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Posizione COBAS su DM e precari

COBAS – Comitati di Base della Scuola

La posizione COBAS sulla vertenza delle diplomate/i magistrali e sui precari/e in generale.

Comunicato Stampa
15 gennaio 2018

E’ lo Stato italiano ad aver bisogno delle maestre/i che lavorano a 11 euro l’ora, così come di tutti i precari/e sfruttati da decenni nella scuola.

Dopo l’inaccettabile sentenza politica del Consiglio di Stato occorre al più presto un Decreto Legge del governo che stabilizzi tutti i docenti abilitati.

Mercoledi 17 gennaio il MIUR discuterà con i COBAS e altri sindacati sulla vertenza.
Ecco le proposte che presenteremo al Ministero.

Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio 2018 – ove le maestre/i hanno risposto (altro…)

IRAN. LE ZANNE SDENTATE DI ISRAELE/ARABIA SAUDITA

8L’Iran è oramai una potenza regionale indiscussa ma soffre di problemi interni rilevanti su cui si è sempre tentato (vedi 2009) di innescare la miccia esplosiva della destabilizzazione. Ne sono esempio tangibili i disordini sociali recenti.
Il governo Rohani, capovolgendo infatti le istanze sociali dell’ex Presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha favorito privatizzazioni e tagli allo stato sociale che hanno determinato le giuste proteste della popolazione su cui, come è consuetudine dell’Occidente democratico, si sono sovrapposte azioni molto violente contro stazioni di polizia ed Istituzioni statali, orchestrate, come poi si è dimostrato, dall’onnipresente CIA, oltre che dai servizi segreti israeliani e sauditi. Ventidue vittime accertate. Più di tremila arresti secondo un parlamentare iraniano 1). Ahmadinejad, considerato, assieme a Ibrahim Raissi, candidato alle scorse elezioni presidenziali contro Rohani, il maggior responsabile della sommossa, almeno nella fase iniziale, si troverebbe attualmente agli arresti domiciliari con l’approvazione della Suprema Guida Ali Khamenei 2)
Alla sommossa hanno partecipato a migliaia Curdi iraniani che hanno gridato contro la corruzione e la crisi economica, chiedendo per sé ma anche per tutto l’Iran il rispetto delle regole democratiche, la giustizia sociale sempre più gravemente compromessa. Il Congresso del “Kurdistan orientale” ha sostenuto la rivolta, lamentandosi dell’azione della polizia per aver fatto largo uso delle pallottole di gomma e del gas al peperoncino e appellandosi alle altre etnie ( Beluci, Azeri, Arabi) per un progetto e per un’azione comune.3)
Ovviamente se l’Iran non procede, sia pure all’interno del suo regime clericale teocratico, ad una revisione della sua politica economica 4) e ad un’apertura più ampia verso le minoranze e dovesse invece continuare nel neoliberismo (privatizzazioni, bassi salari, disoccupazione, abbattimento del Welfare…) e in forme di settarismo nei rapporti con le varie etnie, si esporrebbe alle operazioni di destabilizzazione e di rovesciamento violento delle istituzioni da parte di quelle potenze che lavorano in Medioriente contro una pacifica convivenza tra i popoli.
Ritornare alle politiche di Ahmadinejad, antiliberiste e popolari, alle idee rivoluzionarie di quel grande personaggio che fu Shariati, ispiratore della rivolte in chiave anticoloniale ed antimperialista, costituirebbe la maggior arma di difesa contro l’aggressione dell’Occidente “umanitario”
Che vi sia stata in sovrapposizione alle rivolte spontanee un’operazione dall’esterno sembra confermata dal Segretario del Consiglio degli Esperti Mohsen Rezael, secondo il quale
da una sala operativa di Irbil sarebbero partite le direttive per fomentare disordini in molte città dell’Iran. Direttive che sarebbero partite da “Michael D’Andrea, capo delle operazioni della CIA in Iran” 5).
E’ presumibile ipotizzare che scopo dei disordini non sia stato il cambio di regime (soluzione estremamente difficile) ma tentare di evidenziare davanti alla “comunità internazionale” l’esistenza di un’opposizione forte e capillare, presente in molte città, opposizione contro la quale il regime si sarebbe espresso con ferocia, mettendo alla luce i suoi tratti dittatoriali.
Gli Stati Uniti hanno subito manipolato lo stato delle cose, grazie al loro imponente sistema mediatico, per chiedere nuove e ancora più severe sanzioni al Consiglio di Sicurezza. Purtroppo per gli States, non sembra che possano dare ordini come un tempo. Pareri contrari non solo da Russia e Cina ma anche da altri paesi presenti nel Consiglio di Sicurezza. Addirittura dalla stessa Europa. Macron, in particolare, sempre pronto ad esporsi, ha voluto confermare la necessità di mantenere i rapporti economici e commerciali con la Repubblica Islamica ed ha fatto intendere ai suoi alleati che creare surrettiziamente un “asse del male” potrebbe condurre verso una rovinosa guerra 6)
Ma come mai il vero asse del male (Usraele e Arabia Saudita) è così desideroso di azzannare l’Iran ?
Molteplici sono le ragioni. Ne indichiamo tre:
1) Con le vittorie nella guerra contro lo stato islamico. L’iran ha aperto un corridoio che gli permetterà con l’alleanza, ritrovata nell’asse della resistenza, con Iraq, Siria e Libano, di raggiungere il Mediterraneo con i suoi gasdotti (obiettivo in particolare dei Sauditi che hanno sponsorizzato il terrorismo jihadista allo scopo di poter disporre della Siria e del Libano). Ad aggiungere beffa alla beffa, il Qatar ha scelto l’Iran per partecipare allo sfruttamento dei giacimenti energetici a mare. Iran che potrà trasportare quel gas verso il Mediterraneo a beneficio del Qatar, oltre che suo
2)La collaborazione della Repubblica Islamica con la Cina 8) che in questi ultimi tempi ha conosciuto progressi straordinari sul piano commerciale e sulla cooperazione. L’antica via della seta che viene riproposta da Xi Ping in salsa moderna e con aperture spaziali più articolate ha bisogno dello spazio iraniano per raggiugere più facilmente l’Europa sul lato meridionale del grande progetto che oltre ad avere un evidente impatto di interscambio commerciale, produttivo, turistico ambisce ad unire politicamente l’Asia e a fare di essa il centro propulsore economicamente e culturalmente nel secolo xxi del pianeta.
Un progetto che sta sullo stomaco a Stati Uniti, ad Israele e all’Arabia saudita mentre l’Europa vivacchia pronta a darsi al miglior offerente, in definitiva al vincitore
3) Il panico militare. Il principe ereditario saudita Muhamad Bin Salman aveva dichiarato in un’intervista televisiva alcuni mesi fa che “stava per avviare la guerra in Iran”7). Una fanfaronata che, attuata, avrebbe portato il suo Paese alla rovina. Panico.
Bin Salman sa della potenza militare dell’Iran che, grazie alla Russia con la quale ha un rapporto privilegiato, ha un sistema di difesa antiaereo e antimissilistico con il quale si può opporre con successo agli attacchi sauditi ed israeliani. Il panico deriva anche dal fatto che anche la Siria dispone di sistemi antimissili modernissimi capaci di abbattere tre caccia israeliani che violavano lo spazio aereo siriano allo scopo di distruggere siti militari. Siria che ha dichiarato che colpirà anche se viene violato lo spazio libanese che ,tra l’altro, può essere ben difeso dagli Hezbollah che dispongono anch’essi di avanzati sistemi d’arma che possono facilmente colpire Israele.
Se a ciò si aggiunge la dichiarata alleanza delle Guardie rivoluzionarie iraniane con Hamas e la Jihad islamica palestinese, risulta ovvio che Israele e Arabia saudita si sentano accerchiati (molto male la guerra contro gli Huthi in Yemen, nonostante i reiterati crimini di guerra contro la popolazione civile). Ed è anche ovvio che gli Stati Uniti si sentano perduti, date le sconfitte e la perdita di credibilità in Medioriente che sarebbe ingenuo attribuire del tutto a Donald Trump. E’ la Russia con Putin che appare ora il punto di riferimento per il Medioriente per entrambe le sponde, o meglio, dato l’attuale intreccio di alleanze variabili, per tutte le sponde…
Ciò che avverrà nel 2018 in quest’area che tanto ha sofferto è molto difficile prevedere, anche se la mia personale paura, e anche la mia convinzione, è che gli sconfitti faranno di tutto per ricreare eccidi di massa, terrore e caos.
NOTE
1) ANSA MONDO “ Iran: 3.700 arrestati…” 9/1/18
2) Voltaire “Cosa succede in Iran” 8/1/18
3) UIKI onlus “I manifestanti gridano “morte alla dittatura”…” 5/1/18
4) Vedi sugli indirizzi futuri di politica economica del governo Rohani Stefano Zecchinelli “l’Iran deve legalizzare…”in L’interferenza 4/1/18
5) IFP “ Sala operativa di Irbil…” 7/1/18 in Aurora
6) Moon of Alabama “L’Europa non segue gli Stati Uniti…” 4/1/18 in Aurora
7) Abdalban Atwan Rai a-Yum “Tentare la fortuna…” 30/12/18 in Aurora
8) Massimo Bordin “I neocon lavorano la Cina…3/1/18 in Libre

Antonello Boassa

ASSEMBLEA Provinciale delle/degli ISCRITTI COBAS Scuola Sardegna provincia di CAGLIARI giovedì 18 gennaio 2018

il prossimo giovedì 18 gennaio 2918 abbiamo convocato a CAGLIARI presso l’Aula Magna dell’IIS “Buccari-Marconi– sede ITI “Marconi” – in via Valerio Pisano, 7 (zona Terramaini)

 

l’ASSEMBLEA Provinciale delle/degli ISCRITTE/I ai COBAS Scuola Sardegna di Cagliari dalle ore 17,30 alle ore 20.00.

Nell’Assemblea verrà discusso il seguente O.d.G.:

1)   programma politico-sindacale 2018 dei COBAS Scuola Sardegna: (altro…)

TG di VIDEOLINA e RAI Sardegna sullo SCIOPERO di oggi 8 gennaio 2018

SCIOPERO di lunedì 8 gennaio 2018 e Manifestazione a Cagliari in p.zza Galilei
Oggi in Sardegna buona partecipazione allo SCIOPERO (anche intere scuole CHIUSE) ed ottima partecipazione alla Manifestazione di Cagliari.

Inoltriamo i link ai servizi dei TG di VIDEOLINA e RAI Sardegna sullo SCIOPERO di oggi e sulla Manifestazione di Cagliari, entrambi come prima notizia ed un volantino dei COBAS.

Nicola Giua

COBAS Scuola Sardegna

TG VIDEOLINA

http://www.videolina.it/articolo/tg/2018/01/08/scuola_sit_in_dei_maestri_anche_a_cagliari_ci_sentiamo_discrimina-78-684349.html

TG RAI Sardegna

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-c9be07a1-4453-4cfd-b296-30d47339bd1a.html

allegato: Abilitate quando serve, licenziate quando conviene – sciopero 18-01-2018 (scarica il pdf QUI)

LA PALESTINA E’ TUTTA LA PALESTINA

La pietra miliare su cui si fondano le “rivendicazioni” sioniste sulla Palestina è la Conferenza di Sanremo del 1920 (un’estensione della Conferenza di Pace di Parigi del 1919) cui parteciparono le potenze vincitrici ad eccezione degli Stati Uniti.
In tale occasione venne affidato alla Gran Bretagna il mandato sulla Palestina come “impegno sacro” per la “costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico”
Le potenze coloniali ritennero di nessuna importanza il fatto che “la terra santa” fosse abitata da un popolo di cui di fatto venne riconosciuto “uno stato illegittimo di occupazione”. Venne così dato riconoscimento alla “connessione storica del popolo ebreo con la Palestina e alle basi per ricostituire la loro nazione in quel Paese”.
Nel mandato veniva specificato ” Nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina ” 1) Meglio ancora se i naturali abitanti della Palestina se ne vanno via da terre non loro. Dove?
Prima della firma del mandato, la Gran Bretagna sottrasse al territorio mandatario in questione la Cisgiordania che venne aggiunta ai territori sotto”sovranità araba”. Per i luminari sionisti tutto a posto ” Gli arabi palestinesi godono da lungo tempo dell’autodeterminazione nel proprio stato,lo stato arabo della Giordania”
Nel luglio del 1922 il Mandato venne approvato dalla Società delle Nazioni e in tal modo divenne vincolante per tutti i 51 membri della Società. La dichiarazione Balfour del 1917( che riconosceva i legami storici e religiosi degli Ebrei “con la terra dei loro padri che sotto la dominazione greca e romana divenne nota come Palestina”) ebbe dunque la consacrazione di un riconoscimento giuridico internazionale che dava il via alla “legittima”conquista della Palestina e con essa agli illegali atti di terrorismo e alle espulsioni…un genocidio non sottoscritto dalle nazioni imperiali ma di fatto permesso e facilitato.
Con l’avallo della allora comunità internazionale, con l’argomentazione “pseudogiuridica” dell’esistenza di una terra senza popolo, apparve doveroso e nel pieno diritto compiere i più spietati atti barbarici contro una popolazione quasi del tutto disarmata. Incendio di abitazioni e di negozi, distruzione totale di villaggi e scomparsa dei loro nomii, omicidi di massa, devastazione blasfema delle istituzioni religiose anche cristiane, profanazione dei cimiteri, espulsione di massa, terrorismo anche contro soldati inglesi che si opponevano a tanta crudeltà.
Così venne edificato lo stato d’israele. Genocidio ed espulsione. Il Giro d ‘Italia, a guida RCS, sotto la direzione di Mauro Vegni, vorrebbe celebrare il settantesimo anno della sua nascita che corrisponde alla Nabka, alla feroce pulizia etnica, alla tragedia del popolo palestinese, con la provocatoria prima tappa che parte da Gerusalemme. In seguito verranno interessate Haifa (la splendida città palestinese ricca di popolazione e di traffici che venne spazzata via dalla furia belluina sionista), Tel Aviv e il Negev.
Churchill, l’uomo che istigava gli Americani a buttare dopo Nagasaki la bomba atomica su Mosca prima che Stalin riuscisse a raggiungere l’equilibrio atomico: “E dove altro potrebbero essere gli Ebrei se non nella terra di Palestina, con la quale sono stati intimamente e profondamente associati per oltre tremila anni”.2)
Del resto, Gerusalemme continua la pulizia etnica con l’abbattimento di case e di espulsioni forzate mentre Il movimento BDS 3) ci rammenta che nel sud dello stato decine di cittadine di beduini palestinesi non godono degli elementari servizi e che i beduini stessi vengono minacciati della revoca della cittadinanza.
Con il Giro d’Italia, Israele punta al definitivo riconoscimento della sua politica, all’avallo per tutte le sue iniquità (e non abbiamo parlato dei “territori occupati” e di Gaza teatri di efferatezze inaudite) e del riconoscimento istituzionale di Gerusalemme capitale finora osteggiato dalla “Comunità internazionale. Il governo Gentiloni si rende complice e allo stesso tempo artefice di questa scellerata impresa.
Il Movimento BDS si appella ai militanti perchè facciano pressione su RCS perché rispetti il diritto internazionale e riposizioni la gara fuori dai confini dell’aparthaed, tramite la loro stessa petizione, tramite i social, via mail…
Personalmente credo che già in questo periodo, davanti alle giaculatorie del potere italiano ed israeliano ci debba essere una buona copertura di informazioni, di conferenze, di convegni, di brevi comizi, di cortei…e sopratutto un’assordante impegno dei militanti nelle piazze, nelle strade, nei social durante le prime tre tappe, e, se possibile, anche oltre…
Ricordiamoci. La Palestina, colpita duramente non è solo Cisgiordania e Gaza ma anche la terra e la popolazione sotto dominio dello stato coloniale e razzista di Israele.
La nazione palestinese è tutta la Palestina. E non vi saranno due stati (di impossibile applicazione) 4), ma uno solo, lo stato della Palestina, dove potranno convivere religioni diverse ed etnie diverse. Ci vorranno decenni ma lo stato sionista cadrà come a suo tempo è caduto lo stato nazista.
NOTE
1) La raccomandazione fu del tutto bypassata dai Sionisti. Come sempre hanno fatto con le risoluzioni ONU
2) Questa considerazione dell’eminente statista colonialista è una buffonata. Nessun rispetto della verità storica
3) BDS. Movimento palestinese per il boicotaggio, il disinvestimento, le sanzioni. Diffuso in tutto il pianeta con adesioni illustri. Il Sionismo ne ha una gran paura e lavora furiosamente perché i vari stati lo mettano fuorilegge.
4)Lo stato sionista potrebbe, al limite, accettare l’esistenza di due stati. Ma in quel caso lo stato palestinese sarebbe una stato fantoccio, privo di libertà e di dignità

Antonello Boassa

Sconcertante comunicato della Commissione di garanzia sullo sciopero di oggi

Comunicato-stampa
Sconcertante comunicato della Commissione di garanzia contro i COBAS e le maestre/i in lotta contro la sentenza del Consiglio di Stato, dopo il grande successo dello sciopero e della manifestazione nazionale a Roma.

Da tempo abbiamo preso atto di come la Commissione di garanzia, incaricata di “vigilare” sul rispetto della legge 146/1990 che regola l’effettuazione degli scioperi nelle strutture pubbliche e nei servizi, vada sovente oltre le proprie funzioni e tenda alla riscrittura delle “regole del gioco” in solipsistica autonomia. Ma con il comunicato di oggi, inviato a tutti i mass media nazionali e locali, la Commissione si è davvero superata, commettendo una grave scorrettezza soprattutto nei riguardi delle decine di migliaia di lavoratrici/tori che oggi hanno scioperato e manifestato contro l’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato (al cui proposito rimandiamo (altro…)

Grande successo dello sciopero e della manifestazione nazionale delle diplomate/i magistrali

Comunicato-stampa

Grande successo dello sciopero e della manifestazione nazionale delle diplomate/i magistrali, almeno 5000 maestre/i protestano al MIUR durante tutta la giornata.
Ora il movimento di lotta deve riunirsi in assemblee provinciali/regionali, verso una Assemblea nazionale che produca una piattaforma unitaria e le prossime iniziative di lotta

E’ terminata poco fa, dopo otto ore, l’eccellente manifestazione di protesta delle maestre/i diplomate/i magistrali contro l’inaccettabile sentenza del Consiglio di Stato che vorrebbe annullare i diritti acquisiti di questa importante parte della categoria, sentenza che va contro tutte le precedenti che (altro…)

Sullo sciopero di lunedì 8 gennaio

Una considerazione sullo sciopero di lunedì proclamato durante le vacanze. Apparentemente si tratta di uno sciopero specifico per un problema di stabilizzazione del lavori delle docenti precarie della scuola primaria e dell’infanzia. Quindi è chiaro che la maggioranza dei colleghi e delle colleghe non sa quasi nulla e crede che la cosa non la riguarda. Ma se analizziamo la vicenda (che è partita dalla esclusione illegittima dalle GAE delle persone diplomate magistrali) lo sciopero ha un senso politico: con esso non si reclama solo una soluzione per colleghe-i con un titolo valido, molte delle quali lavorano da anni nella scuola. Si vuole anche manifestare la consapevolezza politica che la sentenza del consiglio di stato (inappellabile non riformabile definitiva e vincolante per qualsiasi tribunale italiano e qualsiasi amministrazione pubblica e assimilabile) è politica. La suprema corte ha smentito se stessa per non riconoscere un diritto, conclamato dalla norma di legge, soltanto perché riguardava centinaia di migliaia di persone diplomate e questo avrebbe creato oggettivamente un caos irresolubile. Il che significa che un organo della magistratura ha operato in vece dell’organo legislativo, il quale in Italia sul reclutamento docenti non è mai riuscito e non riesce a fare norme chiare semplici univoche e a lunga durata. Pensiamo che il concorso 2016 ha provocato centinaia di ricorsi; che le nuove norme sul Fit stanno provocando migliaia di ricorsi per esclusione irragionevole di decine di migliaia di persone dal cosiddetto concorso semplificato. Che è stata emanata una norma capestro secondo cui dopo lo stato può assumere docenti precari senza limiti ma dopo 36 mesi li deve licenziare indipendentemente dal loro operato, per assumerne altre nelle stesse condizioni e doverle rottamare dopo 36 mesi. In questa situazione caotica dove la politica è allo sbando, sono i giudici a dover assumere decisioni politiche. Con decisioni a volte palesemente contradditorie o paradossali.
Pensate soltanto che se applicassimo criteri analoghi a quelli seguiti nella sentenza del consiglio di stato del 21 dicembre, potremmo concludere che siccome i laureati in inglese, psicologia diritto, e scienze politiche sono troppi, il ministero, con il sostegno dei giudici, potrebbe dichiarare che il loro titolo è valido ma non vale nulla. perciò ho sempre sostenuto che la battaglia degli Ata ex enti locali riguardava tutti i dipendenti pubblici e tutti i cittadini e le cittadine italiane.

Andrea Degiorgi

8 gennaio 2018 SCIOPERO e PRESIDIO a CAGLIARI ore 09.00 p.zza Galilei

COBAS – Comitati di Base della Scuola

lunedì 8 gennaio 2018 SCIOPERO e PRESIDIO a CAGLIARI dalle ore 09.00 in p.zza Galilei

8 gennaio 2018 SCIOPERO delle/dei Docenti della scuola Primaria e dell’Infanzia contro la vergognosa sentenza del Consiglio di Stato sui diplomati/e magistrali

A CAGLIARI PRESIDIO di protesta, dalle ore 09.00,
in piazza Galilei (fronte uffici USR Sardegna).

Manifestazione Nazionale a Roma,
ore 09.30 MIUR (v.le Trastevere)

Lo Sciopero dei COBAS è indetto (e le manifestazioni) in particolare per la vertenza dei docenti diplomati magistrali ma, anche per la contestuale indizione da parte di altre OO.SS., la copertura della giornata di Sciopero dell’8 gennaio 2018 è prevista per i Docenti ed Ata di tutti gli ordini di scuola.

COBAS Scuola Sardegna

SAIF AL- ISLAM GHEDDAFI SI CANDIDERA’ ALLE PRESIDENZIALI

Gli ostacoli all’elezione di Saif vengono maggiormente dall’Occidente più che dalle sacche di ostilità in Libia createsi contro la Yamahirya e contro il governo di Muammar Gheddafi.
Saif gode di buona popolarità nelle regioni meridionali, anche se non sono estranei screzi e frizioni con i gruppi etnici Tebu eTuareg. Chi sembra dare il massimo sostegno a Saif è la tribù Warshafana 1)che aveva avuto sempre avuto grande credito nell’area tripolitana e che oggi si trova in conflitto con le milizie di Zintan che a suo tempo avevano tenuto in prigione Saif ma che non l’avevano consegnato al Tribunale di Tripoli che l’aveva condannato a morte per presunti crimini di guerra.
Se nelle aree più occidentali il suo carisma è ampiamente diffuso tra la popolazione che non è dimentica delle condizioni di relativa prosperità del Paese quando governava Muammar, in Cirenaica, dove il Feldmaresciallo Khalifa Haftar ha il controllo di una gran parte del territorio e soprattutto della “Mezza luna di petrolio”(situata tra Bengasi e Sirte), il sostegno sembra essere ancora più forte.
Non deve essere trascurato il fatto che Haftar con energia e tempestività, ha denunciato l’accordo del dicembre 2015 realizzatosi a Shqirat in Marocco 2) voluto fortemente dall’Occidente, in quanto scaduto e nullo.3). Dando in tal modo un colpo mortale alle aspirazioni del “sindaco” di Tripoli e del suo garante principale: lo stato italiano.
Haftar, che si pronuncia sempre a nome dell’esercito libico (LNA), ha dichiarato illegittimo il governo di Al-Saraj, facendo intendere di essere intenzionato ad entrare in conflitto qualora continuassero le pretese del “governo” di Tripoli di proporsi come rappresentante del popolo libico.
Khalifa Haftar ha fatto capire chiaro che non sottostarà ad eventuali manovre dell’Occidente (mascherate come neutrali ed umanitarie dall’ONU) e che vigilerà a favore della volontà popolare (va ricordata l’alta stima di cui gode presso la “Comunità internazionale” per la sua lotta contro il terrorismo Jihadista che-tuttavia- è ben lungi dall’essere sconfitto).
DUnque solo le elezioni presidenziali e parlamentari auspicate da Haftar in programma per fine dicembre 2018, potranno dare governabilità reale al Paese. Il personaggio prescelto dal Feldmaresciallo sembra essere proprio Sail al- Islam Gheddafi che da tempo è in continuo contatto con varie tribù per avere il consenso necessario per vincere le elezioni. Il binomio politico Haftar-Saif risulta allo stato attuale nettamente favorito.
L’Occidente ( la triade Usa-UE-Israele) più del terrorismo jihadista sempre forte, costituisce, come sempre, la forza politica e militare che si può mettere di traverso ed impedire processi di stabilizzazione democratica in Libia.
Soldati italiani,inglesi, francesi presenti e minacciosi con missione duplice.
Da una parte il controllo armato delle multinazionali del petrolio e sostegno alle milizie amiche, tra le quali quelle qaediste e quelle affiliate ai “Fratelli musulmani”, il “partito” realmente privilegiato da al-Serray e dall’imperialismo occidentale.
Dall’altra penetrare nel Fezzan per assicurare il blocco delle migrazioni, una volta che gli accordi con i Tuareg venissero meno, ed invadere il Niger, il Mali e la repubblica centrafricana per assicurare il saccheggio delle ingenti risorse4), qualora le truppe “umanitarie” dell’Occidente ne avessero bisogno.
Per bloccare l’ascesa di Saif, gli imperialismi userano la solita carta truccata dei diritti umani “calpestati” dai suoi oppositori. La Corte penale internazionale ha denunciato Saif per “crimini contro l’umanità”, chiede l’arresto alle autorità libiche e la sua comparizione al processo. Va detto che Saif è stato già giudicato da un Tribunale libico in contumacia e condannato a morte. Non consegnato dalle milizie di Zintan (risultava evidente anche a molte Ong il processo farsa) e poi amnistiato dal parlamento.
Khaled al- Zaidy, rappresentante legale di Saif, ricorda in merito quanto sia credibile la Corte. L’ex Procuratore Generale Louis Moreno Ocampo è stato accusato di corruzione per tangenti prese da chi sa chi per manipolazione del fascicolo libico.
Khaled sottolinea che Saif è stato già giudicato da una Corte libica e che, secondo lo stesso trattato di Roma che regolamenta la Corte penale internazionale, non si può essere processati per lo stesso reato due volte.
Inoltre ” il tribunale internazionale integra la giurisdizione del giudice naturale ma non può sostituirlo” 5)
Qualora Saif, come sembra già ora, riesca a compattare un vasto numero di tribù del grande Paese e non perda l’appoggio dell'”uomo forte” della Cirenaica che a sua volta gode del sostegno della Russia, degli Emirati Arabi e dell’Egitto, è facile ipotizzare una vittoria schiacciante alle prossime elezioni
NOTE
1) Alexsandr Orlov “Situazione mutevole in Libia…” “New eastern outlook” 21/12/17 in “Aurora”
2) Richard Galustian ” Francia, Nazioni Unite e coloqui…”Global research” 26/12/17 in Aurora
3) Sull’accordo di Shqirat vedi il mio A. B.”Da Gheddafi a 15.000 milizie” 16/12/17 in l’Interferenza e in Una parola contro le guerre
4)Vedii miei A: B. “Mali, Repubblica Centrafricana…ricolonizzazione francese teleguidata…” 22/12/13; 27/12/13; 30/12/13 in Una parola contro le guerre
5) Vanessa Tommasini ” Il ritorno di Saif al- Islam…” 27/12/17
in Notizie geopolitiche

Antonello Boassa

IL PRINCIPESSO SUL PISELLO (RWM in Sardegna)

la questione rwm, cioè la presenza in sardegna di una fabbrica di bombe destinate prevalentemente alle popolazioni civili, è nota da almeno due anni; ci sono state in sardegna molte numerose manifestazioni sulle strade e numerose denunce istituzionali, con zero risposte sul merito e altrettanto numerose attenzioni di polizia; c’è stata nel parlamento italiano una memorabile interrogazione parlamentare con una indimenticabile risposta (gli stupri, si dice, sono impossibili da dimenticare) della ministra del commercio di armi roberta pinotti; ora la questione è sul new york times;

il consiglio regionale della sardegna è composto da ottanta consiglieri, la cui retro-questione preliminare, da anni, è come spendere i fondi ai gruppi senza finire sotto processo; il resto viene dopo, e dopo di dopo di dopo eventualmente la questione rwm; il governo italiano ha appena stasera redatto una comunicazione in cui si garantisce che ogni vendita italiana di armi, compresa questa, è avvenuta in piena ottemperanza al diritto internazionale; a occhio e croce, anche l’occupazione hitleriana dei sudeti è avvenuta nello stesso modo, e a dire il vero ogni controversia internazionale è nata in questo ventre prostituzionale del diritto internazionale;

tuttavia, pur nella diffusione a tappeto di tutta questa melma e nella bruttura di questa puzza nell’aria, una cosa non cessa di sorprendermi: che un presidente di regione quale quello attualmente in carica non abbia mai avuto niente da dire;

la sardegna, invece, “ripudia”!

Gianluigi Deiana

COREA DEL NORD. CHI PROVOCA CHI ?

L’ultima risoluzione del Consiglio di sicurezza relativa alle sanzioni contro la Repubblica popolare della Corea mi sembra irresponsabile e tutt’altro che adeguata come asserito dalla grande stampa occidentale. Cina e Russia non hanno posto il veto.
Non sono mai state decise dalla fine della seconda guerra mondiale sanzioni così devastanti, Blocco del 90% dei prodotti petroliferi raffinati. Per quanto riguarda il greggio l’importazione sarà limitata a 500.000 barili all’anno.1) Limitata anche l’importazione di attrezzature industriali e di prodotti necessari al riammodernamento delle tecnologie agricole e industriali. Blocco delle esportazioni alimentari, dei macchinari e delle attrezzature elettriche. E’ previsto, entro 24 mesi, il ritorno coatto dei lavoratori coreani all’estero che con le loro rimesse garantiscono una qualità della vita soddisfacente alle loro famiglie in patria. Più di 2 miliardi di dollari.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterrez 2)si è dimostrato soddisfatto, sicuro che una tale imposizione crei le condizioni per una futura pace per la penisola coreana.
E’ stata per il momento tenuta in stand-by la proposta Usa di realizzare un blocco navale integrale che avrebbe determinato il definitivo strangolamento del Paese e con esso la possibile risposta bellica della dirigenza nordcoreana …che poi è quello che vuole la superpotenza americana.

Secondo molti media anglosassoni, la Casa Bianca sta allertando le forze militari per un attacco che potrebbe essere preventivo se kim non dovesse abboccare alle provocazioni che potrebbero spingerlo a sparare il primo colpo. In tal caso le opzioni strategiche che potrebbero combinare un attacco aereo per distruggere le rampe missilistiche e le forniture d’armi con un’operazione massiccia via terra sembrano essere già predisposte.
Si può supporre, qualora i sistemi di difesa nordcoreani non riuscissero ad evitare la distruzione delle rampe di lancio, della marina, dell’aviazione e la morte dei più alti dirigenti coreani che la guerra si concentrerebbe tra le paludi e le risaie e potrebbe svolgersi in un terreno accidentato, “un terreno misto”(“un territorio costituito in gran parte di montagne e colline separate da valli profonde e strette”)3) secondo pratiche di guerra più simili alla seconda guerra mondiale,se non addirittura alla prima guerra mondiale4)) con l’ovvio predominio della fanteria più consona ai nordcoreani (5 milioni di soldati e duecentomila forze speciali) 5)…che comporterebbe, data le difficoltà che incontrerebbe l’aviazione statunitense in tale contesto naturale, il possibile arretramento con gravi perdite dei militi yankee e dei soldati sudcoreani verso i confini dalla corea del sud.

Ma attenzione! nel quadretto indicato abbiamo voluto astrarre dalla risposta nucleare nordcoreana che potrebbe avvenire anche con massicci raid aerei. Okinawa e Guam potrebbero essere colpite e così anche la basi mlitari usa in Corea del sud. Il Giappone potrebbe essere devastato con missili non nucleari scagliati contro le centrali nucleari e le aree industriali. Un vero Armaggeddon. per la penisola coreana e per il Giappone.
E anche qui astraggo dalla possibilità che vengano colpite città popolose degli Stati Uniti e che venga risparmiata, come molti esperti militari credono, Tel Aviv.

Da qualsiasi parte si voglia affrontare il problema il risultato è del tutto negativo per entrambe le parti.
Ma solo per entrambe le parti? Il disastro produttivo e finanziario si rovescerebbe sull’intiero pianeta, con una crisi economico-sociale tale che quella del ’29 parrà come una lieve recessione..

Del resto ammesso e non concesso(in particolare dal sottoscritto) che Kim sia pazzo, come vorrebbero farci credere, non sarebbero ancora più demenziali le provocazioni che arrivano non solo da Trump e dal suo staff ma anche dal Consiglio di Sicurezza che intende dialogare con un embargo planetario che innanzitutto colpirebbe la popolazione civile.
In realtà, i grandi potenti della terra sanno che kim non è pazzo. Ciò che li disturba è la non arrendevolezza della classe dirigente nordcoreana, orgogliosa della propria indipendenza, che ha ben presente la fine di Gheddafi e la distruzione in chiave coloniale della Libia, per non parlare della balcanizzazione della Jugoslavia e dell’eliminazione della classe dirigente, così scomoda alle mire espansioniste coloniali della futura Unione europea.
E ciò che sanno i potenti della terra è che la Corea del Nord, assediata da settanta anni dagli stati Uniti, con immense perdite umane e con devastante distruzione del Paese durante la feroce guerra degli anni ’50, non intende attaccare, non intende sparare il primo colpo e cerca, con la deterrenza nucleare, difendere la sua sovranità, situata come è tra giganti:Cina, Russia, USA…

Se avremmo un Armaggeddon non sarà per le provocazioni della Corea del Nord, ma per opera di chi ha già sterminato milioni di donne e di uomini con le sue guerre per la pace e anche- va detto- per le ambiguità politiche di chi avrebbe potuto pronunciarsi in modo aperto verso il rispetto del diritto internazionale alla salvaguardia nazionale di un piccolo Paese.
NOTE
1) Libero quotidiano.it ” Stop alle importazioni di petrolio…”
2) Sputnik “Il Segretario generale delle Nazioni Unite…” 24
/12/17
3) Saker Italia “Sfatare i miti sbandierati…” 14/12/17
4) Saker Italia, op.cit.
5) Saker Italia, op. cit

Antonello Boassa

vergognosa sentenza del Consiglio di Stato contro i/le diplomati/e magistrali

Comunicato-stampa

Vergognosa sentenza del Consiglio di Stato contro i diplomati/e magistrali

8 gennaio 2018 sciopero dei/delle docenti della scuola Primaria e dell’Infanzia

Manifestazione nazionale a Roma, MIUR (v.le Trastevere) ore 9.30

                                                                     

Il Consiglio di Stato, dopo l’udienza del 15 novembre, ha pubblicato il 21 dicembre una vergognosa sentenza contro i diplomati/e magistrali, che va contro tutte le precedenti sentenze che in questi anni avevano dato ragione a decine di migliaia di docenti che adesso si vedono negare persino il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (GAE), e che vengono retrocessi a docenti di serie C. Questa sentenza pone drammatici problemi, professionali ed umani, ai diplomati magistrali. Molti/e di loro (altro…)

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