(una risposta ad un articolo di vincenzo medde, reperibile col suo nome in fb, sull’uso “sgangherato” del termine fascismo)

trovo molto utile questo richiamo all’uso corretto delle parole, e trovo oltremodo corretto il riferimento ad intellettuali autorevoli quali fink e gentile (faccio eccezione per galli della loggia, che ritengo un inutile opportunista che giostra sugli umori); per questa ragione ritengo che la questione sia degna di un confronto onesto che in realtà non potrà mai essere definitivo; infatti
qui siamo di fronte a “due” facce del fascismo che si sono conquistate sul campo il diritto a “due” differenti ma complementari definizioni;

il problema è se la costrittività della definizione del “fascismo storico” sia incompatibile con l’elasticità della definizione del “fascismo eterno”, o se una delle due accezioni (la seconda) sia illegittima, pretestuosa o errata; un problema subordinato, o addirittura sovraordinato, sta nel fatto che una ristretta cerchia di persone colte si attiene alle definizioni strette (in questo caso quelle relative al fascismo storico) mentre una massa dilagante di persone qualunque si dispone ad acchiapparne gli echi, vaganti in tutti i luoghi sociali non depurati (in questo caso quelli relativi al fascismo eterno);

io ritengo che le due accezioni sono compatibili, anzi sono la controprova l’una dell’altra; infatti il fascismo storico è appunto storico, cioè non è approdato su questo pianeta per casualità interplanetarie, anzi è germogliato in seno a competizioni imperialistiche (storiche al massimo grado) uscite fuori controllo; questa perdita del controllo ha collassato alcuni dei sistemi liberali-capitalistici coinvolti, e ha scatenato in tali determinazioni “storiche” quello che secondo me è il lievito perenne di ogni degenerazione sociale, ovvero il corto circuito tra gli umori dei ceti sociali declassati e il salto extralegale di entità politiche disposte a mettere in mora le garanzie liberali e i diritti conosciuti in genere; è cioè il fascismo eterno, il fascismo in potenza, che ha materializzato il fascismo in atto, quel fascismo storico lì;

la gravissima questione non sta secondo me nello scivolamento improprio della terminologia da un piano all’altro, ma sta nel fatto (nel “fatto”) che quando questo avviene sono troppo pochi gli uomini che prendono coscienza della gravità dell’ora; il fatto che la “dottrina della razza” abbia avuto il conforto di tutti quegli intellettuali da pantheon citati da vincenzo medde, intellettuali prestigiosi poi transitati nei salotti, nelle classifiche e nelle terze pagine del dopoguerra, non rende meno grave quella dottrina, rende semplicemente vergognoso quel pantheon;

e arriviamo alla vera fondamentale domanda: se fossimo stati allora professori di liceo, gian luigi deiana, carla cossu, vincenzo medde e tutte le degne persone che conosciamo, colleghi professori, bravi alunni e brave famiglie di tutti questi alunni, avremmo avuto luce nella coscienza per assumerci allora, e non dopo, le nostre responsabilità? ecco, per uscire dalla riflessione intellettuale vorrei che fosse vera la brutale espressione in uso nei nostri paesi, che l’asino maschio lo si fotte una volta sola; ma temo che purtroppo questa regola non sia così automatica: l’asino maschio da buon asino dimentica in fretta, e l’intellettuale illuminato non fa quasi mai in tempo a prevedere come sarà la prossima volta.

Gian Luigi Deiana