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RENÉ TRESCARTES: la costruzione del tele-sospettatore – di Gian Luigi Deiana

RENÉ TRESCARTES: la costruzione del tele-sospettatore

di Gian Luigi Deiana

lunedì 8 giugno 2020

È annunciata per stasera in tv una puntata della trasmissione “Report” contenente un’inchiesta sul sistema sanitario in Lombardia.

Una anticipazione accenna al coinvolgimento del governatore regionale Fontana (Lega) in un intreccio di interessi finora ignoto.

Fontana avrebbe richiesto senza successo il blocco della trasmissione e quindi staremo a vedere, o meglio staremo a guardare.

Non mi interessa tanto l’oggetto, quanto attribuito a Fontana stesso.

Mi interessa invece il metodo, in quanto spero che il servizio sia costruito correttamente.

“Report” è una testata di inchiesta che ha fatto scuola.

È stata inventata e poi guidata per molti anni dalla giornalista Milena Gabanelli, cui va anche il merito da lei rivendicato di aver creato una “squadra”.

Da qualche anno il lavoro è condotto da Sigfrido Ranucci e vale la pena di osservare se qualcosa è cambiato in meglio o in peggio.

Ma più in particolare è oggi importante vagliare le modalità di confezionamento di “tutte” le trasmissioni televisive di inchiesta presenti nei palinsesti delle diverse reti, di cui “Report” resta il modello secondo me più accreditato.

La tesi che intendo avanzare qui è molto critica: io ravvedo nella modalità che si è ormai affermata come consueta in tale genere di trasmissioni un preoccupante mutamento di funzione dei servizi di approfondimento nei canali grande ascolto.

Il passaggio dall’informazione televisiva per il tele-spettatore alla costruzione mediatica del tele-sospettatore.

Disseminare il sospetto senza un corrispondente scrupolo nella disponibilità di riprove fattuali degne di questo nome.

Lo scenario aperto per mesi dalla pandemia Covid è stato in questo senso una grande miniera di materiale inedito e insieme una grande discarica di illazioni infondate.

La fattualità materiale, che il filosofo René Descartes chiamava in latino “res extensa”, e la costruzione mentale della materialità, costruzione mentale da lui  chiamata “res cogitans”, si sono miscelate in tutti i modi possibili con una contagiosità virale mai vista.

Il vero e il falso si sono aggrovigliati con la virulenza e la folle grandiosità di una Torre di Babele finora immaginata solo nei miti terrificanti dei tempi antichi.

E dunque, quale è stato il contributo di verità delle gloriose trasmissioni di inchiesta e quale il loro contributo inverso, la costruzione sociologica del tele-sospettatore?

Desidero fare due soli esempi proprio su alcune puntate recenti di “Report”, la testata di inchiesta che da anni è stata giustamente  accreditata per l’intuizione di importanti vicende occulte, per il coraggio della ricerca e per lo scrupolo nel rendiconto documentario.

Primo esempio: “Report” propone in un unico servizio tre segmenti oscuri, “come se” questi tre segmenti, pur indipendenti l’uno dall’altro, siano per una ragione misteriosa ma degna di sospetto segmenti contigui.

Primo segmento, la Cina ha responsabilità non dichiarate a riguardo della diffusione della pandemia (laboratorio di Wuhan, olimpiadi militari, ingegnerizzazione del sars ecc.).

Secondo segmento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha coperto la reticenza cinese in quanto il suo presidente, che è un uomo politico etiope, è stato imposto a tale carica grazie all’influenza della Cina nella politica di molti stati africani.

Terzo segmento, uno dei maggiori finanziatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è Bill Gates, che in quanto grande azionista di aziende farmaceutiche ha interesse a speculare sulle prospettive di businness offerte dal vaccino, e per tale ragione si posiziona perfettamente nella triangolazione con Cina e O.M.S..

Ok, il mio problema è: perchè non sono state fatte tre distinte inchieste su questi tre problemi anzichè una finta inchiesta sorretta sul sospetto, non minimamente provato, della triangolazione tra essi?

Non basta una sparata di Trump per buttare affermazioni del genere nella discarica della Torre di Babele?

Secondo esempio: “Report” propone un’ inchiesta sul Ministero della Sanità, ma come nel caso precedente si tratta di un’ inchiesta finta in quanto in realtà è la composizione artificiosa di tre segmenti indipendenti in un unico servizio.

Primo segmento: “Report” apre con una presunta falla nella legge “spazzacorrotti”, la quale vincola alla trasparenza e alla pubblicazione i bilanci dei partiti ma non i bilanci delle fondazioni.

Secondo segmento: Massimo D’Alema guida una fondazione e grazie a tale falla nella legge spazzacorrotti non ne rende pubblico il bilancio nè i nomi dei finanziatori, limitandosi alla presentazione dei documenti agli uffici deputati per legge.

Anche Casaleggio gode evidentemente dello stesso vantaggio relativamente alla fondazione Rousseau.

Terzo segmento: “Report” avvalla una illazione, copiata di sana pianta da un quotidiano di strilloneria di destra, secondo cui l’attribuzione del ministero della sanità all’attuale ministro Speranza sarebbe frutto di un accordo segreto tra D’Alema e Casaleggio.

Ok, anche qui il problema è: perchè non sono state fatte tre distinte inchieste su questi tre problemi ritenuti oscuri, anzichè triangolarli ad arte per buttare nella discarica della Torre di Babele la credibilità del ministero della sanità, con la pandemia in pieno corso?

Valeva la pena di fare un dispetto a D’Alema, o di mettere sotto sospetto Speranza in in frangente simile, senza prova di niente di niente se non un teorema inutile ed evanescente?

Gli esempi potrebbero continuare, ma quello che conta ora è che ciascuno di noi sia in grado di misurare il disastro sociale che si viene a creare con la legittimazione generalizzata del sospetto, della triangolazione di segmenti avulsi, del teorema di colpevolezza, proprio da parte di servizi di informazione che dovrebbero invece riservare la massima cura alla pedagogia dell’opinione pubblica.

La tecnica argomentativa delle tre carte, simpatica in giochi di strada per il comico Totò, era invece spregevole come “metodo” di formazione delle idee per il filosofo Cartesio, il vecchio René Descartes, la cui “regola” inderogabile non consentiva il ricorso alle tre carte e stava invece nel comunicare come precondizione di verità solamente “idee chiare e distinte”.

La manipolazione è oggi più che in qualunque altra epoca storica un ingrediente fondamentale per il cattivo potere politico.

Chiediamoci cosa ha respirato la nostra mente priva di mascherine in questi mesi di virulenza di fake, balle, attribuzioni di colpa, delazioni e furbetterie, e come sia inevitabile andare a sbattere in professionisti della manipolazione quali l’attuale presidente degli Stati Uniti o l’attuale capetto della lega se non ci si attiene al duro imperativo cartesiano.

Chi pensa in sospetto è in difetto.

POST SCRIPTUM: e poi fu di nuovo mattina.

Avendo seguito la puntata di “Report” di ieri sera, ed in particolare l’inchiesta sull’emergenza Covid in Lombardia e il giro di contratti senza gara che hanno direttamente coinvolto gli affari di famiglia del governatore Fontana, ritengo che il lavoro degli autori sia stato condotto in modo “metodologicamente” corretto.

Vi era “un” tema, l’approvviggionamento di dispositivi di protezione e reagenti.

Un tema subordinato, una abbondanza di tali dotazioni nelle aziende sanitarie private e una carenza cronica in quelle pubbliche.

Una condizione emergenziale tale da far apparire costrittivo il ricorso a procedure costose e senza gara.

Un tema ulteriormente subordinato costituito dal coinvolgimento diretto del governatore Fontana con gli affari di famiglia.

In ultimo, lo stesso Fontana ha avuto una intervista tranquilla tutta per sè e quindi tutta la possibilità di spiegare le sue ragioni: come pare evidente ha preferito giocare a rimpiattino e di conseguenza ha involontariamente contribuito a spiattellare al pubblico la nefandezza.

Con ciò, lo SPETTATORE non è stato indotto alla tentazione di farsi SOSPETTATORE, come usualmente è avvenuto nelle puntate precedenti.

ANCI Sardegna scrive alla ministra Azzolina sulle “strampalate” ipotesi di riapertura delle Scuole a settembre 2020

ANCI Sardegna scrive alla ministra Azzolina sulle “strampalate” ipotesi di riapertura delle Scuole a settembre 2020

 

investimenti nella Scuola con personale Docente e Ata, contro le classi pollaio;

riaprire tutte le scuole chiuse negli ultimi vent’anni con la mannaia del dimensionamento selvaggio e utilizzare tutti gli spazi disponibili, anche aperti;

NO ai recinti in plexigras nei quali vorrebbero ingabbiare i nostri bambini.

 

Prendiamo atto, con piacere, della chiara presa di posizione dell’ANCI Sardegna, che condividiamo in toto.

COBAS Scuola Sardegna

CENTO GIORNI: virulenza e letalità del COVID in dieci decadi, dal 20 febbraio al 30 maggio – di Gian Luigi Deiana

CENTO GIORNI
virulenza e letalità del COVID in dieci decadi, dal 20 febbraio al 30 maggio

di Gian Luigi Deiana

La virulenza non è una caratteristica del virus e nemmeno una caratteristica della popolazione da esso investita: la virulenza è invece la relazione tra questi due poli.

Quindi asserire che il virus diventa di suo meno aggressivo o che la popolazione diventa di suo più resistente è fuorviante.

È solo la relazione traducibile in numeri che può essere utile per comprendere questo legame.

La letalità a sua volta non è da ascrivere alla capacità letale del virus o alla debolezza delle difese nei contagiati, ma è a sua volta una relazione aritmetica, cioè quanti decessi si verificano su tutti i contagi sintomatici che sono stati accertati.

Poichè il decorso mortale non avviene immediatamente, ma matura nell’arco di una decina di giorni, se rapportiamo il numero di decessi di una decade al numero di contagi della decade precedente possiamo ricavare un indizio sulla variazione del tasso di letalità nello scorrimento del tempo.

Come è noto la danza è cominciata in italia il 20 febbraio ed in capo a cento giorni, cioè al 31 maggio, sono stati registrati 233.000 contagi con evidenza sintomatica, e 34.400 morti.

La relazione complessiva che ne viene fuori è per niente tranquillizzante: quasi 15 decessi ogni 100 contagi.

Non va inoltre trascurato il fatto che i guariti, che alla lunga dovrebbero essere circa 85 ogni 100 ammalati, non raramente sono soggetti a lunghi tempi di recupero fino a una reale guarigione.

Procedendo a un sezionamento per decadi possiamo certamente registrare una progressiva attenuazione della virulenza, ma non una sensibile attenuazione della letalità.

Ed inoltre l’attenuazione della virulenza è stata fino ad oggi in Italia direttamente proporzionale all’adozione delle misure precauzionali: cioè ci si è ammalati di più laddove la contiguità fisica è stata maggiore e l’osservanza delle precauzioni è stata minore.

La prima decade, 20 febbraio – 1 marzo, ha registrato 1700 contagi.

Il relativo conto dei decessi è generalmente maturato nella decade successiva, 1 marzo – 11 marzo, e registra 790 morti.

Ora 790 morti su 1700 contagi significa una percentuale spaventosa, 46,47 %, quasi 1 su 2.

La virulenza è poi cresciuta vertiginosamente fino a oltre 5.000 nuovi contagi al giorno.

Il picco è stato raggiunto nella quarta decade, dal 21 al 31 marzo, con 52.200 nuovi malati in soli dieci giorni.

La decade successiva, 1 aprile – 10 aprile, tuttavia registra una certa diminuzione della letalità, con 6.400 decessi: il rapporto percentuale (6.400 su 52.200) resta comunque molto alto: 12,26 morti ogni 100 ammalati.

Nella classifica della morte la decade più travagliata è stata sempre la quarta, 21 marzo – 31 marzo, con oltre 7.600 decessi (cioè 760 al giorno).

Questi, se riferiti alla decade precedente (41.100 contagi dall’11 marzo, inizio del lockdown, al 21 marzo) presentano un rapporto percentuale di 18,50 morti ogni 100 malati.

La percentuale delle guarigioni presenta evidentemente un andamento inverso: al 31 maggio possiamo registrare un dato complessivo di 157.500 guariti dimessi su circa 233.000 contagi, cioè una percentuale che si avvicina al 70% e che lascia comunque in terapia un discreto numero di non guariti
(almeno il 15% dei contagi).

Ma nella prima decade era di poco superiore al 50% (960 guariti su 1700 ammalati); la decade di svolta quanto alle guarigioni la si è raggiunta comunque tardi, cioè dopo 70 giorni di buio: l’ottava decade, 30 aprile – 10 maggio, ha segnato quasi 3.000 dimissioni al giorno.

Cosa ci dice l’ultima decade, quella che corre dal 20 maggio al 30 maggio e che prelude alla riapertura generale nota come fase 3?

L’ultima decade segna 1010 decessi, che se rapportati al numero di nuovi ammalati registrati nella decade precedente, 8.300, significano comunque un tasso di letalità del 12,17%.

La virulenza si è fortemente attenuata in forza del lockdown, scendendo da oltre 5.000 contagi al giorno del mese di marzo, ai 3.000 al giorno del mese di aprile, ai meno di 1.000 al giorno del mese di maggio.

Nell’ultima decade di maggio siamo scesi sotto la soglia dei 500 nuovi contagi al giorno ed ormai, ai primi giorni di giugno siamo abbondantemente al di sotto dei 200.

La letalità resta comunque alta, ben al di sopra del 10%, e per molti restano comunque elevate le sofferenze della piena guarigione.

Cosa possano significare le riaperture, certamente necessitate ma esposte a complicazioni reali, a semplificazioni immaginarie e a rischi persistenti, è tutto da vedere.

In una situazione così incerta chi assicura che il virus non è più virulento, se è un importante medico del ramo, è un irresponsabile: infatti è un medico importante.

 

LINEA GOTICA: le due italie del Covid – di Gian Luigi Deiana

LINEA GOTICA:

le due italie del Covid

di Gian Luigi Deiana

Alla data decisiva della fase due gli attori istituzionali in campo sono, come è logico che sia, il governo nazionale e i governatori regionali.

Non vi è propriamente un contrasto tra governo e regioni, benchè la si butti sul governo e sulla presumibile goffaggine del ministro Boccia, vi è invece un  contrasto “tra” i governatori regionali: quelli del nord premono per una apertura generale senza vincoli di movimento e quelli del sud premono invece per una apertura generale condizionata a passaporti sanitari.

Poichè il problema è impostato male la soluzione a breve, salvo una successione di colpi di culo, non potrà essere che sbagliata: non si sa perchè, ma proprio nel momento in cui si gioca la mossa decisiva della fase 2 viene zittita la commissione medico-scientifica, viene trascurata la logica dei dati e la responsabilità decisionale scade a livello umorale, come in una partita di carte al tavolo di un bar.

Per di più gli occhi della platea e delle tifoserie sono puntati proprio sul ministro Boccia, che non è per niente il centro del problema: il centro del problema sta infatti nella esigenza di riconquista del territorio di mobilità e di mercato da parte del sistema produttivo del nord, e nella esigenza di controllo sanitario degli ingressi da parte del sistema della ricettività vacanziera del sud.

Messa così, è chiaro che hanno prioritariamente ragione i governatori del sud, salvo che il controllo sanitario individualizzato da essi invocato è impraticabile ed inservibile.

Resta l’ipotesi del passaporto sanitario limitato alla sola Sardegna, ma ciò, posto che si possa impiantare da oggi a domani un modo per realizzarlo, si tradurrebbe per l’isola in un catastrofico autogol: non si tratterebbe infatti di una condizione di deterrenza nei confronti dei soli turisti lombardi, ma anche di tutto il flusso tedesco e nord europeo in genere, che logicamente finirebbe per convogliarsi verso il meridione italico o verso le coste balcaniche o egee o semplicemente verso la Corsica o la costa spagnola: si tratta di flussi che marcano anni e non una sola difficile estate.

Quindi, al di là delle impuntature di sovranità e dei siparietti idioti tra il sindaco di Milano e il governatore della Sardegna, sarebbe comunque un pasticcio.

La pretesa dei governatori del nord è a sua volta visibilmente azzardata, appoggiata su dati ancora rischiosi e per la Lombardia addirittura taroccati.

Nonostante ciò resta chiaro che un semi-lockdown estivo con milioni di persone immobilizzate per settimane a quaranta gradi nelle città padane è assurdo e disumano: restare ciechi rispetto a questo facendo gli offesi per le stupidaggini del sindaco Sala significa battere persino un sindaco nella classifica della stupidità.

Che fare allora?

Allora sarebbe necessario giocarsi tutto giugno marcando stretto il Covid anzichè gli umori e i capricci: sebbene l’ordinamento istituzionale resti disegnato su un territorio nazionale, 1, e venti territori regionali, 20, il Covid ha disegnato due italie, 2, e purtroppo comanda ancora lui.

Quindi fare il braccio di ferro tra la soluzione 1 e la soluzione 20 allo stato attuale è da scemi.

La soluzione dettata dal padrone del gioco, che è il Covid e non la Confindustria, è la soluzione su due italie, 2, almeno per tutto giugno e probabilmente fino a metà agosto.

Il Covid non ha marcato una sua geografia capricciosa e matta: ha invece marcato un confine che corrisponde esattamente alla grande muraglia appenninica settentrionale.

Essa separa sul versante ligure le province di Piacenza e La Spezia e sul versante adriatico le province di Rimini e Pesaro.

Separa nel suo baricentro Bologna e Firenze ecc.: è la vecchia linea Gotica dei tempi di guerra, o se si vuole la linea del Rubicone di Giulio Cesare.

Se si tiene pazienza la gente delle regioni del nord può avere modo di muoversi e respirare, con tutte le Alpi e due mari a disposizione.

E la gente del sud ha modo di gestire le condizioni di rischio con la necessaria sicurezza e con un minimo di motore economico in ripresa.

La linea Gotica significa accettare di continuare a giocare la partita col Covid senza la tentazione dell’azzardo, ma senza predisporsi a morire di autoquarantena infinita: perchè di autoquarantena, anche se di morte lenta, si muore lo stesso.

In termini di semplice sociologia, inoltre, orientare questa lunga estate a sciogliere la dipendenza nord-sud, così smaccatamente radicata nel costume italiano delle vacanze, sarebbe davvero una opzione innovativa e salutare, oltrechè dettata dal buon senso.

Meglio una linea Gotica oggi, che venti Caporetto domani.

ARROW TI CÒDDEDE: dedicato al ministro della difesa – di Gian Luigi Deiana

ARROW  TI  CÒDDEDE

dedicato al ministro della difesa

di Gian Luigi Deiana

Io di Frecce Tricolori, Tricolor Arrows, ne ho visto solo sugli schermi.

Ma se mi capitasse di vederne davvero non mi schermirei più degli schermi: sono i coriandoli della festa della Repubblica e non hanno alcun bersaglio, semplicemente inquinano e poi passano.

Mi inquieta invece il pensiero di dove partono e il perchè di tutto questo fumo.

In questo disgraziato anno questi coriandoli di cherosene vanno a zonzo dalla settimana prima del 2 giugno, anticipati come tutte le contraffazioni di carnevale.

Essi portano in cielo i disegnini arcobaleno ormai sgualciti sui balconi e sui vetri dei bambini: “andrà tutto bene”.

Succede sempre che i pedofili approfittino delle festosità infantili, e un pò questa scena assomiglia.

Ma al contrario degli scandalizzati io di scie aeree tricolori ne vorrei di più, anzi nella specifica funzione di quegli aeroplani le vorrei imposte dalle convenzioni internazionali.

Non certo per la festa della Repubblica, che non se ne fa un fico secco, ma per la festa che si fa ai bombardati tutte le volte che bombe d’areo fabbricate in Italia piovono su carovane, scuole o villaggi ovunque nel mondo: lì deve essere chiara la denominazione di origine e il marchio di garanzia, col tricolore possibilmente visibile più che si può.

Questa Repubblica è tanto brava a fare bombe e a farne qualche punto di PIL.

Il nome della regia di produzione e di marketing è nientemeno che “Leonardo” e le agenzie di killer sono innumerevoli, col polo militare-industriale di Brescia e la RWM nel Sulcis in prima fila.

Io pretendo che ci sia il marchio tricolore ogni volta che facciamo la festa a una scuola materna in Yemen o in Siria.

Per la festa della Repubblica, qui, possiamo arrangiarci con meno fracasso.

Questo è chiaro: però è talmente chiaro che non ci si chiede chi e perchè manda in giro questo turpe carnevale aereo proprio ora, sulla soglia di un coma collettivo di tre mesi e un risveglio alla vita normale forzatamente imbavagliato e incerto: chi, e perchè?

Il responsabile in capo del ministero della difesa si chiama Lorenzo Guerini, un tipo tagliato anche di abito sul cliché dell’eminenza grigia, inespressivo e celato dietro ogni quinta.

Egli è il titolare di tutti gli eventuali meriti che l’immenso macchinario delle forze armate ha messo in opera al servizio della Repubblica nei tre mesi dell’emergenza pandemica: il niente, il niente, è sotto gli occhi di tutti, salvo per il trasbordo delle salme di Bergamo, e sotto il niente la continuazione imperterrita e cinica della produzione di armi per il mercato di paesi in guerra e per i programmi di esercitazione NATO.

Guerini, sei tu il capo degli armamenti.

Da qualche parte del mondo probabilmente c’è gente che augura ai responsabili del ministero italiano della difesa di spararsi, dato che è sempre così facile sparare.

Quanto a noi, vaffanculo, o arrow ti còddede se preferisci: nonostante gente come te, andrà tutto bene.

Quasi tutto

 

 

COBAS Scuola Sardegna – Organi Collegiali on line (regolamenti), privacy e utilizzo piattaforme – Valutazione finale delle/degli alunne/i per l’anno scolastico 2019/2020 – Programmazioni e PIA – PAI (O.M. n. 11 del 16 maggio 2020) – MOZIONI per Collegi Docenti e Opzione Didattica Minoritaria

COBAS Scuola Sardegna

27 maggio 2020

 

Organi Collegiali on line (regolamenti), privacy e utilizzo piattaforme

Valutazione finale delle/degli alunne/i per l’anno scolastico 2019/2020

Programmazioni e PIA – PAI (O.M. n. 11 del 16 maggio 2020)

MOZIONI per Collegi Docenti e Opzione Didattica Minoritaria

 

Premesso che siamo tutti consapevoli della difficile situazione di emergenza in cui ci siamo trovati (e ancora ci troviamo), e a cui cerchiamo di far fronte, riteniamo non debba sfuggire alla nostra attenzione il rischio che tale situazione possa tradursi (riguardo alla convocazione di organi collegiali in modalità online) in una compressione dei diritti di tutti gli interessati e in una assenza di regole democratiche certe, riguardanti il funzionamento degli organi collegiali e l’espressione del voto.

Sussistono, inoltre, fortissime criticità riguardanti l’aspetto della cosiddetta “privacy” nell’utilizzo di piattaforme digitali, vulnerabili e niente affatto sicure anche alla luce di diversi episodi riportati recentemente anche dalla stampa e, infine, sussistono criticità riguardanti il diritto all’utilizzo della propria immagine.

La recente modifica legislativa (con un emendamento al Decreto Legge 17 marzo 2020 n. 18 in sede di conversione), della Legge 24 aprile 2020 n. 27 (art. 73, comma 2bis), che ha introdotto la possibilità di svolgere riunioni di Organi Collegiali scolastici in videoconferenza non prevede assolutamente nulla circa le modalità in cui tali riunioni si possono svolgere, se non che “… le sedute degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono svolgersi in videoconferenza, anche ove tale modalità non sia stata prevista negli atti regolamentari interni di cui all’articolo 40 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297…”.

Posto che quanto espresso all’art. 73 sancisce una possibilità e non un obbligo, è doveroso rilevare come tale legge non stabilisca alcunché rispetto alle varie problematiche esistenti in particolare sulla privacy e sull’utilizzo delle varie piattaforme.

Constatiamo che oggi, purtroppo, non è disponibile alcuna piattaforma pubblica ove svolgere attività di videoconferenza.

Sull’utilizzo di piattaforme per videoconferenze lo stesso Garante per la protezione dei dati personali si è espresso chiaramente, mettendo in guardia le Istituzioni Scolastiche e lo stesso Ministero dell’Istruzione, scrivendo in una nota del 04/05/2020 che:

“La crescente rilevanza assunta, nell’attuale fase emergenziale, dagli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell’attività didattica a distanza impone, tuttavia, di riservare maggiore attenzione alle questioni inerenti la sicurezza e la protezione dei dati personali affidati a tali piattaforme. Pertanto – come già rappresentato nell’ambito del provvedimento del 26 marzo sulla didattica a distanza – tra i criteri da seguire nella scelta degli strumenti tecnologici mediante cui svolgere l’attività formativa da remoto, devono assumersi anche quelli inerenti le garanzie offerte in termini di protezione dati.”

Garanzie che non paiono essere offerte e stabilite in maniera chiara nei vari strumenti (G-suite, Zoom, etc.) utilizzati dalle scuole.

In particolare, si rileva quanto segue.

Non sono chiare ed esplicite le modalità per cui si possano garantire regole democratiche certe e trasparenti (riguardo, per esempio, alla effettiva partecipazione, alla possibilità di intervento, alle modalità di eventuali votazioni).

Non sono trattate le problematiche relative all’utilizzo dell’immagine (art. 10 del Codice Civile).

L’accesso a tali piattaforme spesso viene subordinato al possesso di una cosiddetta “casella istituzionale .edu.it”.

A parte l’uso improprio del termine “istituzionale”, non si comprende per quale motivo le/i docenti dovrebbero consentire di fornire i propri dati a tali domini, per poter esercitare un proprio diritto – dovere, cioè quello di partecipare a sedute dei vari Organi Collegiali.

In taluni casi si fa riferimento anche alla possibilità di ricevere comunicazioni attraverso la “casella di posta elettronica istruzione.it”.

Rileviamo che ad oggi nessuna norma obbliga le/i docenti ad avere una propria casella di posta elettronica, né tantomeno una “imposta” dall’Amministrazione Scolastica.

E’ evidente che il creare un indirizzo email (atto diverso dall’assegnazione di semplici credenziali di accesso ad un servizio informatico-didattico), necessita di un consenso.

Esistono LOG di controllo degli utenti a disposizione dell’Amministratore e alcuni per controllare l’Amministratore.

Non si conosce se questi ultimi registrano ogni volta che l’Amministratore monitora/visiona statistiche o esegue qualsiasi altro dato che riguarda l’utente.

Alcune funzionalità (come l’accesso ai dati) riservate alla scuola possono essere vietate dal Regolamento interno (ma risulta che in molti Istituti Scolastici tale opzione non sia stata attivata).

Non è noto se qualcuno svolge la funzione di controllare, con capacità tecnica e senza conflitti di interesse, avendo cura di visionare regolarmente tutti i LOG per accertare se le azioni dell’Amministratore sono lecite e motivate.

Le scelte di strumenti digitali come le app per videoconferenze utilizzate per le riunioni devono rispettare criteri di minimizzazione, riservatezza, sicurezza ed essere precedute da una informativa trasparente e comprensibile.

Non risulta che questi criteri di “minimizzazione” e di “non geolocalizzazione” siano effettivamente operativi, dato che, invece, risulta (ed è assolutamente acclarato), che Google, ed altri fornitori di tali piattaforme, raccolgano informazioni in base all’utilizzo dei servizi, tra cui:

  • informazioni del dispositivo: ad esempio modello di hardware, versione del sistema operativo, identificatori univoci del dispositivo e informazioni relative alla rete mobile, incluso il numero di telefono dell’utente;

  • informazioni di LOG, tra cui dettagli di come un utente ha utilizzato il servizio, informazioni sugli eventi del dispositivo e indirizzo IP (protocollo Internet) dell’utente;

  • informazioni sulla posizione ricavate tramite varie tecnologie, tra cui l’indirizzo IP, GPS e altri sensori;

 

  • numeri specifici delle applicazioni, come il numero di versione dell’applicazione;

  • cookie o tecnologie simili che sono utilizzate per raccogliere e memorizzare informazioni relative a browser e dispositivi, quali ad esempio la lingua preferita e altre impostazioni.

Un altro aspetto rilevante riguarda l’informare gli utenti sulle caratteristiche dello strumento e sui diritti che possono rivendicare, e vigilare sulla corretta applicazione.

Se informare con chiarezza e trasparenza è obbligatorio, è ammissibile farlo soprattutto mediante link, che rimandano ad altri link a documenti tecnicamente complessi, enfatizzando prioritariamente informazioni certamente importanti ma sostanzialmente promozionali?

Le caratteristiche essenziali del trattamento rese disponibili dal Fornitore, ma anche dalle scuole, spesso, se non sempre, sono comunicate fornendo soltanto indicazioni generiche sui dati trattati e numerosi link a documenti spesso complessi (con riferimenti normativi e dettagli tecnici), corposi e in altre lingue.

Risulta che tantissimi Istituti Scolastici non abbiano stipulato alcun contratto al quale sia seguita una regolare ratifica da parte del fornitore di tali servizi.

Si ribadisce, quindi, che allo stato permangano tutte le “criticità” esposte in relazione all’utilizzo di piattaforme di società private (per quanto concerne la cosiddetta privacy e l’utilizzo di dati e immagine), per la convocazione di riunioni di Organi Collegiali in video conferenza.

In molte Istituzioni Scolastiche si stanno approvando vari REGOLAMENTI di funzionamento per le riunioni degli Organi Collegiali in video conferenza (modalità telematica).

In taluni Istituti si sta addirittura provvedendo ad adottare un unico “Regolamento di Funzionamento degli Organi Collegiali in video conferenza” deliberato dal Consiglio d’Istituto e che dovrebbe essere “valido” per tutti gli Organi Collegiali.

Si ricorda, a tale riguardo, che tale potere di regolamentazione da parte del Consiglio d’Istituto NON è previsto dalla normativa vigente (D.L.vo n. 297/1994), ma che, invece, ciascun Organo Collegiale ha il potere di regolamentare al suo interno il proprio funzionamento con specifici regolamenti che devono essere approvati dai singoli Organi Collegiali.

Inoltre, come previsto dal comma 2 bis dell’art. 73 della citata Legge del 24 aprile 2020 n. 27 i regolamenti per le riunioni di Organi Collegiali in video conferenza dovrebbero regolare tali riunioni per il periodo di emergenza epidemiologica (visto il richiamo al comma 1 dello stesso art. 73), e, quindi, esclusivamente fino al 31 luglio 2020 (allo stato data di cessazione dello stato di emergenza), come deliberato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020.

In diverse situazioni si sta procedendo a convocare Collegi dei Docenti di sezione (come previsto dalle Ordinanze Ministeriali n. 267/1995 (Istituti Comprensivi), e n. 277/1998 (Istituti Superiori aggregati), per l’esame di specifiche problematiche inerenti a ciascun settore scolastico.

Si segnala che tali riunioni di Collegio Docenti per sezioni non sono delle riunioni preparatorie di successivi Collegi Docenti unitari dell’Istituzione Scolastica ma che tali riunioni discutono e deliberano sui punti all’Ordine del Giorno senza che successivamente tali delibere debbano essere “ratificate” da successivi Collegi Unitari.

Le delibere dei Collegi Docenti di Settore o Sezione sono atti definitivi che non devono essere successivamente ratificati se non deliberati dal Consiglio d’Istituto in sede di approvazione di eventuali modifiche al PTOF.

Per ciò che concerne quanto previsto dall’Ordinanza Ministeriale n. 11 del 16 maggio 2020 sulle valutazioni finali, le programmazioni didattiche ed i cosiddetti PIA (Piano di Integrazione degli Apprendimenti) e PAI (Piano di Apprendimento Individualizzato), si espone quanto segue.

In relazione alla VALUTAZIONE FINALE delle/degli alunne/i per l’anno scolastico 2019/2020 non si può prescindere dal prendere atto che la chiusura delle scuole, e la sospensione delle attività didattiche, ha determinato una interruzione dell’azione didattica e della sua continuità.

Nonostante il faticoso sforzo di tante/i insegnanti perché venisse mantenuta una relazione emotiva ed affettiva (in particolare nei due mesi di “reclusione domiciliare”), ed un minimo di continuità didattica e pedagogica, è chiaro che la vita di ciascuna/o di loro è stata “stravolta” e che si è creata una “rottura” dei percorsi di apprendimento che non è stata, ovviamente, sostituita dai tentativi di imporre Didattiche a Distanza lontane, e spesso antitetiche, alle modalità ordinarie del “fare scuola”.

Ciò premesso riteniamo che quantomeno nelle scuole del primo ciclo di Istruzione non debbano essere espressi voti di valutazione delle singole discipline ma esclusivamente un giudizio sintetico.

 

Per tali ragioni si propone al Collegio Docenti una MOZIONE sulla Valutazione Formativa

Il Collegio Docenti

vista la Costituzione Italiana, il Testo Unico Istruzione, D.L.vo n. 297/1994, ed il D.L.vo n. 62/2017 e considerato il periodo di sospensione delle attività didattiche per l’emergenza sanitaria ancora in atto

DELIBERA
che la valutazione finale venga effettuata quale valutazione formativa con un giudizio sintetico / descrittivo nel quale confluiscano le osservazioni su ogni alunno e alunna sulla base delle informazioni ed elementi raccolti e del lavoro pregresso svolto nella prima parte del corrente anno scolastico.

 

MOZIONE su programmazioni Didattiche, PIA e PAI

Per quanto concerne le rimodulazioni o modifiche delle programmazioni didattiche, disciplinari e di classe, ed i cosiddetti PIA (Piano di Integrazione degli Apprendimenti) e PAI (Piano di Apprendimento Individualizzato), si segnala che nella attuale situazione non si ritiene necessario né opportuno e adeguato prevedere, alla fine dell’anno scolastico, modifiche alle programmazioni, o predisporre PIA e PAI, poiché si ritiene che la rimodulazione degli obiettivi di apprendimento  possa, e debba, essere seriamente programmata e pianificata solo alla ripresa delle attività didattiche in presenza (da settembre 2020), a conclusione di verifiche iniziali dalle quali si possano desumere adeguati e chiari elementi ed anche sulla base di quelle che saranno le modalità di effettuazione delle lezioni.

Si chiede al Collegio dei Docenti di approvare la suindicata proposta.

 

Nell’eventualità in cui tale proposta non venisse approvata dal Collegio Docenti si presenta la stessa come “opzione metodologica di gruppo minoritario”, ai sensi del comma 2, dell’art. 3, del D.P.R. n. 275 dell’8 marzo 1999 (Regolamento Autonomia Istituzioni Scolastiche).

 

per i COBAS Scuola Sardegna

Nicola Giua

 

 

 

DOCUMENTO COBAS Scuola Sardegna in pdf

COBAS – Valutazione alunne-i per l’anno scolastico 2019-2020 e OO.CC. on line

 

DOCUMENTO COBAS Scuola Sardegna in word

COBAS – Valutazione alunne-i per l’anno scolastico 2019-2020 e OO.CC. on line

 

OM n. 11 del 16 maggio 2020 valutazione

 

O.M. n. 267 del 4 agosto 1995 – Istituti Comprensivi

 

OM n° 277-1998 OO.CC. Istit. Superiori aggregati

 

Legge_24_aprile_2020_n_27_e_testo_coordinato_Dl_18_Cura_Italia

 

Decreto Legge 8 aprile 2020 n. 22 – misure urgenti scuola

 

 

 

 

condanna DS a Cagliari per Attività Antisindacale

Decreto Tribunale di Cagliari

Personale pagato con fondi di istituto, tribunale: dirigente non fornisce elenco analitico retribuiti. Interviene tribunale.

di Avv. Marco Barone
da Orizzonte Scuola

Personale pagato con fondi di istituto, tribunale: dirigente non fornisce elenco analitico retribuiti. Interviene tribunale

Ordinanze Ministeriali del 16 aprile su VALUTAZIONI finali, ESAMI del primo ciclo ed ESAMI di Stato secondo ciclo

Ordinanza Ministeriale n. 9 del 16 maggio 2020
Esami del primo ciclo

Ordinanza concernente gli esami di Stato nel primo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020

Ordinanza Ministeriale n. 10 del 16 maggio 2020

Esami di Stato del secondo ciclo

Ordinanza concernente gli esami di Stato nel secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020, e allegati.

m_pi.AOOGABMI.Registro-DecretiR.0000010.16-05-2020.pdf

Allegato_A_Crediti_.pdf

Allegato_B_Griglia_valutazione_orale_-signed.pdf

Modello

ESAMI-DI-STATO150520201835

Ordinanza Ministeriale n. 11 del 16 maggio 2020
Valutazione finale

Ordinanza concernente la valutazione finale degli alunni per l’anno scolastico 2019/2020 e prime disposizioni per il recupero degli apprendimenti

m_pi.AOOGABMI.Registro Decreti(R).0000011.16-05-2020

“LA SCUOLA NON È UN REALITY SHOW” – da L’Unione Sarda

“LA SCUOLA NON È
UN REALITY SHOW”

da L’Unione Sarda
martedì 12 maggio 2020
di Mauro Madeddu

 

da Pesa Sardigna – Tutte le cose da fare per la scuola sarda, per chi ci lavora e chi ci studia

da Pesa Sardigna

Tutte le cose da fare per
la scuola sarda, per chi
ci lavora e chi ci studia.

 

Sintesi degli interventi di Ninni Tedesco, Andrea Faedda e Nicola Giua nella video diretta organizzata da Caminera Noa sabato 9 maggio 2020.

http://www.pesasardignablog.info/2020/05/11/tutte-le-cose-da-fare-per-la-scuola-sarda-per-chi-ci-lavora-e-chi-ci-studia/

da Radio Onda d’Urto – SCUOLA RESISTENTE trasmissione di sabato 9 maggio 2020 – Stefano Bertoldi con Nicola Giua

da Radio Onda d’Urto

SCUOLA RESISTENTE

trasmissione di sabato 9 maggio 2020

 

Stefano Bertoldi, insegnante, sociologo e collaboratore del CESP, con Nicola Giua, insegnante e portavoce dei COBAS Scuola Sardegna.

Con Nicola Giua, portavoce dei COBAS Scuola Sardegna, abbiamo commentato l’ennesima rappresaglia del Ministero dell’istruzione nei confronti del collega Andrea Scano, insegnante tanto inviso all’autorità scolastica quanto apprezzatissimo dalle famiglie dei suoi giovanissimi allievi, reo di portare all’attenzione pubblica gli effetti perversi del registro elettronico.

In una puntata precedente avevamo messo in luce anche l’inutilità di questo strumento che non solo non velocizza il lavoro burocratico dell’insegnante ma addirittura lo rallenta e lo amplifica.

Oltre a questo avevamo criticato l’ansia da prestazione e controllo tra i genitori e gli alunni che esso ingenera tramite il ”just-in-time” dei voti, delle note, dei compiti, ecc. ecc., insomma una velocità che in questo caso toglie il senso di un rapporto docente-allievo basato sulla fiducia, sulla riflessione e sui tempi di ”decantazione”.
Ci siamo allora chiesti: cosa si può nascondere dietro un’introduzione via via invasiva degli strumenti digitali in ambito scolastico a partire dal registro elettronico, fino all’odierna tele-didattica in versione Covid 19? Perché, seguendo la metafora della ”rana bollita”, questi cambiamenti da semplici sperimentazioni, svolte in buona fede con l’obiettivo di migliorare il lavoro dell’insegnante ed arricchirne la didattica, possono introdurre un virus che invece ne svuota il ruolo sociale?
L’elemento in comune tra il registro elettronico, l’INVALSI ”computer based” e oggi la tele-didattica svolta tramite piattaforme di proprietà di grandi multinazionali, è sempre lo stesso: la standardizzazione e il controllo dei processi formativi, o meglio di ”addestramento”.
Dai problemi di privacy mai risolti dallo Stato italiano per quanto concerne il registro elettronico, si passa alla standardizzazione a livello nazionale della valutazione, cioè uno dei fulcri intorno a cui dovrebbe svilupparsi il rapporto personalizzato tra docente e allievo per finire, in piena emergenza, con la tele-didattica.
La malafede del Ministero dell’istruzione che da una parte proclama di investire miliardi nella scuola per liberarci finalmente dalle classi ”pollaio” ma dall’altra ci parla di un proseguimento a settembre al 50%, metà a scuola e metà a casa tramite le piattaforme delle solite multinazionali, è palese. Altre prove della malafede rispetto al futuro che hanno in mente i governanti rispetto al ruolo pedagogico dei docenti, si annidano nell’assenza totale di un piano per una gestione pubblica, condivisa e open-source delle piattaforme per la DAD: pur avendo un ente consortile gestito e controllato dal MIUR, il CINECA, che come mission ha proprio la sperimentazione, la consulenza e la personalizzazione dei vari supporti digitali, dal registro elettronico alla teledidattica, alla gestione dei dati, ci si affida ad imprese private italiane o appunto, a grandi multinazionali.
Le ripercussioni in termini di privacy e di libertà di insegnamento sia sul contenuto stesso delle didattica, sulla valutazione e su tutte le comunicazioni riservate riguardanti gli alunni, magari con bisogni educativi speciali, sono notevoli ma sembra che i docenti stessi non se ne rendano conto.
La prospettiva a lungo termine di questo lungo percorso di svuotamento, infatti, è quella che vede il docente funzionale ad un sistema formativo nozionistico, sempre più standardizzato asservito alle esigenze di un mondo produttivo che necessita di individui docili al sistema neo-liberista.
Svuotato nel suo ruolo di valutatore comprensivo e ”motivante” ma anche di progettista dei propri contenuti e delle modalità di insegnamento e di relazione con i propri alunni, l’insegnante 2.0, ”à la page” cui pensano gli esperti del ministero, si avvicina più a quello di un intrattenitore televisivo con funzioni di ”tutor” e di animatore digitale, più che al responsabile di un processo di maturazione di individui capaci di pensare con la propria testa e di cambiare, in meglio, il mondo.
Forse l’intenzione di non mettere affatto in discussione il modello di sviluppo neo-liberista che ci ha portati tragicamente a questa pandemia passi proprio da una non-formazione delle future generazioni?

Stefano Bertoldi

https://www.radiondadurto.org/2020/05/11/scuola-resistente-al-tempo-del-covid19-finestra-su-formazione-e-dintorni-2/

S’ISCOLA SARDA: PRECARI, DIDATTICA A DISTANZA E CRISI DEL SISTEMA SCOLASTICO – link allo streaming

S’ISCOLA SARDA: PRECARI, DIDATTICA A DISTANZA E CRISI DEL SISTEMA SCOLASTICO

Ne abbiamo discusso
sabato 9 maggio 2020
alle ore 17.00 con

Nicola GIUA
COBAS Sardegna

Andrea FAEDDA
Coordinamento Precari Autoconvocati

Ninni TEDESCO
Ufficio scuola del movimento
popolare sardo Caminera Noa

La DIRETTA streaming è stata veicolata sui siti web, le pagine facebook ed i canali youtube di Caminera Noa, Pesa Sardigna, il Manifesto Sardo, COBAS Scuola Sardegna.

La lotta dei precari della scuola, il fallimento della didattica a distanza, le malsane proposte dell’attuale ministra Azzolina, la continua chiusura di plessi scolastici e Istituti, la totale mancanza di prospettiva di sviluppo e di rilancio di una comunità educativa sarda a causa di una politica regionale latitante e di una direzione scolastica distante dalle reali problematiche della scuola in Sardegna.

Potrete riascoltare gli interventi dal collegamento al canale youtube di Caminera Noa:

https://youtu.be/oTcHNTQx2E

 

Un saluto
Nicola Giua
COBAS Scuola Sardegna

S’ISCOLA SARDA: PRECARI, DIDATTICA A DISTANZA E CRISI DEL SISTEMA SCOLASTICO – sabato 9 maggio 2020 alle ore 17.00

S’ISCOLA SARDA: PRECARI, DIDATTICA A DISTANZA E CRISI DEL SISTEMA SCOLASTICO.

sabato 9 maggio 2020
alle ore 17.00

 

in DIRETTA streaming su siti web, pagine facebook, canali youtube di Caminera Noa, Pesa Sardigna, il Manifesto Sardo, COBAS Scuola Sardegna, si confrontano e ne discutono:

Nicola GIUA
COBAS Sardegna

Andrea FAEDDA
Coordinamento Precari Autoconvocati

Ninni TEDESCO
Ufficio scuola del movimento
popolare sardo Caminera Noa

 

La lotta dei precari della scuola, il fallimento della didattica a distanza, le malsane proposte dell’attuale ministra Azzolina, la continua chiusura di plessi scolastici e Istituti, la totale mancanza di prospettiva di sviluppo e di rilancio di una comunità educativa sarda a causa di una politica regionale latitante e di una direzione scolastica distante dalle reali problematiche della scuola in Sardegna.

 

CLICCA QUI SOTTO PER SEGUIRE LA DIRETTA

 


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