Antonello Boassa

UNIONE EUROPEA IN GUERRA CONTRO SIRIA, YEMEN E PALESTINA

L’Unione Europea è corresponsabile dei massacri compiuti da Arabia Saudita e da Israele in Siria, in Yemen e in Palestina.
Si dirà: è la scoperta dell’acqua calda. Vero ma va gridato contro coloro che esaltano l’Unione Europea o che comunque l’accettano come dato irreversibile da “trasformare democraticamente” dall’interno.
L’Unione Europea, oltre che essere uno strumento di pauperizzazione dell’Europa, è una terrificante macchina da guerra, disposta a qualsiasi nefandezza, come è testimoniato dai genocidi in Siria, in Yemen e in Palestina.
Il prioritario obiettivo politico di una forza che voglia essere (altro…)

PENSIERO UNICO (ANCHE) TRA I MILITANTI “ANTAGONISTI”

Accenno brevemente ad una questione che merita una ben più ampia trattazione cui rimando a tempi non troppo lunghi.
Sembra che tra i compagni e i militanti “antagonisti” non sia esiguo un gruppo che non mi sembra di minoranza che si affidi, al di là di altisonanti dichiarazioni di alterità, al pensiero unico tanto contestato nelle dichiarazioni quanto invece rivisitato ed assorbito.

Faccio degli esempi.

Innanzitutto sull’Europa e più precisamente sull’Unione Europea. Quando si ipotizza (altro…)

CREMASCHI DIXIT ” E’ NATO IL NUOVO SINDACATO UNITARIO: CGIL/CISL/UIL/CONFINDUSTRIA

Giorgio Cremaschi ci annuncia1) la nascita di un nuovo sindacato unitario facendo innanzitutto riferimento alla messa in mora dell’articolo 36 della Costituzione che recita: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”
Dell’esistenza libera e dignitosa cardine primario della nostra Costituzione se ne fa beffe oggi il neoliberismo degli attuali governi autoritari, ma anche in più riprese la Corte Costituzionale e ultimamente la Corte dei Conti sul contratto dei dipendenti pubblici.
Grazie al lavoro congiunto dei confederali e della Confindustria si è arrivati ad una (altro…)

UNIONE EUROPEA: COSTRUZIONE DELLA PLEBE

Vi sono vari modi da parte dell’aristocrazia finanziaria per contrastare la classe operaia e il conflitto di classe. Uno dei più perfidi, in quanto ammantato da universalismo solidaristico, è la messa in crisi del concetto di nazione giudicato vetero e populista poiché incapace di far fronte alla competizione internazionale della globalizzazione delle merci e delle persone.

La globalizzazione, che la si voglia o no, è operante si dice, e quindi non si ci si può mettere di traverso, si rende necessario accettarla ed inventare perciò nuove modalità di comportamento, superando stili di vita e di pensiero residuali tipici delle vecchie forme di organizzazione sociale.

L’élite politico-finanziaria, oggi classe egemone, non poteva imporre il suo modello giustamente chiamato di pensiero unico se non facendosi forza di una nutrita schiera di intellettuali che sapesse esaltare le opportunità, i vantaggi, le fortune che da tale (altro…)

L’OCCIDENTE CORRE VERSO IL CONFLITTO NUCLEARE

Nel rapporto 2018 del Pentagono si legge “Il modo più sicuro di prevenire una guerra è di prepararsi a vincerne una” Da qui le ingenti spese militari di Usraele e le imposizioni agli alleati. Da qui la propaganda martellante contro i possibili nemici, la costruzione di fake news(avvelenamento di una spia da parte dei Russi, attacco chimico a Douma voluto da Assad) e soprattutto l’ideologizzazione militaresca della popolazione, in modo che si presenti compatta quando la tensione bellica crescerà e non vi siano intralci a causa di elementi facinorosi “pacifisti”1)
Il ministro degli esteri israeliano Lieberman ha recentemente dichiarato, senza tanti giri di parole (è un pregio lessicale tipico dei sionisti come a suo tempo lo fu dei nazisti) ” La realtà mediorientale rende irrilevante la parola pace”. Per cui, data l’esistenza di tanti nemici di cui soffre la Stella di David ” l’unico modo per vivere serenamente qui è prepararsi alla guerra”2). Serenità e guerra dovrebbero costituire una antinomia e dovrebbero serenamente convivere in un grave malato mentale. Detto da un uomo molto potente non può che dare dei brividi3).
Dico la verità. Sapendo della grande manifestazione a Gaza sull’esproprio violento delle terre palestinesi e sul diritto al ritorno, ho temuto il peggio ed è avvenuto quello che temevo avvenisse. Un coraggio ed un orgoglio straordinario quello dei Palestinesi: manifestare davanti a chi ha in odio al vita umana quando non sei israeliano. E, nel ricordo della Nabka. si manifesterà comunque fino al 15 maggio…
Che i media e i politici di governo ( e non solo di governo) leggano le veline di Usraele e della Nato, prima di pronunciare una sola parola, è cosa ormai nota. Assad è un “animale”. Giusto perché l’ha detto Donald Trump (costretto il pover uomo a rinnegare il progetto di levare via le truppe dalla Siria per le proteste dello stato profondo e di Israele). I Russi hanno tentato di uccidere il doppiogiochista Skripal. Giusto perché l’ha sentenziato Theresa May, senza aspettare che le venisse dato uno straccio di prova.
I media fanno il loro dovere, stare accoccolati vicino al Potere, quale che esso sia, e pedagogizzare il popolo affinché non gli venga il ghiribizzo di avere idee negative e alternative.
Tutto ciò rientra nel normale stato delle cose in un feroce e tirannico regime finanzcapitalistico.
Ciò che fa male è l’inconsistenza di un’opposizione politica, culturale e morale. Di una reale opposizione al regime neoliberistico che ha nella Nato il suo pilastro fondamentale (Nato che ha annesso la UE, questione non sollevata da nessuno a testimoniare la miseria della politica qui e oggi).
Ci si lamenta degli orrori, delle stragi, del pericolo del conflitto nucleare, senza interrogarsi sui responsabili, sui malfattori che creano le tragedie, l’infinito dolore umano fatto di corpi straziati, di famiglie lacerate. di città distrutte, di persone costrette ad abbandonare i loro luoghi natii.
Tuti coloro che parlano della follia umana, della crudeltà degli esseri umani, senza schierarsi contro chi crea il deserto, è dalla parte degli assassini, degli stragisti e non si accorgono nella loro insipienza, della immane oscurità verso cui ci sta portando l’Occidente degenerato4)
Il conflitto nucleare è dietro l’angolo e non per colpa dei folli, di tutti ma per responsabilità precipua degli Stati Uniti, di Israele, della Gran bretagna, dell’Unione Europea…5)
Ma si sa, nei talk show non se ne parla…neanche su “Repubblica” o sul “Corriere della Sera”…più interessante parlare del Giro d’ Italia che quest’anno partirà da Gerusalemme ad evidenziare lo spirito internazionalista e pacifista della “Gazzetta dello sport”…
Non preoccupatevi signori…tutto può avvenire nel giro di una notte…forse non ve ne accorgerete nemmeno…

Antonello Boassa

 

NOTE
1) Manlio Dinucci ” Nato e nucleare…”6/2/18 in Ricerca Educazione Azione
2) Alessandra Ciattini ” Chi sta preparando…” 9/4/18 in Ancora fischia il vento
3) Registriamo un nuovo attacco sionista in Siria tra Homs e Palmira. 12 siriani e due iraniani uccisi in una base aerea. Israele è furente per le vittorie dell’esercito siriano contro i terroristi suoi protetti.
4) Si pensi al conflitto tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Non solo i futili media ma anche tanti militanti parlavano di due folli (Kim e Trump) quando invece doveva risultare evidente chi era l’aggressore e chi l’aggredito. Kim aveva ben presente l’oltraggio compiuto contro la Libia sprovvista di armi adeguate per difendersi dalla belva occidentale…
5) ” Di notte le vacche sono tutte nere”. Il mirabile aforisma di Hegel evidenzia, tra l’altro, l’impossibilità di individuare le differenze, se non si costruiscono le giuste condizioni di analisi.

GAZA E L’ ELITE OCCIDENTALE SIONISTA

Sarebbe ingenuo pensare che i crimini dell’esercito israeliano contro i Palestinesi sulla striscia di Gaza siano dovuti solo alla follia omicida dell’attuale dirigenza sionista. Una tale arroganza, in totale disprezzo della dignità e della vita di tutto un popolo, è resa possibile dall’approvazione dell’elite sionista occidentale in Europa, negli Stati Uniti…
Le proteste da parte dei vari organi internazionali sono di prammatica, per “correttezza” istituzionale, ma non traspare in nessun atto una reale volontà di condanna e di intervento “umanitario”. Lo stesso Consiglio di Sicurezza bloccato dagli Stati Uniti, principale alleato di Israele…
Il fatto è che le “democrazie” occidentali accettano di fatto, senza riserve, che Israele abbia un regime apartheid in patria, che eserciti violenze continue contro i beduini e i Palestinesi espropriando case, alberi, terre, che favorisca le aggressioni dei coloni sempre impuniti, che metta nelle sue galere bambini e adulti con procedure giudiziarie a dir poco medievali.
Con Israele si celebrano missioni militari congiunte(vedi Siria, Ucraina, Iraq, Yemen), alleanze segrete(vedi stato islamico e terroristi di varie specie, servizi segreti), colpi di stato, esercitazioni Nato…
L’Israele sionista è ormai parte integrante dell’Occidente imperiale. I suoi crimini vengono accettati. Il ruolo che occupa in Medio Oriente è decisivo per l’egemonia politica e militare dell’elite politico-finanziaria. Per Nelson Mandela “un cancro da estirpare”…Per Trump, May, Merkel, Macron uno straordinario strumento di destabilizzazione del Medio Oriente.
Quindi lasciamoli fare. Che continuino a dire menzogne, come hanno sempre fatto, inventandosi aggressioni dal mondo arabo, come era avvenuto nella finta guerra el 1948 con il re Abdullah di Transgiordania, come era avvenuto nella guerra dei sei giorni contro Nasser che fece di tutto per evitarla.
Che continuino nelle loro vittimizzazioni. Odiati da sempre dagli arabi. Falso naturalmente. Invece accolti, come si evince dalle testimonianze di ebrei non sionisti. Poi, con la penetrazione massiccia dei sionisti, ai primi anni del novecento, tutto cambia. Con violenza inaudita, con armamenti concessi dalle grandi potenze. Villaggi distrutti, saccheggio, omicidi, stupri…Barbarie…una storia che Hollywood non ha mai raccontato e che non racconterà mai. Figuriamoci Spielberg…
Quanto grande fosse la menzogna “una terra senza popolo” lo si può dedurre dall’espulsione di almeno settecentomila palestinesi prima che venisse proclamato, grazie alla compiacenza dell’ONU, lo stato israeliano.
L’attacco contro la popolazione di Gaza che vuole ricordare l’espropriazione delle terre e celebrare il ritorno a quelle terre è stato feroce (inutile dire illegale: tutte le azioni militari di Israele sono illegali e contrarie al diritto internazionale). 16 Palestinesi assassinati. Per Netanyahu e per i media è stata una legittima azione di difesa, come se i manifestanti volessero invadere lo stato di Israele, con armi sofisticate come fionde e bottiglie molotov…
Le manifestazioni di questo grande popolo dureranno fino al 15 maggio in ricordo della Nabka (la catastrofe). Potremmo assistere ad altre nefandezze, all’uso massiccio di droni e gas lacrimogeni, di colpi di artiglieria per colpire gli affiliati di Hamas confusi nella folla…ma è certo che non vedremo recedere lo spirito di lotta e la rabbia dei Palestinesi per i morti assassinati.
Un’ultima osservazione dedicata agli organizzatori del giro d’Italia, sionisti e provocatori.
Invece di partire con delle tappe che si svolgono là dove sono morti tanti Palestinesi, là dove erano state costruite delle moschee, edificati dei cimiteri…non sarebbe stato più vantaggioso per il diletto degli spettatori televisivi e per maggiori incassi dalla pubblicità…che il giro passasse accanto alle rovine di Gaza, all’agricoltura distrutta dai diserbanti e dai defolianti irrorati da aerei israeliani…e magari, con un pò di fortuna… si potesse assistere ad una qualche “difesa” armata dell’esercito?

Antonello Boassa

SIRIA. DETERMINANTE LA MEDIAZIONE RUSSA

Assad non può spostare il grosso dell’esercito in difesa delle Ypg curde e della popolazione di Afrin in quanto severamente impegnato, in particolare nella sacca di Idlib e nel Ghuta orientale, dove, in entrambi i casi, i terroristi jihadisti risultano agguerriti e ben armati da States e Golfo.
Comunque, forze libanesi e truppe governative, superando il fuoco di sbarramento più che altro dimostrativo dell’esercito turco e dei jihadisti filo-Erdogan sono riusciti ad entrare in città.
E’ un fatto di grande rilevanza politica. L’accordo tra il governo siriano e il Pyd rimescola nuovamente le carte in un Medio Oriente sempre più caratterizzato da alleanze a geometria variabile.
L’intesa, per la difesa del territorio siriano dall’invasore, tra Assad e Pyd potrebbe preludere ad un accordo di dialogo per definire i rapporti politici tra Damasco e Rojava, in vista di un’autonomia regionale forte( difficilmente a carattere federale) all’interno del quadro istituzionale siriano.
Risulta evidente la mediazione della Russia che difende l’integrità territoriale della Siria e che allo stesso tempo non abbandona le giuste richieste autonomistiche dei Curdi.
Erdogan aspira a grandi conquiste territoriali in Grecia, in Siria, in Iraq…per ricomporre il delirante sogno di ricostruzione turca dell’antica egemonia ottomana. Le sue ambizioni arrivano fino agli Stati ex-sovietici e alla Cina. Ma se non vuole perdere tutto è bene che si dia una calmata. Non solo non potrà attaccare Manbji presidiata da Curdi e dai marines ma dovrà arretrare da Afrin dove ha già compiuto crimini contro i civili, bombardando scuole, ospedali, servizi civili, pare, secondo alcune fonti1), con l’uso di bombe a grappolo e del napalm.
La conquista dei confini da parte di Assad potrebbe costituire un buon alibi per Erdogan per non perdere la faccia. L’invasione, giustificata dalla presenza dei “terroristi” curdi, potrebbe essere ritirata, data la presenza di un esercito regolare che difende l’integrità territoriale, senza far ricorso a elementi “estremisti” ostili alla Turchia.
La mediazione di Mosca non intende umiliare il Sultano. Ma fermarlo sì, costringendolo a non aumentare le tensioni nell’area e a ritirarsi sia pure gradualmente da tutto il territorio siriano e ad abbandonare l’idea di un’area cuscinetto dove far riparare i suoi amici qaedisti. Erdogan non può trascurare il fatto che l’Orso russo, proprio a causa della aggressione turca contro il distretto di Afrin, ha richiamato nella sua base di Hmeymim in Siria 11 aerei da combattimento2) come segnale di avvertimento.
La Russia è di fatto alleata con l’Asse della Resistenza(Libano, Iraq, Iran, Siria) ma in funzione prettamente difensiva. Non intende appoggiare eventuali azioni offensive e ammonisce i suoi partner a non oltrepassare quei limiti che condurrebbero ad uno scontro diretto. Gli stessi ammonimenti sono rivolti alle potenze regionali specializzate in provocazioni ed aggressioni, quali sono appunto la Turchia ed Israele, severamente ripreso dopo i suoi criminali attacchi aerei contro la Siria. Una politica di allentamento della tensione bellica in Medio Oriente che evidenzia come il governo di Putin risulti oramai in tutta l’area l’arbitro diplomatico riconosciuto dalle potenze regionali, ma combattuto con tenacia, militarmente e mediaticamente, dagli States appollaiati nelle aree curde sotto il loro controllo dove sono riusciti a creare dieci(e forse più) basi militari e a intraprendere l’addestramento di 30.000 combattenti, in prevalenza curdi, in teoria per difendere i confini( come fossero curdo-americani e non siriani) ma in realtà per aggredire l’Iran considerato da Usraele come “nemico di tutta l’umanità”. E’ per tali motivi che l’aggressione di Afrin è stata , sul piano politico, ben vista da Teheran perché propiziatrice di un’eventuale rottura tra i Curdi e il “regime del male”.
In effetti una tale rottura3) porterebbe un sospiro si sollievo in tutto il Medio Oriente, qualora gli yankees perdessero le basi e la terra da cui far partire il loro perpetuo istinto guerrafondaio e terroristico. Contro l’ Iran, la Siria… ma anche contro la Russia
NOTE
1) UIKI onlus 24/2/18
2) Gianandrea Gaiani Il nuovo fronte…in AnalisiDifesa 22/2/18
3) E bene ricordare che sul piano mediatico si è parlato di alleati curdi degli States ma un tale termine non è mai stato usato dai vertici politici e militari americani…se non occasionalmente…

Antonello Boassa

IL MASSACRO DI AFRIN POTEVA ESSERE EVITATO

Erdogan è deciso nell’annientare la città di Afrin. Finora tra i Curdi si contano almeno un migliaio di morti. Il sultano ha fatto capire chiaramente che sotto tiro saranno anche i soldati americani mimetizzati da YPG.
Gli States impegnati nella Siria nordorientale nell’addestramento di 30.000 combattenti prevalentemente curdi, in effetti poco s’interessano della città di Afrin, a parte qualche protesta di rito. Perché, a mio giudizio, contrariamente alle apparenze che sembrano dirci di un grande contrasto tra due Paesi Nato e di un grande smacco per la politica mediorentiale statunitense, l’esercito turco è intento a creare quella zona di protezione o di “cuscinetto” che era fin dagli inizi della guerra contro Assad un obiettivo strategico non solo della Turchia ma anche degli States. Un cuscinetto che potrà essere di grande utilità per le due potenze quando a fine anno si dovrà discutere a livello internazionale a Ginevra del futuro della Siria.
Non diversamente da come avvenne nella sovversione contro Saddam Hussein, il duo Trump/Tillerson, alla stessa stregua del duo Nixon/KIssinger tradirà i Curdi, abbandonandoli alla tenaglia tra la Turchia e i Paesi che hanno voluto sfidare. La sacca creata dall’esercito americano nella Siria nord-orientale, in territorio sotto controllo curdo, ai confini con Turchia ed Iran. costituisce una rampa di lancio per aggredire l’Iran. Ed è il motivo principale per cui gli States vogliono restare illegalmente in Siria, come affermato con arroganza dal Segretario di Stato Rex Tillerson.. L’occupazione della Siria è attestata ulteriormente dalle basi concesse dai Curdi nel loro territorio( molte fonti ne accreditano dieci)
Che i Curdi abbiano giuocato pessimamente le loro carte risulta evidente ad un’analisi rigorosa. Scegliere gli Stati Uniti come loro alleato nel rebus mediorientale è stata una manovra suicida, come viene tragicamente dimostrato dal massacro di Afrin. Gli americani difficilmente muoveranno un dito per impedire che il potente esercito turco, secondo nella Nato solo agli Stati Uniti, faccia un deserto nell’area interessata. Per gli americani i Curdi sono solo pedine da giocare a piacimento, secondo propri interessi tattici e strategici. Va detto, infatti, che Trump e il suo staff militare non hanno mai usato termini come “alleati” o “amici” per indicare i combattenti curdi.
Molti militanti senz’altro sinceri, non solo in Italia, hanno accusato di tradimento la Siria e la Russia, evidentemente a causa delle scarse competenze del quadro geopolitico, come è successo ultimamente sulla questione Giulio Regeni, nella ingenua dimenticanza degli interessi inglesi in Egitto contro l’Italia e più precisamente contro l’Eni.
E’ bene ricordare che la Siria ha dato la sua disponibilità perché venissero protetti i confini e la città di Afrin. Ma il PYD ha rifiutato, perdendo il sostegno militare dell’esercito siriano e la protezione aerea russa. In un tale contesto avrei giudicato molto difficile un intervento militare del sultano che ,non arrendendosi , avrebbe cercato altre strade, innanzitutto quelle terroristiche. Afrin, penso, non sarebbe stata aggredita dall’aviazione turca.
Ricordo che il governo siriano ha fermamente condannato l’invasione illegale dell’esercito turco nelle terre siriane e che, severamente impegnato nella provincia di Idlib è riuscito a fermarne la poderosa avanzata, permettendo, tra l’altro, il passaggio, nelle aree sotto il suo controllo, di combattenti curdi che volessero recarsi nelle aree di combattimento…e che non si capisce perché la Russia(che aveva chiesto agli states perentoriamente di fermare il suo alleato Nato) dovrebbe intervenire per aiutare chi ha collaborato con gli yankees, durante l’atroce guerra siriana, massimi responsabili del terrore e delle tragedie che hanno caratterizzato, per più di cinquant’anni, la destabilizzazione e il caos nel vicino e nel medio Oriente. Inoltre, i Curdi, aggregandosi nei combattimenti e nell’addestramento agli ex padroni del mondo hanno favorito il recupero dei jihadisti, riabilitati honoris causa, jihadisti sempre protetti dall’esercito Usa dalle incursioni aeree e dalle forze di terra siriane ed iraniane.
Buone notizie arrivano da Sochi, dove più di mille delegati governativi e delle opposizioni, hanno concordato un documento che difende, a chiare lettere, l’integrità territoriale della Siria, comprese le aree del Golan abusivamente occupate da Israele. Un documento trionfale per la diplomazia russa su cui i dirigenti curdi dovrebbero riflettere perché parla di un Medio Oriente libero da truppe americane e dall’arroganza sionista. Un ottimo viatico per Ginevra.
Rompere le “alleanze” attuali con la spietata macchina da guerra Usa, da cui non può che venire del male, e stringere accordi con l’Asse della Resistenza è un’esigenza dirimente per i Curdi se aspirano ad una ricontrattazione dei loro diritti in Siria, in Iraq e anche in Iran, e quindi ad una collocazione geopolitica che abbia un futuro positivo e durevole nella Regione.

Antonello Boassa

MERKEL”C’E’ TROPPO EGOISMO NAZIONALE”

Invece di suscitare una risata carnascialesca, la “massima” dell’altruista Angela Merkel, esponente di spicco delle logge massoniche sovranazionali e della Finanza grande e criminale, ha favorito consensi unanimi a destra e a sinistra, in quanto scagliata contro il grande egoista Donald Trump, accusato di isolazionismo e di protezionismo.
Naturalmente l’ex caporale Angela non alludeva ad un isolazionismo militare perché di questo Angela non si lamenta, dato il presenzialismo Usraelita nel fare il lavoro sporco in tutto il pianeta che fa tanto bene all’altruista Germania. No. Si tratta di altro. Del fatto che il Donald si lamenta, non solo dell’import massiccio negli States delle merci cinesi1), ma anche del marco taroccato, rivestito da euro, che ha una quotazione di valore truccata perché ci pensa l’Europa del sud a svalutarsi con l’austerity.
Che comunque è uno dei motivi per cui è stata imposta dagli eurocrati al servizio di Berlino e di Francoforte. Austerity che non solo, come obiettivo primario, doveva abbattere il lavoro, lo stato sociale, l’istruzione, i servizi sanitari, la ricerca, l’ambiente…privilegiando la spesa militare in armi e in missioni “umanitarie”. Aveva anche l’indirizzo strategico di compromettere gravemente la crescita economica del maggior competitore industriale della Germania: l’Italia. The mission è in progress. Il Bel Paese poco alla volta si sta disgregando. Tutti i settori dell’economia sono in crisi perché si è voluto metterli in crisi. La crisi, come anche il debito pubblico, non è avvenuta per caso. In parte è stata pianificata (ovviamente in modo disordinato e distruttivo come è in grado di fare l’apparato finanziario-militare) Lo shopping franco-teutonico è operante. I colossi dell’economia italiana e i grandi marchi hanno passato la mano. Si può ipotizzare un danno di miliardi di euro. In tale contesto, il Celeste Impero, stando semplicemente a guardare dalla riva del fiume, ha osservato uno stato, una nazione, un Paese in decomposizione e se lo sta, con saggia lentezza e con calma olimpica, comprando, inserendo nella sua politica di acquisto anche le piccole imprese produttive.
I nostri europeisti, adoratori dell’Unione Europea e del totem euro, in effetti, a partire da molto lontano, per lo meno da Maastricht, stanno devastando l’Italia e l’Europa, accogliendo con sollecitudine i diktat della finanza internazionale di cui è fedele esecutrice l’ex caporale Angela Merkel. Altro che unità europea E’ l’apoteosi della disunità e dello sfascio.
Si è fatta una riflessione seria sulla Grecia, sulle attività speculative delle banche franco-tedesche che con le loro fauci hanno sbranato un popolo che ora è letteralmente alla fame ? E i nostri sinistri, che avevano appoggiato l’irresponsabile Tsipras, continueranno a cantarne le lodi ? A fantasticare un’Europa da cambiare all’interno, modificando trattati e accontentarsi, come l’inetto Gentiloni, quando tali trattati diventano “direttive”? E ad esaltare la politica coloniale dell’Italia e dell’Europa, a celebrare “le magnifiche sorti e progressive” compiute in Libia ed ora in Niger per elemosinare dalla Francia un qualche sostegno sulla Libia e sui migranti ? Ad essere sodali degli ”amici della Siria”, dell’Arabia saudita che la nostra ministra degli esteri europea ha riconosciuta come partecipe dei valori italici ed europei, il che significa se i nostri valori sono gli stessi, strage e terrore ?
E mentre la campagna elettorale procede nella solita fuffa con alleanze di comodo(Berlusconi/Salvini) 2) e con alleanze reali non dichiarate pronte all’inciucio (PD/FORZA ITALIA), con ruote di scorta critiche pronte ad entrare non nel governo per non perdere la faccia ma nella maggioranza sì ( alludo ovviamente al PD2 che si autonomina “liberi ed uguali”. Liberi ? Uguali ?), con Silvio che vede come suo competitore principale i “5STELLE”, non sprecando parole più di tanto contro la “sinistra” nella consapevolezza che questa “sinistra” tanto si disgrega con le proprie mani, ricordo alcune questioni che arrivano da questa Europa che allo stato attuale risultano appena menzionate e nulla discusse.
Innanzitutto il Quantitative Easing. I 60 miliardi che arrivavano puntualmente da Francoforte per l’acquisto di titoli di stato, nel mese di gennaio sono diventati 30…e a breve saranno estinti . Ciò significa che si dovrà ricorrere ai mercati e, dato il modesto rating dell’Italia(tripla BBB), il costo del denaro, determinato dagli alti interessi sarà molto più elevato, comportando una spesa maggiorata di miliardi che farà aumentare il debito pubblico arrivato, dopo la cura Napolitano/Monti e seguaci al 132% del PIL( a dimostrazione che stando in Europa con l’austerity il debito pubblico non può che crescere: 300 miliardi dal 2011). Come si potranno diminuire le tasse come vanno tacciando ipocritamente i rappresentanti del popolo ? Qualcuno dirà “ma la Germania lo farà” Giusto dico io “ Ma la Germania ha 45 miliardi di surplus nel bilancio”
Al comando della BCE a Draghi subentrerà con molta probabilità Jens Weidmann, Presidente della Deutsche Bundesbank, fortemente critico della Quantitative Easing in una situazione di non deflazione. Si propone come ministro europeo delle finanze, con l’autorità di supervisionare i conti pubblici nazional, ponendo termine ad un altro tassello di sovranità. Con Weidmann la corsa verso l’”integrazione europea” sarà ancora più cinica, orientata verso un’assenza quasi totale delle flessibilità necessarie ai bilanci nazionali e venire incontro a impellenti necessità e urgenze sociali…la Grecia come modello di distruzione di un Paese. La Merkel disporrebbe in tal modo di Berlino e di Francoforte…
Il Fiscal Compact non verrà applicato nel 2018. Partirà dal 2019. Una manovra di ossigenazione per far respirare i moribondi e per favorire una campagna populista da parte dei partiti egemoni. Ma chi vincerà le elezioni dovrà imbattersi inevitabilmente con il Fiscal Compact incaricato dagli eurocrati di condurre l’Italia al 60% del debito nel corso di venti anni. Significa un “risparmio” di quaranta/cinquanta miliardi all’anno , un risparmio che unendosi alle altre sottrazioni di spesa comporterà, come ipotizza Giorgio Cremaschi, una finanziaria di almeno 120 miliardi di euro, “una finanziaria di guerra…3)
Chi non propone nel suo programma politico l’uscita dall’unione europea per salvare l’Europa, l’uscita dall’euro per favorire una politica economica di espansione e di occupazione, l’uscita dalla Nato per fuoriuscire dal clima di guerra e aspirare realmente alla pace e allo stesso tempo decanta crescita, progresso, giustizia sociale in compagnia dei tre terrificanti Moloch di cui ho detto, è un mero populista di destra o di sinistra che lavora coscientemente o no per lo strapotere della finanza e dell’apparato militare e dunque per la subordinazione del popolo europeo.
NOTE
1)Donald è preoccupato anche dello shopping delle industrie americane da parte dell’Impero Celeste. Più di 2.000 imprese di notevole rilevanza
2)Mentre Berlusconi difende il 3% per quanto riguarda il deficit, Salvini ha dichiarato di volerlo sforare. E mentre Silvio è per l’euro, Salvini pur navigando tra affermazioni e negazioni, candida un economista di livello, Bagnai che è perentoriamente contro la vulgata del debito pubblico e dell’euro
3)Giorgio Cremaschi “Fiscal horror, la tagliola per l’Italia…” 23/12/17 in Libre

Antonello Boassa

PENTAGONO – ” NON SIAMO PIU’ IMBATTIBILI”

La relazione della Commissione creata dallo stato maggiore del Pentagono parla chiaro 1). Sono da rivedere gli obiettivi militari e politici a conclusione della post guerra fredda dominata con agio imperiale dagli Stati Uniti, in assenza del suo unico rivale: l’Unione sovietica.
il secolo ventunesimo non sarà un secolo americano. Le forze armate dovranno come primo compito tutelare la difesa della nazione. Non potranno più pretendere di modellare il pianeta a propria immagine e dovranno cessare di avere progetti troppo ambiziosi come annientare la Corea del Nord che comporterebbe lo sterminio dei militari americani e sudcoreani nella penisola coreana.
La relazione evidenzia come sia enormemente cresciuto il potenziale militare tecnologico non solo in Russia e in Cina ma anche nelle medie potenze come l’Iran e la Turchia che sembra rivolgersi non verso Occidente ma verso Oriente.
Ciò non significa che il Pentagono e le forze più oscure ed irresponsabili daranno ascolto al realismo e alla forza della ragione, come emerge dalla relazione della Commissione. Continueranno gli assalti all’indipendenza degli Stati, ai colpi di stato, alle rivoluzioni colorate ma ciò che è importante sottolineare è che si è creata anche all’interno del Pentagono e presumibilmente della Cia un visione del confronto militare e politico antitetica all’onnipotenza che ha caratterizzato in questo ventennio l’azione dell’ex unica superpotenza, onnipotenza cui sembrano ancora aspirare le forze maggioritarie dello stato profondo.
Appaiono infatti in controtendenza, rispetto alle puntualizzazioni della Commissione, le sanzioni emesse nel mese di luglio contro l’Iran e la Russia, sanzioni molto più dure delle precedenti e che certo non facilitano buone relazioni con i Paesi citati. La risposta di Putin non si è fatta attendere. Ordinata la riduzione del personale diplomatico americano in Russia da 1200 a 455. Scontato che, tra gli espulsi, un gran numero fossero spie. 455 come i diplomatici russi negli States 2)
Le sanzioni previste nel DDl inaspriscono ulteriormente i divieti precedenti 3) relativi alle “trasgressioni” del diritto internazionale compiute da Mosca: Crimea, Donbass, Siria ( e da Teheran: sostegno al terrorismo, con particolare riferimento agli Hezbollah). Riguardono i beni e i conti dei funzionari “corrotti”, degli oligarchi “vicini” a Putin, il finanziamento del debito in vari settori: dal siderurgico, al gas, dal petrolio all’industria mineraria…
Il DDl che, tra l’altro, è un attacco diretto contro possibili iniziative politico-diplomatiche di Donald Trump, di fatto pone ostacoli alla “indipendenza” presidenziale e impedisce di stabilire relazioni più amichevoli con la Russia ( Trump in alcuni punti del DDl è riuscito ad alleggerire le sanzioni). E sopratutto nuoce enormemente all’economia europea coinvolta in numerose imprese con le aziende russe. Infatti le sanzioni riguardono le partecipazioni europee in quasi tutti i settori dell’economia. L’Austria e la Francia si sono espresse chiaramente contro le sanzioni. Non si è fatta attendere la risposta della Germania. ” L’america non può multare le aziende tedesche perché intrattengono rapporti con un altro Paese”4) Così il ministro dell’economia Brigitte Zypries.
I giochi comunque non sono ancora finiti. Il conflitto con gli stati europei meno succubi è appena all’inizio. Così come il violento contrasto politico tra Trump e il Congresso. Per gli Stati Uniti l’attuazione di tali sanzioni sarebbe un colpo micidiale alla sua credibilità internazionale. Che le sanzioni danneggino sull’immediato la Russia è cosa certa ma è anche vero che un tale stato delle cose avvicina ancora di più l’Orso russo all’Impero celeste, all’Iran 5) e all’Asia verso una complementarietà politica economica e sociale sempre più integrata anche sul piano monetario con la prevedibile egemonia dello yuan in tutto il Continente. Va ricordato che le diplomazie russa e cinese sono riuscite in un’operazione che solo qualche anno fa sarebbe sembrata impossibile: la partecipazione allo SCTO 6) dell’India e del Pakistan come membri a tutti gli effetti dell’organizzazione.
L’Asia si compatta e chiama l’Europa. A quello che costituirebbe il suo destino storico.
”L’Europa non ha forse altri modi d’evitare di essere decomposta dall’influenza americana che attraverso un contatto nuovo, vero, profondo, con l’Oriente” Simone Weil
Le sanzioni possono solo accellerare un percorso storico, e, nel peggiore dei casi, qualora lo stato profondo Usa ignori i richiami razionali verso un mondo multipolare della Commissione proposta dallo Stato Maggiore del Pentagono, allora il rischio sarebbe altissimo: il conflitto nucleare
NOTE
1) Wayne Madsen La fine del “nuovo secolo americano…” 23/7/17 in “Aurora”
2) Alessandro Lattanzio “Washington perde la guerra mondiale…” 31/7/17 in “Aurora”
3) Ruslan Khubiev “Le sanzioni senza precedenti…” 30/7/17 in The Saker-Italia
4) Sputnik ” Ministro economia tedesca…” 31/7/17
5) Sputnik ” Le nuove sanzioni USA…” 31/7/17
6) CSTO, Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Membri attuali: tra gli altri Russia, Cina, Kazakistan, India, Pakistan

Antonello Boassa

IL VENEZUELA. L’UNIONE EUROPEA CONTRO. IL TERRORISTA OSCAR PEREZ, UN MARTIRE PER I MEDIA NOSTRANI

I ministri degli esteri della UE hanno approvato delle sanzioni contro sette alte personalità del governo venezuelano, ovviamente per violazione dello stato di diritto. Tra di loro, il ministro degli interni, il capo dei servizi d’intelligence, il Presidente della Corte Suprema. Sanzioni che prevedono il congelamento dei patrimoni.
L’aggressione dell’Occidente continua ed è durissima. Vengono congelati i ricavi delle imprese più quotate, bloccate le navi che portano beni indispensabili al fine di creare disperazione tra le masse popolari e quindi la caduta di credibilità del governo. La stessa produzione di petrolio della PDSVA, la compagnia petrolifera statale venezuelana, è crollata 1) in seguito a tali difficoltà e alla mancanza di liquidità (va ricordato che la vendita di petrolio costituisce il maggior cespite di guadagno del Paese).
I gravi fenomeni di cui i media hanno parlato sono il risultato della politica di boicottaggio dell’Occidente : centinaia di mucche derubate, magazzini svuotati da folle inferocite mentre non va trascurata l’azione di imboscamento di derrate alimentari voluta dalle grandi compagnie e la continua azione di terrore portata avanti da personaggi come Oscar Perez, il cui operato paramilitare viene giustificato come opposizione democratica dai media nostrani. Come del resto era già avvenuto per i democratici ribelli siriani e libici.
Il default è stato evitato anche grazie al prestito di sei miliardi di dollari da parte della società russa Rosneff che in cambio ha acquisito un pacchetto interessante di azioni della PDSVA, oltre che diritti di sfruttamento di giacimenti a mare.
La Cina non è stata certo a guardare. Centinaia di progetti di espansione della produzione, della logistica… e tra questi appare di grande rilevanza il rilancio della “mision vivenda”, ovvero il progetto avviato da Chavet per i meno abbienti.2)
Il Venezuela, accerchiato minacciosamente dall’Occidente imperiale, comunque non è isolato, come vorrebbero far credere i media subalterni. 57 Paesi Onu sono stati a favore della Costituente e si sono pronunciati per la non ingerenza. Solidarietà manifestata anche dai Paesi dell’alleanza bolivariana (ALBA).
Il quadro geopolitico a livello internazionale, confuso e ambiguo fino a qualche anno fa, sembra chiarire sempre più le sue coordinate. Appare più evidente( non che non lo fosse in parte già prima) il tratto imperiale e arrogante dell’Occidente (in primis Usraele e UE), nemico dei popoli che cercano una indipendenza reale che possa essere di spinta ad una politica economica di risanamento dell’economia, di riscatto dalla subalternità e dalla povertà. In Africa, in Asia, in America latina, l’impero, alleandosi con le classi agiate e compradore, tentano di soffocare il giusto anelito di emancipazione, utilizzando una pluralità di metodi, dal ricatto del debito al terrorismo jihadista, dall’istigazione ai conflitti etnici e religiosi alla destabilizzazione e al caos.
Del resto non va dimenticato, tra le tante prove di forza illegali, il tentativo di colpo di stato (operazione Gerico) degli States del 12 febbraio 2015, con il sostegno di Canada, Gran Bretagna, Israele, Germania.3)
Un aereo usa travestito da aereo venezuelano avrebbe dovuto bombardare il palazzo presidenziale, uccidere Maduro, colpire altri obiettivi strategici, quali il ministero della difesa, la direzione dei servizi segreti, il canale televisivo dell’ALBA; Telesur…
Purtroppo per il premio nobel per la pace, Obama, il giorno prima, grazie ai servizi segreti, tutti i principali leader vennero arrestati
Quali sono le attuali prevedibili mosse del Presidente Maduro per fuoruscire da una situazione che allo stato attuale appare molto grave ?
Strategia di difesa e di attacco
1)Innanzitutto rinforzare le relazioni diplomatiche con Paesi che hanno ampiamente dimostrato la loro solidarietà alla nascita dell’Assemblea Costituente, esprimendosi contro eventuali interventi militari(“l’invasione” prospettata da generali degli States. Alludo in particolare a Cina, Russia, India, Iran, Egitto…
2)in secondo luogo una grande vigilanza da parte dei servizi segreti sulle attività terroriste in patria che possono ampliarsi a causa delle sanzioni e dei blocchi navali che creano penuria di cibo e di medicinali, oltre che sulle avventure militari dall’esterno simili a quella del 12 febbraio 2015
3) tenere la barra dritta sulla compravendita del petrolio in yuan e non più in dollari. Misura aggressiva che può essere favorita non solo dalla Cina e dalla Russia che ormai si sono messe di traverso sul dominio politico e non economico del dollaro ma da molti altri Paesi che non sopportano più l’emissione allegra del dollaro che favorisce un debito abnorme di una moneta che è sovrastimata rispetto all’economia americana
4)insistere sul Petro, cryptovaluta (“moneta” elettronica) per sfuggire alle sanzioni economiche americane. Rispetto alle altre cryptovalute 4) che sono sostenute solo dalla loro compravendita interna, il Petro inaugurerebbe una fase del tutto nuova perché sarebbe supportato dalla banca centrale venezuelana e sostenuto dalle immense riserve di petrolio. “Moneta” perciò credibile. Maduro ne ha già parlato con i membri dell’Alba come possibile “moneta” da adottare all’interno della Associazione, oltre che all’esterno. Ed ha già avviato contatti favorevoli con il Qatar come primo investitore privilegiato 5) prima di aprirsi al mercato globale a febbraio. Ricordo di sfuggita che anche Putin prevede una moneta elettronica supportata dalla banca centrale e sostenuta dalle riserve di petrolio e gas, non solo per aggirare le sanzioni dell’Occidente ma anche e soprattutto per sferrare assieme alla Cina con le ricche riserve auree e lo yuan un formidabile attacco al dollaro.
NOTE
1) Graziella Giangiulio “ Venezuela. Maduro ha distrutto…” 19/01/18 in News Communication
2) Vedi il mio “Il Venezuela non è solo” 11/08/17 in L’Interferenza
3) Thierry Meyssan “ Obama ha mancato…” 23/02/15 in Voltaire
4) Graziella Giangiulio “ Aspettando el Petro…” 23/01/18 in News Communication
5) Graziella Giangiulio “Qatar nell’affare del Petro…” 20/01/18 in News Communication

Antonello Boassa

UNO STATO CURDO- ARABO GESTITO DAGLI USA NEL NORD-EST DELLA SIRIA ?

Gli States non si arrendono, come prevedevo, e nonostante le pesanti disfatte dei suoi mercenari jihadisti, insistono nella loro permanenza in Siria. Le hanno tentate di tutto, dalle insurrezioni per procura, dai cecchini che sparano sugli oppositori e sulla polizia, dall’uso pervasivo delle fake news propagandate non solo dai media mainstream ma anche da prestigiose organizzazioni pacifiste, per arrivare infine ad alleanze “umanitarie” con i Paesi del Golfo e con l’Occidente asservito.
Sembra che il decadente Impero non abbia imparato molto dalle sonore batoste che i suoi soldati hanno subito in Libano, in Iraq, in Afghanistan. Putin, tempo addietro, in una conferenza internazionale sulla sicurezza, aveva detto chiaramente che la pervicace ostinazione degli States nell’inosservanza del diritto internazionale, avrebbe creato conflitti in ogni area del mondo e che gli stessi Stati Uniti avrebbero corso il rischio di autodistruggersi.
L’orso russo ci aveva azzeccato. Ciò che sorprende è il modo che gli States usano per entrare in un vicolo cieco. Donald Trump aveva fatto capire le sue intenzioni di disimpegnarsi in parte dal Medio Oriente e lasciarne il controllo principalmente ad Israele e ad Arabia Saudita. Come mai questo cambio di rotta? Schizofrenia di Donald oppure come già era capitato con Obama, il Presidente eletto non è padrone a casa sua ? Lo stato profondo certo ma specificamente direi in prima persona il segretario di stato Rex Tillerson e il consigliere per la sicurezza nazionale H. R. Mc Master 1)
Un vasto territorio nel nord-est della Siria è sotto il controllo dell’esercito americano. I combattenti saranno soprattutto Curdi che non vogliono sottoporsi a Damasco( pare che non siano un piccolo numero i Curdi che preferiscano Damasco agli States) ed Arabi che, così pare, non vedono di buon occhio il protagonismo dei Curdi. Alla formazione di un tale composito esercito non mancheranno le forze dei transfughi terroristi respinti dall’esercito siriano e da quello iracheno e accolti dagli States loro sponsor a braccia aperte.
Questo stato, forte di decine di migliaia di combattenti, ben armato, non può essere conquistato facilmente dalle forze dell’asse della resistenza, ma certo non può fare passi in avanti, dato che i suoi confini sono delimitati dalla Turchia, dalla Siria e dall’Iran. Senza mare e con spazi aerei ostili. 2) Come potrà sopravvivere ? Chiusi come in una gabbia per topi..
Avrei molto da dire su tale situazione conflittuale.
Per ora, solo qualche osservazione
1) Gli States stanno provocando Erdogan duramente. Con il sostegno dato ai Curdi, sostegno che arriva ai confini della Turchia. Non intendono avvalersi più del secondo esercito della Nato ? Non hanno più interesse ad avere il permesso di accedere al mar Nero per tenere sotto controllo la Crimea ? Per non parlare della base aerea di Incirlik.3)
Così come sono riusciti con le sanzioni ad avvicinare la Russia alla Cina e far nascere un blocco invincibile, sembra che ora con la solita dabbenaggine strategica, stiano regalando la Turchia al Cremlino. Totale insipienza diplomatica, dovuta essenzialmente all’incomprensione che non sono più i padroni del mondo.
2) la scelta di Gerusalemme capitale, in tale quadro geopolitico, si chiarisce ulteriormente. Della Turchia, dopo gli accordi di Astana con la repubblica islamica dell’Iran e con la Russia non ci si può fidare. Puntare perciò ancora di più che nel passato sullo stato sionista e naturalmente sul suo stretto alleato, l’Arabia saudita, alleanza già collaudata nel genocidio della popolazione dello Yemen – genocidio che comunque farà risuonare a breve le campane a morte dello stato saudita-
Obiettivo: contenere l’Iran, massicciamente presente in Siria( dietro richiesta del suo Presidente Assad), in particolare presso le alture del Golan sottratte arbitrariamente dallo stato sionista alla Siria, e stretto alleato della Jihad islamica palestinese e della stessa Hamas, oltre che sostenitore attivo della rivolta yemenita contro i Sauditi.
3) I Curdi si trovano attualmente all’angolo, in una situazione politica e militare estremamente complicata, dovuta ai molti errori e all’insipienza della sua classe dirigente che ha seppellito in malo modo Ocalan e il suo pensiero fondato non sull’indipendenza statale ma sulla confederazione tra i popoli. Allearsi con gli States, per avere un forte aiuto militare contro lo stato islamico e quindi un autorevole sostegno diplomatico al tavolo della pace a favore dell’indipendenza politica contro le aspirazioni unitarie di Assad è stato un errore grossolano, una sopravalutazione della potenza statunitense ed una sottovalutazione dell’enorme volontà di lotta dell’asse della Resistenza.
Qualora i Curdi avessero optato per un’alleanza(sia pure conflittuale) con l’Iran, con l’Iraq e con la Siria contro la Turchia e contro gli States, rinviando le rivendicazioni indipendentiste, avrebbero creato condizioni favorevoli per l’acquisizione di diritti civili e sociali ingiustamente negati nei Paesi in cui non erano accolti con spirito egualitario. Ed ora non si troverebbero nella morsa terribile tra Turchia, Iran e Siria, con un alleato infido come gli States sempre pronti a sbarazzarsi dei propri compagni di viaggio al minimo soffio di vento contrario.
E’ prevedibile perciò un forte scontro politico tra i Curdi che aspirano ad un ritorno “verso la repubblica siriana” e i Curdi che insistono in forme di indipendenza sponsorizzate dagli States..
Certo è che dalle osservazioni precedenti si può evincere che il quadro geopolitico mediorientale è destinato ad una grande conflittualità e a movimenti tellurici profondi.
NOTE
1) Vedi in proposito il brillante articolo di Moon of Alabama 15/1/18 ” Siria, gli Stati Uniti sono…in Aurora
2) Elijah J. Magnier ” Può sopravvivere il nuovo stato…15/1/18 in Aurora
3) Moon of Alabama, op. cit.

Antonello Boassa

IRAN. LE ZANNE SDENTATE DI ISRAELE/ARABIA SAUDITA

8L’Iran è oramai una potenza regionale indiscussa ma soffre di problemi interni rilevanti su cui si è sempre tentato (vedi 2009) di innescare la miccia esplosiva della destabilizzazione. Ne sono esempio tangibili i disordini sociali recenti.
Il governo Rohani, capovolgendo infatti le istanze sociali dell’ex Presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha favorito privatizzazioni e tagli allo stato sociale che hanno determinato le giuste proteste della popolazione su cui, come è consuetudine dell’Occidente democratico, si sono sovrapposte azioni molto violente contro stazioni di polizia ed Istituzioni statali, orchestrate, come poi si è dimostrato, dall’onnipresente CIA, oltre che dai servizi segreti israeliani e sauditi. Ventidue vittime accertate. Più di tremila arresti secondo un parlamentare iraniano 1). Ahmadinejad, considerato, assieme a Ibrahim Raissi, candidato alle scorse elezioni presidenziali contro Rohani, il maggior responsabile della sommossa, almeno nella fase iniziale, si troverebbe attualmente agli arresti domiciliari con l’approvazione della Suprema Guida Ali Khamenei 2)
Alla sommossa hanno partecipato a migliaia Curdi iraniani che hanno gridato contro la corruzione e la crisi economica, chiedendo per sé ma anche per tutto l’Iran il rispetto delle regole democratiche, la giustizia sociale sempre più gravemente compromessa. Il Congresso del “Kurdistan orientale” ha sostenuto la rivolta, lamentandosi dell’azione della polizia per aver fatto largo uso delle pallottole di gomma e del gas al peperoncino e appellandosi alle altre etnie ( Beluci, Azeri, Arabi) per un progetto e per un’azione comune.3)
Ovviamente se l’Iran non procede, sia pure all’interno del suo regime clericale teocratico, ad una revisione della sua politica economica 4) e ad un’apertura più ampia verso le minoranze e dovesse invece continuare nel neoliberismo (privatizzazioni, bassi salari, disoccupazione, abbattimento del Welfare…) e in forme di settarismo nei rapporti con le varie etnie, si esporrebbe alle operazioni di destabilizzazione e di rovesciamento violento delle istituzioni da parte di quelle potenze che lavorano in Medioriente contro una pacifica convivenza tra i popoli.
Ritornare alle politiche di Ahmadinejad, antiliberiste e popolari, alle idee rivoluzionarie di quel grande personaggio che fu Shariati, ispiratore della rivolte in chiave anticoloniale ed antimperialista, costituirebbe la maggior arma di difesa contro l’aggressione dell’Occidente “umanitario”
Che vi sia stata in sovrapposizione alle rivolte spontanee un’operazione dall’esterno sembra confermata dal Segretario del Consiglio degli Esperti Mohsen Rezael, secondo il quale
da una sala operativa di Irbil sarebbero partite le direttive per fomentare disordini in molte città dell’Iran. Direttive che sarebbero partite da “Michael D’Andrea, capo delle operazioni della CIA in Iran” 5).
E’ presumibile ipotizzare che scopo dei disordini non sia stato il cambio di regime (soluzione estremamente difficile) ma tentare di evidenziare davanti alla “comunità internazionale” l’esistenza di un’opposizione forte e capillare, presente in molte città, opposizione contro la quale il regime si sarebbe espresso con ferocia, mettendo alla luce i suoi tratti dittatoriali.
Gli Stati Uniti hanno subito manipolato lo stato delle cose, grazie al loro imponente sistema mediatico, per chiedere nuove e ancora più severe sanzioni al Consiglio di Sicurezza. Purtroppo per gli States, non sembra che possano dare ordini come un tempo. Pareri contrari non solo da Russia e Cina ma anche da altri paesi presenti nel Consiglio di Sicurezza. Addirittura dalla stessa Europa. Macron, in particolare, sempre pronto ad esporsi, ha voluto confermare la necessità di mantenere i rapporti economici e commerciali con la Repubblica Islamica ed ha fatto intendere ai suoi alleati che creare surrettiziamente un “asse del male” potrebbe condurre verso una rovinosa guerra 6)
Ma come mai il vero asse del male (Usraele e Arabia Saudita) è così desideroso di azzannare l’Iran ?
Molteplici sono le ragioni. Ne indichiamo tre:
1) Con le vittorie nella guerra contro lo stato islamico. L’iran ha aperto un corridoio che gli permetterà con l’alleanza, ritrovata nell’asse della resistenza, con Iraq, Siria e Libano, di raggiungere il Mediterraneo con i suoi gasdotti (obiettivo in particolare dei Sauditi che hanno sponsorizzato il terrorismo jihadista allo scopo di poter disporre della Siria e del Libano). Ad aggiungere beffa alla beffa, il Qatar ha scelto l’Iran per partecipare allo sfruttamento dei giacimenti energetici a mare. Iran che potrà trasportare quel gas verso il Mediterraneo a beneficio del Qatar, oltre che suo
2)La collaborazione della Repubblica Islamica con la Cina 8) che in questi ultimi tempi ha conosciuto progressi straordinari sul piano commerciale e sulla cooperazione. L’antica via della seta che viene riproposta da Xi Ping in salsa moderna e con aperture spaziali più articolate ha bisogno dello spazio iraniano per raggiugere più facilmente l’Europa sul lato meridionale del grande progetto che oltre ad avere un evidente impatto di interscambio commerciale, produttivo, turistico ambisce ad unire politicamente l’Asia e a fare di essa il centro propulsore economicamente e culturalmente nel secolo xxi del pianeta.
Un progetto che sta sullo stomaco a Stati Uniti, ad Israele e all’Arabia saudita mentre l’Europa vivacchia pronta a darsi al miglior offerente, in definitiva al vincitore
3) Il panico militare. Il principe ereditario saudita Muhamad Bin Salman aveva dichiarato in un’intervista televisiva alcuni mesi fa che “stava per avviare la guerra in Iran”7). Una fanfaronata che, attuata, avrebbe portato il suo Paese alla rovina. Panico.
Bin Salman sa della potenza militare dell’Iran che, grazie alla Russia con la quale ha un rapporto privilegiato, ha un sistema di difesa antiaereo e antimissilistico con il quale si può opporre con successo agli attacchi sauditi ed israeliani. Il panico deriva anche dal fatto che anche la Siria dispone di sistemi antimissili modernissimi capaci di abbattere tre caccia israeliani che violavano lo spazio aereo siriano allo scopo di distruggere siti militari. Siria che ha dichiarato che colpirà anche se viene violato lo spazio libanese che ,tra l’altro, può essere ben difeso dagli Hezbollah che dispongono anch’essi di avanzati sistemi d’arma che possono facilmente colpire Israele.
Se a ciò si aggiunge la dichiarata alleanza delle Guardie rivoluzionarie iraniane con Hamas e la Jihad islamica palestinese, risulta ovvio che Israele e Arabia saudita si sentano accerchiati (molto male la guerra contro gli Huthi in Yemen, nonostante i reiterati crimini di guerra contro la popolazione civile). Ed è anche ovvio che gli Stati Uniti si sentano perduti, date le sconfitte e la perdita di credibilità in Medioriente che sarebbe ingenuo attribuire del tutto a Donald Trump. E’ la Russia con Putin che appare ora il punto di riferimento per il Medioriente per entrambe le sponde, o meglio, dato l’attuale intreccio di alleanze variabili, per tutte le sponde…
Ciò che avverrà nel 2018 in quest’area che tanto ha sofferto è molto difficile prevedere, anche se la mia personale paura, e anche la mia convinzione, è che gli sconfitti faranno di tutto per ricreare eccidi di massa, terrore e caos.
NOTE
1) ANSA MONDO “ Iran: 3.700 arrestati…” 9/1/18
2) Voltaire “Cosa succede in Iran” 8/1/18
3) UIKI onlus “I manifestanti gridano “morte alla dittatura”…” 5/1/18
4) Vedi sugli indirizzi futuri di politica economica del governo Rohani Stefano Zecchinelli “l’Iran deve legalizzare…”in L’interferenza 4/1/18
5) IFP “ Sala operativa di Irbil…” 7/1/18 in Aurora
6) Moon of Alabama “L’Europa non segue gli Stati Uniti…” 4/1/18 in Aurora
7) Abdalban Atwan Rai a-Yum “Tentare la fortuna…” 30/12/18 in Aurora
8) Massimo Bordin “I neocon lavorano la Cina…3/1/18 in Libre

Antonello Boassa

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