YOUTG.NET – COBAS Scuola Sardegna su inizio lezioni nelle scuole sarde

News YOUTG.NET
Monica Magro

intervista a Nicola Giua dei COBAS Scuola Sardegna sull’inizio delle lezioni in Sardegna e problemi connessi.

 

https://www.youtg.net/v3/top-news/19433-anno-scolastico-nuovo-problemi-vecchi-in-sardegna-tremila-cattedre-vacanti

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COBAS Scuola Sardegna su inizio delle lezioni nelle scuole sarde. Radio Sintony

News di Radio Sintony

intervista a Nicola Giua dei COBAS Scuola Sardegna sull’inizio delle lezioni in Sardegna e problemi connessi

 

IO STO CON MAESTRO ANDREA – SIT IN a Cagliari ore 17.30 p.zza Galilei 16 settembre 2019

L’Unione Sarda
16 settembre 2019

IO STO CON MAESTRO ANDREA 

Lunedì 16 settembre 2019, dalle ore 17.30 in piazza Galilei a CAGLIARI (fronte USR Sardegna) SIT IN di SOLIDARIETA’ con il maestro Andrea SCANO, recentemente ingiustamente sospeso dall’insegnamento per ulteriori 11 (UNDICI) giorni dall’amministrazione scolastica perché ha rifiutato di utilizzare il registro elettronico a tutela delle/dei propri alunne/i.

COBAS Scuola Sardegna

 

IO STO CON MAESTRO ANDREA – SIT IN 16 settembre a CAGLIARI in solidarietà con maestro Andrea per l’ingiusta sospensione – COBAS Scuola Sardegna

IO STO CON MAESTRO ANDREA

SIT IN 16 settembre a CAGLIARI in solidarietà con maestro Andrea per l’ingiusta sospensione – COBAS Scuola Sardegna

Lunedì 16 settembre 2019, dalle ore 17.30, in piazza Galilei a CAGLIARI (fronte USR Sardegna) partecipa anche tu al SIT IN di SOLIDARIETA’ con il maestro Andrea Scano, ingiustamente sospeso dal servizio per ulteriori 11 giorni dall’amministrazione

Il SIT IN vuole essere una manifestazione concreta di solidarietà per il maestro elementare ingiustamente sanzionato solo per aver chiesto di svolgere il proprio dovere nel rispetto delle leggi e della privacy degli alunni. Il maestro ha dovuto subire, oltre che numerose “pressioni”, un rimprovero scritto e in seguito TRE giorni di sospensione dall’insegnamento da parte della dirigente scolastica.

Non contento di ciò, l’Ufficio Provvedimenti Disciplinari dell’USR Sardegna (UPD di Cagliari) ha deciso recentemente di rincarare la dose, attribuendogli ulteriori 11 (UNDICI) giorni di sospensione (con relativa trattenuta sullo stipendio).

Il nostro collega, maestro elementare, da un anno chiede legittimamente di poter utilizzare il registro cartaceo per le normali operazioni scolastiche: firme di presenza, registrazione voti, attività e quant’altro.

Non si tratta di un capriccio né di un rifiuto a priori delle innovazioni. Più semplicemente, maestro Andrea si è reso conto che NON ESISTE UNA LEGGE CHE IMPONGA L’USO DEL REGISTRO ELETTRONICO mentre, al contrario, esistono fortissime criticità rispetto al suo utilizzo.

Infatti, già da diversi anni il Garante per la privacy si è così espresso: “Iscrizione e registri on line, pagella elettronica: In attesa di poter esprimere il previsto parere sui provvedimenti attuativi del Ministero dell’istruzione riguardo all’iscrizione on line degli studenti, all’adozione dei registri on line e alla consultazione della pagella via web, il Garante auspica l’adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati”. 

Appare di solare evidenza che se il Garante “auspica l’adozione di adeguate misure di sicurezza a protezione dei dati” egli vuole significare che ad oggi quelle misure di sicurezza non esistono.

E allora, perché mettere a rischio i dati relativi a minori, certamente meritevoli di particolare protezione?

Perché non tener conto delle misure e delle cautele indicate da una legge (questa sì, assolutamente in vigore) come il noto “Regolamento Europeo sul trattamento dei dati personali n. 679/2016”?

Tutto questo senza contare le numerosissime altre criticità relative all’uso del registro elettronico, criticità ben documentate nelle oltre venti pagine della difesa nel procedimento disciplinare prodotta dal sindacato Cobas Scuola Sardegna che tutela il collega. Forti criticità che esistono ma che non stiamo qui ad esporre solo per necessità di sintesi.

I genitori degli alunni hanno espresso piena solidarietà al maestro, chiedendo di prendere in considerazione le istanze da lui presentate e manifestando stima e riconoscimento per il suo lavoro e per il suo atto.

La risposta alle richieste legittime di maestro Andrea è stata inizialmente il silenzio (per più di cinque mesi assenza di risposte scritte alle lettere inviate dal maestro all’amministrazione scolastica).

Successivamente abbiamo assistito alla “irrogazione” di una serie di sanzioni via via crescenti, tutte contraddistinte da assenza totale di motivazioni. Non si comprende con che criterio siano state assunte tali decisioni, contraddistinte da assoluta mancanza di risposte rispetto ai numerosi quesiti posti dall’insegnante.

A breve il collega, con il patrocinio dei COBAS Scuola Sardegna, si rivolgerà alla magistratura per ottenere giustizia su un tema che riguarda da un lato la tutela dei dati dei minori, dall’altro la dignità professionale degli insegnanti. Saranno necessari tempi lunghi ma siamo fiduciosi in un risultato che possa ristabilire la verità.

Intanto facciamo sentire tutti quanti la nostra vicinanza al maestro Andrea partecipando numerosi al SIT IN di solidarietà previsto per lunedì 16 settembre 2019 e divulgando questa notizia presso le nostre conoscenze. Manifestiamo anche in difesa della dignità professionale dei docenti e a favore del sacrosanto principio della LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO, principio sempre più messo in discussione dagli atteggiamenti autoritari di alcuni dirigenti scolastici e di alcuni burocrati che negli ultimi anni hanno utilizzato con troppa disinvoltura i procedimenti disciplinari verso gli insegnanti che hanno l’unica colpa di dissentire rispetto alle loro opinioni. 

 

SIT IN 16 settembre CAGLIARI in solidarietà con maestro Andrea per l’ingiusta sospensione – COBAS Scuola Sardegna

 

Capitalismo e depressione collettiva – da il manifesto sardo – di Amedeo Spagnuolo

Capitalismo e depressione collettiva

da il manifesto sardo

di Amedeo Spagnuolo

Capitalismo e depressione collettiva

IL RATTRAPPIMENTO l’estremo rifugio delle comunità subalterne di Gian Luigi Deiana

IL RATTRAPPIMENTO
l’estremo rifugio delle comunità subalterne

Ci sono due ragioni che mi inducono a scrivere queste righe: la prima è che qualche giorno fa mi sono azzardato a ragionare sul folklore, la seconda è che sto facendo la fila all’ufficio dell’acqua; per quanto una fila all’ufficio dell’acqua rivesta un interesse folklorico di suo, qui provo a fare un innesto che ritengo importante sull’argomento precedente;

per procedere linearmente dobbiamo sollevarci dal concetto ristretto di TRADIZIONE, riportarlo al concetto più ampio di FOLKLORE e allargare quest’ultimo al concetto esteso di CULTURA SUBALTERNA; quindi la tradizione è un processo interno al campo del folklore e questo è un campo racchiuso nel perimetro della subalternità;

in prima istanza non è difficile capire cosa sia la subalternità: essa non è una cosa, ma è un rapporto tra due universi di vita ovvero tra due universi di comunicazione e di cultura: un universo egemone e un universo condizionato; il bello di questa situazione sta nel fatto che si vive contemporaneamente come in due mondi, mentre il brutto sta nel fatto che quello dei due che ci è più familiare e più caro, dalla culla alla tomba, è imprigionato nello spazio concesso dall’altro e quindi vi si vive soltanto a sprazzi o in condizioni d’animo avulse dalla mappa di realtà prescritta da quel dominio (per esempio quando ci si imbambola tra sè e sè facendo una fila o quando si sogna mentre si dorme);

gli universi culturali sono in realtà universi comunicativi, e quindi lo strumento fondamentale per andarvi qua e là è la lingua; e così, noi che insistiamo a conservare due vite simultanee, ci troviamo costretti a manovrare non solo due macchine linguistiche, ma anche due anime comunicative la cui potenza è inversa rispetto all’ identificazione che vi nutriamo: in sintesi, se parli in sardo cogli il profondo di te stesso, ma non puoi fare leva sul suo valore; se parli in italiano sei in classifica e canti tombola, ma di te stesso restano frivolezze in mano; è come disporre di due valori monetari intraducibili l’uno nell’altro;

a partire dalla lingua questo squilibrio si ripercuote su tutto l’universo condiviso, o meglio su ambedue gli universi: di questi l’uno è più formalizzato e ufficiale, in quanto dominante, mentre l’altro è più comunitario e conchiuso, in quanto subalterno;

ciò che trovo drammatico in questo rapporto è il momento in cui il grado di dominanza del primo finisce per atterrire il grado di impedimento dell’altro fino a costringere questo al “rattrappimento”;

ho trovato la più lucida e dolorosa descrizione di questo esito nella riflessione di antonio pigliaru sul codice della vendetta, e cioè sul rapporto tra due diversi universi giuridici che governano l’offesa e la pena; pigliaru descrive la condizione disperata del “rattrappimento” morale e quindi della solitudine estrema nel momento in cui il dettato giuridico dominante disconosce la storia comunitaria profonda dei rapporti morali e la traduce di forza nei suoi schemi;

l’icona ultima del rattrappimento è, per me, l’opera di francesco ciusa “la madre dell’ucciso”; la forza espressiva di questa icona compare, come citazione incancellabile, anche in una brevissima sequenza del film “banditi a orgosolo”; la domanda che sovviene, in una lingua intima e senza grammatica e sintassi, è la seguente: quanto parla un singhiozzo senza possibile consolazione, quanto parla una voce muta?

ora io penso che l’intero universo di vita della subalternità sarda corrisponda ormai a quella immagine, e che non vi sia esagerazione a percepire la sardegna stessa come la madre dell’ucciso; essa continua a respirare e a comunicare, ma sembra non poter uscire più da quella desolata cucina messa a soqquadro da una ispezione dei carabinieri; a meno che non accetti di uscire vestita con altri abiti, dotata del linguaggio chi l’ha prostrata così e possibilmente truccata;

per fare un esempio torno al cinema, che da cento anni è un campo di comunicazione estremamente importante (ma si possono fare esempi analoghi rispetto alla musica, alla letteratura, alla politica, all’arte, all’artigianato, agli studi accademici e persino al tempo libero e allo sport);

la sardegna vanta nella storia del cinema sia grandi autori che grandi interpreti (per es. nanni loy, franco solinas, amedeo nazzari ecc.), ma esclusivamente nella partita egemone del cinema italiano, tanto quanto il cagliari nel campionato di calcio; i tentativi di riscattare la subalternità, quale quello sperimentato da giovanni culumbu con “su re”, sono tanto eroici quanto nascosti, come la madre scolpita da ciusa cento anni fa e da allora prostrata a nuoro in una chiesetta; abbiamo dato i natali a quasi metà dei presidenti della repubblica italiana, con persino un saragattu ritruccato come saragat, e così leader comunisti, uomini di chiesa e uomini di legge, ma tutti eccellenti per un pantheon italiano, con la sola ombra di un pantheon sardo desolatamente vuoto;

è così per “tutte” le culture subalterne? è stato così per le meravigliose culture del mezzogiorno italiano, da palermo a matera o da napoli a lecce? o per le subalternità europee, occitane, balcaniche, gitane, lapponi o andaluse?

no, non è dappertutto così; quelli che oggi conosciamo come gli stati uniti d’america, per esempio, sono il frutto di molteplici sincretismi di assolute subalternità: sette calviniste in fuga dall’inghilterra, clan irlandesi in fuga dalla fame, famiglie siciliane in ballo nei transatlantici, deportati neri, ebrei, tedeschi, polacchi, cinesi o indonesiani… uno sterminato vascello di sbandati della terra: è vero che hanno costretto le gloriose culture indigene al rattrappimento, ma esse hanno sconfitto quello che stava strangolando loro stesse, e lo hanno sconfitto investendo alla cieca ma con la potenza della catarsi proprio nella commistione, e spessissimo nella commistione folkloristica delle loro stesse subalternità, e ne è scaturita, nel bene e nel male, una capacità creativa e una espansione egemonica di dimensione mondiale;

tuttavia la prova del nove di una capacità di apertura di un nuovo orizzonte non sta in campi definiti, quali il cinema o la letteratura, ma sta nell’anima linguistica con la quale si è in grado di prendere coscienza e di rendere ragione del proprio stato: qui sta il più grande dei paradossi, nel fatto che ci si trova in modo scontato a rendere conto della subalternità sarda attraverso il medium della lingua italiana, dell’antropologia italiana e della schematizzazione accademica italiana; tu puoi comunicare in lingua sarda quanto vuoi, ma il metalinguaggio o il linguaggio di secondo grado di questa lingua è ineluttabilmente una lingua “altra”, quella imposta dall’ egemonia e in ultima analisi dai processi di dominio, come peraltro è dimostrato anche da queste righe scritte qui; forse la posta in gioco non sta solo nella sopravvivenza del sardo come lingua di primo grado, ovvero come lingua per parlare, ma nella sfida del sardo come lingua di secondo grado, lingua per il pensiero riflesso;

la cultura non è una cosa, è un processo

 

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10217538238559820&id=1592755805

nota MIUR istruzioni supplenze 2019/2020

Istruzioni supplenze 2019/2020

Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A.. 

Anno scolastico 2019/2020

Nota MIUR prot.  0038905 del 28 agosto 2019.

 

m_pi.AOODGPER.REGISTRO-UFFICIALEU.0038905.28-08-2019-1

È scomparso Francesco Amodio storico leader Cobas

Comunichiamo tristemente che nelle prime ore del mattino ci ha lasciato l’amico e grande compagno Francesco Amodio. 

Francesco ha contribuito a fondare i COBAS Scuola oltre 30 anni fa ed ha attraversato, da protagonista, la storia politica, sindacale e sociale degli ultimi 50 anni, in particolare nella sua amata Napoli.

Ricordiamo la sua tenacia da grande militante e, nel contempo, l’umanità ed il garbo che l’hanno sempre contraddistinto.

Abbracciamo affettuosamente l’amata moglie Raffaella ed il figlio Massimiliano.

È scomparso, e ci mancherà, un amico fraterno ed un grande uomo.  

È morto un Signore.

I funerali di Francesco si terranno domani 28 agosto alle ore 10.30 nella Sala Comunale S. Chiara, in Piazza del Gesù.

I COBAS Scuola Sardegna

 

Gianpiero Fais ci ha lasciato

Stamattina ci ha lasciato il nostro amico, compagno e collega Gianpiero Fais.

Non è facile scrivere qualcosa in questo momento per chi, come tante/i di noi, ha condiviso con Gianpiero decenni di vita comune, politica e personale, fin dalla fondazione dei COBAS, con i COBAS Scuola Sardegna e, negli ultimi 25 anni, come componente dell’Esecutivo Nazionale e del Coordinamento Regionale.

Gianpiero ha coordinato sapientemente, e con grande abnegazione, i Cobas di Sassari rendendosi sempre generosamente disponibile nei confronti di chiunque richiedesse il suo intervento e sostegno e di questo gli saremo sempre grati.

Ricordiamo la grande umanità e la sottile ironia di Gianpiero, la sua coerenza, l’onestà e l’infinita bontà.

È  una grande perdita per tutte/i coloro che lo hanno amato ed apprezzato e per i COBAS Scuola Sardegna. 

Abbracciamo la nostra cara amica Cecilia, il figlio Fabio e tutti i familiari.

I parenti, gli amici e compagni saluteranno Gianpiero domani, lunedì 26 agosto alle ore 15.30, con una cerimonia laica presso la Sala del Commiato del cimitero di Sassari.

I COBAS Scuola Sardegna

 

assegnazione Dirigenti Scolastici in Sardegna vincitori di concorso.  

Assegnazione alle sedi delle/dei nuove/i Dirigenti Scolastici in Sardegna vincitori dell’ultimo concorso.

per i COBAS Scuola Sardegna

Nicola Giua

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link agli incarichi assegnati a luglio alle/ai Dirigenti Scolastici in Sardegna a.s. 2019/2020

incarichi Dirigenti Scolastici in Sardegna a.s. 2019/2020

12 ottobre 2019 ore 15 Manifestazione a Capo Frasca contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare  

12 ottobre 2019 ore 15 Manifestazione a Capo Frasca contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare. 

 

Comunicato Stampa

Alla cortese attenzione degli organi di informazione.

Il 12 ottobre 2019 manifestazione davanti al poligono di Capo Frasca, più di 40 gli organizzatori.

Il movimento sardo contro le basi, le esercitazioni e l’occupazione militare chiama a raccolta comitati, movimenti, associazioni, sindacati, categorie professionali, intellettuali e tutto il nostro popolo a mobilitarsi e protestare contro il prossimo inizio delle esercitazioni militari in Sardegna.
Le diverse realtà che hanno a cuore le sorti della nostra terra torneranno a manifestare insieme contro l’oppressione militare il prossimo 12 ottobre 2019 davanti al poligono militare di Capo Frasca, arricchendo quella giornata ognuno con la propria sensibilità e i propri contenuti.
Dopo la capitolazione delle ultime giunte regionali davanti alle pressioni del ministero della Difesa e dopo la mortificazione di ogni opposizione esistente all’interno delle istituzioni (dal Comipa fino al processo sui veleni di Quirra) appare sempre più chiaro che l’unica strada percorribile è la creazione di una forte opposizione popolare.
Lottiamo per non dover più sottostare al ricatto occupazionale che legittima fabbriche di morte e multinazionali che sperimentano i loro armamenti nella nostra terra.
Lottiamo per contrastare lo spopolamento e l’emigrazione forzata causata dalle diseconomie di questa presenza oppressiva.
Lottiamo per alternative economiche possibili davanti alla devastazione ambientale e alla speculazione sul territorio.
Lottiamo contro la guerra, per una Sardegna non più sottomessa alle politiche di guerra che minacciano e colpiscono altri popoli.
Le esercitazioni militari devono essere fermate subito, le basi e i poligoni devono essere dismessi e bonificati, per essere restituiti alle comunità sarde che finalmente possano utilizzare quelle terre per il loro sviluppo.

A Foras Contra a s’Ocupatzione Militare de sa Sardigna,
Comitato Gettiamo le Basi,
Tavola Sarda della Pace,
Comitato Su Sentidu,
Comitato Su Giassu,
Comitato Amparu,
Comitato Sa Luxi,
Comitato Riconversione RWM,
Kumone Ozastra Sàrrabus,
Movimento Nonviolento Sardegna,
Sardigna Natzione Indipendéntzia,
Sardigna Libera,
IRS – Indipendéntzia Repùbrica de Sardigna,
Laboratorio Politico Sa Domu,
Sardegna Possibile,
Potere al Popolo Sardegna
Associazione Sardegna Palestina,
Associazione Sarda Contro l’Emarginazione,
Arci Sardegna,
Coordinamento dei Comitati Sardi
BDS Sardegna,
Rete Kurdistan Sardegna,
Scida Assòtziu Indipendentista,
Cìrculu Indipendentista Hugo Chàvez,
Cagliari Social Forum,
Presidio Piazzale Trento,
Non Una di meno Cagliari,
Fridays for Future Cagliari,
Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente,
Comitato No Metano Sardegna,
Zero Waste Sardegna,
Assòtziu Consumadoris Sardigna,
Assemblea Permanente Villacidro,
Associazione Bixinau,
Associazione Culturale Pararrutas Isili,
No Megacentrale Guspini,
CSS – Confederazione Sindacale Sarda,
COBAS Scuola – Sardegna,
USB – Unione Sindacale di Base,
COBAS Comitati di base della scuola – Cagliari,
UNICA 2.0
Collettivo Furia Rossa – Oristano

SRD
A sa atentzione garbosa de is òrganos de informatzione.

Ogetu: Sa die 12/10/2019 cara a sa base militare de Capo Frasca, in Sant’Antoni de Santadi, b’at a èssere sa Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna.

Su movimentu sardu contra a is bases, is esercitatziones e s’ocupatzione militare tzèrriat comitados, movimentos, assòtzios, sindacados, categorias professionales, intelletuales e totu su pòpulu nostru a protestare contra a su cumintzu imbeniente de is esercitatziones militares in Sardigna.
Is realidades diferentes chi giughent in su coro sa sorte de sa terra nostra ant a torrare a manifestare paris contra a s’opressione militare su 12 de ladàmini de su 2019, cara a su polìgonu militare de Capo Frasca, donende valore a cussa die onniunu cun sa sensibilidade e is argumentos suos.
A pustis de sa resa de is ùrtimas giuntas regionales cara a is pressiones de su Ministèriu de sa Difesa e a pustis de s’umiliatzione de cada opositzione chi esistit in intro de is istitutziones (dae su Comipa a su protzessu pro is velenos de Quirra) est semper prus craru chi s’ùnicu caminu possìbile est sa creatzione de un’opositzione populare forte.
Gherramus pro non dèpere prus suportare su ricatu ocupatzionale chi legìtimat fàbbricas de morte e multinatzionales chi proant is armas issoro in sa terra nostra.
Gherramus pro cuntrastare s’ispopulamentu e s’emigratzione fortzada chi sunt cajonadas dae is diseconomias de custa presèntzia oprimidora.
Gherramus pro alternativas econòmicas possìbiles contra a su disacatu ambientale e a s’ispeculatzione subra su territòriu.
Gherramus contra a sa gherra, pro una Sardigna chi non siat prus sutamissa a is polìticas de gherra chi minetzant e degòlliant a àteros pòpulos.
Is esercitatziones militares bolent firmadas deretu, is bases e is polìgonos bolent serrados e bonificados, pro nche los torrare a is comunidades sardas chi potzant impreare cussas terras pro s’isvilupu issoro.

 

Comunicato stampa definitivo 12 ott

 

Il valore aggiunto di INVALSI – di Renata Puleo, Roars, 31-07-2019

di Renata Puleo, 

Roars, 31-07-2019

 

Le oltre 100 pagine del Rapporto Prove 2019, presentato alla Camera il 10 luglio dal vertice dell’INVALSI, sollecitano una serie di riflessioni per individuarne alcune chiavi di lettura.

Quest’anno, forse a causa delle critiche sulla invasività delle locuzioni economiche contenute nelle analisi dei risultati, si è preferito non citare l’espressione “valore aggiunto” in modo esplicito.

Le argomentazioni a esso relative sono disperse in numerosi paragrafi che descrivono le differenze di prestazione e, nel merito, in quello significativamente intitolato “Quanto è equa la scuola?”

Ma cosa si nasconde sotto la retorica dell’equità e del suo succedaneo, il valore aggiunto?

Ci si dice convinti che una società non abbastanza inclusiva può cambiare in meglio grazie ad una scuola completamente affidata a chi di statistica e di numeri è esperto e dunque sa suggerire all’agenda politica il programma scolastico.

Eppure, le prove, per essere valide e validabili in quanto test, secondo la letteratura statistica, dovrebbero essere allineate con la caratteristica dell’oggetto che si intende rilevare (un fattore tipico della comprensione di un testo come può esserlo – ad esempio – l’individuazione del protagonista).

Non solo, ma ex ante ed ex post contenuti e criteri devono costantemente essere verificati, anche rispetto alla stabilità, alla riproducibilità dei risultati.

Ora, molti ricercatori sostengono con buonissime ragioni, che tale allineamento fra test INVALSI e Indicazioni Nazionali non c’è.

L’INVALSI piega le Indicazioni Nazionali nelle strette di una didattica di Stato di cui i test sono l’esito. Tutto questo lavoro di accanimento numerico e di tabelle a doppia entrata per “misurare” cosa la scuola XY ha effettivamente immesso nel processo di valorizzazione del capitale umano che avevano a disposizione nelle classi.

Versione modificata di “IVA: imposizione del valore aggiunto. INVALSI ed economia della pochezza“, pubblicato il 23.07.2019 su La scuola delle tre i

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Le oltre 100 pagine del Rapporto Prove 2019, presentato alla Camera il 10 luglio dal vertice dell’INVALSI, sollecitano una serie di riflessioni per individuarne alcune chiavi di lettura.

Riflessioni reiterate sicuramente, come ripetitivo – anche se in rinnovata veste grafica – è il rapporto.

Del resto, le stesse prove sono per struttura sovrapponibili, soprattutto quelle “storiche” per il Primo Ciclo.

Altre considerazioni sono già state presentate, con differente intelligenza e consapevolezza di ciò di cui si parla, sui media di varia tendenza (si veda un riscontro sul dibattito, ancora in corso, in “ Dati INVALSI: una fotografia o strumenti di intimidazione matematica?” 15/07/19, ROARS on line).

1. Il valore aggiunto e la retorica dell’equità

Qui provo a dire qualcosa sul concetto di valore aggiunto. Sostantivo più participio in funzione aggettivante, chiunque ne intuisce il significato rifacendosi, sia alla sua esperienza di consumatore, sia al buon senso sull’uso delle parole a livello colloquiale, aspetto importante del comprendersi, come ebbe a dire Wittgenstein.

Ma vengo a ciò che invece sfugge anche al senso comune, alla maggioranza dei docenti e delle famiglie, nell’uso che ne fa l’INVALSI.

Lo scorso anno un fascicoletto, a parte rispetto al corpus del Rapporto Prove 2018, era intitolato “ L’effetto scuola (valore aggiunto) nelle prove INVALSI 2018”, a cura di Angela Martini, una carriera nella scuola e in istituto come esperta della elaborazione dei dati, con Roberto Ricci, Responsabile Prove. Quest’anno, forse a causa delle critiche sulla invasività delle locuzioni economiche contenute nelle analisi dei risultati, si è preferito non citare l’espressione in modo esplicito. Le argomentazioni a esso relative sono disperse in numerosi paragrafi che descrivono le differenze di prestazione e, nel merito, in quello significativamente intitolato “Quanto è equa la scuola?” L’equità, come da anni va dicendo Roberto Ricci, in un giro di pensiero tipico del senso comune del venditore di cravatte (siamo tutti diversamente uguali…), è quantificabile, come pare lo sia, nell’ottica invalsiana, praticamente tutto ciò che è osservabile.

L’esito del successo formativo si configura nei risultati conseguiti nei test, strumenti diagnostici utilizzati lungo l’arco dell’intero percorso scolastico. Questo corpus di dati ci informa sulle condizioni che hanno permesso, impedito o rallentato il proficuo godimento da parte degli alunni delle stesse opportunità formative, tutti anche “i meno fortunati” (sic)

Chi siano i meno fortunati è facile intuire: immigrati di varia provenienza e generazione, alunni dal retroterra famigliare povero materialmente e culturalmente, mentre bambine e fanciulle rappresentano aspetti di differenza di genere nelle prestazioni che, pur nella vaghezza dei riferimenti, vanno considerate in ossequio al politicamente corretto.

Gli alunni classificati nell’area delle disabilità, fanno gruppo a sé.

Così, in cerca dell’equità misurata come effetto dell’efficacia (effectiveness) di un’istituzione (ovviamente in sana competizione con altre), il rapporto si appunta sulla scomposizione della variabilità dei punteggi, considerati in relazione con i contesti geografici, socio-famigliari strutturali e, a questi legati, con debole argomentazione, quelli strutturali per tipologia di scuola e per qualità dell’insegnamento impartito.

Credo valga la pena di rifarsi al fascicoletto specifico dello scorso anno per capire meglio cosa si nasconde sotto la retorica dell’equità e del suo succedaneo, il valore aggiunto, in una società per ora – si ammette – non abbastanza inclusiva.

Una società che, ci si dice convinti, può cambiare in meglio grazie ad una scuola completamente affidata a chi di statistica e di numeri è esperto e dunque sa suggerire all’agenda politica il programma scolastico, senza scomodare pericolose mobilitazioni della coscienza politica.

Prima di passare alla definizione lì fornita dico brevemente in cosa consiste il valore aggiunto in campo economico. Banalmente sappiamo cos’è il profitto. Anche nei problemi di aritmetica della nostra infanzia se ne trattava in termini di guadagno, al saldo della spesa sostenuta per produrre e per commerciare un bene o un servizio. In un’azienda – mi si perdoni la ulteriore banalizzazione – per capire se c’è stata messa a valore del capitale investito nella produzione, si calcola il saldo contabile fra mezzi impiegati (tutti: umani, materiali, finanziari, ecc) e messa sul mercato del bene, verso la stessa possibilità della definizione del prezzo. Calcolo difficilissimo sia a livello micro, di singola unità produttiva, sia macro, visto che già gli economisti classici descrivevano la laboriosità del legame che incatenava una contabilità locale al più ampio mercato mondiale, al regime monetario, alla fiscalità, al costo del lavoro ecc. Infatti, attualmente, anche in economia si usano altri algoritmi proprio per le imprecisioni cui espone il calcolo più semplice.

2. Misurare l’efficacia delle scuole: una faccenda tecnico-statistica

Vediamo che cosa scrive l’INVALSI sotto il titolo “Introduzione: perché il valore aggiunto”:

L’efficacia può essere misurata in termini assoluti o in termini relativi e di conseguenza, la comparazione dell’efficacia delle scuole può essere fatta basandosi sui loro risultati assoluti (grezzi) oppure sui loro risultati netti depurati, cioè, dal peso dei fattori estranei all’azione educativa che hanno influenza sull’apprendimento (sic, evidente incongruenza logica…)

Quali siano questi elementi esogeni ce lo chiarisce il testo poco dopo:

le caratteristiche socio-demografiche degli alunni (famiglia di provenienza, l’eventuale origine immigrata, il genere, ecc) e, ciò che più conta, le competenze possedute in Italiano e in Matematica all’ingresso in una certa istituzione scolastica.

Operazione ci dicono tanto più necessaria per superare le critiche rivolte alle prove censuarie, uguali per tutte le situazioni, dalle Alpi a Pantelleria.

Poiché i modelli per il calcolo del valore aggiunto sono sia di carattere trasversale che longitudinale (le prestazioni di un alunno almeno in due momenti successivi della sua permanenza in una certa scuola), si chiarisce che si adotterà un “modello di regressione” che dia conto delle differenze fra osservazione e attesa. Poiché qui la faccenda si fa molto tecnico-statistica e si rischia che il lettore abbia già abbandonato la pagina, il testo ricorre alla formula di soluzione del problemino: “ VA = risultati osservati– risultati attesi”.

Seguono pagine di tabelle con i livelli di “regressione multilevel”, cioè a più variabili.

Vengo alla sequenza che se ne può ricavare:

  1. Prova censuaria;

  2. risultati grezzi, assoluti per popolazione totale

  3. indicazione statistica (a questo punto su base campionaria) del discostarsi, non tanto da un test eseguito da un alunno-tipo ideale, ma dalla media dei rispondenti (con altre complicazioni di calcolo rispetto alle deviazioni);

  4. operazione di depurazione delle variabili di contesto;

  5. restituzione in termini di valore aggiunto.

Le prove per essere valide e validabili in quanto test, secondo la letteratura statistica, dovrebbero garantire il rapporto fra la caratteristica dell’oggetto che si intende rilevare (un fattore tipico della comprensione di un testo come può esserlo – ad esempio – l’individuazione del protagonista) e la concettualizzazione che sta a monte, dal lato della teoria di cui è portatore il ricercatore (qual è la risposta “esatta” per quella specifica domanda formulata: chi è il protagonista anche, ad esempio, in costanza di più personaggi e/o deuteragonisti).

Ancora, quanto esista di concordanza, mantenendo lo stesso esempio, fra i parametri scelti come rivelatori di quella abilità e le caratteristiche che se ne danno nelle Indicazioni Nazionali e nei Quadri di Riferimento Lingua relativi all’insegnamento-apprendimento dell’analisi testuale.

Non solo, ma ex ante ed ex post contenuti e criteri devono costantemente essere verificati, anche rispetto alla stabilità, alla riproducibilità dei risultati.

Ora, molti ricercatori sostengono con buonissime ragioni, che tale allineamento fra test INVALSI e Indicazioni Nazionali non c’è, per non parlare di quanto sono disallineati da ciò che oggi è entrato nei paradigmi della letteratura sulla comprensione di un testo.

3. Nelle strette della “Didattica di Stato”

Riprendiamo un momento la prosa del fascicoletto.

Tutto questo lavoro di accanimento numerico e di tabelle a doppia entrata, ci direbbe cosa la scuola XY, gli insegnanti delle discipline coinvolte, hanno effettivamente immesso nel processo di valorizzazione del capitale umano che avevano a disposizione nelle classi (e chissà, magari anche gli altri docenti che “fanno contesto relazionale”, ma che forse vengono “depurati” nel passaggio fra dati grezzi e dati rielaborati).

Alla alunna Renata Puleo, che abita al residence per senza casa di Primavalle, periferia di Roma, con famiglia multiproblematica secondo la definizione sociologica, frequentante una classe con campagne e compagni in situazioni analoghe, più un certo numero di minori di recente immigrazione, un organico della scuola fortemente instabile, sussidi didattici carenti, scolarità pregressa difficile per effetto di spostamenti continui nella cintura periferica romana, a questa bimba cosa ha dato la scuola dove ha svolto il test di fine ciclo perché sia messa in grado di conseguire lo stesso risultato di una sua coetanea “più fortunata”?

Rileggendo capisco – e spero sia chiaro a chi legge – che tutto ciò è francamente un paradosso pedagogico e nello specifico valutativo. Un paradosso che non tiene conto che si impara necessariamente in relazione affettivo-cognitiva con l’Altro, sia un pari sia un adulto, sia un compagno più capace, che non ci si separa dai saperi informali acquisiti per gli strani giochi della vita, tutti elementi di cui nessuno può essere considerato “estraneo all’azione educativa” come recita la prosa invalsiana. Forse si imparano cose diverse da quelle previste dai test, magari apprendimenti che si discostano anche da quelli indicativi – non strettamente programmatici – dei cosiddetti “quadri di sviluppo delle competenze”.

L’INVALSI traduce le Indicazioni Nazionali (male, come ho detto più su) piegandole nelle strette di una didattica di Stato di cui i test sono l’esito.

Si lavora per superare il test, non importa se – sempre tornando all’esempio del testo scritto da leggere e capire – si possono capire cose diverse, cogliere altri nessi, magari capaci di aprire nuove vie interpretative.

Nessuno degli alunni di Carla Melazzini, insegnante di San Giovanni a Teduccio, avrebbe – a 15 anni suonati – superato un test di fine ciclo, che per lui era un ciclo che non riusciva a finire, e anche la docente ne sarebbe uscita con le ossa rotte (“ Insegnare al Principe di Danimarca”, 2011). Eppure la Melazzini, malgrado e in virtù della sua classe “scassata”, aveva la certezza di stare insegnando molto ai suoi “sfortunati” alunni. Una valorizzazione del capitale umano che forse non sarebbe mai potuta entrare nel circuito economico del mercato del lavoro legale.

 

Già, e l’equità, e l’inclusività, e la retorica dell’efficacia come misura dell’incremento del PIL?

 

Il valore aggiunto di INVALSI

No BOMBE, No MORTE – sospensione vendita BOMBE costruite a Domusnovas

No BOMBE, No MORTE

Dal 29 luglio 2019, per decisione del Governo e del Parlamento italiano, sono state sospese le licenze di esportazione di armi, concesse alla RWM, verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.
Con le bombe, costruite anche nello stabilimento di Domusnovas, sono morte/i migliaia di persone (PERSONE – ESSERI UMANI) nello Yemen.

Confidiamo che la sospensione (di 18 mesi) diventi un DIVIETO di esportazione definitivo.

Alleghiamo il comunicato della Direzione della fabbrica di armi RWM con il quale si comunica ai dipendenti la sospensione delle licenze di esportazione delle “BOMBE DI AEREO E LORO COMPONENTI VERSO L’ARABIA SAUDITA E GLI EMIRATI ARABI UNITI” per decisione del Governo e del Parlamento.

Si può aggiungere, infine,
basta con le BOMBE
e basta con le MORTI!!!

Si inizi a pensare seriamente a riconvertire la fabbrica delle bombe di Domusnovas e non alla futura ripresa della fabbricazione di armi.

COBAS Sardegna

 

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