Pinochet subito dopo il criminale colpo di stato organizzato dalla CIA e gestito in prima persona dallo stesso Pinochet che avrà da quel momento mano libera per imporre una durissima repressione contro gli oppositori .
Dodici giorni dopo il colpo di stato Pablo Neruda muore . Una coincidenza?
Una recente dichiarazione dell’autista di Neruda ha riaperto il caso. Un uomo alto, biondo e con gli occhi azzurri avrebbe accompagnato in ospedale il poeta. Tale descrizione corrisponde all’identikit di Michael Townley .agente della CIA e collaboratore della polizia segreta della dittatura cilena .
In seguito all’interessamento dell’avvocato Eduardo Contrearas è stata riesumata la salma dl poeta . Sono iniziate così le ricerche per provare un eventuale avvelenamento .

” Cosa avete fatto …
pallidi vermi del formaggio
capitalista , cosa avete fatto
di fronte al regno dell’angoscia ,
a questo oscuro essere umano ,
a questa dignità vilipesa ,
a questa testa sprofondata
nello sterco , a questa assenza
d’aspre vite calpestate ?”

Questo era un cervello pericoloso per la dittatura e per l’imperialismo . Era un comunista . avrebbe continuato nell’esilio
la sua opera di sempre : cantare l’amore e l’ingiustizia che governa gli esseri umani . Era necessario ucciderlo
.
” Così venne divorata ,
negata ,sottomessa ,graffiata ,predata ,
giovane America , la tua esistenza . ”

 

Antonello Boassa

Per Syriza missione impossibile ? Non lasciamo sola Atene

troicaLA TROICA SE NE INFISCHIA DELLA VOLONTA’ POPOLARE
Il pacchetto di proposte che Syriza presenta ai maggiordomi del potere dell’Unione è decisamente “creativo” . A mio giudizio indigeribile per il trio Lagarde Draghi Juncher . Ma se si trattasse solamente di rinegoziare il debito e di cancellarne una parte , pur di salvare l’oligarchica architettura della UE , come suggerito da non pochi economisti mainstream e dallo stesso Barach Obama , credo che ci sarebbero spazi di manovra ,anche con la spada di Damocle di una possibile emulazione da parte dei PIIGS . Tsipras ha voluto esprimere uno spirito di collaborazione accettando per esempio il cappio del pareggio di bilancio e una grande disponibilità a “trattare” ma ha anche dichiarato di proseguire nella direzione indicata nel programma elettorale :niente tagli ,riassunzioni ,niente privatizzazioni , contratti collettivi di lavoro ,aumenti del salario minimo ,rivalutazione delle pensioni minime ,investimenti pubblici per favorire l’occupazione…
Quindi cancellazione delle “riforme” che il Trio sta imponendo con particolare ferocia ai Paesi del sud . Ma una tale cancellazione fa a pugni con le regole e i trattati che governano la politica dell’Unione , con la sua pervasiva strategia monetaria .
Se la Triade può essere magnanimamente disposta a qualche concessione sul debito certo non può esserlo con le ” riforme” e con l’Austerity che è lo strumento ricattatario per imporre quelle riforme che devono azzerare i diritti sociali e preparare il terreno allo strapotere delle banche e delle multinazionali .
Il progetto politico di Syriza ci era parso contradditorio proprio perchè non è possibile con questa Unione difendere i diritti sociali(lavoro ,casa ,salute ,istruzione…) e allo stesso tempo convivere con Austerity ed Euro . Ciò nonostante dobbiamo riempire le piazze italiane nello stesso giorno in cui si manifesterà ad Atene per sostenere il governo impegnato nei negoziati sui quali ci auguriamo non ceda per inutili compromessi che perpetuerebbero lo stato di subordinazione della Grecia e sappia invece sbattere la porta in faccia ai protagonisti dello sfacelo in cui siamo tutti precipitati .
E continuare la lotta ,solidali con le rivendicazioni popolari che Syriza ha voluto accogliere e solidali anche quando Tsipras e Varoufakis sappiano por fine alla sceneggiata negoziale e decidere di uscire dall’Eurozona e riappropiarsi della sovranità nazionale e monetaria che comporterà gravi sacrifici ma anche la possibile uscita dal tunnel .

Antonello Boassa

“Quantitative Easing” di Draghi: una partita di giro; dalle banche alle banche

quantitative-easingSarà una caduta irrisoria sulla economia reale l’immissione di 720 milardi di euro da parte della BCE ma in compenso riuscirà a chi fa il mestiere di speculatore di arricchirsi di più e a favorire ,nonostante il parere di “illuminati” monetaristi , la perpetuazione dell’austerity e con essa l’abbattimento ulteriore delle condizioni di vita delle masse popolari . Il debito pubblico appositamente creato per mettere in ginocchio i paesi del’America latina e dell’africa dall’impero americano e da quello europeo è stato lo strumento principale usato per imporre alla nazione aggredita politiche di tagli , di rinuncia alla difesa dei beni pubblici ,di concessioni alle multinazionali per lo sfruttamento brutale del territorio ,di privatizzazioni ,condannando le popolazioni alla miseria e nei casi più gravi alla fame .
Ora è la volta dell’Europa . Naturalmente le oligarchie politico-finanziarie iniziano con particolare avidità dalle vecchie periferie :Irlanda ,Portogallo , Spagna , Italia , Grecia denominate con dispregio calcolato : PIIGS . Ed intanto si prepara la trappola per il resto del continente…
Chiariamo subito. Non è sul debito il vero scontro tra i PIIGS e la Troica ma è sulle “riforme” . La BCE ha elargito alle istituzioni finanziarie 4.000 miliardi di euro in pochi anni e può benissimo annullare parte del debito allo scopo di rilanciare un’economia asfittica che alla lunga non conviene neanche all’imperatrice Germania . Ma in questo caso la Troica,molto abile nel provocare ondate speculative , perderebbe il suo potere di ricatto per raggiungere i suoi veri obiettivi che coltiva fin dalle sue origini : le”riforme” necessarie al raggiungimento del potere assoluto delle multinazionali che dovrebbe compiersi definitivamente con il TTIP , con le RDIE ,con TISA ,accordi internazionali di cui abbiamo già trattato e su cui ritorneremo .
Il trionfo elettorale di Syriza segna una crepa nella rete politico-monetariia dell’Austerity e va salutato con grande partecipazione da chi ha sempre lottato contro l’austerity e i governi servili che la imponevano a tutto un popolo . La grecia con Tsipras potrebbe costituire un esempio per tutta l’Europa mediterranea e ciò è fonte di grande preoccupazione per Berlino e per la Troica . Il timore non è solo una possibile procedura di cancellazione di una parte del debito che venga richiesta dai Piigs ma anche e sopratutto il blocco delle “riforme” che potrebbe essere preteso non certo dai maggiordomi del potere ma da grandi manifestazioni di massa . Già oggi molte piazze europee hanno voluto dimostrare la loro solidarietà ad un programma politico che seppure ambiguo (come vedremo più accuratamente in un altro post) ha avuto l’indubbio merito di smuovere grandi masse , di restituire dignità ad un popolo e di ridare fiducia a quanti in Europa hanno visto passo dopo passo perdere diritti conquistati lungo decenni di lotta . Lunedì i negoziati riprenderanno . Atene non deve essere lasciata sola . I lavoratori europei non devono farsi abbacinare dai sacerdoti dell’austerity e devono invece occupare in massa le piazze e radicalizzare le lotte . La sconfitta di Syriza ,un cedimento del programma elettorale sarebbe un disastro politico che riguarderebbe non solo la Grecia ma tutta l’Europa…e senza una grande partecipazione popolare-credo- sarebbe inevitabile

Antonello Boassa

EXPO: Lettera aperta alle autorità in occasione di EXPO

expoAlle Autorità
e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito,   sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.
EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.
Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.
Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”
“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta.
Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi  a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone ?
Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.
Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.
Expo non parla di tutto ciò.
Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare.
Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla.
Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing, ( la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi e migranti.
E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo.
In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.
In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità  allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo.
Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano.
Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.
Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione . Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.
Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011.
Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.
Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua,  e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni  popolari e i governi locali e nazionali discutano: la politica per la vita.
Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.
Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.
“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Milano 21 gennaio 2015.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi mail:
Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org
Franco Calamida f.calamida@alice.it

Sarà la Germania ad uscire dall’euro dopo aver ridotto in macerie il sud dell’Europa ?

the-legislativeRagionando per tempi lunghi la Germania sta attuando una politica suicida . Certo ora è vincente . L’Unione europea è un suo giocattolo .Può imporre politiche di austerity che favoriscono la crescita (non paradossale ma conseguente) del debito nei paesi in difficoltà anche con le astute speculazioni finanziarie della Banca centrale tedesca e con i rating manipolati , ridurre la base produttiva degli stessi e fare incetta delle imprese , incoraggiare l’alleggerimento dello stato e privatizzarne la sue risorse (e non parliamo del massacro sociale) . Mentre può finanziare il suo debito gratis e addirittura guadagnarci con “titoli negativi” , può espandere la bilancia commerciale senza mai svalutare (spetterà al meridione europeo svalutare comprimendo salari , pensioni , welfare..).
L’unone europea viene smantellata proprio da chi l’esalta . Le divaricazioni tra le regioni ricche e quelle povere sono aumentate e così ovviamente le divaricazioni tra le classi abbienti e i ceti medio-poveri e poveri . Con l’introduzione del TTIP e delle RDIE gli stati meridionali in particolare perderanno la potestà legislativa che di fatto sarà privatizzata .
Davanti ad un continente così disastrato , la Germania non avrà più interesse ad un’area monetaria comune e ritornerà alla sua moneta ma senza la sacca coloniale che si era creata , senza quell’Europa che sarebbe potuta crescere con tutti i sui popoli in democrazia , poco potrà fare nella competizione con i supercolossi come Cina (già ampiamente entrata nel mercato finanziario e produttivo italiano) , Stati Uniti …
Un tale percorso non è scritto nel destino nè per gli Italiani nè per i Greci nè per gli spagnoli… . Può essere contrastato e sconfitto ma solo a condizione che milioni di lavoratori prendano in mano la situazione , usando innanzitutto l’arma principale che è lo sciopero generale accompagnato dal confronto democratico con tutto il popolo . La possibilità di rovesciare il tavolo non è possibile con un’elitè anche attrezzata e generosa . Evidente che le vere avanguardie devono smettere di giocare alla bella addormentata e creare delle reti , delle alleanze per una lotta comune che sappia rivolgersi ai lavoratori ,alla popolazione . Loro sì che possono fare che un altra Europa sia possibile , con la nascita di una democrazia realmente partecipativa , con la conquista della sovranità politica economica e monetaria .

Antonello Boassa

Santini e bollini

santini-e-bolliniQuando andavo al catechismo, da bambina, la mia frequenza era piuttosto altalenante. Non per mia scelta. I miei genitori avevano un’ attività in proprio e sin da piccola dovevo fare i turni per contribuire al menage familiare.
Le suore che insegnavano ” la dottrina”, come presenza, ci mettevano dei timbri su dei foglietti, ad attestare i crediti: quando ne avevi cumulato cinque ti davano un santino. Una di quelle immaginette tutte ali e aureole. I ” meritevoli” dalla frequenza inossidabile ne cumulavano tantissime. Io ben poche. Mi sentivo molto discriminata perchè non solo lavoravo in casa e facevo i salti mortali per frequentare il catechismo ma cercavo di studiare e comportarmi bene come suggerivano le suore. (altro…)

Servizio di leva

Sarà a causa dei vari conflitti ( Siria,Iraq, Israele, Russia)nei quali l?italia si trova più o meno coinvolta, che sempre con più insistenza si sente parlare di ripistino del servizio di leva obbligatorio,  sospeso nel 2005, sospeso non sopresso la soppressione prevederebbe una modifica alla costitutzione,noltre molti servizi sociali che gli obbiettori di coscenzaa svolgevano in forma gratutita, negli ospedali, in case per anzioni oggi mancano e hanno un costo elevato. Molti non sanno che . Il D. Lgs 15 marzo 2010, n.66 dà mandato ai Sindaci di tutti i Comuni italiani,  di rendere noto il primo gennaio che i cittadini di sesso maschile che entro l’anno compiono i 17 anni hanno il dovere di “farsi inserire nelle liste di leva del Comune in cui sono legalmente domiciliati”. Se non ci pensano loro stessi sono i genitori ad avere “l’obbligo di curarne l’iscrizione nelle liste di leva”.
Non si tratta di andare a fare il militare  ma dimettersi obbligatoriamente a disposizione qualora il Governo decidesse di riattivare la leva obbligatoria. Lo stesso D. Lgs 15 marzo 2010, n.66 sancisce infatti che il servizio di leva può essere ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, “se è deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione” oppure “se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate”.
Spetta al Sindaco predisporre la lista di leva di tutti i diciassettenni, firmarla e inviarla al Ministero della Difesa nei primi dieci giorni del mese di aprile.
Il rifiuto di tale obbligo da parte dei diciassettenni e dei loro genitori non è contemplato dalla Legge tuttavia in caso di ripristino della leva si potrà ricorrere all’obiezione di coscienza e intraprendere il servizio civile.
A chi compie 17 anni in Italia non si garantisce il diritto allo studio, non si garantisce l’accesso all’Università, sempre più a numero chiuso e con tasse sempre più alte. Non vengono date prospettive lavorative e nessuna certezza sul reddito e il futuro. A molti diciassettenni, soprattutto quelli meno abbienti, non viene data altra possibilità che l’emigrazione o lo sfruttamento in posti di lavoro in nero o precari. Il Ministero della Difesa però li vuole a disposizione per la guerra.
Resta la strada del rifiuto e della pace. Cantava Ivano Fossati un testo di Boris Vian rivolto a chi gli chiedeva di andare a fare il militare: “per cui se servirà del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro se vi divertirà. E dica pure ai suoi se vengono a cercarmi che possono spararmi io armi non ne ho”.

Bruno Firinu

Alla direttrice Bianca Berlinguer

Gianni Lixi, medico a San Gavino, ha inviato a Bianca Berlinguer dopo la chiusura di linea notte di oggi (che lui definisce scandalosa).

 

Cara Bianca Berlinguer,
ha appena chiuso linea notte con la frase in comune con la Moretti (parlamentare PD) : speriamo che si riesca a convincere le parti dell’esigenza che tutti riconoscano 2 stati. Senza saperlo si è automaticamente schierata con Israele. Non perché Israele voglia i due stati, ma perché Israele sa che non sarà mai possibile avere 2 stati. Quale è il motivo? E’ molto semplice e mi cadono le braccia quando capisco dai servizi della Cuffaro o dalle conduzioni di Mannoni che nessun giornalista della sua redazione sappia il motivo.  Il motivo è che Israele lavora da decenni per non permettere che la Palestina  sia uno stato. Ed ha lavorato talmente bene che ci è riuscita.
Il Muro. Come è nato per che cosa serve il Muro.  Già 50 aa fa si era iniziato a progettare il muro per cercare di isolare il più possibile aree della Palestina dalle risorse produttive (ci sono documenti su questo e per una giornalista non dovrebbe essere difficile entrarne in possesso). Si cercava cioè di soffocare l’economia sopratutto agricola togliendo ai contadini la possibilità di andare a lavorare i propri campi (principalmente oliveti ed agrumeti) perché il muro divideva il paese abitato dalla zona di coltivazione. Si sono deviati corsi d’acqua che non hanno permesso più di irrigare gli aranceti. Poi con Sharon si è colta l’opportunità, a causa di attentati , di fare passare il muro come il Muro della sicurezza. Se lei va a vedere il muro costruito ed il muro da costruire (è facile soprattutto per un giornalista, vada nei siti israeliani se non si fida di quelli palestinesi) vedrà che il muro passa in zone strategicamente sensibili per danneggiare l’economia palestinese. Tra l’altro passando attraverso territori che, non i palestinesi, ma la comunità internazionale ha detto che sono territori palestinesi. Quindi il muro, alzato dagli israeliani è il primo ostacolo alla creazione dei 2 stati. Ma l’ostacolo più grosso sono le colonie. Vada a vedersi una mappa (anche qui scelga quello che vuole c’è un sito Israeliano che riporta in maniera aggiornato ogni settimana i nuovi insediamenti ebraici) e guardi come sono disposte. Dopo che l’ha fatto mi dica come è possibile evacuare tutti quegli ebrei ,che non sono gli ebrei che erano a Gaza ma sono molti e molti di più e per la maggior parte ebrei dell’ultra destra, da tutta quella terra palestinese occupata. Lei sa o dovrebbe saper che c’è un’agenzia statale che si occupa di andare in giro per il mondo a cercare ebrei (non importa di che generazione) ai quali viene promesso un lavoro ed una casa. Lei sa o dovrebbe sapere che gli insediamenti colonici diventano paradossalmente più numerosi durante i trattati di pace. Durante la farsa dei trattati di Camp David con Clinton gli insediamenti ebraici sono cresciuti a dismisura. Ma il massimo sviluppo degli insediamenti si è avuto durante i trattati di pace con Sharon (anche qui non mi sto inventando nulla vada a vedere le zone colorate degli insediamenti  riportate in molte mappe e le date delle trattative di pace ) . Le trattative di pace sono una strategia di conquista da parte di Israele.
I Check Point. Cosa ci fanno cinqucento Check Point in territorio palestinese come la West Bank poco più di un fazzoletto di terra? Per la sicurezza dei coloni israeliani che hanno messo su casa in territorio palestinese. Cosa fanno questi Check point? Impediscono ai lavoratori palestinesi di andare a lavorare i propri campi, impediscono ad  una donna di andare a partorire, un ammalato ad andare in ospedale a meno di ore di attesa, impedisce ad  un familiare di visitare un altro familiare in un paese accanto. In una parola tolgono la dignità alla persona.  Ricordo i servizi strappa lacrime per la morte di Nelson Mandela, anche del suo giornale, dove tutti i grandi della terra si sperticavano le mani applaudendo il feretro di colui che aveva lottato e vinto contro l’apartheid. Ma quell’uomo qualche anno prima aveva pronunciato una frase molto dolorosa: il mio cuore non sarà mai in pace sino a quando la Palestina non sarà liberata dall’apartheid. Che ipocrisia, che ignobile grande ipocrisia tutto quel batter di mani.
Ora c’è ne sarebbe già abbastanza per capire perché Israele (e lei e molti come lei che si fanno informare dalla propaganda israelo americana) ritiene strategicamente produttivo che tutti credano che Israele sia d’accordo con la teoria dei 2 stati. Semplicemente ha costruito un’aera geografica dove ora è impossibile poter avere 2 stati. E piano piano sta isolando sempre più aree della palestina (che è il popolo che per numero di abitanti ha il maggior numero di profughi del pianeta) per raggiungere l’obbiettivo sionista di un unico stato ebraico.
C’è ne sarebbe già abbastanza è vero ma dopo gli ultimi servizi che ho visto da Israele sul Tg 3 mi convinco che forse non è ancora abbastanza. Maria Cuffaro ha una occasione storica: intervista il presidente Israeliano Shimon Peres. Comincio dall’ultima domanda che le ha fatto e poi arrivo alla prima. Per ultimo fa una domanda sui territori occupati e Peres risponde: ma vede quello che hanno fatto a gaza quando abbiamo deciso di liberare i territori occupati? Stanno morendo (o qualcosa del genere), si ammazzano tra di loro. Avete visto cosa sta facendo Hamas?
Primo: la decisione di andare via è stata una decisione militare. I militari hanno forzato il governo ad abbandonare le postazioni ed evacuare forzatamente coloni esagitati perché era troppo costoso . Immaginate come può esser possibile evacuarne molti ma molti di più e quasi tutti oltranzisti fascisti dell’ultradestra ostili al governo come sono i coloni presenti nella West Bank (Gerusalemme compresa, perché molti non lo ricordano, ma Gerusalemme è Palestinese). Molto meglio chiudere i confini e lasciarli in un prigione a cielo aperto, prima o poi si stufano e se ne vanno.
Secondo: cosa centra Hamas con i morti della Mavi Marmara che portavano aiuti umanitari o le navi della Freedom flotilla che portavano principalmente derrate alimentari e medicine e che gli Israeliani non hanno fatto avvicinare a Gaza. La strategia è quello dello sfinimento di una popolazione. Un documento Onu redatto da un medico Svedese (sono tutte notizie che ho preso in rete quest’ultima inserita in un’articolo di Noam Chomsky facilmente reperibile) riferisce che il 78% dei bambini di Gaza soffre di anemia, la malnutrizione interessa il 34% della popolazione infantile. Secondo una stima nella sola Gaza muoiono circa 2 bambini alla settimana (senza bisogno di razzi). Che cosa c’entra la pur criticabile  Hamas con la chiusura della frontiera al passaggio di derrate alimentari e di medicine. Come mai entrano con facilità i razzi o il materiale per costruirli? La risposta è molto semplice : Israele ha bisogno di Hamas per legittimare le sue violazioni costanti delle leggi internazionali (nessun paese democratico con cui Israele si paragona viola con reiterazioni impunite le leggi internazionali come fa Israele). Qualche anno fa Luca Caracciolo direttore di Limes e studioso di affari internazionali che lei conosce molto bene per averlo invitato più volte e non noto per una spiccata simpatia palestinese, diciamo che cerca di avere una posizione un po’ “Terzista“ (posizione che per me giornalisticamente  non può esistere), diceva che Israele ha il migliore dei nemici possibili (Hamas) e mai ci rinuncerà. Ieri un suo collega, Michele Giorgio ha fatto un reportage per il manifesto dal nord di Gaza. Era in una zona altamente a rischio per la vicinanza di basi da dove partono i razzi di Hamas (quindi dovrebbe essere bersaglio degli Israeliani). Un portavoce dell’esercito Israeliano riferisce di un violento scontro con miliziani di  Hamas  nella spiaggia di Sudanya che si sarebbe concluso con la distruzione di razzi di Hamas. Durante la perlustrazione però non trova tracce dell’arsenale distrutto. Domanda facile facile. Quando ci mette la IV potenza militare mondiale a fare fuori tutti i razzi di Hamas (ricordiamo che più di mille razzi non hanno provocato neanche un morto, scusate il macabro e poco elegante calcolo). Altra domanda facile facile : perché non lo fa?
Ora veniamo alla prima domanda della Cuffaro: Presidente che cosa si auspica? Mi auspico il cessate il fuoco, risponde Peres, spero vivamente che si riesca a fermare le armi. Cessate il fuoco sembra la parola d’ordine di Tutti. Lo vuole Peres lo vuole il Papa lo vogliono tutti i media che si accontentano di analisi superficiali che ammazzano la verità. Il cessate il fuoco in questo momento lo vuole soprattutto Israele perché sa che tanto non lo mantiene e può continuare la politica di aggressione facendo scomparire di nuovo dalle prime pagine la sua immagine di cane rabbioso e la Palestina. Vi do un altro dato che per voi giornalisti non dovrebbe essere difficile  avere. L’OCHA (Office for the coordination of Humanitarian  Affair) delle Nazioni Unite ha fatto il calcolo delle violazioni del cessate il fuoco israeliane e palestinesi dopo l’ultima operazione israeliana “Pillar of Defence” del 2012. Il rapporto copre circa  3 mesi da novembre 2012 a febbraio 2013. Ci sono stati 4 Palestinesi uccisi e 91 palestinesi feriti dall’esercito Israeliano; 63 sparatorie dell’esercito israeliano; 13 incursioni con carri armati o artiglieria pesante dell’esercito israeliano; 30 attacchi israeliani a pescatori palestinesi; 2 colpi di mortaio palestinese e neanche un razzo. Nello stesso periodo nella West Bank sono stai uccisi dall’esercito israeliano o dai coloni 6 palestinesi e ne sono stati feriti 618. Capite a chi conviene il cessate il fuoco. A coloro i quali sanno che col cessate il fuoco possono continuare la loro politica di aggressione e di sfinimento verso un popolo che se non fossero stati palestinesi sarebbe già liquefatto dalle angherie e soprusi che sono costretti a vivere. Noi sardi abbandoniamo la Sardegna per molto meno!
Sono molti i Tweett della popolazione di Gaza che hanno come tema dominante “non lasciate che il nostro sangue scorra invano”. Molti palestinesi che usano Twitter (visitare il sito EI, electronic intifada, che raccomando proprio) esprimono il concetto che ritornare allo status quo è inaccettabile, che porterà ancora ad una morte lenta con la scomparsa di Gaza dalla vista e dal pensiero di tutti.
No Bianca 2 stati non saranno mai possibili Israele l’ha già scritta quella storia, l’unica soluzione sarà non ora e purtroppo dopo ancora molto sangue (dipende anche dalla voglia di informare coscienziosamente  che voi giornalisti avete), un unico stato con uguali diritti e doveri per tutti e non potrà essere uno stato confessionale com’ è ovvio. Provi a chiedere ad un palestinese non di Hamas che cosa vorrebbe: la maggior parte le risponderà uno stato con diritti e doveri uguali per tutti, in una parola uno stato senza l’apartheid. Sono gli Israeliani che uno stato così non lo vogliono!
E l’America in tutto questo?  Io dico che sono perfino imbarazzanti per come si muovono con le mani legate. E’ imbarazzante vedere prima Clinton e poi quel genio di Bush ed ora lo stesso Obama, che fanno trattative di pace senza poter imporre niente ad Israele. Chiedono concessioni ai Palestinesi e nel mentre gli Israeliani continuano imperterriti l’occupazione del suolo Palestinese. O si gli Americani sgridano gli Israeliani ma non fanno, non possono fare niente per impedire le occupazioni. Quale è il motivo? Anche questo non dovrebbe essere difficile per un giornalista scoprirlo. La verità è che ci sono dei distinti, molto distinti signori americani ebrei votati alla causa sionista che sborsano milioni e milioni di dollari per le elezioni presidenziali in America. Non importa per chi, repubblicani o democratici basta che poi gli si possa alitare sul collo (fuor di metafora: prenderli per i coglioni) e farli  lavorare secondo gli interessi di Israele (finti trattati di pace compresi). Uno fra i tanti è il signor Paul Elliot Singer presidente della Elliot Foundation Questo distinto loschissimo figuro è un multimiliardario americano ebreo che fa i soldi comprando i debiti dei paesi che fanno default (ha iniziato con il Perù) strozzinando la povera gente.  Ad ogni elezione da valanghe di dollari ai candidati alla presidenza.
Se non si incomincia da qui gli Israeliani possono continuare per anni a venire a raccontarci la favola della terra promessa per il popolo eletto senza che nessuno faccia niente!
Concludo dicendo che ci sono sicuramente torti da entrambe le parti ma prima di tutto bisogna sempre riconoscere chi è l’aggressore e chi è l’aggredito. Non puoi fare gli interessi dell’aggredito se non sai chi è l’aggressore!

La saluto cordialmente, Gianni Lixi – Associazione Sardegna Palestina- Cagliari.

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