Il 23 febbraio sciopero generale della Scuola e della Sanità

Comunicato-stampa

 Il 23 febbraio sciopero generale della Scuola e della Sanità, in difesa dell’istruzione e della salute pubbliche

 Per la scuola manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30): NO al contratto miserabile, assumere tutti/e i precari/e

Il 23 febbraio la scuola sciopererà nuovamente, dopo il 10 novembre e l’8 gennaio scorsi. Alla cruciale protesta – che aveva caratterizzato lo sciopero di gennaio – delle maestre Diplomate Magistrali contro l’inqualificabile sentenza del Consiglio di Stato che ne ha messo a forte rischio il posto di lavoro e i diritti acquisiti, nello sciopero e nella manifestazione nazionale a Roma (MIUR, ore 9.30) del 23 si aggiungerà quella dei docenti ed ATA di tutti gli ordini di scuola contro un contratto miserabile, che, dopo 10 anni di blocco e di perdita salariale oltre il 20%, offre una insultante “mancetta” di 45-50 euro mensili nette e introduce negli obblighi contrattuali una parte delle schifezze della legge 107, con il sostegno e il consenso unanime di Cgil, Cisl e Uil. Nella piattaforma con la quale abbiamo convocato lo sciopero, respingiamo il contratto miserabile e richiediamo il pieno recupero salariale almeno di quanto perso nel decennio di blocco contrattuale; la conservazione del posto in “ruolo” o nelle GAE per le maestre/i Diplomate Magistrali che vi si trovano; e vogliamo la riapertura delle GAE per tutti/e i precari/e abilitati nonché l’immissione “in ruolo” per chi ha 3 anni di servizio. Inoltre diciamo un NO secco allo strapotere dei presidi, ai ridicoli quiz Invalsi per valutare scuole, docenti e studenti, all’obbligo delle 400/200 ore di una Alternanza scuola-lavoro inutile e dannosa e al mancato rientro dei “dispersi” in tutta Italia dall’algoritmo MIUR. Richiediamo infine il ripristino della democrazia sindacale nelle scuole e la restituzione a tutti/e del diritto di assemblea in orario di servizio.

Nella stessa giornata, i COBAS hanno anche indetto lo sciopero nazionale della Sanità contro un contratto altrettanto miserevole, che si sta chiudendo in maniera disastrosa con la complicità dei sindacati di Palazzo e il codazzo delle associazioni professionali e sindacati corporativi, che hanno revocato lo sciopero, facendo credere in chissà quali passi avanti della trattativa. Un contratto inaccettabile che non prevede alcun recupero salariale di quanto perso in dieci anni di blocco, né l’adeguamento delle indennità legate alle condizioni di lavoro e di disagio ferme a 20 anni fa, né fondi per le progressioni economiche, né sblocco dei passaggi di categoria e valorizzazione dell’anzianità di servizio, né tutele per la sicurezza e la salute dei lavoratori/trici, né l’abolizione di un sistema premiante iniquo, funzionale solo al clientelismo e all’obbedienza cieca, né lo stop all’uso crescente di misure disciplinari ultra-autoritarie e arbitrarie. I COBAS scioperano e manifestano in numerose città per ottenere dei contratti veri, per fermare e invertire di segno lo smantellamento del Servizio Sanitario nazionale, la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi e delle attività sanitarie che mettono a sempre più alto rischio il diritto alla salute e fanno della malattia e della sofferenza fisica e mentale un lucroso mercato che comporta un intollerabile aumento dei costi e dei disagi per i cittadini/e e una crescita esponenziale della corruzione e degli sprechi a livelli mai visti.

Piero Bernocchi    portavoce nazionale COBAS

21 febbraio 2018

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